domenica 23 giugno 2013

Perchè l'antilingua - Davide Guadagni - L'Espresso Blog



Davide Guadagni, pubblicitario, scrittore e brillante giornalista, su - L’Espresso Blog - cura una rubrica simpatica, utile e intelligente: Perché l’antilingua.
La rubrica, a cadenza settimanale, deve il suo nome a Italo Calvino che così la definì: “L’antilingua è la mancanza di un vero rapporto con la vita, ossia in fondo l’odio per se stessi”, e si propone soprattutto di segnalare lemmi inflazionati, neologismi imbarazzanti, trasposizioni abusive dall’inglese, modi di dire modaioli, errori grammaticali che diventano regola, metafore ridondanti, significati consumati dall’abuso odierno.

24/06/2013
etichetta: post critica, attualità, arte e varie

Perché l’antilingua.

Lo scopo è quello di scovare e di raccogliere parole, frasi, modi di dire curiosi e “inascoltabili”, segnalati dai lettori stessi e accompagnate da definizioni che non superino le 100 parole.  Alla redazione il compito di catalogare e ordinare in ordine alfabetico, con l’ambizione di costruire un piccolo patrimonio per i posteri: il dizionario dell’antilingua
Con cadenza settimanale vengono messi in evidenza lemmi inflazionati, neologismi imbarazzanti, trasposizioni abusive dall’inglese, modi di dire modaioli, errori grammaticali che diventano regola, metafore ridondanti, significati consumati dall’abuso.


Una carrellata di lemmi insopportabili:

Agendizzare - Approssimazioni successive - Assolutamente no Assolutamente sì - Attenzionare e Attimino sono solo alcuni tra i lemmi più insopportabili, ma potremmo continuare con i gli attualissimi essere in Break, Brunch, Buffet, Cocktail, - e che dire di – Concertare, Condividere, Coniugare, Declinare, Diciamo, Disegnare un percorso Divisivo, Endorsare, e Facciamo un tavolo Ineludibile, Innovativo ?

Particolarmente curiosi e interessanti i lemmi usciti da “Vil razza bannata“che derivano dalla nostra quotidiana frequentazione della Rete.
“Non solo pronunciamo e scriviamo termini orrendi, non solo oramai non ce ne rendiamo più nemmeno conto ma, talvolta, riusciamo a trasporli oltre la Rete ampliandone il significato per sostituirle a parole più modeste e antiche con le quali, fino ad oggi, ci eravamo sempre intesi alla perfezione.  Sono quasi tutte storpiature di parole di derivazione anglofona.”

Bannare – Scartare, espellere. Es.: “Quelli del Manifesto furono bannati dal Pci”.
Bloggare – Creare e gestire un blog. Sì, lo so, lo sto facendo, ma – giuro – non lo dico mai.
Bypassare – Evitare, scavalcare. Bei tempi quando si riferiva solo a questioni di cuore.
Chattare – Comunicare via chat. Far chiacchiere a distanza, in genere per diletto.
Cliccare – L’operazione più ovvia a cui stiamo delegando tutto. Dall’amore alla protesta.
Interfacciarsi – Incontrarsi, confrontarsi. Riflessivo che usiamo senza riflettere.
Like – Fare l.: il terribile “mi piace” di Facebook. Prima innocuo ora orienta la politica.
Linkare - Collegare, indirizzare. Anche rammentare. Es.: “Rivederti mi ha linkato a quando noi…”.
Spammare – Spargere veleni, ma anche il contrario: rifiutarli, eliminarli.
Taggare – Invitare, coinvolgere, inserire in una lista. Es.: “Chi hai taggato per il tuo compleanno?”.
Twittare – Pubblicare su Twitter. Ma anche dialogarci. Es.:”Sono sfinito, ho twittato tutta ‘a notte”.


PER VIA ORALE (del 18, giugno, 2013)

I nostri vizi linguistici si moltiplicano quando parliamo. L’espressione orale snida le parole che, almeno per scritto, riusciamo a trattenere. Una vera piaga sono gli intercalari, lemmi quasi sempre inutili, che utilizziamo per prendere tempo nei discorsi e che spesso la fanno da padroni e riescono a mettere in secondo piano qualunque contenuto. Abbiamo già citato il leggendario “diciamo” che corrompe la prosa anche di certi politici molto considerati fino a renderli riconoscibili soprattutto per questo.

Un tempo ci perseguitarono i “cioè”, i “però”, i “no”, una o due sillabe che suonano musica rispetto ai “piuttosto che” odierni.  Oltre a questi tarli (indicati come tali) che ci mangiano la lingua, segnalo solo alcune (tra le moltissime) espressioni che usiamo a sproposito, per moda, per pigrizia, per cialtroneria, nel nostro dire che, man mano che scorre, si impoverisce, ci impoverisce.

Affatto – Interamente. Modesto avverbio che, chissà perché, nell’abuso è diventata una negazione.
A pelle – Per dire della prima sensazione provata in un incontro. Per darsi ragione sul prosieguo.
Amicale – Sarebbe amichevole, ma così fa più di sinistra.
Assolutamente – Il modo peggiore per comunicare un assenso.
Ci sta, ci può stare – E’ possibile che. Detto come se si parlasse della capienza di un contenitore.
Come dire – Intercalare che infarcisce i discorsi di coloro che s’impongono di non dire diciamo (v.).
Di brutto – Andar giù duri. Ma proprio parecchio. Storpiatura dal latino.
Dienneà – Storia, abitudini. “Non fa parte del nostro D.”. Tutti ce l’hanno: partiti, aziende, squadre.
Figo – Di piacevole aspetto. Ma anche: notevole, originale, di moda, trend (v.).
Insomma – Intercalare buono per tutte le stagioni.
L’ottimo (seguito da un cognome) – Modo assai elegante per dare del coglione a qualcuno.
Mediamente – Avverbio condannato alla mediocrità.
Nella misura in cui – Antilingua antichissima che, ciclicamente, torna a disturbare.
Non me ne può fregare di meno – Per esprimere totale disinteresse. Il peggior romanesco fa carriera.
Piuttosto che – Il monumento all’insopportabilità di un intercalare.
Quant’altro – Quando l’eccetera diventa snob. E insopportabile.
Sorrideva sempre – Sembra imperfetto invece è sempre riferito a un trapassato. Prossimo.
Storia - Rapporto sentimentale. Cruciale l’aggettivo che l’accompagna.
Tutta una serie di cose - Affollato intercalare equivalente al nulla.


(D.G.)

Per leggere e seguire la rubrica: 




6 commenti:

  1. Forte davvero! Forse è' una difesa inutile contro l'inglese che avanza comunque. Forse è una battaglia persa in partenza e non so più se valga la pena di combattere per difendere la nostra lingua. Forse sì e forse no, boh, non lo so. In ogni caso è interessante.
    Mary

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  2. posso aggiungerne uno?
    ...detto questo...
    che palle, ma se l'hai detto non c'è bisogno di rimarcarlo, no?
    non lo reggo più!!!
    ciao e buona settimana a tutti

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    1. Si hai ragione, non se ne può più di certe frasi fatte. Detto questo... ti saluto. ah ha ha ha :-)))

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    2. oh, dal freddo siamo passati al caldo...non esistono più le mezze stagioni...

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    3. Serenella Tozzi24 giugno 2013 12:24

      Una volta si diceva: "Con tutti questi Sputnik che girano per il cielo..." :-)))

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  3. Serenella Tozzi24 giugno 2013 12:40

    Attualmente, il sabato alle 14, va in onda su RAI TRE la trasmissione "La lingua batte" che esamina queste tendenze evolutive della parola.
    Però, se poi continuiamo a dire "tanto ormai tutti lo dicono..." allora tanto vale buttare a mare vocabolari e grammatiche e magari tornare al linguaggio dei gesti.
    Comunque sia, se sottolineassimo ben bene quanto sappia di provincialismo questo rifarsi ai linguaggi, diciamo esterofili (in particolare all'inglese oggi, mentre fino agli anni cinquanta era la lingua francese a farla da padrona), forse riusciremo a dimostrare quanto sia più gagliardo e valevole parlare un italiano corretto.

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