martedì 25 giugno 2013

Poesie nella rete - Giuseppe Barreca

APOCALISSE IN MI MINORE


Poesie di
GIUSEPPE PORRECA
25/6/2013
etichetta: poesie nella rete - Apocalisse in mi minore


“Quando mi accorgo che gli individui altro non sono che schizzi di saliva sputati dalla vita, e che la vita stessa non vale tanto di più rispetto alla materia, mi dirigo verso il primo bistrot con l’idea di non uscirne mai. E tuttavia le mille bottiglie che potrei scolarmi non sarebbero in grado di trasfondermi il gusto dell’Utopia, di quella credenza secondo cui qualcosa è ancora possibile” (Emil Cioran, 1911-1995).

Le parole di Cioran mi hanno fatto venire in mente il primo componimento.

I
Gettati sulla terra in un’esistenza che galleggia
siamo bolle pigre che scavano la melma verminosa
che la pioggia smuove il sole pietrifica rendendola
mefitica e velenosa al cervello e al piede.
La sensazione svuota-stomaco che l’essere sia tutto qui
avvolto in un’ombra che si nutre di luce
è incentivo a dimenticare ogni cosa
a immergersi nel lago delle sensazioni innominate
per anestetizzare i sensi
per vergognarsi di essere razionali.
La melma allora si fa più avvolgente si affonda
le scarpe marroni come il cuore
dileggiato da batteri virus invertebrati e scarafaggi
più intelligenti dell’uomo.

E poi, come associazione immediata, ho pensato all’Apocalisse di Giovanni, visto che in pianura è periodo di invasione di insetti; però l’ho resa volgare, perché il tempo attuale, decadente e misero, è un’apocalisse solo con la “a” minuscola.

II
Si spengono giorni e giorni sulla carta sporca
di scarafaggi arrosto e oleosi della panetteria dei vecchi portici.
La nebbia ondeggia gialla e lenta
scaraffaggiando si muove nella via
tra le vecchie finestre del pensiero unico
che s’aprono di notte e di giorno si bloccano
fino ad annegare di sudore qualsiasi sospiro.
Due uomini si baciano dietro una colonna
il buio testimonia il loro peccato d’un tempo
una donna invece aspetta fremente il bacio d’addio
del primo uomo che passa.
La sera d’inverno scende dall’alto
s’appoggia sui tetti e sui divani
s’aggiusta seducente i cuscini
si lascia amare come valletta esperta
e fa l’amore sgranocchiando noccioline.

Per questo è un mondo che non perisce, ma vegeta in una notte senza fondo. Viaggio al termine della notte di Céline è stata la terza associazione, quando egli scrive, per esempio, “non sei altro che un vecchio lampione di ricordi all’angolo di una strada dove non passa già più quasi nessuno”. E ho immaginato che, di fronte a uomini anestetizzati e sconfitti, simpatici scarafaggi prendessero il potere, dimostrandosi più furbi degli umani. Ma il contatto con l’umano intacca anche l’etica semplice e spietata degli insetti, che sono sconfitti proprio perché umanizzati.

III
Poi la sera s’alza fregandosene dell’impotenza emotiva
e si metamorforizza in un mattino scarafaggesco
che schiaccia le teste degli amanti occasionali senza soldi
mentre i portici illuminati a giorno dal giorno
trasmettono il vociare cagnaresco di studenti e studentesse imberbi
che non sanno dove andare.
La donna aspetta ancora il bacio d’addio del primo che passa
ma ora il rossetto stinge: un occhio piange e l’altro ride
poi cambiano i ruoli e la donna è scarafaggio anche lei
o decaduta eterea delle sere d’inverno della bassa padana
quando la nebbia scuote gli istinti maschili
e nessuno sa più amare la solita donna di tutti i giorni
ma tutti bramano la prima o la seconda che passa
sotto i portici rigurgitanti scarafaggi infreddoliti
e bestemmie sigillate nei bicchieri di vino.


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3 commenti:

  1. Leggevo giusto ieri, il parere di non ricordo chi, sulla poesia in genere. Sosteneva il tale che se riesci a leggerla, verso dopo verso, fino alla fine, se la puoi scorrere con tranquillo apprezzamento, godere dell’ingegnosità e della bellezza di un verso e poi proseguire, terminarla e passare alla lirica successiva e poi ancora avanti, allora quello che stai leggendo non vale niente. Non serve a nulla, butta via.
    Be’, se le cose stanno così, le tue poesie non sono certo da buttare via. Spero si sia capito che ho apprezzato nonostante la complessità e il non facile approccio ai testi.

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  2. Franco il mio parere è diverso dal tuo (quando mai!) le poesie semplici, esplicite e di scorrevole lettura, non necessariamente debbono essere meno belle, magari sono più adatte a lettori/lettrici non così tecnicamente preparati ma che amano leggere situazioni descritte romanticamente e in maniera chiara, che arrivi senza sforzi cervellotici, insomma ciò che è bello prescinde dallo stile.
    oggi leggerò queste di Porreca e poi ti saprò dire se sono di mio gradimento.
    ciao, buona giornata

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  3. Serenella Tozzi25 giugno 2013 23:52

    Mi sono molto piaciute le tre poesie, che poi si estrinsecano in una sola, con i suoi riferimenti al conformismo e alla spersonalizzazione dell'individuo imposto dalla società.
    E' senz'altro suggestiva con i suoi riferimenti alla quotidianità e alla metamorfosi delle cose abbinata alle miserie quotidiane della vita. In fondo dobbiamo renderci conto che l'uomo è ben piccola piccola cosa di fronte al grande mistero del suo esistere e alla brevità della vita stessa e al malessere nel viverla.
    Oltre agli autori citati mi hai fatto ricordare Montale e la sua poesia "Spesso il male di vivere ho incontrato".
    E' stato un bel leggere.
    Grazie.

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