mercoledì 20 maggio 2015

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Il BAR CHE PASSIONE
Continua il feeling con l’arte, la musica leggera e adesso con il web.

Da l’Harry’s Bar di Venezia - Ernest Hemingway tra i clienti famosi – al Bar Edicola di Fiorello, passando per il Bar del Giambellino, al Bar Mario di Ligabue e al Roxy bar di Fred Buscaglione e Vasco Rossi.

4/07/2013
etichetta: post critica -attualità - arte e varie/ Supplemento salotto di Luglio


Se penso al bistrot dei cugini d’oltralpe, sento il profumo appiccicoso d’anice del Pernod, la musica dell’organetto e rivedo le tovaglie a quadretti bianchi rossi e blu e le tendine ricamate alle finestre. Immagino Maigret davanti a un boccale di birra, un bicchiere di Beaujolais o del buon Armagnac.
Se dico Bier Stube sono sulle rive del Reno e non ho che l’imbarazzo della scelta. Ce ne sono di pittoreschi con l’immancabile Stammtisch*, le orchestrine che suonano canzoni che sembrano scritte da un parente stretto di Casadei e le cameriere in costume; e locali così piccoli dove il quinto cliente, una volta entrato, è costretto a bere in piedi e di profilo, ma inutile dirlo, la bevanda è sempre la birra e se avete fame: Wuerstel con crauti,  Scnitzel e patate in tutte le salse non mancano mai.
Se il piatto che avete davanti contiene un filetto di pesce fritto e delle patatine (Fisch and Chips), oppure delle salsicce abbrustolite, adagiate su un soffice letto di purè di patate (Sausages and Mash), allora quasi certamente siete in un Pub Inglese. Acciambellati sulle alte sedie di legno, gomiti al bancone, alle vostre spalle siedono secoli di storia, raccontata non da libri ingialliti ma da legni consumati, da forti odori di birra, moquette, vocii e furtivi sguardi al mondo esterno.
Se dite semplicemente Bar, invece, potreste essere ovunque nel mondo, ma se con un mano impugnate un cornetto e con l’altra state mescolando un cremoso cappuccino, le probabilità che siate dalle nostre parti sono buone. Per averne la certezza guardatevi intorno, se vedete gente che gioca a carte, seduta o in piedi che legge il giornale e tutti senza consumazione davanti, allora non ci sono dubbi, siete in Italia.
Il bar è certamente l’evoluzione dei caffè che apparvero in Europa intorno al 1700, in seguito alla diffusione della bevanda nera, ma la parola BAR ha origini incerte. C’è chi afferma che derivi dal verbo inglese to bar che significa sbarrare, intendendo così la funzione del banco bar che separa l’operatore dal cliente. Bar è anche detta quella sbarra che spesso si trova all’esterno del bancone e che può essere posta in basso per appoggiare i piedi o in alto con funzione di corrimano.
Alcuni bar italiani sono diventati famosi perché hanno avuto come clienti scrittori e artisti importanti: ad esempio il Caffè Le Giubbe Rosse di Firenze nel secolo scorso è stato frequentato da grandi poeti italiani come Eugenio Montale e Mario Luzi; l’Antico Caffè Greco di Roma è stato ritratto dal pittore Renato Guttuso in uno dei suoi quadri più celebri; il Caffè Florian di Venezia, che ha quasi tre secoli di storia, è stato frequentato da un veneziano famoso in tutto il mondo, Giacomo Casanova; infine l’Harry’s Bar, sempre di Venezia, è stato il bar preferito dello scrittore americano Ernest Hemingway.
Altri bar sono entrati nell’immaginario comune per merito del testo di una canzone di successo. Il primo che mi viene in mente è il ROXY BAR di Vasco Rossi in Vita Spericolata. Molti sono convinti che esista davvero un locale simile, e in effetti se ne trovano un paio in Emilia con questa insegna, ma l’originale Roxy Bar è frutto della fantasia di Leo Chiosso, il paroliere della celebre canzone degli anni cinquanta di Fred Buscaglione, Che notte:

che notte che notte quella notte
se ci penso mi sento le ossa rotte
beh m'aspettava quella bionda
che fa il pieno al roxy bar
l'amichetta tutta curve…

Ma ancora prima del Vasco Nazionale e più a nord, Giorgio Gaber con la ballata del Cerutti Gino portava alla celebrità anche il Bar del Giambellino. Il ritornello della canzone diceva pressappoco così:

il suo nome era
Cerutti Gino
ma lo chiamavan drago
gli amici al bar del Giambellino
dicevan che era un mago

Da non dimenticare il tormentone di qualche anno fa, i quattro amici che seduti al bar  volevano cambiare il modo. A scrivere questo magnifico testo non poteva che essere Gino Paoli.

Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo
destinati a qualche cosa in più
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondità di anarchia e di libertà
tra un bicchier di coca ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi farò.

Il Bar Mario invece, quello di Certe Notti per intenderci, non è un’invenzione. Sta a Correggio o da quelle parti ed è il locale dove fisicamente Ligabue incontrava gli amici. Mario il barista, interpretato da Guccini nel film Radio Freccia, oggi ha passato i settanta e ricorda ancora con piacere i momenti in cui ci fu l’esplosione di Certe Notti. Al tempo ha rilasciato innumerevoli interviste ma anche oggi ne parla volentieri. Bar Mario non è solo il titolo di una bellissima canzone del Liga, ma anche la sigla del fan club ufficiale “barMario” del cantante.

Certe notti coi bar che son chiusi al primo autogrill c'è chi festeggerà.
E si può restare soli, certe notti qui, che chi s'accontenta gode, così così.
Certe notti o sei sveglio, o non sarai sveglio mai, ci vediamo da Mario prima o poi.

Innumerevoli sono le varianti alla classica licenza di somministrazione di bevande alcoliche e super alcoliche. Dopo gli intramontabili “Bar dello sport” e “Bar Tabacchi” sono nati  bar-pasticceria – gelateria - cremeria - yogurteria – paninoteche; Music bar - Disco bar -Risto bar - Piano bar - Snack bar – Longue bar –Aperitiv bar – Internet bar.
E recentemente Young bar (un locale dove insieme a una birra è possibile comprare lo zainetto o il cappellino «trendy»), il Wine bar dove insieme alla degustazione di vini è possibile acquistare libri sull'abbinamento cibi-vini, cavatappi, bicchieri e ogni altro oggetto legato alla cultura ed al consumo di vino.

Ma il vero fenomeno degli ultimi due anni è quello del Bar di Fiorello. Un esercizio qualunque di Roma, uno dei tanti, un locale di pochi metri quadrati trasformato in studio televisivo da Fiorello per il suo programma Edicola Fiore.
All'Edicola si commentano le news del giorno, trasformando le cattive notizie in sorrisi, con l’accompagnamento musicale di un chitarrista sgangherato che accompagna i testi improvvisati dal geniale Fiorello.
A trasmettere in rete il programma, oltre alle emittenti Sky e RTL non poteva mancare la Roxy bar Tv di Red Ronnie. Non a caso il noto esperto musicale bolognese, fu negli anni novanta, il conduttore dell’omonima trasmissione di successo.
Sono già in molti che passando dalle parti di Piazza Mazzini, vengono assaliti dalla voglia di prendere un caffè nel meglio conosciuto Bar-Edicola di Fiorello. E’ ancora troppo presto per affermarlo, inoltre è probabile che dopo la pausa estiva si decida di cambiare location, questa pare troppo angusta per le ambizioni dell’autore, ma molte sono le probabilità che anche questo bar passi alla storia.


4 commenti:

  1. Serenella Tozzi4 luglio 2013 11:43

    Bello questo richiamo ai caffè più famosi, ma ti sei dimenticato di citare il primo caffè d'Italia, ossia il famoso Caffè Pedrocchi di Padova, aperto da Francesco Pedrocchi nel 1772 come una "bottega del caffè". Il caffè sembra sia diventato poi senza porte per una bella storia di generosità verso gli studenti squattrinati, che potevano così studiare ai suoi tavolini senza consumare.

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  2. Grazie Serenella
    Come dicevo il bar è l'evoluzione in chiave moderna del Caffè. La differenza è sottile, in molti casi non esiste affatto, ma bisogna tenerne conto.
    L'elenco dei Caffè storici d'Italia sarebbe lunghissimo. Quasi ogni città ne ha uno che meriterebbe una citazione. Non c'è soltanto il Pedrocchi a Padova. A Roma per esempio si potrebbe citare l'Antico Caffè Greco, a Milano il Cova, ad Ascoli il Meletti e via dicendo.
    La scelta è caduta su quelli che in qualche modo hanno avuto a che fare con il mondo della musica leggera.
    Ciao

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  3. Non c'entra molto con l'argomento trattato...
    Tempo fa ho letto il romanzo "Il bar delle grandi speranze" di J.R. Moehringer, dove l'autore racconta la sua formazione.
    Mi sento di raccomandarlo: la storia è tenera, e a volte commuovente, anche se un po' lunghetta.

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  4. Hai fatto bene e riproporlo, è uno sguardo all'ambiente dei bar molto intenso e interessante il tuo. Si vede che hai fatto parte di questa sezione di mondo, e si nota pure che ti è rimasta nel cuore questa sezione. D'altronde è uno spicchio di umanità calda quella dei bar, specie se si è degli abituali.
    Mi ricordo quando andavo al lavoro con che piacere la mattina entravo al solito bar per un cornetto e cappuccino... era gradevole vedersi serviti addirittura senza chiedere, e poi scambiare quattro chiacchiere col barista o con qualche collega sopraggiunto; era una maniera per cominciare bene la giornata.

    Ho letto con una certa commozione il commento di Salvo, lo fa sentire ancora vivo fra noi.

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