martedì 27 agosto 2013

Giovanni Cocco in finale al Campiello con "La Caduta"


GUEST POST


da l’intraprendente: Luigi Torriani


Se volete un buon nome da segnarvi in agenda ve lo do: Giovanni Cocco. Classe 1976, nato a Proserpio e ora residente a Lenno, Cocco è il primo scrittore comasco della storia a entrare nella cinquina del Campiello (nella finalissima del 7 settembre sapremo se da vincitore).[…]


La Caduta, «il romanzo italiano più coraggioso degli ultimi 20 anni» come l’ha definito il critico letterario Gian Paolo Serino, uscito con una tiratura iniziale di 2.000 copie per l’editore Nutrimenti (la migliore casa editrice tra quelle medio-piccole in Italia), penso che abbia stabilito il record di consensi della critica nelle prime settimane dall’uscita, fino alla consacrazione del Campiello.
È un romanzo sulla Crisi, nel senso più ampio del termine, dalle banlieu parigine a Lemhan Brothers, il crollo della Grecia, la donna nell’Islam, gli attentati islamici a Londra, le cliniche psichiatriche, l’uragano Katrina, la disoccupazione, gli attentati terroristici di Breivik in Norvegia.


“Scrittori si diventa, non si nasce.”

Sostiene Giovanni Cocco su l’Intraprendente:  “Viviamo in un Paese dove gli aspiranti scrittori sono più dei lettori forti (chi legge almeno un libro al mese) e immensamente di più dei grandi acquirenti di libri. Giovanni Cocco, che peraltro negli anni ha fatto di tutto (laurea in Storia, cameriere, imbianchino, operaio, barista, giornalista free-lance, letturista dei contatori, agente immobiliare,…), prima di essere un grande autore, è da vent’anni una persona che studia e che compra e legge moltissimi libri. Oggi è scrittore e consulente editoriale. Ma non lo è certo diventato così a caso dall’oggi al domani. Invece vedo troppi aspiranti scrittori che leggono tre libri all’anno, nemmeno comprano un manualetto di scrittura creativa o un Bignami per imparare le tecniche narrative, e credono di avere nel cassetto un manoscritto che cambierà la storia della Letteratura. Poi pubblicano per qualche editore a pagamento, buttano via cinquecento euro e oltre con «acquisto di un quantitativo minimo di copie da parte dell’autore», maledicono una presunta “ingiustizia” o “assenza di meritocrazia” dell’editoria italiana, infine si deprimono e non scrivono né leggono più per il resto dei loro giorni. Cocco ha ricevuto molti rifiuti prima di sfondare. Quando poi ha sfondato – meritatamente – tutti hanno capito che c’era della sostanza. Ma questa sostanza non era una fantomatica ispirazione da genio romantico. Era lavoro e passione vera per i libri, coltivata per anni, ogni giorno.

1 commento:

  1. Mai sentito parlare di questo qui.
    Ma dove le trovi tutte queste notizie?
    Vabbuone, se mi capita lo leggo.
    Ciao Marco

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