venerdì 23 agosto 2013

Joseph Conrad - Nelle mie opere nessun “messaggio” ai posteri, solo il racconto della mia vita.


L’ARTE DEL MARINAIO  JOSEPH CONRAD


Di Augusto Benemeglio

Poco prima di morire, per un infarto, il 3 agosto 1924  ( quasi novant’anni fa), a Bishopsbourne , nel Kent, a Conrad, mentre si discuteva di una sua possibile candidatura al Nobel, gli era stato chiesto qual era il “messaggio”  che i suoi libri lasciavano ai  giovani. Al che lo scrittore si era arrabbiato moltissimo, come se fosse stato offeso: “ Come si può pensare qualcosa di più stupido di una domanda del genere rivolta ad un uomo come me , che non ha mai gettato in faccia al mondo nessun “messaggio”, ma solo raccontato la propria vita vissuta?

In realtà - disse J. Galsworthy,- ha perfettamente ragione. Conrad è un vagabondo , un marinaio e un artista ,che  esalta nei suoi libri la conoscenza diretta degli uomini e delle cose , oltreché esprimere la forza narrativa dei suoi primi romanzi marinareschi, ( “La follia di Almayer” , “ Un reietto delle isole”, “Il nero del Narcisio”)  che s’impongono subito all’attenzione per un’evocazione meravigliosamente plastica delle isole e dei mari dell’estremo oriente nei quali lui aveva veramente navigato ,  e per i temi tipici di Conrad : la solitudine , il tradimento, l’inganno, l’autoillusione , il lento declino morale, la fedeltà e l’integrità personale distrutta da interessi materiali, la coscienza morale . Storie di caratteri forti e di anime grandi , il viaggio, la nave, la potenza della tempesta , i grandi capitani come MacWhirr , in “Tifone”, la cui debole voce “allontanò placidamente l’urugano” . Personaggi   che rappresentano il trionfo della spirito della disciplina e l’incarnazione di una tradizione antica ( Conrad voleva che la disciplina fosse un atto interiore , disprezzava l’indisciplina , e odiava la disciplina meramente esteriore) , personaggi che vengono descritti con particolari visivi di grande potenza espressiva e forte suggestione. Si tratta quasi sempre di qualcosa di più di una storia marinaresca ed è per questo che   non amava che si parlasse di lui come scrittore di avventure. “ Noi avvertiamo – commenta  Raymond Leavis – le forze ostili della natura che minacciano di distruzione i suoi marinai, ma non gli abissi metafisici che si spalancano sotto la vita e la coscienza”
Per quella “specie di nobiltà innata , aspra, sdegnosa e un po’ disperata”(Gide) , per quel suo essere un “autentico gentiluomo polacco fino alla punta delle dita travestito da marinaio britannico ” (Russell) ,  Conrad era molto amato da scrittori e intellettuali contemporanei , ma il suo temperamento e la sua educazione riuscivano bene  a nascondere  l’altro suo se stesso , il  lupo di mare inquieto che, per fuggire l’avventura , il pericolo e la morte nel giuoco dei rapporti umani di terraferma , cercava sempre l’avventura , il pericolo e la morte nella solitudine, sul mare.  E poi c’era il narratore , il romanziere -Conrad che descrive se stesso, eroe solitario , quasi sempre un fuggiasco, un fallito , segnato da una sventura o da un rimorso ,stretto parente dell’angelo caduto, caro ai romantici , che conquista la sua identità affrontando la prova con stoicismo , compiendo il suo destino come un dovere . ( “Il romanzo – diceva - è storia , storia interiore , o non è niente. Il romanzo, più della storia , è vicino alla verità”) , ma la sua arte non era quella di Stevenson dove un pirata è un pirata , o  descrittiva tipo Balzac, assolutamente no. “La sua arte non ricalca la realtà prima dell’uomo , ma l’uomo prima della realtà”, dice acutamente Ramon Fernandez. . Egli descrive come fanno gli impressionisti della pittura , che colgono il momento in cui la luce illumina le cose.
Il cerchio infame del mondo coloniale.
Conrad  non è solo uno scrittore originale, ma un vero e proprio classico della modernità , uno scrittore costantemente in crisi con sé stesso , con la sua coscienza e la coscienza del mondo , prigioniero nel cerchio magico dell’onore tradito , delle “tenebre” , e della propria coscienza infelice  , causa di salvezza e dannazione insieme. E’ lo scrittore che rappresenta come nessun altro  la coscienza del fenomeno del colonialismo inglese , che è fenomeno costitutivo della società capitalistica  . Nessuno prima di lui aveva descritto il cerchio infame del mondo coloniale , che a quel tempo , nel collo dell’imbuto di fine secolo , al passaggio tra Otto e Novecento, era al proprio apice . Nessuno come lui ha descritto lo sfruttamento bestiale dei paesi che poi saranno chiamati del “terzo mondo” , in cui “l’uomo bianco”  è assoluto dominatore , e ritiene suo diritto questo dominio , e la cosa più naturale sfruttare, schiavizzare, brutalizzare , praticare la più bieca forma di  razzismo nei confronti di altre creature umane che hanno una pelle diversa.  Scrive Conrad negli “Ultimi saggi:  “La conquista del mondo , che generalmente significa strapparlo a coloro che hanno un diverso colore della pelle o il naso un po’ più piatto , non è una bella cosa se la si guarda da vicino ...Si esprime come semplice rapina,  con violenza, omicidio aggravato su vasta scala …è la più abbietta gara al saccheggio che mai abbia sfigurato la storia della coscienza umana”)  .  E il paese che più di ogni altro incarna questi principi è proprio la civilissima Inghilterra imperiale di quel tempo, la patria della libertà , che lo ha adottato, gli ha dato la cittadinanza , lo ha fatto membro della Marina Britannica,  lui , nato polacco da una coppia di patrioti costretti all’esilio dal dispotismo zarista , lui , Jozef Teodor Konrad Korzeniowski , un apolide, uno sbandato , un reietto che grazie alla generosa Inghilterra è divenuto lo stimato e apprezzato capitano di lungo , e  ha navigato per vent’anni in quasi tutti i mari del mondo, ma in particolare nell’arcipelago malese, vedendo centinaia di città, migliaia di paesaggi, milioni di volti, e vivendo situazioni estreme di attesa, di speranza, di solitudine, di morte. 
Lord Jim  e il gioco degli specchi.
Una volta lasciato il mare , scoperta la vocazione irrinunciabile di scrittore , Conrad si è posto il problema: come raccontare , trasfigurandole , tali esperienze  senza venir meno ad un dovere elementare di riconoscenza personale al paese che lo aveva adottato , che lo aveva forse  “salvato” da strade e sentieri pericolosi  ( il traffico d’armi, il gioco d’azzardo, i torbidi amori), come conciliare la sua coscienza morale e il debito di riconoscenza , come evitare di sporcarsi le mani raccontando la verità, e cioè discoprendo anche il volto ignobile e spietato dell’impero britannico? Fu così che nacquero  due capolavori , due romanzi fondamentali del fare letteratura come l’intendeva lui , ossia che scava fino all’osso la nuda verità,  Lord Jim , - “uno dei più belli che io conosca – scrive Gide -, ma anche uno dei più tristi , sebbene sia uno dei più esaltanti “,  il dramma dell’onore , o meglio  di quando si manca all’onore , in cui adotta per la prima volta la tecnica della narrazione obliqua , del racconto nel racconto, ossia la vicenda viene raccontata da una persona che racconta ciò che gli ha raccontato una seconda persona , che magari a sua volta lo ha sentito da una terza persona – un espediente per allontanare da sé la materia narrata , un gioco di  specchi che sfuma o sospende il giudizio etico sul colonialismo e sul ruolo dell’Inghilterra, ma anche una realtà che va in frantumi, uno scrittore che non è più il deus ex machina che tutto sa , e racconta la realtà delle cose , ma un poveruomo che annaspa, che va in pezzi, e che non sa più cosa sia la realtà.  E poi “ Cuore di tenebra”, a cui si è ispirato Francis Ford Coppola nel film Apocalypse Now, in cui il personaggio principale,  Kurtz, a differenza di Jim che si era ritirato in un luogo inaccessibile per espiare la sua colpa , facendo del bene alla locale popolazione primitiva,  tiranneggia in modo spaventoso i poveri abitanti della regione africana.
 Cuore di tenebra , “the horror” .
Quest’ultimo romanzo,  libro di denuncia dell’orrendo sistema   di sfruttamento praticato dai belgi in Congo , è anche un viaggio alla scoperta degli abissi più atroci dell’animo umano , è un libro che  si rifà al tempo in cui Conrad era ufficiale in 2^ di un vaporetto belga , il Rois de Belges, che risaliva il fiume Congo per recuperare un agente coloniale ammalato , i cui metodi brutali avevano messo in allarme la compagnia coloniale belga .  Kurtz, ( in realtà un certo Klein ) muore a bordo del battello pronunciando le sue ultime parole “ the horror , the horror”, che Eliot avrebbe messo emblematicamente in epigrafe alla sua  “Terra desolata”. Un libro , quello di Conrad,  che diventa parabola profonda di esperienze umane psichiche e morali  in cui ciascuno di noi  si trova esposto alla minaccia dell’ oscurità , della tenebra , ovvero del male , che può sorprenderci  nel nostro  intimo in qualunque momento, quando meno ce lo aspettiamo.  Cedric Watts , uno dei biografi di Conrad, lo descrive come “ un’autobiografia obliqua, un taccuino di viaggio,  una storia d’avventura, un’odissea psicologica, una satira politica, una prosa simbolica, una commedia nera, un melodramma spirituale e una riflessione scettica”, ma anche –“l’urgenza di evidenziare in tutta la sua drammaticità il problema principale dell’umanità in senso lato, ovvero la frammentazione dell’io. La conoscenza di sé che spaventa fino ad inorridire, ciascuno di noi può trovare Kurtz dentro sé stesso”.
Il libro  ha centoundici anni ( è stato pubblicato nel 1902) , ma  continua a essere attuale , ad ispirare altri libri, film, album musicali, testi teatrali , balletti e musical , una catena senza fine , perché in quel libro di tenebre , di discesa agli inferi , c’è tutto il male che – grazie all’”uomo bianco” - avrebbero conosciuto i paesi cosiddetti sottosviluppati ,  il male che è all’interno della società occidentale , il male che è sete di potere economico e politico, il male che è nella retorica dell’eloquenza che difende il suo abominevole operato  di distruzione ne morte il male di Kurtz che si traveste di fascino, magia ipnotica , avorio e sesso ( Kurtz è tedesco, ma è figlio di padre  inglese e madre francese, e lavora per una compagnia belga) , il male che è nel cuore di tutte le nazioni dell’Europa occidentale che praticano il colonialismo e vengono coinvolte  nella figura emblematica di Kurtz  ( ricordiamo ancora la maschera gigantesca e deforme di  Marlon Brando nei panni di quella figura demoniaca) , quel  male che è dentro di noi e che Conrad incessantemente esplora , frugando tra i ricordi degli anni di vita attiva. Ed ecco i racconti di mare e di  solitudine, di abbandono spirituale e disperazione. Perché viene sempre il momento in cui gli uomini, a cui “sono dati amore, forza, coraggio, dimenticano tutto, dimenticano lealtà, rispetto e bellezza della vita”.
Roma, 17 luglio 2013                                  Augusto Benemeglio

Espresso Sud




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