venerdì 30 agosto 2013

Arie della Traviata di Giuseppe Verdi - Ulisse1972


Una libera chiacchierata sulla 
musica lirica.

(Ulisse1972)

30/08/2013
etichetta, post critica, attualità, arte, varie


Possiamo accennare alla sua, potremmo dire, nascita ufficiale.La storia dell'opera lirica abbraccia un arco cronologico-temporale di oltre quattro secoli, dalla fine del XVI ad oggi. Infatti le origini dell'opera si fanno risalire al passaggio tra il XVI e il XVII Secolo, quando un gruppo di intellettuali fiorentini, noto come Camerata de' Bardi, dal nome del mecenate Giovanni Bardi che li ospitava, decise di formalizzare il nuovo genere.
Si incontravano per discutere - in maniera del tutto informale ma con passione ed impegno - di musica, letteratura, scienza ed arti. Essa è nota per aver elaborato gli stilemi che avrebbero portato alla nascita del melodramma o recitar cantando.
L'intendimento della Camerata era principalmente quello di riportare ai fasti di un tempo lo stile drammatico degli antichi greci. Lo sviluppo della tematica portò, in campo musicale, alla elaborazione di uno stile recitativo in grado di cadenzare la parlata corrente ed il canto.
Le radici storiche risalgono per altro al teatro medievale (degna di attenzione è l'opera drammatica Ordo Virtutum composta nel 1151 circa dalla religiosa benedettina Ildegarda di Bingen), mentre quelle ideali affondano nel teatro antico e in particolare nella tragedia classica. D'altronde già la commedia dell'arte cinquecentesca prevedeva al suo interno l'uso delle canzoni, così come il "ballet de court" francese ed il "masque" inglese mescolavano voci, strumenti, scene, mentre i drammi pastorali comprendevano ampi spazi musicali.
Per che volesse integrare l'argomento suggerisco di andare su:
http://it.wikipedia.org/wiki/Opera
- e anche su "Opera italiana" - Wikipedia.
Per quanto mi riguarda, il mio approccio con la musica lirica è stato graduale: ascoltavo casualmente alcuni brani alla radio che mi attraevano particolarmente. Il primo che ricordi, ed ero ancora bambino, fu "Di Provenza il mare e il suol" dalla Traviata" di Giuseppe Verdi.

LA TRAVIATA
Fu proprio "La Traviata" diretta da Tullio Serafin (tenore Giuseppe di Stefano, soprano Antonietta Stella, baritono Tito Gobbi: tutti ottimi interpreti), la prima opera completa che mi fu regalata al compimento dei miei 20 anni. Un'edizione davvero pregevole della Emi.
"La Traviata" credo sia l'opera più conosciuta nel mondo della lirica, per le sue arie, duetti e concertati orecchiabili e di grande bellezza, nonostante che, come tutto ciò che consegue successo, presso una certa tipologia di persone accenda dei pruriti e relative polemiche.
"La Traviata" venne eseguita per la prima volta a Venezia nel 1853, e venne accolta in maniera molto tiepida per usare un eufemismo, salvo raggiungere un durevole successo già in una rappresentazione dell'anno successivo proprio nella stessa Venezia.
A determinarne l'insuccesso, oltre al soggetto scabroso, fu probabilmente lo sconcerto del pubblico nel vedere sulla scena personaggi vestiti con abiti allora attuali; i protagonisti erano cioè vestiti esattamente come coloro che assistevano allo spettacolo. Fra l'altro pare anche che il soprano fosse una donna molto in carne e poco adatta a fare la parte di donna consunta dal male.
L'opera segue liberamente la trama del dramma teatrale di Alexandre Dumas figlio messo in scena nel 1852 (derivato dal suo romanzo La signora delle camelie pubblicato nel 1848). Alexandre Dumas si è ispirato ad un personaggio realmente esistito: Marie Duplessis, la cortigiana più famosa della Parigi di Luigi Filippo.
In sintesi "La Traviata" narra dell'incontro ad una festa da ballo di un giovane di buona famiglia, Alfredo Germont, con Violetta Valery, una giovane cortigiana appartenente al bel mondo dell'epoca (siamo nella metà del 1800) 
I due si innamorano e Violetta, che dapprima era stata combattuta sull'accettare questo amore appassionato, lascia per Alfredo la sua vita dorata e sfarzosa per ritirarsi con lui in campagna 
Il padre di Alfredo, all'insaputa del figlio, convince Violetta a lasciare il giovane sia per proteggere il buon nome di lui, sia per proteggere l'onore della sorella prossima alle nozze; nozze messe in pericolo dalla loro relazione clandestina. 
(Aria "Di Provenza il mare e ilsuol")

Violetta per amore di Alfredo acconsente  e, con grande dolore e senza dare spiegazioni ad Alfredo, fugge tornando alla sua vita precedente 

Alfredo pieno di gelosia e rancore offende in pubblico Violetta ed essendo sfidato dal suo protettore sostiene un duello con lo stesso.
Violetta stremata dalla tisi giace sul suo letto di morte in apprensione per la sorte del giovane quando Alfredo, scampato al duello e messo al corrente dal padre dell'intera vicenda (il padre si era ricreduto nei confronti di Violetta), accorre al suo capezzale.
I due giovani cantano la loro felicità in un duetto famoso, "Parigi o cara", prima che Violetta chiuda gli occhi per sempre.

Da you tube ho tratto il brano di "Parigi o cara" ripreso dal vivo con Di Stefano - Callas. In questa interpretazione è da segnalare il grande coinvolgimento emotivo degli interpreti.
Devo far notare, infatti, come l'interpretazione dal vivo sia molto più sentita emotivamente dai cantanti, cosa che si avverte al di là della migliore tecnica delle registrazioni in studio: d'altronde questo è un fenomeno umanamente comprensibile e certamente ricorrente nelle recite in teatro a contatto diretto col pubblico.
La peculiarità del canto di Di Stefano è quel suo cantare aperto, che era appena accennato ai suoi esordi e che, purtroppo, lo porterà nel tempo a scompaginare la sua fonazione dalle note di passaggio agli acuti (cioè la voce si fece fibbrosa negli acuti. Un vero peccato per una voce così bella).
Era dotato di una voce morbida, dall'inconfondibile timbro caldo e ricco e, almeno nei primi anni, notevolmente estesa. Di Stefano è stato apprezzato, oltre che per le doti vocali, per la dizione chiarissima, il fraseggio appassionato, il modo interpretativo accattivante e quella sua levità dei pianissimi e delle sfumature; tutti elementi che gli hanno anche consentito (si veda l'esteso repertorio da lui sostenuto), una straordinaria ecletticità, che pochi altri tenori possono vantare, ma quel suo cantare aperto, che come detto era appena accennato al suo esordio ne ha certamente abbreviato la tenuta vocale.
La "divina" Callas era dotata di una voce particolare, che coniugava timbro, volume, estensione e agilità notevoli. La Callas contribuì alla riscoperta del repertorio italiano della prima metà dell'Ottocento (in particolare nelle opere di Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, di cui seppe dare una lettura personale, in chiave tragica e drammatica, oltre che puramente lirico-elegiaca). Sempre a lei si deve la riscoperta della vocalità ottocentesca definita canto di bravura, ma per lei, in un'epoca moderna che comprendeva anche il genere verista, fu coniato dal critico musicale Teodoro Celli il termine di soprano drammatico d'agilità.

In seguito si potrà fare un raffronto fra le interpretazioni dei vari cantanti per ascoltarne le differenze.


20 commenti:

  1. Un post bellissimo Ulisse, complimenti davvero.
    Li ho contati, anche perché non è stato semplice da postare questo articolo, ci sono la bellezza di 27 link, in questo pezzo. Documentato, esauriente e si nota tutta la tua competenza in materia. Meno male, mi farò una cultura anch'io che di musica lirica, ahimè, sono proprio a digiuno. Spero solo sia il primo di una lunga serie.
    Stammi bene, ciao

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  2. Bellissimo, grazie Ulisse per aver portato sul blog l'argomento lirica, spero di poter gustare altre tue chiacchierate sul tema, sono entusiasta di questa iniziativa.
    bravo e buona giornata

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  3. Vi ringrazio molto. Sono contento che abbiate trovato interessante questo mio intervento; la musica (tutta, ma specialmente quella lirica), è una delle mie grandi passioni: sarà un piacere per me continuare a parlarne.
    Spero di avere anche le vostre opinioni in proposito.

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  4. Serenella Tozzi30 agosto 2013 13:06

    Una bella iniziativa questa sulla musica lirica: si presenta molto interessante, sia per gli iniziati e sia per chi, come me, pur non essendo propriamente melomane ama sentire i bei pezzi operistici ed i loro raffronti.
    Grazie Ulisse.

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  5. Un lodevole lavoro di cucito.
    Citare alcuni cantanti è forse far torto ai tanti altri.
    Il mio primo impatto con la lirica è stato... deludente.
    Ai tempi spopolava Beniamino Gigli.
    Mettevo in azione il disco che frusciava elettrizzato e cercavo di imitarne i virtuosismi melodici.
    Scoprendo con sorpresa e delusione la mia voce di capra!
    Un altro melomane era il mio maestro indimenticato delle elementari: al bel canto stralunava addirittura gli occhi.
    Mio padre, altro patito, non si perdeva un'opera al cinema ed all'Arena di Verona, ed io costretto con lui.
    Il salto di qualità, per me, è stato con l'avvento del cd: basta rumori di fondo, musica e voci limpidissime.
    E rimpiango alquanto che non sia recuperabile all'ascolto pulito la voce di tanti cantanti del passato.
    Per non farla lunga, riporto un episodio narratomi dal mio avo.
    Mimì ammalata di tubercolosi e dal fisico devastato muore poi di tisi.
    Recatosi a teatro per la rappresentazione, sulla scena si presentò la Lina Pagliughi, all'epoca ben in carne e rotondotta.
    Il pubblico ebbe a sbottare in un mormorìo di ilarità...
    Siddharta.

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    1. I cantanti da me citati sono quelli attraverso i quali è avvenuto il mio primo approccio con la musica lirica, ma certo non sono i soli meritevoli di apprezzamento, tuttavia un confronto fra i cantanti potrà essere un eventuale approfondimento sull'interpretazione dei personaggi d'opera; ora, in questi primi contatti, mi pare prematuro: sento ancora l'eco delle dispute Callas-Tebaldi e Di Stefano-Del Monaco, che per la loro faziosità allontanavano dall'essenza dell'opera lirica creando sterili dualismi tra cantanti di prim'ordine. Diverso, invece, potrà essere l'analisi di un personaggio come Otello, Carmen, Tosca con l'ausilio dell'ascolto di vari interpreti. Negli anni passati molti musicologi della RAI hanno presentato confronti di questo genere. Ricordo ancora le trasmissioni condotte da Rodolfo Celletti, Carlo Gualerzi, Franco Soprano e altri.
      Un cordiale saluto e a presto.




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    2. Mi appari ben preparato alla bisogna.
      Con i miei complimenti, perchè ci rassicuri che in cultura non tutto è perduto.
      Con gli orrori letterari che ovunque ci travolgono giorno per giorno, facendoci disperare del genere umano.
      In attesa di rileggerti, fraterni saluti.
      Siddharta.

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  6. Nelle more del prosieguo della ricognizione di Ulisse1972, rinvango dei miseri ricordi.
    Quando ormai si stava consumando la crisi della convivenza con Onassis, quest'ultimo offese la Callas apostrofandola < chi credi di essere , solo per quello zufolo che hai in gola! >.
    A casa avevamo una ragguardevole discoteca operistica ( La voce del Padrone ), ma nemmeno un disco di musica sinfonica.
    Pensate che ho ascoltato le nove sinfonie di Beethoven solo alla bella età di vent'anni, e per me fu una
    scoperta incredibile.
    Da allora sono diventato un melomane e ascolto musica classica tutto il giorno, anche quando scrivo al p.c.
    Una mia debolezza? I Carmina Burana di Carl Orff, e su tutto l'arditezza del coro e l'energia dell'orchestra nella Fortuna Imperatrix Mundi, magica potenza e turbamento che mi hanno sempre accompagnato nel corso dell'esistenza.
    Sid

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    1. Perché miseri? Misero, semmai, era l'animo di Onassis; i ricordi sono sempre un prezioso patrimonio, nel quale io devo rivangare più attentamente, visto che ho attribuito a Giorgio Gualerzi il nome Carlo: forse perdo colpi...
      Ciao.

      Ulisse

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  7. Spigolando qua e là...
    - Farinelli ( 1705-1782 ) è stato il più famoso cantante lirico castrato della storia.,calcando le scene di mezza Europa, coccolato da re, cortigiani e folle entusiaste.
    Famosa la sfida vinta contro la tromba di un musicista tedesco sulla tenuta più lunga di una nota altissima.
    Su invito della regina Isabella, finì la carriera alla corte del re di Spagna Filippo V, soggetto melanconico e depresso.
    Ogni giorno, alle 19/19,30 ( se non ricordo male ) e per mezz'ora gli cantava delle arie che riuscivano a farlo star meglio.
    Miracoli terapeutici della musica!
    - Nel medioevo indiano ( nemmeno tanto lontano ) visse un Maraja che odiava la musica e durante il suo regno metteva regolarmente a morte musicisti e cantanti.
    Non ne ricordo il nome, chi può aiutarmi?
    Siddharta.

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    1. Serenella Tozzi1 settembre 2013 13:50

      Credo, Sid, che questo Maraja sia stato Aurangzeb, vissuto nel 1600 e figlio del Gran Mogol che fece costruire il Taj Mahal.
      E' stato anche un grande fautore della Sharia, mentre prima di lui vi era stata una grande tolleranza religiosa.
      Proibì la rappresentazione di immagini (facendo distruggere quelle esistenti) ponendo fine così alla ricca e raffinata produzione iconografica delle pitture miniate che aveva raggiunto il suo apice prima del suo regno; distrusse templi indù condannando a morte chi cercava di impedirlo; bandì la musica dalla corte imperiale (ogni tipo di musica) e con lei musici, danzatori e cantanti, ma non so se arrivasse a mandarli a morte.
      Pare che i musicisti organizzassero un funerale di protesta e che assistendo alla manifestazione l'Imperatore Mogul commentasse Lasciate che venga ben sepolta.

      Sembra, però, che alla sua morte, nel 1707 a 90 anni, si dimostrasse pentito di tanta intolleranza e ferocia manifestata col suo operato esortando i figli a non fare altrettanto: cosa che i figli si guardarono bene dal fare, combattendosi l'un l'altro.

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    2. Tu l'hai detto, Serenella!
      Ti ringrazio per essermi venuta in soccorso.
      E trascrivo da Google:< Sotto il suo regno, centinaia, forse migliaia di templi induisti vennero sconsacrati e depredati. Nella maggior parte dei casi essi vennero rasi al suolo, in altri, al contrario, sulle loro fondamenta venivano edificati nuove moschee, a volte usando le stesse pietre.>.
      In filigrana sembra di rileggere la storia del cristianesimo nella sua lotta al paganesimo.
      Sid

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  8. Penso che questa sezione riguardi la musica classica, lirica e sinfonica.
    Comunque vorrei riportare un aneddoto.
    Un giovane aspirante compositore mandò ad Arturo Toscanini uno spartito sollecitandone un parere.
    Ed il Maestro così gli rispose: << E' un'opera piena di cose nuove e belle. Ma le cose nuove non sono belle e quelle belle non sono nuove! >>.
    Come tutte le leggende, anche questa battuta è stata passata sotto la lente d'ingrandimento degli studiosi.
    Per taluni sarebbe da attribuire ad altro personaggio storico.
    C'è poi il caso del noto pianista Arturo Benedetti Michelangeli, che era alquanto permaloso.
    Per una questione fiscale/fallimentare s'inalberò ed emigrò all'estero, giurando che non avrebbe più suonato in Italia.
    E mantenne la promessa.
    Siddharta

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  9. Sentite cosa dice Antonio Ballista, vivente, pianista di fama:
    <<... il pianoforte, tra tutti è l’unico strumento in grado di trasformare il proprio timbro sotto le dita del pianista, in modo tale da alludere ai timbri di altri strumenti.
    Questi al confronto del pianoforte appaiono come i personaggi della Commedia dell’Arte, identificati in un ruolo immutabile che non può essere alterato, pena la perdita dell’identità.
    Così il flauto suona inevitabilmente pastorale, il corno boschivo, la tromba eroica, il fagotto senile, buffo, macabro o osceno...
    Mentre al timbro del pianoforte è dato di superare il fondamento fisioacustico per sublimarsi in dato concettuale passibile delle più varie incarnazioni semantiche.
    Come spiegare altrimenti i richiami dei corni nei Lieder di Schubert evocati a ricordare le immagini del bosco romantico, sorprendentemente più reali che se fossero affidati ai corni stessi? E così ritroviamo il suono della chitarra nel pianoforte di Albéniz o di Debussy.
    Lo stesso avviene per le campane in Musorgskij e per il gamelan “balinese” del prepared piano di Cage.
    E che dire delle impressionanti sonorità flamboyantes e foudroyantes dei sistri, dei vibrafoni, dei Glockenspiel, dei gong e dei tam tam che Messiaen da vero magicien riesce a trarre dal Gran Coda nero? >>.
    Ragazzi, tanto di cappello!
    Siddharta

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  10. In memoriam...
    Dmitri Shostakovich
    è nato oggi 107 anni fa.

    Nato il 25.9.1906 a St. Petersburg, Russia
    Morto il 9.8.1975 a Moskau, Zentralrussland, Russia

    Formatosi nel clima culturalmente e politicamente incandescente della rivoluzione sovietica, si pose presto in luce tra i compositori sovietici attenti ai portati delle nuove tecniche.
    Dopo il 1934 fu attaccato dalla critica che lo accusò di < formalismo >.
    Insegnante dal 1937 al 1941 nella città natale, dal '43 al '48 ha tenuto cattedra al Conservatorio di Mosca.
    Sid

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  11. In memoriam...
    Francesco DuranteFrancesco, compositore e insegnante di musica,
    è morto oggi 258 anni fa.

    ( nato il 31.3.1684 a Fratta Maggiore in Campania
    morto il 30.9.1755 a Napoli ).
    Siddharta

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    1. Errata: cancellare un < Francesco >...

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    2. In memoriam...
      Riccardo Drigo, compositore e direttore d'orchestra,
      è morto oggi 83 anni fa.

      - nato il 30.6.1846 a Padova
      - morto il 1.10.1930 a Padova

      Siddharta

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  12. Mario Lanza è stato il tenore del mio passato.
    Esploso in Italia come novità esportata dagli U:.S.A.
    I suoi 33 giri spopolavano all'epoca.
    Poi il silenzio: era morto.
    Peccato non fosse vissuto all'epoca del c.d..
    Oggi i suoi successi sono quasi inascoltabili, abituati come siamo alla purezza del suono registrato.
    Sid

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  13. Auguro un buon compleanno a
    Marc Minkowski, direttore d'orchestra francese, nato a Parigi il 4.10.1962,
    che festeggia oggi il suo 51° compleanno.
    Siddharta

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