lunedì 23 settembre 2013

ANTIPATICO, NON AVRAI IL MIO CUORE (da “Il cretino in sintesi” di Fruttero e Lucentini)


Spigolando qui e là
di   
Salvo Scollo

In un paragrafo dal medesimo titolo, gli autori discutono sui trapianti, chiedendosi se sia giusto donare a chicchessia i propri organi.
Riporto testualmente:
… Si presentarono alla nostra immaginazione dozzine, centinaia di persone, di intere categorie di persone, alla cui sopravvivenza non ci sentiremmo assolutamente di contribuire con i nostri organi.


Dagli spacciatori di droga ai picchiatori di mogli e figli, dai fanatici d’ogni specie, fazione, religione agli impiegati, uscieri, centralinisti, guardamacchine che ti trattano come un verme fastidioso.
E ci raffigurammo ospedali pieni di guidatori prepotenti e bottegai ladri, corsie gremite di deputati, senatori, portaborse, assessori, manutengoli vari: tutti lì, pallidi, irti di tubicini, ad aspettare ansiosamente l’elicottero recante un nostro occhio, magari centocinquanta grammi del nostro cervello. Eh no, cari!
In realtà la legge dovrebbe preoccuparsi di mettere il donatore (o chi per lui) in condizione di sapere, di scegliere. Ogni cittadino dovrebbe girare munito di una specie di Certificato di Simpatia, con testimonianze e attestati della famiglia, degli amici, dei colleghi di lavoro.
“E’ gentile, affettuoso, tollerante, forse un po’ noioso, non molto intelligente, ma va pazzo per l’Ariosto”.
Oppure: “ha sempre ragione lei, non lascia parlare nessuno, è aggressiva e anche avara; d’altra parte è una donna fidata e coraggiosa, che ha dovuto far fronte a tremende difficoltà e a un marito impossibile”
O altrimenti: Sparla di tutti, è un viscido profittatore nelle piccole come nelle grandi cose; e, se appena può, ti fa una carognata senza guadagnarci niente, per pura malevolenza”.
Disponendo di un simile sistema di discriminazione, uno (o chi per lui) potrebbe salvaguardare i gusti, le idee, la personalità, la vita tutta, esercitando il diritto di non volere avere niente a che fare con certa gente, nemmeno da morto”.

Considerazioni che, seppure condotte sul filo dell’ironia, potrebbero essere condivisibili.
Però … per quanto ho imparato dalla mia esperienza personale, vedo insormontabili difficoltà nell’applicazione dei suggerimenti degli autori.
C’è gente disposta a sottoscrivere attestati di benemerenza nei confronti altrui? E se anche così fosse, siamo sicuri che, dopo aver subito un torto o presunto tale, non cambino idea nei confronti del beneficiario, così come succede, ad esempio, nei testamenti?
Si dovrebbe andare all’Ufficio preposto al rilascio della certificazione, chiederne l’annullamento per il rilascio in contemporanea di una di segno opposto. Con la lentezza che è tipica della nostra burocrazia farraginosa e inconcludente, pensate sia possibile rintracciare gli interessati e sostituirgli in tasca la certificazione, perché sia resa valido il cambiamento d’idea?
I messi giudiziari sparpagliati, in affanno, nei vari angoli della città, otterrebbero scarsi risultati (cambio di residenza, emigrazione, morte prematura del ricercato, e così via).
Altra ipotesi: chi ci garantisce che il Certificato di Simpatia sia vergato in assoluta buona fede e non sia invece frutto di un patto scellerato fra le due parti?
Tipo: tu dai una cosa a me (il Certificato) e io do una cosa a te (un impiego a tempo indeterminato che ti eviterà d’essere stritolato dalla crisi economica).
Non storcete il muso, per favore, e non accusatemi di diffidenza: avete dimenticato che per oltre vent’anni abbiamo creduto in promesse elettorali mai realizzate (un milione di posti di lavoro, diminuzione delle tasse, liberalizzazioni … - insomma, il sole splendente per il resto dell’avvenire)?

All’inverso, con la tendenza diffusa che si ha di parlar male degli altri, abbonderebbero le certificazioni negative, magari solo per fare un dispetto. Col risultato finale che sia gli onesti di specchiate virtù sia i malfattori subirebbero il medesimo destino: non essere in grado di esibire in ospedale il Certificato di Simpatia necessario per avere impiantato l’organo che gli abbisogna.
L’unico vantaggio sarà – perdonatemi il cinismo - la diminuzione della spesa sanitaria pubblica.

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6 commenti:

  1. Per fortuna che il tutto rimane in chiave di paradosso su entrambi i fronti.
    Penso che fra cinquant'anni avremo l'uomo bionico o replicato, col che il discorso sarà chiuso del tutto.
    Nel frattempo coi trapianti sono sorti problemi psicologici.
    Persone che si son fatte la mano terza riconosciuta come estranea ed insopportabile nella vita di relazione.
    Qualche problemuccio esistenziale penso che ce l'avrei anch'io in caso di trapianto attivo.
    Intanto è assodato il commercio illegale d'organi umani.
    Senza lunghe liste di attesa per i ricchi, a scapito dei poveri.
    Infine la materia potrebb'essere anche di interesse filosofico, ma non mi risultano studi o dibattiti al riguardo.
    Siddharta

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    1. Si corregga con: ... Persone che si son fatte < reispiantare > la mano...
      Sid

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  2. A chi vadano a finire i miei organi, una volta defunto, non credo abbia molta importanza per me. Piuttosto se dovessi avere bisogno di un trapianto non la vorrei proprio conoscere l'identità del donatore. Di campare e respirare con il cuore di un assassino o di un malfattore mi creerebbe qualche problema? Non lo so, me lo sto domandando in questo momento. Hai messo sul tavolo, con la consueta ironia un problemino non da poco. Ci devo riflettere.
    Interessante spigolatura.

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  3. Ma, non saprei se a me importasse o meno da chi potrebbe venire un organo da reimpiantare; credo, però, che chi se ne avvantaggerà sarà senz'altro un essere diverso: certe situazioni dovrebbero modificare il pensiero e l'essere umano.
    Una compagna di scuola della mia nipotina è in attesa di un trapianto di cuore, e vedere quest'esserino vivace e minuto che vive la sua vita nonostante tutto, mi spinge vieppiù a credere che davvero non importa da dove venga il cuore, ma che non vada sprecato.
    Fruttero e Lucentini sono due menti fervide, spiritose e piacevoli da leggere, al di là dell'argomento che ha risvolti di grande serietà.

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  4. è un paradosso e come tale va preso. Cuore, fegato, reni, occhi etc. sono giocattoli. Il vero problema sarebbe il cervello, ma siamo ancora ben lontani dal trapianto, se mai ci arriveremo. Più attuale, invece, il ricorso a terapie genetiche, staminali etc. per cui il quesito è già più stringente.

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    1. Naturalmente intendevo l'argomento trapianti, non certo lo scritto di Fruttero e Lucentini, molto spiritoso, fra l'altro.
      Per i trapianti sono ancora molti i restii a donare organi, soprattutto i parenti di persone giovani: temono che essi possano essere non curati con il massimo sforzo per salvarli, e utilizzati per intenti speculativi. Si dovrebbe fare una seria campagna istituzionale presso l'opinione pubblica atta ad offrire fiducia e garanzia su tali interventi.

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