giovedì 12 settembre 2013

Arminio Franco - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta


Franco Arminio
(Bisaccia, 19 febbraio 1960) 

“Mi butto nel cesso appena mi sveglio
Lo faccio ormai da molti anni.
Quello che porto in giro
è l’uomo che non vuole morire
il fesso che sbaglia i baci e gli abbracci
Ma ora ho un metodo nuovo
torno all’antico
Primo principio
non sapere cosa dico.”

Non sono un filosofo, non sono uno che produce concetti. Non sono un politico, uno che dovrebbe risolvere problemi. Sono uno che scrive, produco visioni senza l’obbligo che siano coerenti, senza il rigore e la consequenzialità del lavoro scientifico. Il terreno in cui si muove da sempre la mia vita e la mia scrittura è un terreno che frana. Sono costantemente sospeso tra ritiri autistici e slanci comunitari. E forse proietto questa mia condizione anche sui luoghi che vado a vedere o a filmare nel mio lavoro che definisco di paesologo …
Scritto da: Franco Arminio alle 10:55 del 25/03/2011 

23 novembre 1980. Trentuno anni fa. Sul far della sera l'irpinia tremò. Una devastante scossa di terremoto che duro’ 90 secondi.

"Venticinque anni dopo il terremoto dei morti sarà rimasto poco. Dei vivi ancora meno"


CONZA

Nel centro di conza nuova
ancora fervono i lavori,
ci sono giochi per bambini che non ci sono
e poi sculture d’arte moderna
senza ammiratori.
un settantenne che ha lavorato lungamente
in belgio mi dice cose chiarissime.
uno di ottantacinque anni
vedovo da tre mesi
mi parla della sua vita e mi commuove,
germania e australia,
il nipote farmacista,
il nipote e l’emigrazione,
sua moglie filomena
morta davanti al fuoco
mentre puliva la verdura.
trecento abitanti in quattrocento case
e davanti al bar un annuncio
di chi cerca operai metalmeccanici.
ecco un’altra, chiara notizia del mattino:
il sud senza lavoro qui non esiste.
venticinque anni dopo il terremoto
dei morti sarà rimasto poco
dei vivi ancora meno.

Fonte: comunitaprovvisorie.wordpress.com



Che strana materia è un corpo
e che strano noi che ci stiamo chiusi dentro
murati, o appesi a un filo, poco importa.
Che piacere denso e sofferto
stare con te sotto un albero
e vedere zone lontane del mio corpo
tornare a casa.
Che strano il resto della giornata
con l’emozione che mi girava dentro
come una farfalla
come un carro armato.

* * *

alle cinque del pomeriggio
puoi essere in un bar
a bere un bicchiere d’acqua
o per strada. ti guardo da qui
da lontano.
vedo te,
un ragazzo che vende accendini,
un motorino che ti sfiora,
due che urlano in mezzo alla strada.
lasciali per favore
vai a guardare una vacca
un ramo storto
la neve sulla montagna.

Franco Arminio
(dalla sua pagina FaceBook)



stavo al sole
dalla panchina dell’edicola
guardavo la domenica
della gente.
mi chiamano per dirmi
di uno che è morto
e torno spugna
legna topo
niente.

***

comincio a baciarti
e vedo che le stelle
si spostano nel cielo
e tutto il cielo diventa un lenzuolo scuro
su cui luccica il tuo corpo.
ti bacio ancora
ti bacio la bocca
le braccia
ti bacio le mani che escono dal letto
fuori nell’aria chiarissima
dove tu noi sei.

***

conversare con una donna
baciarla
può bastare
per arrivare nel profondo
nel deserto di ogni mio secondo.
ma insisto in questa fuga
verso il nulla, voglio arrivare
al deserto che c’era
prima che dio facesse il mondo.


2 commenti:

  1. Periodo blu, periodo rosa...
    Periodo nero, quello che involge i Poeti.
    La notte oscura di Giovanni della Croce, che non fa bene a chi soffre di depressione, ansiosa per giunta, come me.
    Non è che talora nemmeno io ci vada tanto per il sottile con i versi pesantini.
    E quindi chiedo venia, perchè quando leggo quelli degli altri un poco mi scoccio.
    Sull'amore: preferisco ancora Catullo, tutto acqua e sapone.
    C'è poi un presente storico, battuto dall'imperfetto.
    Drammatiche l'interpunzione e le maiuscole, sulla luna come il senno d'Orlando.
    E infine, stringendo in tutta questa poetica, inserisco arbitrariamente un pezzo giornalistico:
    << CONZA.
    Nel centro di Conza nuova ancora fervono i lavori, ci sono giochi per bambini che non ci sono, e poi sculture d’arte moderna senza ammiratori.
    Un settantenne che ha lavorato lungamente in Belgio mi dice cose chiarissime.
    Uno di ottantacinque anni, vedovo da tre mesi, mi parla della sua vita e mi commuove: Germania e Australia,il nipote farmacista,il nipote e l’emigrazione, sua moglie Filomenamorta davanti al fuoco
    mentre puliva la verdura.
    Trecento abitanti in quattrocento case e davanti al bar un annuncio
    di chi cerca operai metalmeccanici.
    Ecco un’altra, chiara notizia del mattino:il sud senza lavoro qui non esiste.
    Venticinque anni dopo il terremoto dei morti sarà rimasto poco,
    dei vivi ancora meno >>.
    Siddharta

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    Risposte
    1. Questo brano è stato letto in un programma televisivo da Saviano. Se ne parlò molto anche da queste parti dove scrivo dopo il terremoto, Poi il "poeta" dedicò una poesia al più celebre scrittore napoletano e la faccenda, nonostante non abbia motivo di credere che non sia stata fatta in tutta buona fede, mi puzza di pubblicità reciproca gratuita, per questo motivo avevo evitato di pubblicarle entrambe. Ma visto che l'hai fatto tu, va bene lo stesso.

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