lunedì 16 settembre 2013

BENIAMINO GIGLI - DI STEFANO - PAVAROTTI : Un confronto di voci - Ulisse1972


17/09/2013
etichetta: Musica lirica


Nel precedente intervento, sull'opera Traviata, avevo parlato di un confronto di voci, ecco allora alcuni esempi che potranno dare un'idea sulle differenti capacità interpretative rimanendo nell'ambito dei grandi cantanti.

Ricordate il brano "Parigi o cara" cantato da Giuseppe Di Stefano postato la volta scorsa? Ecco lo stesso brano cantato dal tenore Beniamino Gigli, ritenuto da tutti uno fra i più grandi tenori nel tempo.
Gigli aveva una stupenda voce, era molto bravo nel fraseggio e aveva una tavolozza di colori ineguagliabile, ma in questa registrazione, ad esempio, la sua interpretazione, anche se molto corretta e attenta ad evitare forzature nella voce, la trovo troppo scolastica e didascalica. Si senta, ad esempio, il punto quando declama "dei corsi affanni, compenso avrai...":



Ascoltiamo ora l'aria "Lungi da lei" , cantata da Beniamino Gigli in modo ineccepibile dal punto di vista vocale, mentre dal punto di vista interpretativo ritengo risenta sia delle maniere del tempo, sia di quelle personali del cantante, spesso lamentoso, piangente:



In realtà Alfredo Germont è un giovane dal carattere irruente, innamorato e in quel momento felice: per il suo amore ha mandato all'aria ogni convenzione sociale.

Ascoltate la differente interpretazione data da Di Stefano, pieno di ardore e di slancio giovanile.
Dal punto di vista vocale gli possiamo rimproverare forzature nella voce e frasi un po' strillate, ma la sua interpretazione esprime meglio il personaggio e coinvolge emotivamente. Insomma, è gridata, ma esprime proprio la passione amorosa.



Sentite qui Pavarotti, nei primi tempi della sua carriera, come distefaneggia (termine di Rodolfo Celletti).



4 commenti:

  1. Ho sempre ammirato la sofisticata abilità di taluni melomani a riconoscere d'impronta l'esecuzione dello stesso brano sinfonico in più versioni soltanto dalle due-tre note iniziali d'attacco.
    Un orecchio musicale assoluto.
    Qui il nostro Ulisse 1972 mostra la sua bravura nel raffrontare ed evidenziare lo stile diverso dei tre tenori, peraltro così distanti nel tempo e su registrazioni datate.
    Io non ne sarei capace, anzi rammento con stupore la critica acida di un esperto alla morte di Pavarotti, secondo lui cantante non rigoroso ( di cui non me n'ero mai accorto ) seppur dalla voce potente, indiscusso nel mondo.
    Quindi leggo e ascolto in attento silenzio, approfittando della lezione inappuntabile, sorretta dai riscontri d'epoca.
    Scenica/mente.
    Siddharta

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  2. Non me ne intendo, tuttavia anche senza l'orecchio allenato le differenze si notano ed effettivamente Gigli risulta più lamentoso, struggente, rispetto agli altri due, e Di Stefano ha una bella dizione. Forse non si dice così, ma per intenderci le parole si capiscono bene, che poi per un profano di fronte alla lirica quello è il problema maggiore. Anche perchè della traviata non sono nemmeno sicuro di conoscere la trama, ecco questo lo riconosco è mancanza di cultura. Con Ulisse spero di colmare, almeno in parte, le mie gravi lacune.
    Be', non a caso e a ragione sono stato definito recentemente un "canzonettaro" E' vero ah ha ha ha è vero;-)

    Grazie e complimenti ancora, ottimo post.

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  3. Interventi davvero interessanti questi di Ulisse'72, vi si nota passione e competenza.
    Per quanto riguarda Pavarotti, ricordo di aver assistito ad una sua esibizione al Teatro San Carlo di Napoli, per il centenario della nascita di Caruso. Era la prima volta che lo ascoltavo in teatro: lo ricordo con la figura imponente e col suo fazzoletto bianco in mano, quasi ad attingere coraggio. Ho provato una immediata simpatia nei suoi confronti, oltre che ammirazione per il suo canto.
    Rammento di aver fatto un tale tifo per lui, con i miei "bravo" gridati, che ad un certo punto molti spettatori si sono girati verso il mio palchetto, e anche lui.
    Nel brano riportato, Pavarotti si rifà allo stil interpretativo Di Stefano, come tanti altri tenori che hanno attinto alla sua scuola, ma si dimostra molto attento a non aprire troppo, cioè é molto più contenuto e attento nei passaggi.
    Purtroppo, Di Stefano, coll'adoperare con troppa generosità la sua voce, si é trovato presto in difficoltà nei passaggi acuti, pur mantenendo il fascino della sua bella dizione chiara e il bellissimo timbro vocale e, Franco, come dice lui da profano, ha subito individuato queste peculiarità.

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  4. Tramite << Musica Lirica >>, auguro un buon compleanno a
    Miguel-Angel Gómez-Martínez
    che festeggia oggi il suo 64° compleanno.
    Esimio direttore d'orchestra nato il 17.9.1949 a Granada, Andalucía, Spagna.
    Sid

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