giovedì 5 settembre 2013

Siddharta (13) Calligrafia: la bella scrittura sviluppa le abilità visive, motorie e costruttive dell’individuo. - Il tirapiedi e lo "Spiedo"


Lo spiedo.
Lo spiedo è il piatto tipico delle mie parti.
Però con uccelletti proibiti, costine di maiale, pollo, patate, salvia, polenta giallo-scura e vino rosso generoso.
Tornato ad Itaca, Ulisse venne accolto dal suo fedele servitore Eumeo con un piatto allo spiedo.


Narra Omero: < … dei porchetti… ne scelse due, li scottò, li fece a pezzi, e li infilò negli spiedi e, cotti che li ebbe, li mise davanti a Odisseo, caldi, sui loro spiedi, e li cosparse di bianca farina; poi nel boccale di legno versò il vino profumato di miele… >. 
Memore di quest’impresa, anni fa organizzai una tavolata campagnola con porchetta allo spiedo, tutt’intera infilzata alla Robin Hood.
Dalle sei del mattino fino a mezzogiorno al camino, personalmente, in attenta cottura graduale al burro fuso e rosmarino profumato.
Quindi a tavola, in allegro cianciare mangereccio.
Dopo il primo boccone, tutti con la forchetta alzata, gli occhi strabuzzati.
Era una porchetta femmina e puzzava di urina: mi avevano fregato!
Così ripiegammo sul poco che restava.
Da allora, quando sento parlare di porchetta allo spiedo, giro al largo…

SIDDHARTA

6.9.2013


A) Calligrafia.
Verso la calcolatrice nutro una specie di sospettoso compiacimento.
Da un lato mi dà la serenità del giusto calcolo, dall’altro il timore della disassuefazione alle operazioni mentali.
E allora prima ci provo con le mie capacità mnemoniche e poi controllo il risultato.

Parimenti con la scrittura.
Non voglio disabituarmi alla stesura manuale in favore di quella automatizzata della tastiera del p.c.
Ecco allora che porto sempre meco un block notes con biro, ove annoto tutte le mie meditazioni anche per non farmene sfuggire il ricordo.
Come Kant, poveretto, che s’aggirava lentamente pe’ campi cogitabondo, poi si fermava di botto per annotare il lampo di genio filosofico.
Perché poverino, dico?
Ma era alto 1,60, bruttarello, con in odio le donne per non sprecare il seme ormonale tanto prezioso al suo intelletto, perché dovette allontanarsi dall’insegnamento universitario prematuramente per intervenuto Alzheimer galoppante….
Tornando a me.
A vergare manualmente i miei scritti provo una sorta di piacere orgasmico,
Impugnare la penna, controllare la mano, vergare ordinatamente in caratteri precisi, regolari, ordinati e gradevoli alla vista, la scorrevolezza del gesto, la padronanza dei tratti, la messa a frutto degli antichi insegnamenti di bella scrittura.
Ricercatori neurofisiologi francesi e norvegesi ( su < Advances in Haptics > ) hanno evidenziato come l’uso della bella scrittura sviluppi le abilità visive, motorie e costruttive dell’individuo.
Poi il trasferire il testo al computer, la perfezione meccanica, il correttore automatico, il copia-oncolla e tanto altro.
Due creatività diverse, una certo artistica, l’altra tecno-funzionale.
Che si completano e non si escludono a vicenda.
Un poco matto, direte voi…



B) – Il tirapiedi.
Ed ora un po’ di horror non guasta mai.
Il tirapiedi era l’aiutante del boia che s’avvinghiava ai piedi dell’impiccato per romperne il collo e abbreviarne l’agonia.
A Barzan, fratellastro di Saddam, si esagerò nell’impiccagione staccandone il capo anzitempo.
La decollazione costò ai carnefici una punizione per scarsa professionalità!
SIDDHARTA

5.9.2013

4 commenti:

  1. Scrivo male, ho una pessima calligrafia e preferisco di gran lunga la tastiera. Ho fatto studi tecnici, e passato troppe ore sul tecnigrafo per occuparmi di bella calligrafia, quando si voleva scrivere bene si usava semmai il normografo.
    Pensa che quando apro il cassetto della scrivania, talvolta mi trovo ancora tra le mani il glorioso "regolo calcolatore" che ho portato con orgoglio nel taschino sino a metà degli anni settanta. Di recente o provato ad usarlo, ma non sono andato più in là delle moltiplicazioni e le divisioni. Peccato. E che dovrebbero dire gli abitanti dei paesi dell'est e dell'Asia che hanno dismesso il pallottoliere di recente? Nei grandi magazzini di San Pietroburgo le cassiere hanno fatto i conti con questo strumento, di sicuro fino agli anni novanta.

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    1. Ricordo ancora con nostalgia quando da piccolo usavo la tabellina pitagorica a fine quaderno a quadretti.
      Ancora adesso mi avvalgo della prova del nove...
      Stento a mettermi al passo coi tempi.
      Sid

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  2. Tirapiedi: infatti è la rottura del collo ad essere letale, nell'impiccagione, più che lo strangolamento. Se il condannato era leggero, si rischiava che lo strappo non fosse sufficiente a rompere il collo. Si usava allora legare dei pesi ai piedi dei condannati troppo pesanti, oppure metterglieli nelle tasche. Nel caso di Barzan c'è stato un eccesso di zelo, diciamo.

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    1. Mi hai fatto ricordare la battuta che Mastro Titta rivolge a Rugantino nell'omonima commedia musicale quando, tastandogli il collo, con tono fra il professionale e il commosso, gli dice: "Sei pure tenero de' noce..."

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