venerdì 13 settembre 2013

Cittadino a 4 zampe-Chi educa chi?” Salvo Scollo


SPIGOLANDO QUA E LA’

DIRITTI  NEGATI

L’Associazione *** onlus della mia città ha organizzato una serie di incontri aventi come tema “Cittadino a 4 zampe-Chi educa chi?”
Il volantino così proseguiva:
Gli argomenti trattati saranno: la relazione uomo-cane; il gioco come strumento educativo; tecniche di obbedienza base, tecniche di autocontrollo.

Lodevole iniziativa, mi son detto; al leggere quanti cani sono abbandonati dai padroni lungo le strade (soprattutto in estate, quando il mito delle vacanze goderecce obnubila la mente dell’uomo), c’è veramente da star male.
Per non parlare poi, invece, del giubilo che ci pervade quando sappiamo di episodi in cui il cane salva il padrone in circostanze drammatiche (ad esempio, durante una tormenta di neve).

Tutto bene, quindi, se non fosse stato per un particolare agghiacciante. Qual era la raccomandazione finale?
IMPORTANTE: Non sono ammessi i cani durante gli incontri.
Ma come: diciamo e sentiamo ripetere a iosa che abbiamo tanto da imparare dagli animali e poi, quando capita la ghiotta occasione di far tesoro dei  loro insegnamenti, li escludiamo da consessi simili?
La relazione uomo-cane non vale anche all’inverso? Perché negare il diritto di intervento ai cani per dire la propria? Non gli spetterebbe fare presente che, in certe occasioni, il trattamento subito non è esemplare? O, altrimenti, suggerire ai padroni presenti, durante il dibattito, atteggiamenti più consoni e rispettosi nei loro confronti, per realizzare parità di diritti, di cui si ciancia tanto?

Preso da sdegno immane, ne ho parlato con gli ospiti del canile municipale che gestisco, e  la proposta unanime è stata di marciare compatti, il pomeriggio dell’inaugurazione, invadendo l’aula del congresso con striscioni e slogan inneggianti ad una giustizia più giusta (sulla falsariga di quanto propone B. a proposito della persecuzione giudiziaria dei giudici comunisti – nel caso nostro, contro i padroni che girano la frittata sempre a loro uso e consumo).

Calmatici, abbiamo poi ritenuto di desistere: nello stesso giorno era indetta  una manifestazione sindacale in piazza,  a difesa dei posti di lavoro e contro la disoccupazione dilagante. Le nostre rivendicazioni (legittime anch’esse) non sarebbero state prese in considerazione dai mezzi di informazione (ubi maior minor cessat).


E poi, detto fra noi, non potevo di certo rischiare il licenziamento – tengo famiglia, io.

5 commenti:

  1. La postilla del volantino non si riferiva ai nostri quattrozampe, ma ai bipedi partecipanti.
    Col che la riunione sarà andata certamente deserta....
    Sulla manifestazione sindacale in piazza: non servono parole gridate al vento, ma i forconi di massa.
    Se non ci si batte fisicamente per i propri diritti, nessuno lo farà per voi.
    Quelli del mio tempo, me e moglie compresi, allora ci misero idee, faccia e denaro, quelli di oggi si diano da fare a loro volta.
    Siddharta

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  2. Sono d'accordo con il commento che precede, ci sono stati tempi che si scendeva in piazza con determinazione, in molti casi eccessiva e strumentale, anche per il semplice rinnovo del contratto di lavoro,ed era tutta gente che scipoerava, protestava, si faceva sentire pur aveva il posto fisso, adesso che il posto di lavoro non ce l'hanno proprio per nulla cinguettano su twitter, spettegolano su fb contro questo e contro il politico di turno. Sono stupito dalla passività e dalla rassegnazione soprattutto dei giovani. Boh, Hanno tutti interesse a parlare sempre di B, così non si affrontano i problemi veri. Ecco, anch'io ho detto le mie banalità, finito lo sfogo si ritorna al solito tran tran... comunque Salvo tieni duro e facci riflettere, "salvaci tu".

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  3. Poveri cani, costretti ad umanizzarsi sempre di più; col tuo racconto mi hai richiamato alla mente la scimmia che tiene lezione all'Accademia, da un racconto di Kafka.
    Una bella ironia la tua, e davvero penso che sarebbe molto meglio che fossero i cani ad educarci, anziché il contrario.
    Tutti noi dovremmo ricordarci che "il mio diritto finisce là dove inizia il tuo", e questo dovrebbe valere anche per i cani.
    Molti ambienti privati frequentati dal pubblico (ad esempio ristoranti ed alberghi) sembra che comincino a dimostrare difficoltà di accesso a chi si presenta con bimbi molto piccoli, e questo per evitare il disturbo che gli stessi potrebbero arrecare agli altri ospiti.
    Certo i cani non si porrebbero certi problemi vista la loro pazienza.
    Tornando alle difficoltà oggettive che potrebbe creare la presenza di un bimbo urlante, essere così categorici a priori mi sembra eccessivo; basterebbe richiamare i genitori in caso di necessità e magari affiggere un regolamento interno a difesa che prevedesse tali situazioni.

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  4. Come molti di voi sapranno ho fatto per tanti anni l’albergatore e pertanto ho dovuto affrontare innumerevoli volte il problema della convivenza tra cani e clienti e anche con i bambini non è stato mai facile.
    Il problema degli animali, cioè se accettarli o meno in albergo, l’ho risolto subito piazzando il mio cane all’entrata, così che si capisse bene anche senza cartello come la pensassi in merito. Se a qualcuno non andava bene, era invitato cortesemente ad andarsene.
    Tuttavia, non accettavo i cani nella sala da pranzo, anche se con i clienti più esigenti riuscivamo sempre ad arrivare ad un compromesso. I cani in sala da pranzo rappresentano, forse non tutti lo sanno e al di là dell’aspetto igienico, un pericolo per i camerieri che non raramente vengono aggrediti dai cani quando questi si avvicinano in modo frettoloso al tavolo nell’esercizio delle loro funzioni. Quelli piccoli poi sono i più pericolosi. Ho avuto problemi con il personale, più che con i clienti. Un tale lasciava il suo Boxer di taglia gigante da solo nella camera e pretendeva che le donne delle pulizie facessero il loro dovere alla presenza del bestione. Per contro, un altro bestione ma di razza umana pretendeva di far mangiare la povera bambina che strillava come un’ossessa per il mal di denti. Il padrone del bestione e il padre bestione non vollero sentire ragione e così finirono le loro vacanze da un’altra parte.
    In ogni caso a vietare l’ingresso dei cani in spiaggia non ero io ma disposizioni precise della capitaneria di porto lo impedivano.
    Il problema non sono gli escrementi solidi che si possono asportare, ma la pipì inquina e la gente cammina a piedi nudi sulla sabbia. Quello è un problema difficilmente risolvibile.
    Sui bambini invece ne potrei raccontare delle belle, ma devo dire che rispetto agli anni settanta, le cose sono migliorate moltissimo. I bambini di adesso sono abituati ad andare in giro e a frequentare locali pubblici molto più di prima, e anche i genitori sono molto più attenti a non arrecare fastidio al prossimo.
    Oddio… mica sempre è vero, purtroppo. Ho conosciuto tante persone, molto meno intelligenti dei loro amici a quattro zampe.

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  5. Ok., frame.
    Sei tutti noi!
    Sid

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