giovedì 5 settembre 2013

Il diritto di non finire il libro. Pennac e il "club dei libri senza fine" L'abbandono senza rimpianti.


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El club de los libros interminables


Il club del libro senza fine

- 'Ulisse', 'Moby Dick' o 'Il Signore degli Anelli' sono alcuni dei titoli più abbandonati
- Le ragioni per cui gettiamo la spugna disegnano il cambiamento dei modelli di lettura globale
- Per i lettori, il peggior difetto di un romanzo è quello di essere lento.

In Come un romanzo (Anagram), Daniel Pennac propone un decalogo per il lettore, nel quale al terzo punto riconosce al lettore una sacrosanta libertà: "il diritto di non finire un libro."

Secondo il produttore di e-book e applicazioni Kobo letterarie, oltre il 55% delle opere acquistate in formato digitale vengono abbandonate, ripudiate, nonostante i titoli venduti abbiano avuto il parere favorevole della critica
Questi dati rivelano l'evoluzione delle abitudini di lettura a livello mondiale.
Goodreads, la più grande comunità di lettori in tutto il mondo, ha recentemente condotto un sondaggio tra 7.500 utenti, oltre 20 milioni di euro, per stilare la classifica dei più abbandonati.

Nella categoria dei classici
Comma 22 di Joseph Heller,
Il Signore degli Anelli, da J. R. R. Tolkien
Ulisse di James Joyce,
Moby Dick, di Herman Melville
La rivolta di Atlante (Atlas Shrugged) di  Ayn Rand

Il Signore degli Anelli in testa anche alla classifica dei libri acquistati in seguito al successo cinematografico. La complessità del romanzo fa sì che la maggior parte degli incauti acquirenti abbandonino il libro dopo le prime pagine. Ulisse e Moby Dick, sono altri classici della diserzione.

Solo il 38% dei lettori dichiara di non essere in grado di smettere una lettura, anche se la trovano tremendamente noiosa. Questa predisposizione al sacrificio va sotto il nome, secondo lo psicologo Matteo Guglielmo: “ansia di affari in sospeso”-

Alcuni insegnanti di scrittura creativa sostengono a spada tratta l’abbandono senza rimpianti, senza compassione e nessuna vergogna, mentre altri altrettanto autorevoli ritengono il contrario:
“Se pretendi di leggere senza nessuno sforzo mentale, significa che non stai crescendo come un lettore. Persistere è come andare in palestra: si sviluppa un muscolo che fornisce una maggior capacità e permette di andare oltre.  Per lo scrittore, l'intrattenimento non deve essere assunto come fine assoluto del romanzo. "Ci sono persone che amano il fast food, ma si può imparare ad avere migliori piaceri".

I motivi dell’abbandono
Il difetto peggiore per 46,4% dei lettori è che il lavoro è lento. la mancanza di argomentazioni valide (8,5%) o di "estrema stupidità "(9%).
Il direttore letterario di Debolsillo lo sa bene. "Quando abbiamo a che fare con un manoscritto che può diventare un best seller, cerchiamo sempre che nei primi capitoli ci sia qualcosa di ruvido o succeda qualcosa di molto forte. Il lettore ha bisogno di un romanzo che lo avvolga nelle prime 50 pagine, altrimenti è indotto a lasciare. Infatti, quasi la metà dei membri di Goodreads (lettori forti) non arriva a pagina 100.

Non ci sono regole universali. A tal proposito è bene ricordare il caso de Il nome della rosa, di Umberto Eco che dai suoi redattori era stato definito un romanzo troppo lento. Lo scrittore italiano si rifiutò di modificarlo e il romanzo diventò una caso letterario mondiale.

L’approccio alla lettura con il digitale
I social network, il WhatsApp, la generazione digitale in genere, secondo l’opinione di molti esperti, hanno imposto un cambiamento nel ritmo della lettura, con una spiccata predilezione per le frasi brevi a scapito di costruzioni più complesse. Niente di nuovo, solo il destino di evoluzione, secondo Lopez Jara: "Siamo la civiltà sempre più dipendente dell'immagine.”

(frame)

Liberamente tratto da:
http://cultura.elpais.com/cultura/2013/08/22/actualidad/1377174479_285570.html



8 commenti:

  1. mmm... non vedo perchè uno debba sentirsi obbligato a terminare un libro che ha preso per diletto.
    I libri citati come "abbandonati" non a caso hanno quel "falso sponsor" che è il cinema e che ha linguaggi diversi (e ritmo diverso) rispetto alla parola scritta.
    Uno li prende pensando di avere in mano una sorta di sceneggiatura e scopre che non è così. Non è che è "lento" il libro. E' il lettore che non ha capito granchè ed ha preso una cantonata - e, detto inter nos, probabilmente non è un gran lettore.
    C'è una cosa che continuo a non capire, però. Com'è che con tutta 'sta smania della rapidità gli editori italiani hanno in uggia i libri di racconti, indubbiamente più "veloci" dei romanzi?
    Non è una domanda retorica... non lo capisco proprio.

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  2. Concordo con Rubrus: perché continuare a leggere un libro che non ti "prende"? Il tempo che va via per terminarlo lo si può dedicare ad un altro romanzo.
    Siccome gli e-book costano molto meno dell'edizione cartacea, ho incrementato l'acquisto di pubblicazioni; se capita di non rimanere soddisfatto, rimuovo dal dispositivo il romanzo.
    La biblioteca civica della mia città è molto fornita ed è facile trovarvi le ultime novità. Col prestito gratuito faccio incetta di libri che mi incuriosiscono o di cui ho letto recensioni positive. Anche in questo caso, se per i miei gusti non trovo polpa da addentare, lo restituisco senza averlo terminato.
    In questo modo, di cui ancora non mi son pentito, sono giunto prima a leggere romanzi che mi hanno letteralmente entusiasmato; così facendo, spero di potere incrementare in tempi rapidi la mia sete di conoscenza.
    Voglio dire, nonostante questo approccio approssimativo, mi ritengo un lettore "forte", e ritengo d'aver ricevuto tanto dalla lettura.
    E,a proposito di interruzioni, confermo quanto detto nell'articolo: anch'io non ce l'ho fatta a terminare L'Ulisse e Moby Dick :-))

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  3. Sarà che sono tirchio interiormente, ma quando compro un libro < sbagliato > mi arrabbio molto con me stesso e con tutto il mondo letterario...
    Per forma mentis sono attratto dai saggi, dove in genere non si mena tanto il can per l'aia.
    Sid

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    1. Abituato ai saggi, secondo me non è importante quanto si legge, ma come si legge.
      Sid

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  4. bè io non ho certo "l'ansia di affari in sospeso" se un libro mi piace lo finisco in due o tre giorni, se non mi prende dall'inizio resta sul mio comodino per mesi, provo a leggere qualche pagina ogni sera e se proprio non ce la faccio lo ripongo sullo scaffale in attesa della pensione quando forse la mia vita prenderà un'altra andatura.
    Il nome della rosa però credo di averlo regalato :-)

    Io penso che ci siano libri per ogni genere di persona e che leggere sia un piacere per cui non è necessario forzare la propria natura solo per definirsi intellettuali e acculturati, bisogna orientarsi verso letture alla propria portata, la mia è di profilo basso, non da romanzi rosa beninteso ma nemmeno da saggi di filosofia, per cui cerco argomenti adatti anche se spesso prendo degli abbagli.

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  5. Credo che non finire un libro sia un diritto inalienabile. Come legittimo è darsi una seconda chance, perchè penso sia vero che si cresca anche come lettori.
    A quindici anni è difficile essere pronti per l'Ulisse, spesso finisce che con le pagine ti ci rolli il Golden Virginia. Poi magari hai la fortuna di riscoprirlo a trenta o quarant'anni, e hai anche smesso di fumare. Finire un libro ad ogni costo credo sia in larga parte un esercizio muscolare.
    La domanda che si pone Rubrus poi credo sia molto calzante e credo che in parte, e solo in parte, dipenda dal fatto che in Italia il racconto non abbia mai goduto, diversamente che in altri paesi, del medesimo status del romanzo, ma non so perché.
    Un giorno una tizia, contenta di scoprire che scribacchio, mi ha chiesto cosa scrivessi, esattamente. Quando le ho risposto 'Racconti' ha messo su il faccino di quella che si aspetta la costata e invece gli servono la minestrina, quella con le stelline e il formaggino sciolto.
    'Oh', mi fa 'e perchè non riesci a scrivere un romanzo?'
    Ecco, il presupposto da cui alcuni partono è spesso questo, Scrivi racconti perché non sei buono di cavare un romanzo. Ma a quel punto come glielo spieghi, che un racconto non è la versione tarocca di un romanzo?

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  6. Sono anni che applico la tecnica dell'abbandono. Lo faccio senza rimpianti, Sono capace di smettere di leggere un giallo una volta individuato l'assassino e non me ne pento. E' per questo motivo che leggo quasi esclusivamente racconti. Non si può nemmeno dire che sia un lettore pigro perché ne faccio incetta e sono un estimatore di romanzi brevi.
    Io preferisco chiamarli così. Il taglio web purtroppo penalizza il genere, la tendenza è quella di scrivere veri e propri bonsai, che spesso risultano degli aborti letterari, una sterile esibizione di bella scrittura.
    Ho fatto una piccola ricerca, e prendendo in esame i 40 racconti di Hemingway, i sessanta di Buzzati,la trentina di Moravia e quelli che avevo sottomano di Carver, ebbene la media è quella di circa 3000 parole a racconto.
    Nel web non si supera il migliaio e la tendenza è al ribasso. Quindi c'è già una bella differenza tra il cartaceo e il digitale. Con tremila parole puoi già imbastire una bella storia anche ricca di particolari, ma con cinquecento devi avere l'idea giusta, anzi perfetta, e non ti puoi permettere di sbagliare nemmeno un sostantivo.
    Perchè l'editoria snobba i racconti? E' solo una tendenza del mercato. Ci sono stati anni in cui avevo una libreria e vi posso assicurare che soprattutto sotto Natale, quando il cliente non aveva le idee chiare e temeva di fare un regalo sbagliato, io consigliavo sempre una raccolta di racconti, ma l'acquisto aveva il sapore amaro del ripiego. Il romanzo resta la meta ambita, ma non è una regola. Piero Chiara , per esempio le cose migliori le ha scritte nei racconti e potrei citarne altri.

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  7. Serenella Tozzi5 settembre 2013 19:13

    Quando ero ragazza non riuscivo a non finire un libro per quanto noioso mi potesse risultare... e riuscivo anche a leggerlo in pochi giorni; oggi, invece, è tutto il contrario, riesco a mettere da parte persino quelli che mi interessano e a volte mi capita di portarli avanti per mesi.
    Mah! Forse oggi le distrazioni sono troppe e il tempo da dedicare ad una lettura tranquilla e raccolta è molto minore.
    Anch'io trovo giusto abbandonare un libro che non piace, perché costringersi a leggere una cosa che non desta il nostro interesse?

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