martedì 3 settembre 2013

In-certe circo/stanze - Maurizio - racconto


3/09/2013
etichetta: la stanza di Maurizio - narrativa

                                             

In-certe circo/stanze

Scopo per tre ore senza posa. Non certo per diletto, noooh! Né per passione.
È solo una questione di danaro; un modo come un altro per sopravvivere.
Però mi faccio usare solo per due giorni a settimana. Gli altri cinque, mi tengo ben distante dall'attrezzo; lo sforzo è impegnativo e, alla mia età, ci metto un po' di tempo a ripigliarmi.
In questo, grazie al cielo, m'aiuta anche mia moglie che non ha per se grandi pretese e mi risparmia.
Di tanto in tanto incrocio alcune donne che, con aria soddisfatta, mi dicono: -Lo sa che ha fatto proprio un bel lavoro? Si vede che lo fa con dedizione. Davvero, i miei più vivi complimenti-.

È duro...come lavoro dico, ma visto che non ho alternative, mi becco quel che capita, senza però guardare in faccia chicchessia. Sarà per dignità, o forse è un antiquato pregiudizio, se volete.
Ma, dato che lo faccio, ci metto pure impegno e quel minimo d'ingegno che in-certe circo/stanze può servire.
D'altronde, come si dice; se proprio una cosa la si deve fare, sarebbe sempre meglio farla con letizia.
E invece, ahimè...

Prendete l'altro giorno, per esempio: un signore ben vestito, avrà avuto intorno ai 60 anni, che mi ha adocchiato, proprio dietro alla stazione, intanto che mettevo via lo strumento a fine servizio:

-Che bravo! Ma quanta attenzione che ci mette! Quanta energia! L'ho vista all'opera e avrei davvero piacere se volesse offrirmi i suoi servigi. Magari anche solo per un'oretta, quando può.
Mi dica pure, senza alcun timore, la sua tariffa oraria.
Sappia comunque che io non bado a spese-.

-Oddio, non saprei. Sarà che sono nuovo del mestiere, ma ho ancora qualche remora, ad offrirmi-

-Coraggio, non è poi tanto 'diverso'. In fondo lei non deve che scopare e dare, a pagamento, un poco di se stesso e del suo tempo, che importa poi 'chi' sia a trarne benefici.
Suvvia mi segua, abito qui dietro. Se vuole può iniziare già da adesso-

-No! Adesso proprio no! Oggi ho già dato. Mi lasci il suo telefono, ci penso-.

Muble muble muble...e muble quanto vuoi, però alla fine ahimè, ho accettato.
Per via del vil danaro, già. Sempre per quello.
Al diavolo il mio essere orgoglio/schizzinoso. Abbatto ogni barriera. Stavolta devo andarci e poi, vedremo.

Un buco... grazioso, senza dubbio. Si capisce che ci tiene. Pulito, ben curato, col dondolo di legno e morbidi cuscini, per sedere.
Comunque, è solo un buco, e quindi non è stato poi granché stancante. Anzi.
Inoltre, sbrigata la missione, mi ha offerto anche da bere, e intanto ne è sfociato un lieto chiacchiericcio in via confidenziale.

Gli chiedo:
-Lei che lavoro fa-
E lui:
-Ti prego, diamoci del tu, se ne hai voglia-

-Ok, va bene. Che mestiere fai. E come mai vivi qui da solo, separato?-

-Alla seconda domanda, ti sei già dato la risposta esatta. In quanto alla prima invece: ho avuto un'aziendina niente male, che mi ha permesso di mettere in cascina quanto basta per vivere di rendita, così l'ho venduta alcuni anni addietro, per occuparmi a tempo pieno di una mia vecchia passione; la politica.
Da qualche anno, faccio l'assessore qui in paese-.

-L'assessore? Di che partito sei lo posso immaginare, sapendo del colore della giunta.
Ma di che ti occupi esattamente. Assessore, di che?-.

-Sport, spettacolo e cultura-.

-Interessante! Tutte cose che mi piacciono. Dev'essere davvero stimolante, come mandato-

-Oddio, di certo lo sarebbe se non dovessi sottostare a delle strane regole che poco hanno a che fare con la politica. Insomma, in confidenza, ti dirò che sono già abbastanza nauseato dall'ambiente-

-Lo posso immaginare. Ho sempre pensato, però, che ciò che succede in certe Camere sia solo la punta dell'iceberg del nostro vivere sociale, e che, in realtà, il marcio non sia solo... in Danimarca.
A dire il vero, se ti può consolare, credo che il marcio campeggi, dormiente, non solo nelle menti dei danesi, ma di ogni uomo, e al minimo scossone questo si sveglia e va al comando, andando ad inquinare l'ambiente circostante.  Guarda nel mio campo, per esempio, così come in altri settori, l'essere dotati di certo aiuta, ma non è fondamentale. Ciò che davvero conta in realtà è...
la spinta. Una buona spinta, data al momento giusto, può aprire varchi in apparenza impenetrabili e farti entrare dove manco immaginavi; come sul furgone del comune, nel mio caso-.

-Il furgone del comune? E che vuol dire, non capisco-.

-Certo, mi spiego; già dal primo giorno di lavoro, avremmo dovuto essere in cinque a spazzare una zona delimitata che va dalla stazione fino a via Cavalli, sottopasso compreso, e invece, ci siamo ritrovati in tre con le ramazze in mano. I due che pensavamo assenti giustificati, si sono poi fatti vivi passando a salutarci,  con aria da sfottò, a bordo proprio di quel furgone., quello del comune, per l'appunto.
Non ti dico il disgusto, mio e dei colleghi. È dura dover prendere atto che, anche tra spazzini, ci siano dei protetti che s'imboscano. Che poi, a pensarci bene, il fatto che mi ha più infastidito è che, tra i due raccomandati del furgone... non c'ero io.
Capisci dunque, amico mio; addirittura, anche tra spazzini, ben poco importa d'essere dotati. Sono le spinte giuste e un po' di pelo sullo stomaco a far di un uomo: un senatore a vita, un assessore, oppure un semplice spazzino-.

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Sarà pure un buco, ma è davvero grazioso ed accogliente, il giardino dell'Assessore.
E non è stato poi così stancante, solo un po' di foglie secche da spazzare e quattro chiacchiere in amicizia.



19 commenti:

  1. Ho riflettuto un po’ prima con Marilena e oggi con Maurizio, sulla opportunità o meno di pubblicare contemporaneamente a un altro blog le loro opere. Entrambi avevano piacere che io li pubblicassi e mi sono detto perché no? Non ci vedo niente di male e nulla tanto strano. Detto questo perché doveroso da parte mia, ti confermo il mio giudizio più che positivo sul racconto. La metafora è abbastanza chiara, le allusioni e i giochi di parole portano alla stessa conclusione che uno può condividere o meno, ma dal punto di vista letterario non si discute, è scritto con perizia,
    Ciao

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  2. I social network sono delle specie di confessionali dove alla fine ci si racconta tutto di sè.
    Per la gioia dei database bank che di nascosto ci monitorano.
    Lunghi studi pedissequi e compassati mi hanno temprato alla saggistica, coi piedi ben piantati in terra culturale e contorno di riferimenti precisi, asfissianti.
    Ai tempi le suffragette, pulzelle e non, restavano affascinate dall'affabulazione, per poi piantarmi come uomo grigio, noioso e monotono, alla fine da evitare.
    Maurizio invece invece è tutto il contrario di me..
    La sua fantasia spazia libera lungo gli orizzonti letterari.
    Giochi di luci e di ombre, voli d'immaginazione, scomposizioni/composizioni lessicali, suspence.
    Tutto l'armamentario del narratore doc, vagante ed ammiccante, con una spiccata tendenza al doppio senso, al dietro l'angolo, alla morale pedagogico-sociale.
    E qui ancora una volta il mio rientro dalla finestra della memoria.
    Arte semplice, meritoria, appagante quella dello spazzino pubblico o privato.
    Il lavoro manuale denotato dalla ripetizione di gesti ampi e uniformi, che inducono al pensiero e alla meditazione sulla complessità degli eventi naturali ed umani.
    Sotto l'occhio benevolo familiare o del prossimo, nella soddisfazione intima di un impegno ben assolto, di immediato riscontro.
    I duecento metri e passa della strada vicinale di casa mia mi vedono spesso con la ramazza in mano a far pulizia di rifiuti e maleducazione urbana, tra l'incoraggiamento morale ed il consenso dei compaesani.
    Con a fine anno il riconoscimento della pubblica amministrazione tramite una regalia standard a ringraziamento.
    Perchè il lavoro manuale, ancorchè modesto, non è una vergogna individuale e sociale come oggi percepita, ma un arricchimento interiore.
    L'essere stati licenziati dottori non esime gli intellettuali e burocrati dalla rieducazione materiale ai valori dei campi, delle fabbriche, delle strade, ecc. ( Mao docet ).
    Bravo Maurizio.
    Hai fatto il cammino inverso, dall'artigianato al letterato, con gli evidenti benefici del caso.
    Evidenziando qualità innate affinate dai lunghi anni di impegno produttivo.
    Siddharta

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    1. Secondo me non c'è necessità di commentare su tutti i siti dove l'autore "imperversa" con lo stesso testo, si fa il commento una volta dove capita capita, l'autore smanioso di apparire ne resterà sonoramente deluso e tenterà il suicidio, se la cosa andrà a buon fine non tedierà più con i suoi testi ;-)

      In ogni caso, caro Sid, c'è immodestia anche in certe sentenze del tutto gratuite, dubito che Maurizio abbia smanie di apparizione e per quanto mi riguarda..... :-)

      Ciao Maurizio :-)

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    2. Cara Marilena, il mio era un giudizio del tutto generale.
      Un invito erga omnes, me per primo, a non sovraesporsi editorialmente per mera smania d'apparire.
      Penso che ciascun sito abbia diritto al rispetto di una certa privativa ( sono con Scollo ): se un testo l'ho pubblicato in un'area, mi pare più che sufficiente, rispettandone un certo < diritto > d'esclusiva.
      Non mi è mai capitato di leggere lo stesso articolo dello stesso Autore su più giornali o pubblicazioni contemporaneamente, lucrando esposizione su una maggior area di lettori.
      Certo, qui non si è pagati ( e così altrove, per noi dilettanti ).
      L'orientamento restrittivo l'applico anche per me: testi e commenti qui proposti non li giro anche su altri social network. L'ho fatto in passato ( nessuno è vergine del tutto ), ma ora non più, perchè come ho detto non mi sembra corretto.
      Sui giudizi espressi: se c'è libertà di pensiero e parola, non vedo perchè ci si debba offendere, qualora non maliziosi o volgari.
      Un pò di impertinenza ci vuole, è il sale delle conversazioni...
      Siddharta

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    3. Ma io non sono permalosa, sono permalosissimaaaaaaaaaaaaaa ed ho pianto tutta la notte :-)

      in ogni caso tu parli di Autori con la A maiuscola io sono dilettante e soprattutto per quanto riguarda i racconti dato che non sono decisamente il mio forte.

      Per quello che riguarda il Club e per come è gestito francamente non sento nessun tipo di obbligo di esclusiva nei loro confronti.
      Qui da Franco è diverso, ed in questo caso ci siamo prima consultati, ma devo dirti che se miei testi appaiono in altri blog perchè mi viene richiesto di inserirli non credo di fargli torto, non mi pare che lui mi abbia chiesto l'esclusiva.

      D'altra parte le cose che vengono inserite qui spesso vengono prese da altri siti, è un interscambio, i blog sono fatti così mi pare.

      Baci
      Marilena

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  3. Serenella Tozzi4 settembre 2013 16:37

    Hai giostrato sul gioco di parole con scorrevole ironia e tranquilla esposizione: mi verrebbe da definirla una serena esposizione, per il gusto senza acredine che ci lascia.
    Lo trovo uno sguardo sul tempo, sullo spazio temporale, vista l'attualità del racconto. Certo che può anche essere considerato storico questo andazzo: le raccomandazioni, così come la prostituzione, probabilmente sono nate con l'uomo.
    Purtroppo.

    Ciao.
    Serenella

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  4. Non sono d'accordo sul fatto di pubblicare in contemporanea su siti diversi lo stesso componimento.
    Per carità, non si fa male a nessuno; in questo caso, però, bisognerebbe tener conto che alcuni lettori dei due siti in questione sono gli stessi, per cui il senso di sazietà è facile che si manifesti.
    Ciò, naturalmente, non toglie niente al valore delle proposte di Marilena e Maurizio, per i quali nutro rispetto e considerazione per quanto sottopongono alla nostra attenzione.

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    1. Io ho risolto il problema pubblicando lo stesso commento sui più siti ove imperversa l'Autore con lo stesso testo...
      Così il senso di sazietà lo prova lui dicendosi < ma è la stessa solfa, che barba...>.
      Epperò, lo sappiamo tutti: come rintuzzare la smania dell'apparire?
      Impossibile, l'umanità non è luogo di modestia.
      Siddharta

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    2. Che barba, la solita solfa... (scherzo)
      Ebbene sì, lo ammetto. In questi giorni ho bisogno "d'apparire".
      Per questo ringrazio infinitamente Franco per averlo postato (e per le parole spese), Serenella e chi ha dovuto sorbirselo due volte. A questi ultimi, che saluto con affetto, prometto che, in futuro, tornerò ad indossare la mia "disumana modestia".
      E magari a dedicare un po' più di tempo a questo interessantissimo blog.

      Maurizio

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    3. Lo stesso saluto va pure a Franco e Serenella, ovvio!

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  5. Be'...
    Anche nel commentare c'è una buona dose di esibizionismo. Non l'ha ordinato il dottore di commentare su entrambi i fronti.
    Io vorrei pubblicare solo opere prime, direi il falso se affermassi il contrario, ma di fronte a un testo mediocre nuovo e un'ottimo testo vecchio e già pubblicato, scelgo la qualità. Dovrei rifiutare un testo perchè già pubblicato da un'altra parte? Dovrei pretendere l'esclusiva? Forse dovremmo ragionare insieme sui tempi, questo sì.
    Questo era un esperimento e credo a questo punto da non ripetersi i avvenire.
    Però si deve considerare che qua nel blog, la "Stanza" rappresenta anche un archivio, un biglietto da visita e si dia il caso che in molti ci tengono a rinnovarla e tenerla aggiornata.
    In avvenire mi regolerò caso per caso, non ho voglia di stabilire regole restrittive. Siamo qui per rilassarci in modo costruttivo e il tono dei commenti mi conforta davvero. E' quello giusto di critica ma sempre col sorriso sulle labbra. Devo fare i complimenti a tutti in questo caso :-))))

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  6. Il racconto è sapido senza essere volgare, ben costruito, e mi è piaciuto. Non è facile giocare così con la lingua. Il tizio nella foto, con la ramazza e la fascia tricolore, però, aggiunge un di più al racconto.

    quanto al "pubblico qui là / commento qui /là" (uff!):

    benchè fossero tutti e due filosofi, Diogene viveva in povertà e Platone nel lusso. In un giorno di pioggia, Diogene, tutto inzaccherato, entrò in casa di Platone, lordando e rovinando tutte le sue costose suppellettili.
    Platone gli chiese che cosa stesse facendo e Diogene gli rispose: "calpesto l'orgoglio di Platone".
    Al che l'altro: "Con altrettanto orgoglio".

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    1. Concordo sulla foto, calza proprio a pennello e per questo non ho ringraziato chi l'ha messa (grazie Franco).
      E grazie anche a te. Lieto che ti sia piaciuto

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  7. Ciao Mauri, io l'ho letto tre volte: una al Club, una al blog di Frame e un'altra perchè l'ho stampato. Un messaggio per Franco: perchè non pubblichi il racconto che mi ha fatto innamorare della tua scrittura?
    Quale? Quella di "Caravaggio", non credo che tutti lo ricordino.
    Ciao Maurino

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    1. Ma dici a me? Proprio a me di persona personalmente?

      Lo stile del commento è inconfondibile, senza contare che sei una delle poche persone che conosca ad avere l'abitudine di stampare i racconti e leggerli prima di commentarli. E soprattutto ha il buon gusto e la memoria di ricordare un racconto di altri, vecchio di quasi cinque anni.
      Però non ti chiami Maurino, vero?

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    2. Il Maurino è per me, e solo una persona mi chiama così, la stessa che stampa i racconti per leggerli. Indizi che mi portano alla...no, non lo dico.
      Piuttosto mi ha incuriosito il "Caravaggio". Mi piacerebbe leggerlo...

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    3. Non avevo dubbi che il vezzeggiativo fosse per te ;-) Io non ho i ricciolini.

      Miracolo a Caravaggio? E perché no, il primo giorno che mi trovo a corto di munizioni lo sparerò sul blog, sperando non faccia splasch;-)
      ciao

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    4. Non aspettare troppo eh! Lo vogliamo pubblicato presto, prima di subito, perché, mannaggia la memoria, probabilmente l'ho pure letto, e ora mi sto rodendo il cervello... sai come quando non ti viene un nome conosciutissimo...
      Si, si, parlava di una gita se non sbaglio...

      Un ciao al personaggio che si stampa i racconti (troppo facile indovinare).

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