martedì 24 settembre 2013

Invenzioni e disinvenzioni – Gaiman e Asimov, due autori a confronto - Post it di Rubrus


25/09/2013
etichetta: il Post it di Rubrus


Invenzioni e disinvenzioni

Qualche giorno fa è apparso sul blog un articolo sulle previsioni che, nel 1964, Isaac Asimov formulava sul futuro e, più precisamente, sul 2014. 
Come sempre, alcune (molte, in verità) previsioni erano azzeccate, altre solo parzialmente azzeccate ed alcune del tutto fuori strada.

In linea generale, tuttavia, ciò che più colpisce delle previsioni del buon dottore sono sostanzialmente due aspetti:
-           una visione tutto sommato abbastanza ottimista del futuro
-           la convinzione che i progressi della scienza e della tecnica avrebbero avuto un ruolo nel complessivamente positivo sviluppo dell’umanità.
L’articolo mi ha fatto venire in mente un recentissimo racconto di Neil Gainman, apparso in un’antologia Urania che raccoglie “il meglio (almeno secondo i curatori) della fantascienza dell’anno 2011”.
Credo che non ci sia bisogno di presentare Isaac Asimov, mentre per Neil Gainman basterà dire che è un autore britannico vincitore di ben 11 premi di narrativa fantastica (tra cui molti Nebula ed Hugo).
Il racconto cui mi riferisco è “Obediah il disinventore” e si inserisce in un gruppo di racconti fantascientifici (ma forse sarebbe meglio dire fantastici, a discapito dell’etichetta) ambientati in un bar.
In questo racconto, il protagonista, un po’ alticcio, afferma di essere un “disinventore”. Egli, cioè, cancella dal tessuto della realtà le invenzioni pericolose e/o quelle che han fatto più male che bene.
Tra le altre cose, scopriamo che ha “disinventato” le auto volanti – si, proprio quelle su cui (coincidenza!) secondo Asimov avremmo dovuto viaggiare l’anno prossimo – perché causavano troppi ingorghi in cielo, il traduttore telepatico, gli zaini volanti ecc ecc.  Apprendiamo che il nostro (Obediah, appunto) non può “disinventare” tutto (solo le invenzioni successive alla sua nascita), che la cancellazione di una invenzione complessivamente negativa comporta anche (purtroppo) la scomparsa di invenzioni positivi, ma che è un prezzo che si deve pagare, che egli agisce “scucendo i fili probabilistici della realtà, che sono aggrovigliati come spaghetti” … e che la sua prossima  vittima saranno alcune app per il telefonino.
Due noticine.
È un racconto di fantascienza nella misura in cui analizza il rapporto tra il progresso scientifico e tecnologico e la società. Non è un racconto di fantascienza nella misura in cui non spiega il come – scientificamente – succedono le cose. Come fa Obediah a cancellare dalla realtà le invenzioni? Agendo sui fili delle probabilità, – come sopra ho messo tra virgolette – ma di più non è dato sapere e in fondo non interessa né all’autore né al lettore.
In secondo luogo – e questo è più interessante – scienza e tecnica non ne escono molto bene. Obediah afferma che grazie al suo operato il mondo è un posto migliore ed il lettore è portato a credergli.
Non si nega (in un’ottica banalmente neoluddista) che le invenzioni possano avere lati positivi, ma si evidenzia che hanno dei lati negativi e l’accento del racconto viene posto su quelle che hanno effetti soprattutto negativi. Sono quelle le invenzioni intorno alle quali ruota la storia, non quelle “buone”.
Certo, il tono del racconto di Gainman è ironico e surreale, certo Asimov non ha una semplicistica visione da “ballo excelsior” del futuro, certo, anche nel 1964 racconti distopici e “scienzoscettici” non mancavano, tuttavia credo che la temperie culturale e la visione del futuro siano profondamente cambiate, in questi cinquant’anni – forse più profondamente del mondo stesso – e che questo raccontino ne sia consapevole (sono convinto che Gainman sia consapevole di quanto scrive e delle relative implicazioni) spia e dimostrazione.  


4 commenti:

  1. Bella questa storia della “disinvenzione”
    Annullare una grade scoperta dell’umanità e immaginare come sarebbe il mondo senza quella conquista è un esercizio mentale e di fantasia non certo facile da farsi su due piedi. Tutte le invenzioni non nascono dal nulla, sono tutte collegate tra di loro. Mi verrebbe da dire che bello sarebbe il mondo senza la televisione, tanto chi se ne frega vado al cinema oppure mi scarico un film sul computer, ma senza la tv forse non ci sarebbero i pc oppure chissà? E’ da quando ho letto questo tuo articolo che ci sto pensando e sono curioso di leggere il racconto in questione. I libri di Urania sono anche facili da trovare. Comunque molto molto interessante la faccenda. Sulle previsioni del futuro da parte di scienziati, astrologi e affini ne abbiamo sentite di tutti i colori, qualche volta ci prendono per il resto sono panzane. Inoltre pare che questa che stiamo vivendo non sia una epoca dalle grandi scoperte capaci di stravolgere le abitudini del mondo, ci dobbiamo accontentare di piccoli passi nel campo scientifico e di conseguenza anche il percorso inverso diventa improbabile anche con la fantasia. Però una cosa almeno la voglio disinventare. L’aeroplano, ecco come sarebbe oggi il mondo senza quelli? Le guerre solo per via terra, un mesetto per raggiungere l’altra parte del mondo. E senza le freccie tricolare? l’Italia sarebbe orfana anche dell’unico primato positivo che ci attribuiscono. Sich… sich…

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  2. Il dotto pezzo in lettura è condivisibile.
    Ma per chi è debole di carattere subito dopo non condivisibile.
    Comunque mi pare che si stia parlando di sesso degli angeli, un'arrampicata sugli specchi.
    Fantasia, per l'appunto.
    Non conosco < Gainman >, al pari dell'infinita schiera di autori contemporanei.
    Tuttavia il merito di questo post è stato quello di farmi ri-correre a Google, ove ho appreso che il nome corretto è Gaiman ( sempre che ci si riferisca alla stesso soggetto )...
    Chiara/mente, Sid.

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  3. Gain (guadagno) - man : lapsus freudiano. Scrivendo avevo probabilmente in mente quando ricava dalla vendita dei suoi libri (e dalle sceneggiature e dai fumetti).
    In realtà la caratteristica della specie umana è, a mio parere, proprio quella di cercare di guardare avanti nel futuro per averne vantaggi. Anzichè mangiare i semi oggi li coltivo così, domani, potrò mangiare di più. Se non ci fosse stato chi osservava il presente e speculava (anche fantasticando) sulle conseguenze di possibili comportamenti oggi non saremmo qui. Per quanto mi riguarda preferisco esserci. Chi la vede (e a buon diritto) diversamente deve solo aspettare e sarà infallibilmente accontentato.

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    Risposte
    1. Certamente, senza ricerca non c'è futuro.
      Cosa di cui lo Stato italiano se ne frega altamente...
      Per fortuna che oggigiorno ci sono le start-up italiane che vanno per loro conto, aprendo anche all'estero.
      Sid

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