venerdì 13 settembre 2013

Siddahrta (15) La mietitura - "Ipermodernismo infuturato" in nome del quale si compiono scempi scellerati - Il pavimento marmoreo del Duomo di Siena





A) – La mietitura.
Quest’estate, a mietitura compiuta, ho guidato un gruppo scolastico delle medie in un’azienda agricola locale.
Per prendere atto de visu della complessa lavorazione dei campi.
Il fattore ebbe diligentemente a spendersi spiegando per filo e per segno la successione delle operazioni di raccolta, dal dissodamento, alla semina, al taglio meccanizzato, alla spigolatura.



Dopo un’ora di chiarimenti vagando pe’ campi, l’agricola chiese alla scolaresca se v’erano altre domande al riguardo.
Una ragazzina, alzata la mano, disse: << Eee, beeh, insomma, ecco, in che cosa consiste il lavoro del contadino? >>...
Fu allora che il fattore allargò le braccia sconfitto!


B) – Il cocchio.
Appoggiandomi al Fedro di Platone, io paragono la Poesia ad un cocchio alato trainato da due cavalli, uno scalpitante di razza generosa che le permette di librarsi verso l’alto, ed uno ronzinante che la trascina in basso.
Simboli trasparenti della genialità di pochi Autori e della pochezza dei tantissimi altri.

SIDDHARTA
13.9.2013







A - Il disordine.
Malgrado le apparenze, il nostro Universo è il regno del disordine, donde l’espressione caos universale.
E giù giù fino alla Terra, fino a noi.
Perché a ben vedere ogni giorno è una lotta accanita per fare e mantenere l’ordine.
Sia nelle cose che ci circondano, che altrimenti ci travolgerebbero ( tenere ordinata la casa, precisione nel lavoro, ecc. ).

Sia verso noi stessi, coi lunghi anni di allevamento, educazione, istruzione.
Fin dentro noi stessi, quando vogliamo mettere ordine alle nostre idee, controllare la psiche e le azioni.
Naturalmente non tutti ci riescono o ci riescono bene.
Diamo ad esempio un’occhiata alla letteratura.
Tanti con la scusa dell’ipermodernismo infuturato compiono scempi scellerati, buttando alle ortiche regole, conoscenze e tradizioni.
Ehi, gridano soddisfatti, < questa è la via, la vera libertà dello scrivere ! >.
Mi solletica però il dubbio che si cerchi di contrabbandare la propria pochezza ed < ignoranza > culturale per fenomeno d’avanguardia…

B - Il pavimento marmoreo del Duomo di Siena.
Fino al 27 ottobre 2013 sarà visibile in tutti suoi meravigliosi dettagli  lo straordinario pavimento a commesso marmoreo figurato del Duomo di Siena.
Secondo il Vasari < il più bello grande e magnifico che ci sia >.
L’anno scorso un successone: 350.000 visitatori!
Forza, < anda, anda… >.

SIDDHARTA

3 commenti:

  1. Interessante interpretazione del disordine, Tutto meriterebbe un discorso più ampio. Varrebbe la pena di essere più espliciti, soprattutto le ultime due righ meriterebbe un approfondimento. Così sembra una invettiva troppo generica, avanti affondiamo il coltello nella piaga, facci degli esempi. Potrebbe essere tema interessante per uno dei prossimi pensieri cinici. Un approfondimento, mi interessa molto.

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    1. Facciamoci del male.
      Da più parti gli sperimentalisti scrivono come dipingono certi astrattisti informali, i cui quadri possono benissimo essere appiccicati alla parete capovolti, chè tanto il risultato non cambia.
      Caro frame, voglio soltanto soffermarmi sulla punteggiatura.
      Tralasciando i classici come l'Ulisse di Joyce, prendiamo semplicemente una poesia, ove sia totalmente mancante.
      Non mi si venga a dire che oggi s'usa così, che la lettura va via più veloce, che son cose d'altri tempi.
      L'interpunzione è stata < inventata > per dare miglior risalto alla frase, alle parole, al contenuto, al significato.
      Prendiamo solo a riferimento i puntini di sospensione ( i canonici tre, né di più né di meno ).
      Servono a puntualizzare, a drammatizzare, a ironizzare, e così via all'infinito.
      Consentono di evitare, col riferimento intuitivo, altre parole, concetti frasi.
      Hanno cioè un preciso scopo semantico e discorsivo.
      Farne a meno, al pari degli altri segni, significa impoverire una lingua e di conseguenza un testo.
      Fino al punto di far sospettare la comodità di superarla per non incorrere in svarioni grammaticali e nascondere le proprie lacune scolastiche.
      Finchè avrò fiato nella strozza griderò sempre ai quattro venti questo sconcio letterario di certi modernisti, a sdegno e reprimenda.
      Sid

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  2. Ho anch'io quest'impressione, ma la voglia di stupire, in un mondo come quello letterario dove tutto sembra già stato detto, evidentemente è forte.
    A me sembra, comunque, che lo scrittore moderno sia orientato in genere più verso lo scandaglio del sé, piuttosto che verso il rapporto tra personaggio e influsso dell'ambiente.
    E' una ricerca interiore che cerca di tratteggiare tutte le sfaccettature dei sentimenti dei vari personaggi.
    Per questo, sia la struttura che la scelta del modo d'esprimersi, a seconda degli autori, segue determinate sperimentazioni. E, in una società caotica, dove i cambiamenti sono repentini e i valori vengono continuamente messi in discussione, il tutto non può che esprimersi in maniera altrettanto disarticolata.



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