domenica 1 settembre 2013

L'Angelo del bombolone - Marilena - racconto

2/09/2013
etichetta: la stanza di Marilena


L’Angelo del bombolone


Nel 2000 avrei potuto essere vecchia

Ho sempre pensato che nel duemila sarei stata vecchia, chissà perché visualizzando i miei quarant’anni mi vedevo ad immagine e somiglianza di mia nonna, una donnina piccola e minuta sempre intenta a sferruzzare.

Sicuramente questo è dovuto al fatto che prima dei vent’anni il tempo ha ancora un valore infinito ed è solo avviandosi verso gli anta che si scopre quanto sia definito e così, quando il capodanno del nuovo millennio è arrivato mi sono accorta di non sentirmi affatto vecchia.

Nel 1997 avevo dato un colpo di timone alla mia vita, avevo divorziato, e dopo tre anni di dovuta quarantena per una sana ed opportuna disintossicazione mi sono innamorata.

Non dico di nuovo perché ho il dubbio che  tutto quello che è successo prima fosse tutt’altro che amore ma è difficile dare una giusta collocazione ai sentimenti e temo di aver scambiato per amore una supina e lieta subordinazione.

Ma la supina subordinazione non può durare a lungo soprattutto per il libero sagittario che mi governa e, senza stare qui  a tediarvi  più del dovuto raccontandovi vent’anni di vita coniugale, posso affermare senza tema di essere smentita di aver resistito molto più del giusto.

Comunque era di maggio ed è arrivato un uomo.
Prima con la voce, poi con le parole scritte ed infine con gli occhi e tutto il resto dell’equipaggiamento.

Mi è piaciuto subito, ma è stato davanti ad un piatto di tagliatelle ai funghi che ho capitolato, con 44 anni già compiuti e due figli a carico.

Dato che l’infinito va avanti a passi lunghi, da quel giorno sono passati 7 anni , mica anni facili beninteso, anche alla mia veneranda età ho avuto tutti gli ardori di un’adolescente e le incazzature e le gelosie, lui spesso si allontanava per le ombrosità del suo carattere per la sua scarsa voglia di prendere decisioni e posizioni, non è uno facile ed io ho per contro ho un carattere piuttosto pungente, insomma non ci siamo fatti  mancare niente siamo stati due fidanzati modello. 

Poi nel 2007 anziché la crisi del settimo anno abbiamo rischiato di perderci ma per altre ragioni.
Era di maggio (di nuovo) , venerdì 17 maggio.

Premetto che ci telefoniamo molto perché non abitiamo insieme e ci separano molti chilometri, io lo chiamo anche tutte le mattine per il buongiorno.

Quel giovedì sera del 16 maggio 2007 ci siamo salutati verso mezzanotte poco prima di andare a dormire con l’accordo che il mattino successivo lui sarebbe partito per raggiungermi per il fine settimana. 

Ore 7 telefonata standard, non risponde
Ore 8 parto per andare in ufficio, richiamo e non risponde
Ore 9 arrivo in ufficio, chiamo e non risponde, anche al telefono di casa niente.

Penso che sicuramente sono arrivati gli operai di cui mi aveva parlato e che dovevano vedere un  lavoro da fare nei prossimi giorni e lui è fuori con loro però mi arrabbio, poteva avvisarmi almeno!

Ore 10 richiamo e non risponde né casa né cellulare, comincio a preoccuparmi ma sono in ufficio e devo lavorare, c’è gente che va e viene, arrivano le 11 richiamo. Niente!

Comincia il panico, penso di chiedere un permesso, uscire e andare a casa sua ma sono quasi 400 km e 4 ore di tempo. Richiamo ancora.

Non so che pesci pigliare, vado in paranoia, se avesse avuto un qualsiasi imprevisto mi avrebbe quantomeno avvisato che sarebbe partito più tardi, anche se qualche volta fa l’orso e non si fa trovare in questo caso non credo che mi lascerebbe qui a penare.

Penso, penso, penso, vado in confusione, lui abita in un posto isolato, non ho vicini da chiamare, a questo punto sono spaventata ma ho un lampo di genio, cerco il numero dei carabinieri del suo paese e li chiamo.
Spiego concitatamente e più chiaramente possibile la situazione e chiedo per cortesia di andare a controllare perché sicuramente è successo qualcosa.
Mi rispondono che la volante è fuori,  in servizio ma appena rientra il maresciallo verrà avvisato e andranno a controllare.

M richiamano dopo un tempo infinito (intanto è già passata l’una,  facevo prima ad arrivare io)

Mi dicono che pare tutto a posto, in cortile c’è l’auto le imposte sono chiuse ed anche la porta.
I cani? Chiedo, i cani?
I cani ci sono.

A quel punto sono disperata, non sarebbe andato in giro a fare una passeggiata senza i cani e poi insomma sapendo che lo stavo aspettando mi avrebbe telefonato,  li supplico di entrare perché sicuramente è in casa e si è sentito male, mi rispondono che non possono senza l’autorizzazione di un parente…

Dovete sapere che in casi come questi una “fidanzata” è praticamente un’estranea, una che non ha peso nella vicenda, non ha voce in capitolo ma non è certo il caso di polemizzare in questo momento.

Cerco di corsa il numero della sorella e  glielo comunico ed intanto li supplico di nuovo di entrare.
Per fortuna prima ancora di trovare la sorella e di ricevere l’autorizzazione prendono una scala e vanno a controllare la finestra del primo piano, quella che io ho indicato, la televisione è accesa ma lui non risponde, a quel punto forzano la serratura ed entrano.

La casa è satura di monossido di carbonio fuoriuscito da un fornello chiuso male.
Se ne sono accorti, non hanno acceso nulla.

Lui è di sopra, ormai dentro al tunnel che porta nell’oltre.
Il telefono sul comodino riporta tutte le mie chiamate.

E’ arrivata l’eliambulanza lo soccorrono  prendendolo per i capelli (per fortuna ne ha ancora) lo riportano indietro.

Intanto si sono fatte le cinque del pomeriggio ed io dall’altra parte del telefono con dieci anni di vita in meno ed il velo della vedovanza sui capelli mi sento dire dal maresciallo che lo hanno trovato e che  “è ancora vivo ma non può dire nulla di più preciso”.

Non ci crederete ma mentre scrivo riesco ancora a piangere avendo la percezione esatta di quel momento, quella frase sibillina sembrava un paletto infilato nel cuore, quelli che usano per i vampiri, solo che loro in questo modo  muoiono definitivamente, io invece ero viva ma il dolore nel petto era intollerabile.

Dato che non voglio tenervi troppo in ansia, sappiate che è finito tutto bene, lo hanno salvato in extremis e solo perché la sua casa è grande e lui dormiva nella parte superiore ed il monossido di carbonio prima satura tutta la parte inferiore poi sale e forse anche perché… l’angelo del bombolone ha fatto finire il gas.

Si, lo hanno salvato, o sono stata io?

Sicuramente ho salvato me stessa perché altrimenti quel paletto conficcato nel cuore sarebbe stato piuttosto difficile da portarsi dietro per gli anni a venire invece, ne sono passati altri sei di quegli anni e siamo arrivati a tredici sfidando l’infinito che finisce.

Nel frattempo sono diventata nonna, abbiamo preso una casa in campagna, e non mi sento ancora vecchia chissà, forse verso i novanta comincerò a prendere la cosa in seria considerazione.





19 commenti:

  1. Il fatto che sia scritto in prima persona e il climax reale che con abilità sei riuscita a creare, mi induce a credere che i fatti descritti siano realmente accaduti. Mi hai fatto stare in pensiero, ho temuto il peggio. Tutto è bene ciò che finisce bene. Ottimo ritmo e linguaggio accattivante. Questa per me è l’ennesima dimostrazione che un bravo poeta sappia anche scrivere altrettanto bene. Complimenti

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Franco, grazie sempre per la tua innata disponibilità e simpatia :-)

      Elimina
  2. Serenella Tozzi2 settembre 2013 14:38

    Davvero attraente questo racconto, a dimostrazione di come da una storia di vita quotidiana si possa trarre, grazie alla scrittura, una storia molto gradevole da leggere.
    D'accordo con Franco sulla considerazione che da una brava poetessa non possa che derivare una seducente scrittura.
    Brava Marilena, l'ho molto gustato questo racconto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Serenella per il tuo giudizio positivo :-)

      Elimina
    2. Serenella Tozzi3 settembre 2013 16:37

      Devo dire, Marilena, che del tuo racconto di vita mi è piaciuto il distacco e la disinvolta ironia del narrare, a conferma che erano disagi ormai superati e lontani. Per questo stesso motivo anche per il finale presagivo un qualcosa di sorprendente, ma in chiave certamente positiva.
      Del resto, dal tuo modo di raccontare, si capisce bene fra le righe che le difficoltà superate non erano questioni da poco e che solo una raggiunta serenità ti ha permesso di esporle così.
      Ciao.

      Elimina
  3. Non so se, nel partecipare questa esperienza, tu volessi fare solo la cronaca di quanto accaduto, o avessi anche l’idea di darle la veste di racconto.
    Siccome la varietà di opinioni è preferibile all’uniformità dei pareri, mi permetto di dire che, come cronaca, il fatto “prende” e lo si legge d’un fiato, tirando un sospiro di sollievo quando si giunge alla fine.
    Ma, come racconto, lo trovo piuttosto algido: gli manca quel contorno di riflessioni e osservazioni generali che, scavalcando il fatto in sé, sarebbero servite a sublimare il tutto in un esempio di attraente scrittura.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In effetti la varietà di opinioni è auspicabile e ti ringrazio veramente per la tua osservazione di cui farò tesoro anche se devo confessarti che la definizine "algido" mi piace assai.

      Ovviamente questo avvenimento mi ha lasciata tutt'altro che fredda ma ho aspettato un bel po' prima di scriverne e credo di aver dato a questo racconto lo stessa impronta delle mie poesie, poche parole dirette senza troppi aggettivi nè fronzoli.
      Non amo l'enfasi ed il linguaggio che preferisco è quello minimalista.

      Un caro saluto e grazie per i tuoi commenti sempre graditissimi
      Marilena

      Elimina
  4. Da curare di più la punteggiatura e la sistemazione sintattica.
    Titolo e testo esigono uniformità: sull'Angelo è meglio decidersi se in maiuscolo o in minuscolo.
    Il discorso indiretto soffre alquanto.
    L'uso ripetuto del telefono d'ufficio per ragioni private sarebbe da < Striscia la notizia >.
    Sei battute ironiche interessanti.
    Un corso di scrittura creativa parrebbe utile.
    Siod

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per l'A maiuscola di Angelo del titolo, me ne assumo la responsabilità, per abitudine io lo scrivo sempre così, con la maiuscola appunto. Si può scrivere anche con la minuscola, tuttavia con le cose sacre "esagerare" non si sbaglia mai.
      Ho scritto un racconto sugli Angeli che non ho mai pubblicato, se non in forma ridotta, non è detto che mi decida a tirarlo fuori. C'è stato un tempo in cui quello degli Angeli era un argomento che trovavo intrigante, nonostante mi consideri un agnostico.

      Elimina

    2. Sid, giuro che ho sempre usato il mio cellulare e poi era una questione di vita o di morte nemmeno a striscia la notizia avrebbero avuto qualcosa da dire al riguardo eh eh eh

      Per il corso di scrittura creativa posso prendere in seria considerazione la cosa, penso sarebbe decisamente interessante ma devo aspettare la pensione ;-)
      grazie un abbraccio

      Franco ;-) grazie

      Elimina
    3. Franco, anche < Bombolone > nel titolo andrebbe minuscolo.
      Una curiosità: si può correggere una volta pubblicato?

      Marilena: perchè son troppo vecchio, ma anch'io sarei stimolato a frequentare il corso.
      Son convinto che s'imparino tante cose.
      Molti editori fanno seguire gli esordienti da un tutor che consiglia, corregge, insegna lo stile opportuno, la sistemazione interna, l'impaginazione, ecc. prima di stampare.
      Complimenti per aver preso il mio commento con grazia e signorilità.
      Fraternamente, Sid.

      Elimina
    4. Ecco fatto! Vedrò di frequentare un corso di aggiornamento per impaginazione e tutto il resto.
      Se te la senti posso farti pubblicare le tue cose comodamente da casa tua e dal tuo pc, come e quando vuoi. Sono sicuro che te la caveresti benissimo anche con i titoli i sottotitoli, le fotografie, l'impaginazione, la scelta del carattere, interlinea eccetera. Io... faccio quello che posso.

      Elimina
    5. Naturalmente io scherzavo neh :-)
      Non ho nessuna intenzione di frequentare corsi e di nessun genere, e sono ben felice che mi facciate notare gli errori. Sia chiaro, invece, sulla possibilità di pubblicare i vostri lavori da casa e direttamente sul blog, esiste davvero questa funzione. Se qualcuno fosse interessato, faccia un cenno. Si tratta di diventare "membro del blog"... ma figuriamoci, mi rendo conto che rappresenti un impegno troppo oneroso, già avete difficoltà a premere il ditino sull'icona a destra che cita "unisciti a questo sito" Insomma quella è un po' come chiedere l'amicizia su facebook, quasi la stessa cosa... e non si paga niente. Ve lo assicuro. Grazie

      Elimina
    6. Avevo già adocchiato l'icona di cui parli.
      Ma mi chiedo:
      - Risponde sempre l'amministratore del blog civilmente e penalmente o ciascun membro lo è in solido con gli altri membri per fatto proprio o altrui?
      - La pubblicazione diretta esclude la preventiva valutazione del wm?
      - Come fa il wb a collocare nella giusta rubrica la proposta?
      Non c'è il rischio di confusione sistematica?
      Sid

      Elimina
    7. Non facciamo confusione, caro Sid
      L'icona al lato "unisciti a questo sito" è semplicemente un elenco di simpatizzanti, un po' come le amicizie su facebook. Punto, tutto qui.

      Altra faccenda è diventare "membro del blog"
      Dal punto di vista giuridico non cambia nulla.
      L'amministratore unico del blog sono sempre io.
      E' sempre il WM a decidere se e quando pubblicare, l'unico vantaggio per l'associato, è che può impostare il post da casa.
      Insomma diventa come al club dei poeti, sei tu a fare il copia incolla della tua opera, a postare a mettere la foto, a digitare il testo, a impaginare eccetera.
      Dopo la valutazione del wm scatta la pubblicazione.
      Quindi in ogni caso a smistare il traffico ci sarei sempre io.
      A dire la verità non ho mai fatto uso di questa funzione, perchè nessuno me lo ha mai chiesto. Dovrei fare la prova per essere più preciso.

      Elimina
    8. Allora:
      - sul punto uno, mi < unisco >;
      - sul punto due, sostituisce l'invio per posta? Approfittarne?
      - punto tre, vorrei delucidazioni sul < modulo di contatto >.
      Se occasioni nuove, non vanno lasciate deperire...
      Sid

      Elimina
    9. Anche il modulo di contatto sostituisce la email, serve per chi capita per caso sul blog e non ha il mio recapito.Un modo facile e sbrigativo per mandarmi una email senza uscire dal blog.

      Per l'altra questione hai ragione ancora, andiamo benissimo così, Tu scrivi e io mi diverto a trovare le foto e a fare i titoli. A proposito fatti venire l'ispirazione in fretta che ho finito i pensieri cinici. ;-) C'è gente che viene sul blog solo per leggere i tuoi pensieri, non li vorrai deludere spero. Poi li trova troppo complicati per commentarli, ma ti assicuro che ci riflettono sopra. Che vuoi di più,io ti invidio, ma da dove ti escono tutte quelle "pensate?"
      Con simpatia

      Elimina
    10. A novant'anni la mia vita è un romanzo...
      Mi siedo, piglio la biro e la mia mano scorre veloce sul foglio.
      Cose semplici, per lo più vissute da me o da altri.
      Un piacere dialogare con chi ama la letteratura e la conoscenza in genere.
      Fraternamente, Sid.

      Elimina
  5. a me il racconto è piaciuto. Se non spiace, vorrei dire la mia sulla presunta "freddezza". Personalmente la vedo così: un autore che mi "spiega" qualcosa, che sta lì col ditino alzato rischia che glie lo spezzi. I saggi sono una cosa la narrativa un'altra. (i peggiori di tutti sono però gli autori che scrivono testi "a tesi", perchè di solito sono subdoli). Ebbene, io penso che i fatti debbano essere disposti in modo da suscitare l'effetto voluto - riflessione od emozione, per esempio. Non devo dirti che X "è bello" devo far sì che ci arrivi tu in base a quanto dico.
    Almeno, io la penso così.

    RispondiElimina