venerdì 27 settembre 2013

L’ITALIA IN CAMMINO : in caso di separazione dei coniugi e in assenza di un’intesa, sarà il giudice a stabilire a chi affidare l’animale?


SPIGOLANDO QUA e LA'
di
Salvo Scollo


Trascrivo il trafiletto comparso su un quotidiano nazionale poco tempo fa:
Stop alle liti per decidere chi si terrà il gatto o il cane tra le coppie che si lasciano.
Una proposta di legge presentata dalle deputate del PDL Maria Vittoria Brambilla e Giuseppina Castiello ipotizza infatti un’integrazione al codice civile affinché, in caso di separazione dei coniugi e in assenza di un’intesa, sia il giudice a stabilire a chi affidare l’animale.

In particolare, si prevede che “il tribunale, in mancanza di un accordo fra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, la prole, se presente, e, se del caso, esperti del comportamento animale, attribuisce l’affido esclusivo o condiviso dell’animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere”.
“In caso di affido condiviso – prosegue poi il testo – salvo diversi accordi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei detentori provvede al mantenimento dell’animale da compagnia in misura proporzionale al proprio reddito. In caso di affido esclusivo, il mantenimento è a carico del detentore affidatario”.

È una notizia che mi ha rallegrato e ridato fiducia nel Paese: non è vero che l’Italia sia bloccata sulla strada delle riforme. Certo, il cammino è lungo e gli inciampi fanno parte di qualunque esperienza.
Però io vedo, come si dice con un’espressione abusata, la luce in fondo al tunnel.
I nostri parlamentari, specchio fedele delle istanze liberatrici e innovatrici dei cittadini, non stanno certo con le mani in mano.
Esempi di un’accentuata sensibilità nei confronti delle aspettative del popolo sovrano?
Sono in discussione l’omofobia, il tragico fardello del femminicidio, il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, le riforme costituzionali, …
Ma non è tutto: ora sono entrati in gioco (e a giusta ragione) anche i diritti dei gatti e dei cani.
Perché l’UE, così pronta a comminarci multe per alcune (discutibili) inadempienze, non ci assegna, a compensazione, delle benemerenze (tipo, che so, il Leone o la Palma d’oro, o il Nobel per la pace) di fronte a questi nobili sguardi che vanno ben oltre la specie umana? Non ci meriteremmo un riconoscimento convinto che alimenterebbe la speranza di potercela fare, attivi come siamo nell’incidere su obsolete categorie mentali?
Dopo questo colpo d’ali, cosa volete che sia, Stati dell’Unione, il probabile sforamento del 3%  nella prossima Legge di Stabilità?

Però … ho anche da esprimere qualche perplessità. Memore delle recenti disquisizioni prospettate da eccellenti giuristi a proposito dell’applicazione della legge Severino, non vorrei che, una volta trasformata in legge, la suddetta proposta fosse sottoposta al giudizio della Consulta.
Il motivo è semplice: se tutti gli animali sono uguali davanti la legge, perché il legislatore dovrebbe proteggere solo i gatti e i cani?
I pesci dell’acquario, i criceti, i cardellini, le tartarughe, i pappagalli, gli animali esotici e via dicendo, non dovrebbero usufruire delle medesime attenzioni?

Il suggerimento che, da comune cittadino, mi sento di offrire agli emeriti parlamentari autori dell’iniziativa, è di includervi tutte le specie animali. Sarebbe sufficiente sostituire le parole “gatti” e “cani” con  “tutti gli animali che circolano in casa”

È vero che l’optimum sarebbe tener conto anche di quelli che sono allevati in campagna per diletto, ma forse chiedo troppo, inguaribile perfezionista che sono.

5 commenti:

  1. mah... per quanto possa far inorridire, secondo il codice civile gli animali di affezione sono considerati "cose", anche se le leggi e le interpretazioni più recenti stanno ormai superando questa concezione.
    Ad ogni buon conto, che i"pets" possano divenire oggetto di contesa tra ex coniugi non è certo una novità (e neppure in Italia).
    Che si debbano considerare e proteggere i cani e i gatti e non le iguane (sì qualcuno le considera animali da compagnia) integra una ingiustificata disparità di trattamento.
    I separandi e divorziandi, in ogni caso, continueranno a litigare per essi, leggi o non leggi.
    Il fatto è che avremmo bisogno di meno leggi (e di meno Sentenze) e di più buon senso.

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  2. Una scrittura accattivante la tua, e l'argomento è posto in maniera interessante: di fronte alle tante drammatiche situazioni che gravano sul nostro Paese non dovrebbe essere semplicemente trascurabile l'adozione di norma giuridica sull'affidabilità di un animale in caso di separazione fra i coniugi?
    Mi viene da pensare che potrebbe esserci una rapida adozione di questa proposta (una legge che non scontenta nessuno, anzi aumenterebbe le simpatie verso i politici che l'hanno votata).
    Purtroppo, invece, legiferare sugli altri importanti temi porta a lungaggini, dovute alle posizioni politiche in questa Italia restia ai cambiamenti e, soprattutto, alle posizioni raggiunte dalle varie lobby e dai responsabili nei vari apparati pubblici che, di fatto, con le loro continue opposizioni ci impediscono di progredire.

    Le radici dell'etica animalista nel pensiero occidentale, d'altronde, si possono ricondurre all'antichità.
    Fra i più antichi pensatori a essersi espressi contro la violenza nei confronti degli animali viene ricordato soprattutto Pitagora, che predicava il rispetto degli animali e l'adozione di una dieta vegetariana.
    Nel settecento il dibattito sugli animali accese gli animi e vi parteciparono eminenti personaggi, fra i quali spicca David Hume.
    Condillac pubblicò un "Trattato sugli animali" (1755) in cui attribuiva ad essi tutte le facoltà umane.
    Nel corso dei secoli altri importanti personalità intervennero nel riconoscere agli animali sentimenti paragonabili a quelli umani.
    Arthur Schopenhauer sostenne che gli animali hanno la stessa essenza degli esseri umani, e – pur reputandoli mancanti della facoltà della ragione – ammise in loro emozioni e sentimenti.
    Nel 2007, poi, il 10 dicembre è stato proclamato Giornata Internazionale per i Diritti degli Animali
    e l'anno successivo (il 15 ottobre 1978) è stata sottoscritta presso la sede dell'UNESCO a Parigi, una Dichiarazione universale dei diritti dell'animale con lo scopo di fornire un codice etico per sancire i diritti che spettano ad ogni animale.

    Insomma, forse proprio agli animali spetterebbe di decidere con chi andare in caso di separazione. Io una soluzione salomonica l'avrei: fossi il giudice metterei i due contendenti uno di fronte all'altro a debita distanza, e l'animale in mezzo; poi direi ai due umani di chiamare l'animale e, quindi, affiderei a colui o colei che é stato prescelto e raggiunto l'affidamento.

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    1. Molto scenografica la soluzione da te prospettata, mi piacerebbe vedere i due contendenti che a debita distanza cercano di attrarre l'attenzione del cucciolotto di coccodrillo o del giovane boa. Perchè chi lo decide quali siano gli animali da compagnia per eccellenza o meno?
      Te la immagini la scena. Piuttosto, il giorno della resurrezione, perchè prima o poi avverrà io ci credo, pensa se mi ritrovassi circondato dalle belle bestiole che ho avuto durante la vita terrena. Pensa il casino se uno si ritrovasse a dover discutere con il consorte o più di essi, dell'affidamento degli animaletti. Ah ma se ci pensa il Buon Dio allora affar suo. Io me li rivedrei tutti con piacere. Ho detto una cavolata vero?
      Va be', portate pazienza.
      Forte questo post, ottimo Salvo.

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    2. Mamma mia, pensa che bailamme essere assalita festosamente da tutti gli animaletti della mia vita! C'è stato pure un falchetto di nome Igor che mi volava sulla spalla e mi beccava affettuosamente in testa (davvero, con molta delicatezza).

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  3. Penso sia una trovata pre-elettorale quella della Brambilla.
    Al pari della vecchia proposta di inserire l'animale nello stato di famiglia.
    Mi accontenterei dell'assicurazione che i nostri compagni di viaggio siano rispettati e amati.
    Sid

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