sabato 14 settembre 2013

Morte di un Impiegato - Anton Cechov - Narrativa


31/08/2013
etichetta: Racconti in soffitta



Anton Pavlovic Cechov 
Taganrog, porto del Mar d'Azov, 29 gennaio 1860. Yalta1899

 “I suoi racconti sono ammirevoli per la semplicità e la chiarezza, straordinari per l'arguzia e il senso d'umorismo. Cechov sa esprimere il suo profondo rispetto per la gente umile, e riesce a rendere visibile il dolore e l'inquietudine presenti nella decadente società del tempo.”
Nonostante non manchino le ipotesi più strane e cervellotiche intorno al significato intrinseco di questo racconto, peraltro scritto con una semplicità disarmante, Morte di un impiegato resta, secondo il mio modesto parere un racconto senza una morale. Di una lucidità estrema, paradossale e di un sarcasmo chirurgico, non per nulla era un dottore, capace di analisi impietose, riassume con sottile ironia lo stato di completa subordinazione di un povero impiegato statale nei confronti del funzionario in cima alla piramide burocratica.

La morte di un impiegato


Una magnifica sera un non meno magnifico usciere, Ivàn Dmitric' Cerviakòv, era seduto nella seconda fila di poltrone e seguiva col binocolo Le campane di Corneville. Guardava e si sentiva al colmo della beatitudine, ma a un tratto il suo viso fece una smorfia, gli occhi si stralunarono, il respiro gli si fermò... egli scostò dagli occhi il binocolo, si chinò e starnutì. Starnutire non è vietato ad alcuno e in nessun posto. Starnutiscono i contadini, i capi di polizia e a volte perfino i consiglieri. Tutti starnutiscono. Cerviakòv non si confuse per nulla, s'asciugò col fazzolettino e, da persona garbata, guardò intorno a sé per vedere se non aveva disturbato qualcuno col suo starnuto. Ma qui, sì, gli toccò confondersi. Vide che un vecchietto, seduto davanti a lui, nella prima fila di poltrone, stava asciugandosi accuratamente la calvizie e il collo col guanto e borbottava qualcosa. Nel vecchietto Cerviakòv riconobbe il generale civile Brizzalov, in servizio al dicastero delle comunicazioni.

«L'ho spruzzato! », pensò Cerviakòv. 'Non è il mio superiore, è un estraneo, ma tuttavia è seccante. Bisogna scusarsi».
Cerviakòv tossì, si sporse col busto in avanti e bisbigliò all'orecchio del generale:

- Scusate, eccellenza, vi ho spruzzato involontariamente...
- Non è nulla, non è nulla...
- Per amor di Dio, scusatemi. Io... non lo volevo!
- Ah, sedete, vi prego! Lasciatemi ascoltare!

Cerviakòv rimase impacciato, sorrise scioccamente e riprese a guardare la scena. Guardava, ma ormai la beatitudine era scomparsa. Cominciò a tormentarlo l'inquietudine. Nell'intervallo egli s'avvicinò a Brizzalov, passeggiò un poco accanto a lui e, vinta la timidezza, mormorò:

- Vi ho spruzzato, eccellenza... perdonate... io, vedete... non che volessi...
- Ah, smettetela... Io ho già dimenticato, e voi ci tornate sempre su! - disse il generale che mosse con impazienza il labbro inferiore.

«Ha dimenticato, e intanto ha la malignità negli occhi», pensò Cerviakòv, gettando occhiate sospettose al generale. «Non vuol nemmeno parlare. Bisognerebbe spiegargli che non desideravo affatto... che questa è una legge di natura, se no penserà ch'io volessi sputare. Se non lo penserà adesso, lo penserà poi! ...

Giunto a casa, Cerviakòv riferì alla moglie il suo atto incivile. La moglie, come a lui parve, prese l'accaduto con troppa leggerezza; ella si spaventò soltanto, ma poi, quando apprese che Brizzalov era un "estraneo", si tranquillizzò.
- Ma tuttavia passaci, scusati. -disse. -Penserà che tu non sappia comportarti in pubblico!
- Ecco, è proprio questo! Io mi sono scusato, ma lui si è comportato in un modo strano... una sola parola sensata non l'ha detta. E non c'era neppure tempo di discorrere.

Il giorno dopo Cerviakòv indossò la divisa di servizio nuova, si fece tagliare i capelli e andò da Brizzalov a spiegare. Entrato nella sala di ricevimento del generale, vide numerosi postulanti e in mezzo ad essi il generale in persona, che già aveva cominciato l'accettazione delle domande. Interrogati alcuni visitatori, il generale alzò gli occhi anche su Cerviakòv.
- Ieri all'arcadia, se rammentate, eccellenza, - prese a esporre l'usciere, - io starnutii e... involontariamente vi spruzzai... Scus...
- Che bazzecole... che desiderate? - domandò il generale rivolgendosi al postulante successivo.
«Non vuole parlare! », pensò Cerviakòv, impallidendo. «É arrabbiato dunque... No, non posso permetterlo... gli spiegherò..'.
Quando il generale finì di conversare con l'ultimo postulante e stava per dirigersi verso gli appartamenti interni, Cerviakòv gli andò dietro e prese a disse:

- Eccellenza! Se oso incomodare vostra eccellenza, è precisamente per un senso, posso dire, di pentimento! ... Non lo feci apposta, voi stesso lo sapete!
Il generale fece una faccia piagnucolosa e agitò la mano.
- Ma voi vi burlate semplicemente, egregio signore! - disse, scomparendo dietro la porta.

«Che burla è mai questa? », pensò Cerviakòv. «Qui non c'è proprio nessuna burla! É generale, ma non può capire! Quand'è così, non starò più a scusarmi con questo fanfarone! Vada al diavolo! Gli scriverò una lettera e non ci andrò più! Com'è vero Dio, non ci andrò più!
Così pensava Cerviakòv andando a casa. La lettera al generale non la scrisse. Pensò, pensò, ma in nessuna maniera poté concepire quella lettera. Andò il giorno dopo a spiegare di persona.

- Sono venuto ieri a incomodare vostra eccellenza, - si mise a borbottare, quando il generale alzò su di lui due occhi interrogativi, - non già per burlarmi, come vi piacque dire. Io mi scusai perchè, starnutendo, vi avevo spruzzato... ma non pensavo di burlarmi. Come potrei? Se noi ci burlassimo, vorrebbe dire allora che non c'è più alcun rispetto... per le persone...

- Vattene! - urlò il generale, fattosi d'un tratto livido e tremante.
- Che cosa? - domandò con un bisbiglio Cerviakòv, venendo meno dallo sgomento.
- Vattene! - ripeté il generale, pestando i piedi.

Nel ventre di Cerviakòv qualcosa si lacerò. Senza veder nulla, senza udir nulla, egli indietreggiò verso la porta, uscì in strada e si trascinò via. Arrivato macchinalmente a casa, senza togliersi la divisa di servizio, si coricò sul divano e... morì.


9 commenti:

  1. Quando decido di postare un racconto per la mia soffitta, sono consapevole che la probabilità che qualcuno tra i miei lettori si soffermi a leggere il testo e ancor meno perda tempo a commentare una roba vecchia di un secolo fa, oltretutto un classico che anche i sassi conoscono, sono molto vicine allo zero assoluto. Lo faccio soltanto per arricchire la rubrica in questione che, poverina, senza Cechov mi sembrava orfana di un autore di racconti tra i più bravi e conosciuti al mondo. Ne mancano ancora moltissimi all’appello, l’indice è scarno, ma il tempo tiranno. A proposito di “tempo”. Capita che qualcuno si scusi, carinamente per carità e a ragione, di non avere il tempo a disposizione per frequentare il blog come loro stessi vorrebbero, ma con il sito, quando non sono due, da tenere aggiornato, la pagina e il diario di facebook da sbrigare, i tre o quattro blog in giro da spigolare, le poesie e i racconti da scrivere, i commenti da fare, perlomeno quelli tassativi e improrogabili pena calo della popolarità, le email da evadere e le giornate che nonostante gli aumenti in corso continuano ad essere sempre e soltanto ventiquattro… santa polenta come si fa? Per favore non lo domandate a me, io sono nelle vostra identica situazione. Da mesi ormai sento di dover fornire una spiegazione plausibile su come spendo il mio tempo, a quelli che in casa già mi guardano con commiserazione, e temo stiano meditando provvedimenti drastici, tanto che anche il cane a smesso di menare la coda quando mi vede, adesso non mi riconosce e ringhia ;-) e non so cosa rispondere. Quindi…
    Statemi bene e buona domenica.

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    1. E' chiaro che letterariamente sei un eroe.
      Io non ci avrei tale forza d'animo!
      Gestire un blog richiede un impegno eccezionale.
      Ed una ferma convinzione fondata sull'altruismo conoscitivo per il miglioramento etico socio-individuale.
      La materia è un magma in continua evoluzione, con crisi ed entusiasmi
      Per non parlare della concorrenza degli altri social su cui si spalmano i lettori in cerca di visibilità.
      A volte verrebbe il dubbio che il lenzuolo web sia troppo stretto per accontentare tutti.
      Ma non è così: le iniziative fasulle alla lunga mostrano la corda.
      Prendiamo facebook, un pozzo senza fondo che tutto ingoia senza nulla restituire:l'attivismo frenetico e l'impossibilità di gestire gli < amici > e noi stessi alla fine sfiancano.
      Un blog, questo blog, puntando sulla qualità ed il dialogo, ha tutto le carte in regola per resistere nel tempo e soddisfare le aspettative culturali degli utenti.
      Non demordere, il tuo impegno di coordinamento e controllo potrà non avere riscontri concreti immediati, ma è una semina che alla lunga produrrà i suoi frutti nel miglioramento delle coscienze e del sapere.
      Questo ti sia di sprone a continuare, col ringraziamento di tutti noi.
      Siddharta

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    2. Ma no dai, non farmi passare per un martire, in fondo io qui mi diverto, non me l'ha ordinato il dottore, inoltre ho dei collaboratori validissimi, senza i quali questa sarebbe un cuccia troppo grande e fredda per un solo Bobby.
      Recentemente ho scoperto che mi basta un semplice click per condividere questi post su facebook.
      Ancora non so se questo porterà a qualcosa di concreto, di certo darà più visibilità al blog.
      Sempre che questo non rappresenti un problema per i firmatari del post. E chi lo sa, forse dovrei chiedere prima l'autorizzazione... boh non lo so. VEDIAMO SE QUALCUNO MI AIUTA A RISOLVERE IL QUESITO.

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    3. Leggere i classici fa sempre bene, e tu fai doppiamente bene a pubblicarli.

      Per quanto riguarda la pubblicazione su fb dei vari post, io credo che non si debba chiedere l'autorizzazione visto che il blog stesso é pubblico.

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  2. Su Anton Čechov.
    Certo al paragone coi tempi moderni ci passano anni luce.
    Ma allora lo stile letterario era consono al tenore di vita ed ai valori correnti, in una Russia contadina e lontana.
    Comunque questo come altri suoi racconti entrarono presto nella mia formazione giovanile.
    Sid

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  3. Ricordo - c'era ancora il bianco e nero - un programma tv in cui un attore famoso (non chiedermi chi: è passato troppo tempo) leggeva questo racconto che, da allora, mi è rimasto impresso. Un testo piano, agghiacciante, come un grave che scivola su un piano inclinato, verso un baratro, con una punto di surreale, una punta di satira, una punta di analisi sociale, una di psicologia.
    Non credo proprio che il brano sia protetto da diritti di autore. Piuttosto, potrebbe esserlo la traduzione o pubblicazione in Italia.

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    1. Non è difficile da trovare su internet, io l'ho scaricato da qui:http://web.tiscali.it/eliotwasapoet/narrativa.htm
      Però ho controllato su Liber Liber il portale che pubblica tutti i racconti e i video liberi da copyreight e non si trova nulla di Cechov.
      Io da bambino sono rimasto impressionato dallo sceneggiato L'Idiota di Dostoevskij interpretato da, se non ricordo male, Albertazzi, la sigla iniziale era agghiacciante.

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