venerdì 4 ottobre 2013

Aglieco Sebastiano - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta



SEBASTIANO AGLIECO
è nato a Sortino, in provincia di Siracusa, il paese degli asini della Cavalleria Rusticana. Ha vissuto tra i monti e il mare, in Sicilia, fino a 24 anni, poi accasato, ma per sbaglio, a Monza, dove non ha messo mai radici. Da qualche anno è ritornato a insegnare a Milano, nella scuola elementare.


Ha pubblicato diversi libri di poesia. I primi, praticamente clandestini, poi Giornata (La vita felice 2003, con una nota di Milo De Angelis, premio Montale Europa 2004), Dolore della casa (Il ponte del sale 2006), Nella Storia (Aìsara 2009), e la raccolta di saggi Radici delle isole (La vita felice 2009), che raccoglie il lavoro critico svolto in questi anni. Collabora con riviste di poesia (La Clessidra, La Mosca di Milano, Ali, Gradiva, e l’annuario di poesia della casa editrice puntoacapo). Dirige per l’editore L’Arcolaio la collana “I nuovi gioielli”. Suoi testi e interventi sono presenti in plaquettes d’arte, realizzate in sintonia con artisti visivi e musicisti, volumi collettivi, riviste e in rete. Soprattutto, forse, si è occupato di educazione: scrittura e teatro. Di prossima pubblicazione un libro in lingua siciliana per l’associazione Il ponte del sale di Rovigo e un diario scolastico poetico per le edizioni CFR, raccolta vincitrice del premio Fortini. Il suo blog è Compitu re vivi dove continua il lavoro di critica sulla poesia contemporanea. (info: www.miolive.wordpress.com).

I
Gli occhi che nella distanza chiudo
i pochi alberi all’orizzonte
la pioggia dalla finestra
«grazie per quello che fai
per i nostri bambini».
E poi un silenzio bianco
il riassunto, a millimetri
degli amori custoditi.
Uno solo è il male, una
la grande distanza che ci fa soffrire
erano questi gli occhi
e tu li avevi scambiati per altri occhi.

II
Passo nei minuti contati, nel suono di
una stanza chiusa senza porte e senza finestre.
È il luogo antico dove mi porti
una questione privata tra te e me.
Ecco gli oggetti nel buio
il chiarore del bacio che t’incontra
la mano che dimentica.
Se perdi il colore rimane il freddo
il senso nascosto del tuo confine.
Insegnami la lingua delle parole
mute, l’amore nel sonno, la distanza
della luce dal suo chiarore.

III
Sul treno le nuche a distanza
era di maggio appena finito
gli scarsi papaveri nella sera
orientale, le voci degli altri
gli oracoli dell’Est.
Il mare si estinguerà nei suoi confini
fino alle porte di Milano.
Luce tra i capelli che vi cerco
che vi dimentico, ti porterei
ti lascerei negli occhi
nello sguardo perduto di questa
canzone: “chiudo gli occhi sui suoi occhi
e abbraccio la paura”.


Da Giornata, La Vita felice 2003

Tu non ridere di questo sconforto,
della pazienza persa, dei visi che mi
guardano e se ne vanno. Numi tutelari
hanno tracciato strade verso un silenzio
di ritorno, verso un niente che ritaglia gli occhi.
Non voglio più scrivere poesie;
da queste parole in vedetta
ci sarà il tempo di perdere tutto
il resto, tutto il niente che
non abbiamo ancora visto, tutto il
niente che non abbiamo ancora detto.


*

Terra incominciata, sei apparsa verso
sera in mezzo alle parole ed è finito
il mare. Il viaggio si ritrae per altri
anni, ma ora dobbiamo stare, finire il
lavoro che abbiamo incominciato.
Voglio parole in me, senza la musa
oscura che mi ha generato, senza la luce
dell'angelo. Omettere quell'oscuro presagio:
sulla soglia della casa ti perderai.

*

Esiste un ordine e un tempo,
cerco questo in questo tempo:
macerie all'inizio della Storia
un bambino prima di essere bambino.
Guarda cos'è stato il giorno
nelle ore della pioggia: qualcosa è
accaduto e ci siamo già dimenticati.
Esiste il finire di un luogo
l'imparare a morire come all'inizio.


http://www.anteremedizioni.it/montano_newsletter_anno5_numero9_echi_aglieco_scrittura

3 commenti:

  1. Serenella Tozzi4 ottobre 2013 12:26

    Mi piace la poesia di Sebastiano Aglieco, mi piace come sa descrivere il senso di perdita:
    la perdita del luogo conosciuto nel vissuto infantile; vissuto dal quale si resta condizionati e verso il quale si sviluppa quel particolare attaccamento che rimane incollato addosso.
    Trovo che queste poesie ne siano tutte permeate.

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  2. Anche a me piace la poesia di Aglieco. Credo di aver finito la lettera A. Il prossimo illustre sconosciuto avrà un cognome che comincerà con la lettera B. Come metodo di scelta è vergognoso, me ne rendo conto, ma bisogna dire che questo era l'unico modo proprio per non essere obbligati a fare delle dolorose esclusioni, Io li metto tutti, che mi frega, così non sbaglio Poi fra trenta e passa anni, quando qualcuno di questi vincerà il premio Nobel, allora si ricorderanno del frame e solo allora e per via indiretta diventerò famoso anch'io. Meglio tardi che mai.

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  3. leggo solo adesso. grazie :) Sebastiano Aglieco

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