venerdì 4 ottobre 2013

BONDEL - Racconto di Sergio Boldini

Bondel

Quanghzou sembra soffrire del tepore di una giornata che sta morendo. Anche il traffico che per tutto il giorno ha intasato le strade ha un po’ rallentato il suo respiro. Forse è il caldo, l’umidità che ti bagna dentro, sotto pelle.
È una Cina strana quella che mi appare. Ci vedo tanta contraddizione in questo costruire giganti di acciaio trasparente. Penso alla donna seduta all’angolo di una strada dietro a una macchina da cucire a pedali, tre o quattro anziani in fila, la barba lunga e gli abiti dimessi, in attesa per una riparazione di fretta, un bottone, una cerniera o l’orlo di un pantalone. Il muro di quella casa è un groviglio di fili, di cavi attorcigliati, di scatole di derivazione arrugginite, di matasse appese. E mi chiedo cosa potrebbe succedere se un acquazzone colpisse quel pezzo di muro.

Ho mezz’ora di tempo prima dell’appuntamento. Salgo al 24° piano per gustarmi il panorama. C’è una leggera foschia ma lo spettacolo è fantastico. I grattacieli si allungano verso l’alto con i loro scintillii, sembrano torri di cristallo anonime, fredde, senza vita. Invece racchiudono migliaia di storie, avventure, tragedie, ognuna con risvolti diversi. Ai loro piedi la città pulsa di luci in movimento, come un serpente tecnologico che struscia le sue squame e lascia solchi colorati che si perdono in mille direzioni.

Scendiamo dai taxi di fronte al ristorante. Siamo in otto. C’è anche una ragazza cinese invitata dall’agente che ci fa da guida. È molto carina, esile, elegante. Indossa un gilet argentato, camicia rossa e un paio di pantaloni neri aderenti. Ha un nome che stupisce e incuriosisce: Bondel.
Stringo la sua mano. Ha dita sottili, delicate. Fredde.
La doppia fila di vasche piene d’acqua mi mette i brividi. Basta scegliere, indicare con il dito la vittima designata e cernie, aragoste, sogliole, granchi, ma anche germani, piccioni, serpenti, locuste, bachi, scarafaggi, vengono presi, cucinati e serviti.
Il tavolo è grande, rotondo. Ci sistemiamo attorno senza un ordine preciso. Lei, la cinesina, mi sta proprio di fronte. Risponde alle domande dell’agente con un inglese stentato che per me è incomprensibile quanto il cinese. Mantiene un atteggiamento pacato e accorto, una forma smodata di timidezza, quasi temesse di apparire scortese. Quando però parla con la ragazza che prende le ordinazioni sembra assumere un certo distacco, anche il tono è un poco alterato, come volesse far valere il peso del suo essere cliente.

   La osservo con più attenzione. Ha la pelle molto chiara, poco trucco, gli occhi che sembrano tagliati con un bisturi, neri e lucenti. Labbra sensuali, denti bianchi, leggermente in fuori. Penso che potrebbe piacermi, anzi, la trovo bella, seducente. Mi chiedo anche come potrebbe essere un’avventura senza avere la possibilità di parlarsi, di ascoltarsi e di capirsi. Basterebbero i gesti, le occhiate, le carezze?
Incontro il suo sguardo. È una stilettata che mi obbliga a voltare la testa da un’altra parte. Provo un certo imbarazzo tanto che sento le guance infiammarsi. Cerco distrazioni nell’argomento che sta focalizzando il tavolo: scarafaggi in umido. Riesco ad essere indifferente il tempo di una risata, poi i pensieri, quasi spinti a forza da un’inconsapevole attrazione, parlano ancora di lei.
E' già un chiodo fisso.
Il cristallo su cui vengono appoggiate le portate gira e si ferma davanti a ogni commensale. Non riesco a mangiare se non piccoli assaggi che non possono certo saziarmi. La mia riluttanza per il cibo rimane inalterata.
Alzo la testa, la guardo di nuovo. Lei sta succhiando la chele di un granchio. Quando allunga la mano per prendere il bicchiere mi fissa. Resto immobile nel suo emisfero, come un eroe nel bel mezzo di una piazza esultante per una vittoria. Non sono sicuro ma mi sembra di aver notato un sorriso. O era una smorfia. Eppure non guarda nessuno con la stessa insistenza, sembra non aver altre preferenze a cui regalare occhiate di pari intensità.

   Il locale è pieno di gente, per lo più giovani che parlano a voce alta, bevono birra e maneggiano le bacchette infilandole in scodelle colme di spaghetti. Almeno questa è l’impressione che ho del contenuto di quelle scodelle.
Resto impantanato nei suoi occhi un’altra volta.
Ed è uno sguardo strano, insistente, più intenso e carico di sottintesi da interpretare. Potrei passarci le ore in quegli occhi, potrei parlarci, stare lì ad aspettare il passaggio dei suoi sogni, delle sue voglie, delle sue debolezze e rubargli la luce, il calore, il profumo di mistero che vi si annida. Ho la certezza di entrare in un gioco, un gioco che diventa sfida, corteggiamento, provocazione.
Ed è già una malattia.
Qualcuno ha notato quelle schermaglie e ci scherza sopra. Provoca. Non so cosa dire, come reagire. Ho la testa piena di pensieri. Nessuno risolutivo. Continuo a chiedermi se ci può essere un seguito, se può nascere una storia. Ma quale storia?
Lei pare gradire le attenzioni dell’agente che le siede accanto. Ride con disinvoltura, si lascia sfiorare la mano. Ogni tanto però mi cerca con gli occhi, mi fissa, mi punge, mi lascia, torna a guardarmi. Resto confuso. Ho la netta sensazione che voglia mandarmi un messaggio, una specie di invito a propormi.
Gli altri continuano a fare battute, a ridere, a simulare serenate con il braccio alzato e allargato e la mano a stringere un archetto invisibile, su e giù nell’aria, come un solista di un’orchestra.
Sorrido e la cerco alzando la testa. E quasi con la complicità di un intendimento telepatico, lei apre i suoi occhi sul mio mondo e mi ruba i pensieri, le speranze, la voglia che ho di sentirmela addosso.

Ci alziamo dal tavolo che sono le due. Sul marciapiede ci scambiamo le solite quattro chiacchiere in attesa dei taxi. Mentre il fumo delle sigarette forma nuvolette grigio azzurre nell’aria umida e calda, lei si avvicina, mi prende sotto braccio, mi trascina via. Urla qualcosa all’agente che ride e alza la mano in segno d’intesa. Ci allontaniamo. Sono indeciso. Ho una mezza voglia di staccarmi e tornare indietro. Invece rimango lì, con lei che mi stringe il braccio.
Saliamo sul primo taxi di passaggio.
Lei mi si è seduta contro. Sento il contatto diretto delle gambe, dell’anca, del braccio. Parla al conducente. Ordini secchi, decisi, senza replica.
La città è un luccichio che arriva in cielo. Tutto sembra disegnato dal tratto di un fumettista: i miei pensieri, la sua voce, la strada che scivola via in un percorso tortuoso che sembra allontanarsi dalla luce e dalla vita, diventa periferico, sconosciuto e silenzioso.
Qua e là scorgo uomini con la schiena appoggiata ai muri delle case. Sono immobili nel loro innaturale equilibrio. Non riesco a capire se stanno fumando, parlando, aspettando. Altri, in divisa, stanno seduti su sgabelli di legno, hanno l’aria annoiata. Difficile intuire cosa stiano controllando, forse la strada, l’ingresso di un albergo, un pezzo di marciapiede.
Ho il cuore che impazzisce dentro e mi assale il timore che lei percepisca il mio disagio. La guardo e la penombra che ci avvolge mi svela solo il suo profilo leggero, dolce, intrigante come la magia di una visione.
Mi chiedo cosa ci faccio su quel taxi con una ragazza che avrà vent’anni meno di me, che parla una lingua incomprensibile e illeggibile, in una città caotica di un paese sconosciuto. Non mi sento in pericolo, solo un po’ fuori posto, come se fossi caduto nella più stupida delle trappole da manuale di adescamento.
E come se lei intuisse i miei pensieri, mi guarda, sorride, sposta il braccio e posa la mano sulla mia. È un brivido. Il catalizzatore funziona e la reazione è immediata. Le dita si intrecciano, si stringono un poco, poi la stretta diventa forte, nervosa, calda.
Adesso non m’importa più di nulla. Godo l’intimità di quel gesto come la garanzia di una promessa che non ha altre mire se non l’illusione di un reciproco desiderio. Torno a guardarla e i nostri occhi si rincorrono in mille altri cieli, in una dimensione che è già voglia di osare, di provare, di lasciarsi prendere da quella che capisco essere un’irragionevole follia.

 Il palazzo è una costruzione di sette piani. Non ci sono balconi ma finestre con le grate di ferro. È buio pesto. Attraversiamo un cortile di terra e di pietre e un mare di cose ammassate. Saliamo le scale fino al secondo piano. Percorriamo un lungo corridoio che sa di olio di soia e di cera bruciata. Apre una porta verniciata di verde. Spinge il battente, mi fa segno di entrare.
Ho la gola secca, mi gira la testa. Lei chiude la porta. Restiamo quasi al buio. Mi guardo attorno senza rendermi conto di quello che mi circonda. Intravedo una coperta distesa, un tavolo, una finestra nascosta da una tenda arrotolata. Sento che si sfila il gilet argentato. Mi si avvicina, si fa contro, mi cinge la schiena con le braccia, solleva la testa e io sono già chinato a cercare la sua guancia, il collo, la bocca.

   Ho il petto scosso dai battiti di un cuore tumultuoso. Il bacio è leggero, delicato, di labbra. Respiro il suo profumo, l’alito di un bambino. Non ho tempo di pensare, sento le sue mani forzarmi i fianchi e il suo corpo aderire completamente. Lecco la sua bocca e il gioco diventa passione, frenesia, godimento.
Si stacca. Mi scivola via. Accende due candele che inondano la stanza di una luce soffusa e di un profumo che sa d’incenso e di erba strappata. Si spoglia e mi spoglio. È magra. Magrissima. Si distende su un letto che non ha sponde né testiera e il suo viso ha l’espressione più invitante ch’io abbia mai visto.
L’accarezzo, la guardo, la bacio. Tiene gli occhi chiusi, la testa piegata indietro affondata nel cuscino, il collo offerto. Ha un gemito lieve, quasi di sofferenza. Mi eccita e sconvolge.
Il tempo di scorgere un drago tatuato lungo tutta la schiena ed è sopra di me, io dentro di lei. Si muove lentamente. Mi parla. Mi parla in cinese e la sua voce è un suono dolce e caldo che riempie il silenzio della stanza. Ed è strano come la durezza di una lingua sconosciuta acquisti la delicatezza di una carezza, mi entra dentro come un soffio d’aria fresca in una notte d’afa e di arsura.
Avverto anche la sensazione di percepire il senso del suo dire. Ed è come un invito formale a rispondere, a partecipare. Mi rendo conto di parlare a voce alta, inconsciamente, di accompagnare le sue parole e le nostre voci si sovrappongono, si fondono, diventano un gioco melodioso, intenso e voluttuoso.
Mi schiaccia il petto con le mani aperte. Si muove con più rabbia, arcuando la schiena, forzando sulle gambe. Mi guarda e la sua voce diventa un rantolo che si trascina nel respiro ansioso di un piacere che sta per scoppiare.
La sento fremere e piangere e impazzisco di gioia.
Fuori c’è una luce strana, amorfa. Il taxi è già in attesa accostato al marciapiede. La gente si muove di fretta. Le facciate dei grattacieli non hanno riflessi, solo sfumature allungate nel grigio.
Lei continua a parlarmi, a stringermi la mano, a guardarmi con i suoi occhi che paiono gocce di pioggia macchiate di nero. Me la stringo contro. Le dico che è bella, che mi è piaciuto starle accanto, che vorrei fare all’amore un’altra volta e un’altra ancora, che il suono della sua voce mi prende l’anima e il cuore e la mente e che non la dimenticherò mai più. Mai più.
Il taxi si ferma davanti all’Holiday Inn. Le sfioro la guancia, la bacio. Sento la sua mano stringermi il braccio. Per un attimo ho il desiderio di quella coperta distesa. Una voglia matta di stare con lei.

   Poi apro la portiera e scendo. Lei si sposta sul sedile, abbassa il finestrino, si sporge, mi dice cose che intuisco ma non capisco.
Ripete una frase più volte con disperazione.
La guardo. Sorrido. Ho le lacrime agli occhi. Dalla gola non mi esce altro che un semplice:
«Anch’io.»



http://youtu.be/HrZMBh09zuM



 



32 commenti:

  1. Questa volta al posto del solito commento ti ho fatto un video che spero ti piacerà. E' la prima volta che ne metto insieme uno partendo dal niente. La mia intenzione era quella di rappresentare la donna cinese di oggi del nostro immaginario comune. Purtroppo in Italia la donna cinese evoca subito due o tre immagini che prevalgono su tutte le altre, il lavoro, il sesso e la musica, ma della terza non ho trovato immagini e forse non ho cercato abbastanza.
    A me il racconto è piaciuto. Ti invidio la sensibilità e la capacità di saper descrivere situazioni e sentimenti di quel genere. Complimenti

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    1. Grazie Franco per questa tua iniziativa che ho molto apprezzata. Le foto sono bellissime, alcune di queste ragazze si potrebbero adattare benissimo alla protagonista del racconto. Naturalmente ti ringrazio anche per le belle parole.
      Un saluto.

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  2. letto tutto d'un fiato, bello e coinvolgente, mi è piaciuto e l'ho trovato anche eccitante.
    Scritto elegantemente senza mai nemmeno sfiorare la volgarità.
    bravo, complimenti

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    1. Eccitare una lettrice è molto... diciamo stimolante. È e rimane la mia grande aspirazione, quella di trasmettere emozioni, le stesse che sentono i protagonisti delle mie storie e che cerco di descrivere nel migliore dei modi, almeno come io stesso le percepisco.
      Grazie per la lettura e per le parole di un graditissimo commento.
      Un saluto.

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  3. dimenticavo di fare anche i complimenti a Franco per il filmato e un ringraziamento per offrirci sempre di più novità e raffinatezze!

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    1. Accetto volentieri i complimenti, ma non voglio rubare la scena al protagonista, inoltre sono alle prime armi. I prossimi video saranno decisamente migliori... lo spero perlomeno.

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  4. Serenella Tozzi4 ottobre 2013 16:09

    Un racconto scorrevole, ben scritto e con descrizioni fatte con particolare sensibilità, come già avevo notato nel precedente racconto.
    Sai sfiorare argomenti scabrosi senza creare disagio.

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    1. Un bel complimento davvero. Ti ringrazio. Credo che il bello dello scrivere sia proprio questo, rendere qualunque argomento, per scabroso che sia, solo e sempre leggibile. Senza con ciò creare sensazioni sgradevoli, a volte persino repulsive.
      Un saluto.

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  5. Ricordavo il racconto da "altrove" (anche se è passato un po' di tempo da quando l'ho letto); dimostrazione, credo, della sua validità.
    Non mi rimane, quindi, che dire che trovo azzeccata anche l'idea di inserire un video.

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    1. Carissimo, un piacere trovarti qui. Mi toccherà andarti a leggere per il piacere e per imparare. Intanto grazie per l'apprezzamento che da te equivale a un plauso e a presto.
      Un caro saluto.

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  6. Mi son sempre chiesto se esistono lettori freddi, distaccati, obiettivi in grado di valutare un testo senza coinvolgimenti emotivi personali.
    E quindi se talmente immersi nel loro sentimentalismo, romanticismo, delicatezza d'animo ovvero aridità interiore, prosaicità, semplificazione da non sopportare descrizioni per gli uni meschini e per gli altri stucchevoli.
    In fatto d'amore, mercenario o meno, personalmente sono destrutturato.
    Decenni di frequentazioni femminili m'hanno indurito il cuore.
    Diciamo pure involgarito: non ho grande opinione dell'umano, me compreso.
    Non più quindi palpitazioni.
    Per me una donna, se piacente e disponibile, è subito da scopare, andando al dunque, senza se e senza ma, incertezze e perditempo.
    Il risultato?
    I preamboli i preliminari, il durante e il dopo del racconto in lettura mi sono indigeribili.
    Parimenti l'occhio non mi riesce di posarlo su immagini del reale circostante idealizzato e polimorfo.
    Ciò non toglie, per gli amanti del genere, che fatti e personaggi costruiti nel racconto rivestano una bellezza formale appagante, in forza di uno stile narrativo maturo, sicuro, chiaro, coinvolgente, accattivante.
    In conclusione una buona penna, senza sbavature in eccesso ( per i miei gusti ).
    Forse un paio di passaggi illogici nel contesto.
    Ottima/mente.
    Siddharta.


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    1. Caro Sid, tu sei la conferma e la garanzia, se mai ce ne fosse stato bisogno, che questo blog non è un distributore automatico di baci abbracci, cioccolatini, caramelle e ciupa ciupa. E se la maggioranza dei commenti è favorevole questo è dovuto semmai alla qualità degli scritti e non ad un atteggiamento supino e di sistematico lecchinaggio. Sta passando l'idea che i blog in generale siano il luogo dove tutti si fanno le fusa di concerto. Io non sento nessun miagolio, Sono certo che anche Sergio non potrà che essere del mio parere, e mi scuserà per questa divagazione.

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    2. A Siddharta
      hai perfettamente ragione, riuscire a leggere e commentare una pagina senza tenere conto delle proprie convinzioni morali, politiche o anche solo sportive, è molto difficile, anzi, assai improbabile. Specie poi se si considera il contesto dilettantistico del sito. La storia però non è di sesso, ma tratta di un rapporto improvviso e insperato tra un uomo e una donna diversi per razza, età, lingua e costumi. Quella specie di attrazione che mischia le carte, s'insinua lentamente ma inesorabilmente nel tessuto del desiderio di entrambi i protagonisti. In fondo tratto la cosa come dici tu, battendo il ferro finché è caldo, non mi soffermo in lunghi preliminari, tratto l'argomento (quello che potrebbe infastidire) in 13/14 righe su 180 e lo faccio nel modo che sento, con sentimento, con passione, perché cerco di trasmettere le loro emozioni e per farlo le devo provare io stesso. Nulla di scandaloso. La storia di un rapporto strano, difficile, impetuoso ma pulito, non tanto per scopare, ma per amarsi, cercarsi, sentirsi, come io intendo debba essere un rapporto amoroso. Anche se inverosimile.
      Mi ha fatto piacere il tuo commento, del resto è pieno di complimenti.
      Un saluto, Sergio.

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    3. La Cina è un Paese che mi ha sempre intrigato.
      Dopo alcuni anni dalla morte di Mao, ad un amico in viaggio sul posto ebbi a chiedere di comprarmi una divisa in uso al popolo.
      Ma mi disse che ormai erano del tutto scomparse e introvabili ( al pari dell'orbace dopo la fine del fascismo... ).
      L'anno prossimo regalerò a mio figlio ed alla sua amata un viaggio in Cina. Perchè, gli ho detto, se non si sbrigano non troveranno più niente di quanto sepolto nel nostro immaginario.
      Nel racconto mi sarebbe piaciuto che tu avessi insistito sulle condizioni di vita reale della popolazione: il fugace accenno all'abitazione della ragazza farebbe pensare ancora a un tenore modesto, forse di sussistenza.
      Comunque se puoi parlaci ancora un poco di quelle contrade, fuori dal giro commerciale e turistico.
      Sid

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  7. Per i miei gusti, un racconto veramente notevole (pensa che all'inizio credevo si trattasse del resoconto di un viaggio in Cina).
    Nessun eccesso nella descrizione dei vari momenti vissuti dal protagonista - uno stile asciutto, che bada all'essenziale, ma non comunque in maniera distaccata; si avverte, insomma, la partecipazione emotiva dell'autore.
    Quanto all'incontro amoroso, è di una delicatezza ammirevole e, contemporaneamente, stuzzicante per la fantasia del lettore.
    Una pagina di passione, e non importa se non avrà seguito; a volte il sentimento che si consuma in una sola occasione ha una forza indistruttibile nei ricordi e tornerà alla mente per controbattere all'idea, quando la malinconia invade ogni pensiero, che la propria vita, forse, è andata sprecata.

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    1. Salvo, tu invece mi fai un po' rabbia. Guarda che sono geloso e a me un commento così bello non me lo hai mai fatto. Perchè? Come mai? Eh hai ragione, forse perchè io non parlo mai di queste cose, io mi occupo solo di miracoli, Angeli e Santi vari? Va be' ti capisco. Però guarda che ti curo sai :-))))
      Pensa che domani a pranzo avrò il piacere di incontrare la nostra amica comune, la Rita nazionale. E' in tournée perenne, dice che deve cambiare casa perchè non sa più dove mettere le coppe e i trofei... Ho intenzione di proporle in modico affitto un portico che ho in campagna e se restringo gli attrezzi e faccio spazio ci entrano ancora un po' di medaglie, pergamene e ciondoli vari, te che te ne intendi che ne dici? Gliela faccio questa proposta? azz ;-)))

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    2. Caro Salvo, in effetti il racconto prende spunto da un viaggio di lavoro in Cina. La ragazza era un'amica dell'interprete invitata alla cena offerta dalla ditta per cui lavoravo. Quello che descrivo sulla città, sul traffico, sulle cose osservate, è reale. Quello che succede con la ragazza cinese è bene che rimanga com'è... un dubbio amletico.
      Ti ringrazio del commento molto gradito e non preoccuparti per la gelosia di Franco, lui è così, ci patisce ma ci gode. Noi con lui.
      Un saluto, Sergio.

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    3. Caro Franco, innanzi tutto porgi un saluto affettuoso alla nostra comune amica che verrà a trovarti.
      A proposito della quale ti confesso un mio cruccio - so che sei persona discreta e non lo divulgherai ad alcuno.
      Quando leggo sul suo blog che ha vinto l'ennesimo premio, interrompo le mie attività e vado a chiudermi in camera da letto a rosicarmi le mani per l'invidia.
      Pensa che io, all'inizio della mia carriera (che ritenevo sarebbe stata sfolgorante) di poeta e scrittore, gasato dai primi successi ottenuti, mi ero trasferito in un appartamento più grande, per destinare una stanza (fornita di scaffali e rampini ai muri) alla raccolta delle coppe e degli attestati che, ne ero certo, la avrebbero abbellita in breve tempo. E invece ...
      Quale il risultato dello sconforto provato ogni qualvolta non ricevevo notizie in merito ai concorsi letterari fatti? La stesura di una poesiola che mi permetto di allegarti, affinché tu, da sincero e compartecipe amico, ti commuova per l'infausta sorte assegnatami dal destino:

      Ho sistemato su una parete della stanza
      in bella mostra i primi premi gli attestati
      che mi dichiarano fra i segnalati.
      Le altre tre le ho lasciate vuote -
      non sarebbero bastate a contenere
      tutti i silenzi seguiti
      ai tanti concorsi esperiti.

      L'ho anche inserita nel mio curriculum al Club dei poeti, nella segreta speranza che qualche Commissione esaminatrice la leggesse e sentisse il dovere morale di alleviare le mie angustie. E invece ... è rimasta lì, in solitudine, china su se stessa come salice piangente, incapace di commuovere.
      Per carità, non dico che la mia vita sia un inferno, e tuttavia mi sento di affermare che essa non mi è stata benigna.

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    4. Sempre a proposito della Cina e del racconto ambientatovi, mi sovviene vaghezza di sapere se poi alla ragazza scopata a domicilio < lui > abbia lasciato un segno tangibile di riconoscimento: denaro o altro, trattandosi del classico dopocena...
      Sempre sperando che non si sia comportato da avaraccio/cafone, come un certo Cavaliere che pur essendo miliardario pagava talune accompagnatrici due-tremila euro quasi a disprezzo della loro disponibilità e dei favori ricevuti.
      Personalmente sono sempre stato generoso al riguardo, grato dell'impegno da esse profuso.
      Sid

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    5. Serenella Tozzi6 ottobre 2013 09:20

      Eh, no, Sid, qui scadi.

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  8. A Siddharta,
    il bello della vita è proprio questo: il fatto di essere diversamente liberi. Tu libero di interpretare l'amore come un semplice atto di sfogo, magari da ricompensare, (evito di pensare ai motivi che ti inducono a raccogliere tutte le erbe in un solo fascio) anche solo per disprezzo di chi si è offerta, magari colpita, essa sì, dal solo desiderio di amare e farsi amare. Mai successo? Mi spiace. Beh, l'io narrante di BONDEL non ha pagato, ha assaporato l'umana debolezza del piacere dovuta alla sola e unica voglia di entrambi, quella di lasciarsi scivolare addosso la voglia di darsi. Anche di prendere, l'una dall'altro e viceversa. So che i colpi di fulmine esistono davvero e l'averne descritto uno in particolare non dovrebbe essere così stupefacente. Forse e tutto sommato, ho scritto solo una storia, chissà. Certamente non il resoconto di una prestazione di piacere a pagamento.
    Un saluto,
    Sergio

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  9. Le signore-rine che ho incontrato da adulto, tutte di ottima < famiglia >, hanno sempre apprezzato le mie rilevanti regalie.
    Tanto da rinnovare i rendez-vous con somma insistenza.
    Quindi non ha senso dispiacersi per me, semmai per loro.
    Agli inizi della mia entrata nel blog l'avevo detto chiaramente: dopo i confetti, a galla i difetti ( miei ).
    Concludendo con un < speriamo che duri >.
    Oltre al fioretto, uso con disinvoltura anche la sciabola per i personaggi letterari mascherati < per bene >.
    Sono per metà pecora e per metà lupo, comportandomi di conseguenza a seconda delle circostanze.
    Pertanto non sono lo stinco di santo come talora mi si vorrebbe dipingere.
    Mi hanno forgiato lustri e lustri di violenze sociali ed ora non posso/voglio cambiare.
    Restituisco semplicemente quello che mi è stato donato.
    Nel racconto < incriminato > avrei condiviso di più un cocreto riconoscimento per le effusioni ricevute.
    Tutto qui.
    Sul < qui scadi >.
    La cosa è irrilevante, perchè ormai da tempo sono un prodotto scaduto.
    Un carissimo saluto e tanti auguri per i < sogni > dei lettori.
    Sid

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    1. Aulo Gellio ( II° sec. A.D. ) in < Notti Attiche >: " Mulier, malum necessarium "...
      Sid

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  10. Serenella Tozzi6 ottobre 2013 21:03

    La mia espressione è stata dettata dalla stima che ho di te Sid, perché trovo deplorevole un atteggiamento così poco rispettoso verso la donna tale come lo hai espresso.
    Da questo il "qui scadi"

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    1. L'argomento va chiuso perchè ci porterebbe troppo lontano.
      Maschi e femmine hanno reciproci pro e contro.
      Comunque sappi che non sono a libro paga di nessuno e nessuno potrà mai mettermi la mordacchia.
      Basta un fischio del Wm e toglierò il disturbo con buona pace di tutti.
      Sid

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  11. Mi pare che abbiate espresso il vostro punto di vista in modo chiaro esauriente e civile. Dal mio punto di vista, quando non si eccede, non sono mai inutili queste discussioni, Il confronto è l'anima del blog. La possibilità di commentare all'infinito senza mordacchia, ma con il solo freno del buon senso è una sfida sempre pericolosa, ma l'unica percorribile, il silenzio per contro sarebbe inutile e ancora più dannoso. meglio tirare fuori quello che si ha dentro altrimenti che stiamo qui a fare? Le belle statuine :-)))

    .

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  12. Dimenticavo di ringraziare tutti quelli che hanno partecipato agli interventi. Post così ne vorrei tutti i giorni:-)

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  13. Ciao a tutti, visto che sono stata tirata in causa da due amici carissimi (più Salvo che Frame), mi tocca rispondere assolutamente, anche perché ho una mattinata di grande ...zzeggio. Vi seguo comunque, con i miei tempi che ancora non corrispondono a quelli di una pensionata, però la mia passione per la scrittura e lettura, mi fa ancora fare le ore piccole e approfittare di ogni momento libero per dedicarmi a entrambe le mie passioni.
    So di questo cruccio di Scollo, tanto è vero che, nella sua stanza da letto ha stipati in ogni armadio, tutti i fazzoletti in lino bianco che gli ho regalato ai vari compleanni e Natali dal giorno che ho cominciato a vincere i concorsi. Perché di lino, dirai tu? Ma è semplice, non voglio che gli occhi si rovinino ulteriormente sul suo muro del pianto.
    Naturalmente scherzo e lo sapete bene, comunque tu caro Frame, hai fatto un errore: non sono la rita nazionale, ma bensì internazionale...ha ah ah

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  14. Naturalmente dopo aver risposto a Scollo ho letto il tuo racconto! Belissimo ed accattivante, letto d'un fiato, grazie, Rita

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  15. Beh, che dire. Un commento stringato ma di tutto rispetto. Se poi considero il fatto che viene da una Rita... internazionale, non mi resta che esultare. Alla grande.
    Ringrazio e saluto, Sergio.

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  16. Ciao Sergio, il mio commento è stringato perchè non volevoo spiegare o contaminare la bellezza del tuo racconto,
    Buona notte
    rita

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  17. Ps: Bellissimo si scrive con due elle, lo so, una l'ha mangiata il pc, chiedo scusa.
    rita

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