giovedì 17 ottobre 2013

Commenti negativi? Come reagire alle critiche

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                                  Come reagire alle critiche e alle recensioni negative

Premetto che con questo post non voglio entrare in nessuna polemica attuale o passata circolante in rete (a volte i social network e i blog sono peggio del bar dietro l'angolo), ma solo dirvi quello che penso riguardo allo spinoso argomento delle recensioni negative.

Il punto è questo: se hai pubblicato qualcosa, che si tratti di un racconto, di un romanzo o solo di un articolo, sei soggetto in modo naturale alle opinioni altrui, critiche comprese. In pratica se ti esponi, gli altri verranno a dirti come la pensano su quello che hai scritto. Chi scrive dovrebbe farsene una ragione e imparare a trattare nel modo giusto tali opinioni.
Se non siamo pronti a confrontarci con ciò che pensano gli altri di ciò che scriviamo, è meglio custodire gelosamente nel nostro computer le nostre creazioni o al massimo farle leggere a qualche amico. Personalmente mi sono trovata sia dalla parte di chi scrive che da quella di chi critica, so come ci si sente in entrambi i casi.

Secondo la psicologia alle critiche negative si può reagire in due modi: in modo aggressivo o passivo. Nel primo caso, lo scrittore criticato si scaglierà contro chi ha parlato male della sua opera, difendendosi attaccando a sua volta. Nel secondo non reagirà in nessun modo, ma non per questo proverà meno rabbia o si sentirà meno ferito.

Nessuno di questi due metodi ci aiuterà a diventare scrittori migliori.
Reagire in modo aggressivo, respingendo una recensione negativa o tentando di giustificarla non fa altro che inasprire il confronto.
Le persone potranno anche darvi ragione, ma non per questo avrete guadagnato qualcosa da questa polemica. Quello che ne deriva è attirare attenzione negativa su di sè, sollevare un polverone che cresce in modo proporzionale a quanto vi arrabbiate e alle persone che vengono coinvolte.
Risultato: meno lettori, reputazione distrutta.

Reagire in modo passivo potrebbe sembrare una soluzione più elegante. Fingo di non accorgermi neppure di quella critica, lascio spegnere la polemica, l'attenzione è distolta, la reputazione è intaccata ma non distrutta.
Eppure, dentro di me continuo a covare odio per chi ha mosso la critica e quell'opinione negativa sta lì a ricordarmi quanto non sono perfetto, come una fastidiosa macchia nella bella tovaglia delle feste.
Le critiche non digerite restano sullo stomaco a lungo, ci impediscono di continuare a scrivere con serenità, danneggiano la creatività, minano l'autostima e frenano ogni progresso.
Risultato: gastrite, voglia di scrivere azzerata.

Cosa dobbiamo fare delle critiche, dunque?

Prima di tutto analizzarle, capirle. A meno che non arrivino direttamente dal nostro nemico numero uno, qualcuno che ce l'ha a morte con noi, dobbiamo prenderle in considerazione e usarle per migliorarci, non per mangiarci in fegato.

Ho avuto critiche al mio libro? Sì, e non ero preparata. Tutti quelli che l'avevano letto mi avevano detto solo cose positive. Ero in una torre d'avorio. Poi un giorno qualcuno che non mi conosceva - un lettore qualsiasi - mi ha detto che certe descrizioni non gli erano piaciute, che andavano scritte meglio.
Lì per lì ho pensato: ecco, non capisce niente. Ma in seguito la sua opinione è stata utile, perché nel romanzo successivo ho curato di più le descrizioni, ho capito che aveva ragione, che non aveva parlato per invidia o altro. E' successo anche con altri aspetti del mio primo romanzo. Un'altra persona mi ha detto che era rimasto delusa da come avevo sviluppato un certo personaggio. Anche questa opinione mi ha aiutato a capire che dovevo scavare più a fondo nelle motivazioni dei personaggi, ecc.

I lettori vanno rispettati, ma non sempre si pensa realmente ai lettori quando si scrive. Sono entità astratte, noi in fondo scriviamo sempre per noi stessi e ci dà fastidio che qualcuno osi parlare male della nostra creatura. Ma se vogliamo pubblicare e vendere, il lettore deve essere il nostro primo pensiero. E questo vuol dire curare al massimo quello che scriviamo. Oppure tenerlo per familiari e amici, loro sono sempre indulgenti con noi.

C'è un altro fattore da considerare. Chi spende dei soldi per quello che abbiamo scritto merita di ricevere un prodotto all'altezza del prezzo. Il discorso può essere meno valido se regaliamo i testi o li distribuiamo su internet, ma in ogni caso che rispetto abbiamo di noi stessi se facciamo circolare un prodotto scadente?

Le critiche fanno male e negarlo è da ipocriti. Quando le riceviamo ci sembra che chi le ha mosse non rispetti il nostro lavoro. Ma se vogliamo continuare a scrivere e soprattutto farlo meglio è necessario non solo accettare critiche e recensioni negative ma soprattutto usarle a nostro vantaggio.

In ogni caso, se il romanzo, il racconto o altro che abbiamo prodotto è valido, non sarà qualche parola negativa ad affossarlo.

Anima di carta

7 commenti:

  1. Ah… i commenti! Gioia e dolori del web.

    Avrei potuto suggerirvi di reagire alle critiche in molti altri modi, avevo in mente cosette molto più sfiziose, incisive, taglienti ed energiche, ma dopo attenta riflessione, si fa per dire, mi sono detto che per dibattere l’argomento spinoso ci volesse qualcuno molto più riflessivo, tranquillo e meno carogna di me. Ecco perché ho scelto questo post. ;-)))

    Si però che noia tutto questo autocontrollo, così saggio, equilibrato e giudizioso, ma così prevedibile e senza sangue. Un brodino caldo, un pannicello tonificante… E che diamine! Se ne potevano inventare delle belle, che ne so, vendette e minacce di morte lenta e dolorosa, iettature, incantesimi e malocchi, nonché lancio di insulti e offese ai parenti e ai morti fino al tredicesimo grado, insomma sarei stato molto più folcloristico, ma poco assennato. Ahhahahaha Scherzavo dai…
    Sono però molto curioso di sapere come la pensate in proposito. Personalmente trovo che incassare silenziosamente non sia sempre da considerarsi un comportamento sdegnoso e vile, ma in certi casi resta l’unico modo per non innescare polemiche interminabili e senza costrutto. Certo il silenzio è un controsenso nel web, anche questo è vero, ma non sempre si riesce ad esprimere la propria opinione in modo garbato. No, è più facile a dirsi ma allora che si deve fare? Boh, ditemelo voi, sono tutt’orecchi, anzi, quattr’occhi.

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  2. Molto stimolante questo post, grazie quindi all’autrice e al padrone di casa che ce ne ha resi partecipi.
    Questa la mia esperienza di “autore” e “commentatore”.
    Partecipo a diversi concorsi letterari, ma i risultati sono modesti. Quando non ricevo riscontri, a volte penso che la giuria non è competente, ma è una considerazione fugace che svanisce presto.
    Ho pubblicato un libro di racconti ed uno di poesie a mie spese, per farne dono ai parenti e agli amici, con l’unico desiderio di aprirmi agli altri. Non essendo molto loquace, mi sono affidato alla scrittura per esprimere la mia personalità, se così si può dire.
    Gli apprezzamenti ricevuti mi hanno fatto piacere, ma non mi sono montato la testa: sono cosciente che le mie capacità sono modeste e che non sarò mai nominato nelle antologie di letteratura.
    L’ambizione di lasciare un segno certamente c’è, ma non mi ossessiona.

    Sono iscritto a un sito letterario, dove si possono inserire le proprie “opere” e commentare quelle altrui. I pareri negativi ricevuti non mi provocano né stizza né desiderio di vendetta.
    Per l’esperienza fatta, non mi pare (lo dico col massimo rispetto) che essi siano frutto di una cultura letteraria sostanziosa. Sul web si corre sempre, interessa più apparire che essere, per cui non me la prendo. Attenzione, però: non voglio di certo affermare con questo che meriterei di più.
    La stessa cosa dicasi per i commenti positivi che mi sono rilasciati. La cosa mi fa piacere, ma non per questo penso d’essere arrivato al traguardo ambito.
    Quando commento, se ciò che leggo non mi convince, provo ad essere garbato nelle osservazioni, ma non sempre ci riesco :-))
    Certo, con gli amici frequentatori del sito, è più difficile muoversi sulle uova, senza romperle :-))

    In definitiva, mi sento di dire (sempre in base alla mia modesta esperienza) che la passione per la scrittura (sia da lettore sia da autore) è meritevole d’essere coltivata sino a che le forze lo permetteranno, ma essa non potrà mai racchiudere tutto il senso della propria esistenza..



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  3. ... se qualcuno mi fa una critica negativa risalgo all'indirizzo IP, poi a quello reale e gli mando sotto casa una gang di camorristi.
    A parte le battute.
    Ci sono critiche e critiche.
    Ci sono le critiche al testo e, se negative ma motivate, non dovrebbero essere un problema.
    Ci sono le critiche all'autore. Positive o negative che siano, attengono alle dinamiche da social network e non ci interessano più di tanto, ai fini di questo post, anche se se ne potrebbe parlare - se uno trova interessante l'argomento.
    Ci sono le critiche ad altro, come alla realtà descritta nel testo (es: gli anni '60 sono stati la fine dell'inizio o l'inizio della fine?) al tipo di testo (non piacciono le poesie, la narrativa, i gialli, i racconti erotici ecc). Sono interessanti nella misura in cui attengono al testo, altrimenti, visto che parlano di altro, sono chiacchiere che lasciano il tempo che trovano.
    Poi ci sono critici e critici.
    Quelli che sembrano parlare del testo ma in realtà parlano all'autore: parlo bene del tuo testo perchè siamo amici o voglio che lo siamo/ parlo male del tuo testo perchè mi stai sul piloro.
    Quelli che sembrano parlare al testo ma in realtà stanno parlando a se stessi. Parlo male del testo perchè così sembro intelligente, soprattutto a me stesso/ parlo bene del testo perchè condivido l'impostazione generale politico / filosofica / culturale dell'autore anche se ha scritto una schifezza.
    A mio giudizio le critiche da prendere in considerazione sono quelle al testo ed in cui l'autore parla del testo e non di sè od altro.
    L'indifferenza può essere una soluzione - e non è vero che è indolore per l'altro. Chi provoca vuole la reazione anche violenta. Tu non glie la dai e quello si rode e si macera.
    La confutazione può essere l'altra soluzione, ma richiede rispetto e sincerità da una parte e dall'altra.
    Il rimedio migliore è e rimane la gang di camorristi :-)

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  4. Ognuno è libero di commentare come meglio crede...
    purché poi stia attendo a dove parcheggia...
    In realtà alcuni autori sono certi di aver pubblicato dei capolavori,
    e ad ogni critica stizziti si ribellano. Ne conosco. Ah, se ne conosco!

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  5. Serenella Tozzi18 ottobre 2013 16:18

    Io credo che il segreto stia nel non prendersi troppo sul serio, il resto viene da sé: vale a dire avere la capacità di distinguere le critiche costruttive da quelle insulse o fatte con secondi fini.
    Le prime accettarle e farne tesoro, le seconde dimenticarle.

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  6. Anima di carta ha già incassato 16 commenti altrove.
    Più i cinque che precedono, penso che possano bastare.
    E' stato detto di tutto e il contrario di tutto.
    Mi sento esonerato anche dall' eventuale impegno morale...
    Sid

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  7. Sergio Boldini19 ottobre 2013 00:39

    Personalmente prima di rispondere a un commento cerco di capire da chi proviene. Nel caso di anonimato cerco sempre la risposta educata ma ferma. La regola, comunque, è quella che raccomanda di commentare il testo, cioè lo stile, la costruzione, la forma, la punteggiatura, la grammatica, etc., cosa che, molto spesso, viene trascurata e a fare da padrone è solo il gusto del lettore. Compito dell'autore è quello di accettare qualsivoglia commento e convincersi che in qualunque opinione c'è sempre una punta di verità. Cercare di trovarla aiuta a digerire anche le cose negative.
    Sergio

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