domenica 13 ottobre 2013

GLI UOMINI, CHE MASCALZONI! - Salvo Scollo - Racconto


14.10.2013
etichetta: la stanza di Salvo Scollo

Gli è stata sempre fedele, a differenza di lui che, quando si presenta l’occasione, la tradisce dentro casa. Gli si può comunque riconoscere la sensibilità, allorché succede di preferire un’altra, di non buttarla fuori casa, sapendo che è povera in canna. Il nascondimento dentro l’armadio non è certo l’ideale, lei costretta a sopportare senza fiatare il cattivo odore che promana dai vestiti stipati lì dentro.

Eppure lei è ben fatta, le sue misure sono quelle canoniche, è morbida al tatto, il trucco discreto.
Sempre disponibile, non ha mai accampato inesistenti dolori di testa per evitare l’amplesso. Qualunque posizione le sia richiesta, non rifiuta mai; si presta sempre pur di rendere felice l’unico uomo della sua vita.
Tutte queste qualità, di cui mai si vanta, a quanto pare non sono sufficienti a farla considerare con maggiore attenzione da quel puttaniere.
Sconosciuti i preliminari, dopo aver fatto l’amore non c’è mai una parolina dolce o una carezza, seppure fugace o distratta. Ogni volta, dopo, lui si gira dall’altra parte, iniziando subito a russare sonoramente, mentre lei resta sveglia a fissare il soffitto, col seme di lui, dentro, a tenerle compagnia.
Gli manca forse che la mattina non gli porta la colazione a letto? Ma come fare se, appena sveglio, si alza come una furia e scappa subito in ufficio. I pranzi e le cene? Mai avuto il piacere di stargli accanto, ascoltando come ha trascorso la giornata, le sue preoccupazioni, gli incontri fatti.
Insomma, la sua funzione di donna si limita a cavargli la voglia quando, in malo modo, la stende accanto a sé sul letto per fare i suoi comodi.
Sono così trascorsi diversi anni, lei mai a chiedere di uscire insieme per inserirsi nella comitiva di amici, mai un lamento a rimproverargli il suo egoismo. Prova invece un assurdo senso di colpa per non aver mantenuto l’aspetto seducente privo di smagliature dell’inizio.

Oggi, per la prima volta, l’ha condotta a fare una gita in macchina. Lei è talmente elettrizzata che non gli chiede qual è la meta e non accenna nemmeno a un sorriso, nel timore di innervosirlo. Imboccata una strada di campagna, lei pensa che stanno dirigendosi verso qualche trattoria celata nel verde del bosco. Vorrebbe ringraziarlo per essersi finalmente accorto di lei in maniera diversa, ma ha timore di prendergli la mano e baciarla con gratitudine, potrebbe sbandare e finire fuori strada.
Si fermano in una radura, dove campeggia, ironia della sorte, un cartellone pubblicitario che raccomanda di non abbandonare i cani, creature anch’esse degne del massimo rispetto.

Lui scende dalla macchina, vi gira intorno e apre lo sportello di lei. La prende in braccio, lei si sente svenire per l’emozione. Lui la poggia sull’erba, e senza alcun trasalimento le trafigge il petto con un punteruolo. L’allontana con una pedata e poi se ne va, mentre lei, esterrefatta, lentamente si va sgonfiando e raggrinzendo.

5 commenti:

  1. Serenella Tozzi13 ottobre 2013 23:07

    Un finale fulminante.
    Sei riuscito a fuorviare in risate le invettive che man mano erano nate dallo scorrere del testo.
    Bè, inutile ripeterti della piacevole ironia, della capacità di scrittura, dell'originalità dei temi, ecc.
    Ciao, prenditi un meritato bravissimo, e basta.

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  2. Mi hai fatto secco un'altra volta: centrato e affondato.
    Ti vengono particolarmente bene questi racconti basati sul fraintendimento, niente da dire se non, bravo.

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  3. Molto bello questo racconto che denota la straordinaria capacità dell'autore di condurre il gioco in modo arguto, lasciando il lettore sorpreso da un finale che non si aspetta. Lo stile è di quelli che abbelliscono il web per il sapiente uso della sintesi che non intacca il colore delle descrizioni, né la pienezza della storia.
    Un saluto,
    Sergio B.

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  4. Simpaticissimo racconto
    Come Serenella, mentre lo leggevo, mi veniva un grrrr poi il finale, mi sono proprio messa a ridere!!!
    bravo davvero

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  5. devo dire che un po' intuivo la struttura "a uovo di pasqua" che è tipica di questi brevissimi, ma questo non mi impedisce di apprezzare il racconto, leggendo il quale mi chiedevo "chissà dove andrà a parare" ehehe

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