martedì 15 ottobre 2013

il Post it di Rubrus - Stephen king - 1) Il potere del desiderio e quello della narrazione


IL RE... E ME. 
ALCUNE PERSONALI OSSERVAZIONI SU STEPHEN KING  

Come ha scritto (mi pare) Oreste del Buono, esiste qualche tenue possibilità che Voi non conosciate Stephen King. E' invece impossibile che Lui non conosca Voi.
Se non avete letto un suo libro, avrete visto un film tratto da uno di essi (peccato che il più delle volte siano vere schifezze), alle volte anche senza saperlo.
Sicuramente, qualcuno ve ne avrà parlato. Mi perdonerete, quindi, se,  da “consumatore” di narrativa e da autore dilettante di racconti del brivido lo faccio anch'io dividendo il presente intervento in più parti riguardanti:
A) le tematiche, ossia 1) il potere del desiderio ed il potere della narrazione 2) l’infanzia 3) il rapporto con le cose    4) la vita di provincia B) lo stile ed uno sguardo di insieme.


LE TEMATICHE
1) il potere del desiderio e il potere della narrazione;
Lo stesso King afferma (Danse Macabre) che tutta la narrativa fantastica, e forse tutta la narrativa, ruota attorno al concetto di potere: la cattiva narrativa narra di chi il potere ce l'ha e lo usa, quella buona di chi il potere lo conquista a caro prezzo, lo perde, o, comunque, ha con esso un rapporto conflittuale.
Coerentemente con questa premessa l'autore sottende, in quasi tutti i suoi scritti, che, appena sotto la superficie delle cose (o incommensurabilmente sopra di essa) agiscono forze spaventose, "fantastiche" nel senso più ampio del termine, che hanno strettamente a che fare col senso della vita e con le quali tutti dobbiamo fare i conti. La nostra incapacità, voluta o no, di rapportarci con questo mondo trascendente, allorché entriamo in contatto con esso, è la fonte dell'orrore.
La possibilità (anche se non la certezza) di salvezza è data dal potere dell'immaginazione, il quale si esprime, spesso, attraverso il racconto. King lo dice in maniera evidente, per esempio, in "La metà oscura": e' l'atto stesso del narrare ad evocare ed esorcizzare George Stark. E' il potere dell'immaginazione (e, in senso lato, della fede), a consentire di sconfiggere IT, oppure che permette ad Alan Pangborn di esorcizzare Leland Gaunt (il nome Gaunt è un omaggio a Lovecraft). E' sempre il potere del narrare e della memoria che riporta Lisey nel mondo alieno dove il marito viveva la sua doppia vita.
Nel più recente “Duma Key” la forma d’arte è la pittura, e non la scrittura, ad aprire le porte dell’Oltre (complice, come negli esordi de “La Zona Morta”, l’irruzione dell’imponderabile – l’incidente d’auto – che scardina le nostre certezze quotidiane), ma il discorso non cambia.
Ovviamente, questo potere ha un vasto lato oscuro e, quindi, è in grado creare, più o meno direttamente, dei mostri (l'infermiera di Misery, i fantasmi di Shining, il già citato George Stark, lo "Spilungo" di Lisey, etc.).
Parlare tuttavia di un sentimento religioso, in King, è eccessivo.
Senza dubbio non si può parlare di religione tradizionale od organizzata.
Il critico americano Edward Casebeer, citato da Massimo Introvigne, definisce King come uno “sciamano moderno” che, prosegue lo stesso Introvigne “Accompagna milioni di persone verso un incontro diretto con la morte, che in altri contesti tutti cercano di evitare. Come uno sciamano, insegna loro ad addomesticare la morte attraverso semplici rituali che riaffermano la fedeltà non a istituzioni complesse, ma alla famiglia o alla tribù. Ma si tratta di uno sciamano minimalista, che di fronte alla morte e all’orrore non presenta senza ambiguità la risposta religiosa tradizionale… né propone con chiarezza un’alternativa esoterica e gnostica come fa una Anne Rice. Suggerisce, al massimo, l’efficacia dei piccoli riti del quotidiano.”[1]
Credo che la prova più di questo atteggiamento stia nel finale di “It” dove il futuro scrittore Bill Denbrough si oppone all’entità malefica che dà il titolo al romanzo ripetendo, come un mantra, uno scioglilingua infantile. [2]
All’awe, al cosmic horror lovecraftiano, al wonder and terror di Fritz Leiber, al terror (contrapposto ad horror) della Radcliffe, insomma, a quella paura non disgiunta a meraviglia che segna la scoperta dell’insignificanza dell’uomo in mondo spaventosamente grande e incomprensibile, assai spesso ostile, assai spesso indifferente, King contrappone – quasi in una personale versione della poetica del “fanciullino” – il potere del microcosmo infantile.
E tutto questo ci porta al punto successivo.           

[1] Avvenire. Quotidiano di ispirazione cattolica, anno XXX, n. 20, 24-1-1997, p. 18.

[2] Stanno stretti sotto i letti sette spettri a denti stretti : si tratta in realtà di un omaggio al romanzo di Curt Siodmak “il cervello mostro”. 


5 commenti:

  1. Interessante l’inizio di questo articolo, ricco di spunti sulla narrativa in genere e l’horror in particolare. Di concerto con Rubrus, data la sua ampiezza, abbiamo pensato fosse meglio proporlo su queste pagine in cinque parti e a scadenza fissa: il mercoledì e la domenica.
    Ho trovato stimolante la parte in cui si sostiene che King sia uno “Sciamano minimalista”. Che potrebbe sembrare una contraddizione, un controsenso in termini, ma che tuttavia rende perfettamente l’idea.
    Ed in fondo è proprio vero, perché come uno stregone King evoca la morte, risveglia le nostre paure ataviche, solleva i mali ancestrali e poi non ci difende col il più classico degli esorcismi un “vade retro satana” col crocefisso in mano, non ci propone soluzioni fantascientifiche ma per liberarci dal male, per scacciare i fantasmi ci offre vie d’uscita semplici e domestiche, come il ritornello o scioglilingua che diventa un mantra, una coperta calda che ci protegge.

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  2. ah sì è un po' una "spatafiada"... ma insomma... chi non è interessato non legge o smette di leggere. Penso che farsi dominare dall'ansia della visibilità e della "commentite" acuta sia controproducente. Ciò che mi è interessa è che chi potrà trovare interessante l'argomento arrivi alla fine con la sensazione di non aver perso tempo.
    Poi... come disse Stanlio ad Ollio "se non siete interessati non leggete questo annuncio".

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    1. Sei nella media, guardati in giro;-)
      Io non la trovo una spatafiada, e te lo dico non per piaggeria ma per convinzione. Tieni conto che non sono mai riuscito a leggere volentieri King. Mia moglie invece ne fa incetta, pertanto sono abituato a vedere i suoi libri girare per casa, eppure non mi attrae la sua scrittura, dopo poche pagine sono costretto all'abbandono. Ma io non faccio testo, è difficile che arrivi in fondo a un libro, è per questo motivo che leggo di preferenza racconti. Mentre sono un fanatico di certi suoi film, quelli meglio riusciti naturalmente. Comunque questo è un signor articolo e sono orgoglioso di metterlo in archivio. Quando sarà finito naturalmente ;-) Adesso siamo solo all'inizio.

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  3. Serenella Tozzi16 ottobre 2013 18:22

    Certo sarà interessante leggerlo tutto l'articolo, così rimane solo un accenno.
    Non credo di aver mai letto i suoi libri, ma ricordo perfettamente due film tratti dai suoi romanzi: "Il miglio verde" e "Le ali della libertà". Li ho trovati due buoni film, molto interessanti e suggestivi, capaci di trasmettere emozioni.
    A Stephen King la fantasia non fa certo difetto.

    Ho letto recentemente che di King è uscito il suo ultimo libro "Doctor Sleep", ma solo in lingua inglese (se la cosa può interessare King sarà in tour promozionale, cosa più unica che rara, in Francia e Germania nel mese di novembre).

    Sulla stampa americana, la critica ne ha parlato in maniera positiva, anche se viene giudicato un horror non così pauroso e interessante come Shining.

    L'australiano "The Courier", riporta, però, una critica meno elogiativa:
    King, pur con la genuina maestosità del suo talento, sembra essersi impegnato in una folie de grandeur. Sembra stia scarabocchiando i suoi personaggi, permette a quelli secondari di offuscarsi fino ad andare fuori fuoco e ai principali di fare come gli pare, senza preoccuparsi della trama".
    Insomma, siamo lontani dal periodo in cui Stephen King era etichettato come produttore di letteratura spazzatura, molta acqua è passata sotto i ponti, molti anni sono passati, e molte sue opere da allora.

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  4. non anticipo nulla ma sono d'accordo con The courier. Rimane l'abilità di scrittura, ma la capacità di costruire buone trame, di gestire meglio gli spunti, è andata un po' persa. Joyland, l'ultimo, ha almeno due contraddizioni/lacune nella trama e calca un po' sullo strappalacrime. I relativamente recenti "The Dome", "Blaze" ed altri sono sviluppi di spunti scritti anni fa. E "Doctor Sleep" è appunto il sequel di Shining. Il miglior King è quello degli anni '70/'80 fino a "Mucchio d'ossa".

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