domenica 20 ottobre 2013

il Post it di Rubrus - Stephen king 2° parte: l'infanzia

IL RE... E ME. 
ALCUNE PERSONALI OSSERVAZIONI SU STEPHEN KING



2) l'infanzia;
I bambini, si sa, hanno molta fantasia. Essi, quindi, sono i soggetti privilegiati nel rapporto col fantastico. Gli adulti, a loro volta, per avere questo rapporto col fantastico, devono essere, in qualche modo "come bambini" (John Coffey de "Il miglio Verde"). Il tema, centrale in IT, si trova, magari accennato, anche in molti romanzi. Per esempio, in "Le notti di Salem", uno dei protagonisti un adulto, incontrato un vampiro, ha un infarto; un altro, un ragazzo, lo scaccia con una croce giocattolo. Idem per i protagonisti del Talsimano / la Sfera del Buio. Ovviamente, proprio per tale caratteristica, i bambini sono le prime vittime dell'orrore (Cujo, Pet Sematary, Mucchio d'ossa, Shining etc.) e, allo stesso tempo, l’unica possibilità di far fronte all’orrore stesso.
Come scrive lo stesso King, se ci sono migliaia di contadini medievali che credono nei vampiri ce n’è sempre uno, ed è probabilmente un bambino, il quale crede che un paletto di frassino ben appuntito possa ucciderli.
L’infanzia, in quanto luogo della formazione del mito, tempo e punto d’incontro di microcosmo e macrocosmo, è spesso direttamente il fulcro della narrazione, l’origine del problema, la fonte della soluzione.
Prendiamo un romanzo (pubblicato di recente, ma risalente ad anni fa) come “The Dome”. Sono dei ragazzi a scoprire il marchingegno che genera la misteriosa cupola che imprigiona la città. Determinante, ai fini della soluzione, è il recupero, da parte di uno dei personaggi, di un episodio dell’infanzia, episodio che, in qualche modo, riesce a metterla in contatto con l’entità aliena – anch’essa, in qualche modo, un bambino.
Come in molti altri romanzi, “tornando bambini” si può affrontare l’origine del male e vincerla o soccombervi (questo è il diverso destino che incontrano i coniugi Creed in “Pet sematary”). È una possibilità e l’esito non è scontato. Viceversa, la negazione del rapporto con l’infanzia porta, invariabilmente, al disastro.   
Gli esempi, però, potrebbero sprecarsi e quindi mi fermo qui.
Quello che mi preme evidenziare, insomma è che, con questo espediente (alle volte non disgiunto da una buona dose di psicologia spicciola) King risolve il problema della sospensione dell’incredulità e della introduzione, nel narrato, del soprannaturale.
Mentre un adulto non accetta quello che gli anni gli hanno insegnato a credere come impossibile, e il lettore, immedesimandosi con lui ed adottandone il punto di vista, incontra analoga se non maggiore difficoltà, un bambino, o un adulto che, in un certo qual modo, è o torna ad essere bambino, è assai più facilitato. Immedesimandosi in questo “fanciullo”, il lettore entra senza sforzo in questo mondo di wonder and terror e ne rimane prigioniero.
King risolve spesso così il problema della credibilità del “mostro” o del fantastico in generale. A differenza, per esempio, di Lovecraft, non ricorre ad una “più o meno oscura verosimiglianza scientifica”. A differenza di Poe ricorre raramente a personaggi allucinati o, in qualche bizzarro modo, ipersensibili o sopra le righe (come i protagonisti de ”Il gatto nero”, de “La caduta di Casa Usher” o de “Il cuore rivelatore”), né li colloca in contesti del tutto e palesemente immaginari. Come Poe, e a differenza di Lovecraft, King rende credibile l’incredibile non lavorando sull’oggetto, ma sul soggetto, tuttavia, a differenza di Poe, riporta i suoi personaggi e i lettori con loro ad un luogo ed un tempo nel quale tutto era nuovo e possibile.   
segue...
       

8 commenti:

  1. Serenella Tozzi20 ottobre 2013 14:26

    La letteratura fantastica risale agli albori dell'uomo: gli uomini antichi fugavano le loro paure, cercavano la benevolenza degli dei recitando versi propiziatori. Molto complessa, ad esempio,era la mitologia che gli antichi egizi avevano creato e della quale rimangono raffigurazioni nelle piramidi.

    Se accomuniamo l'ingenuità degli antichi a quella dei bambini si vede che entrambi interpretano l'ambiente intorno a loro in maniera particolare: tendono ad esorcizzare le paure fantasticando su di esse, ornandole e adattandole alla loro esistenza: la fantasia permette al bambino di rendere flessibile ai propri desideri il mondo reale .
    Credo, quindi, che gli adulti che riescano a giocare con la fantasia come fanno i bambini, probabilmente debbano essere persone felici.
    E, come dici, giocando sulla sfera infantile dell'uomo adulto che gli autori del genere fantastico (dei quali Stephen King è tra gli autori viventi quello che detiene probabilmente il maggior successo commerciale) destano interesse ed attenzione.

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    1. Credo che la novità di King all'interno del panorama letterario (novità che, come tutte le novità, è destinata ad invecchiare ed infatti invecchia) sia stata quella di "sdoganare" il genere introducendo elementi non - horror in romanzi che tuttavia avevano, come effetto prevalente benchè non esclusivo, il generare un sentimento di inquietudine nel lettore ricorrendo ad elementi soprannaturali.

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  2. I bambini nell’horror sono sempre segnale di una certa inquietudine. Vittime, eroi, carnefici: la paura scorre sin dall’infanzia, e a volte già nella pancia della madre come nel caso di Rosemary’s baby. Sin da ragazzo i bambini presenti nei film horror hanno terrorizzato le mie notti. Shining, L’esorcista,, Il villaggio dei dannati, Damien, Sesto senso, Nightmare e tanti altri sono i film che ricordo con un brivido sulla pelle. Ho già avuto modo e occasione di dirti che purtroppo non sono un lettore abituale del genere Horror, pertanto mi scuserai se non entro nel merito del testo, evito così di dire delle banalità. Io poi, e tu lo sai non ho preclusioni mentali sulla letteratura di genere, anzi, i gialli, quelli di stile tradizionale, sono ancora tra le mie letture preferite.

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    1. Serenella Tozzi22 ottobre 2013 12:45

      Ho potuto notare, oggi più che mai, attraverso la mia nipotina ed i suoi compagni, che i bambini sono fruitori entusiasti del genere horror. Film, libri e quant'altro fanno pernio su mostri (più o meno cattivi) e scheletri. Il DVD "La sposa cadavere" ha furoreggiato alla lunga in casa mia.
      Ricordo che anch'io a suo tempo ero attratta e insieme terrorizzata dai libri o dai film di paura, ma ho l'impressione che oggi l'abitudine dei bambini a questo genere di spettacoli (offerti in tutte le salse), abbia di molto attutito quella sfera di paura.

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  3. Io penso che i bambini siano sempre stati attratti dall'horror. Ci siamo scordati quali fossero le vere favole della tradizione prima della moderna "edulcorazione"? roba da chiamare il telefono azzurro...
    Ho come la bizzarra sensazione che i piccoli abbiano reagito, più o meno inconsapevolmente, all'addomesticamento di certi racconti andando a cercare la paura altrove e cioè nelle storie horror.
    Quanto al rapporto cinema / letteratura horror (ma non solo: lo stesso discorso vale per la fantascienza) secondo alcuni la funzione narrativa di questi generi si è sempre più trasferita dalla carta all'immagine. Alcuni, poi, si spingono anche oltre, preconizzando un "trasferimento" tout court del genere sullo schermo o su altri media.
    Qui, ci andrei più cauto.
    Ogni medium ha una specificità non traslabile.
    La parola scritta, per esempio, consente un tipo di approccio psicologico che il video non può dare.


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  4. Serenella Tozzi22 ottobre 2013 15:58

    Certo i bambini sono attratti dalla sensazione di paura, basti pensare a come si eccitano felici se si gioca a rincorrerli: urlano eccitati tutti rossi in viso, pieni di paura, salvo poi insistere "ancora, ancora" quando si smette.
    E anche le fiabe della tradizione non erano tutta bontà e felicità, a parte il comune finale: "E vissero tutti felici e contenti".
    Basti pensare alla famosissima "Capuccetto rosso" o ad Hansel e Gretel", molto simile a "Pollicino", dove i bambini messi all'ingrasso per essere mangiati bruciano tranquillamente la strega cattiva nella stufa.
    Insomma, quelle favole che volevano insegnare erano farcite di abbandoni e di cattiverie, e la morale in fin dei conti era: aiutati che il ciel ti aiuta.
    A loro discolpa si può aggiungere che molte fiabe hanno avuto origine nel Medioevo, periodo difficile per i bambini per la scarsità di cibo e per la fame imperante che generava l'infanticidio.

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  5. I risultati del passato si evidenziano chiaramente oggi.
    E quelli di oggi nel prossimo futuro, in sintonia con la naturale violenza umana.
    Ben alimentata dalla sofisticata tecnologia odierna.
    Siddharta

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  6. allora sono ottimista.
    Trascrivo da "http://www.jacopofo.com/statistiche-omicidi-suicidi "(ma c'è anche un libro dello storico Alessandro Barbero sulle statistiche criminali nello stato di Savoia che conferma la tendenza):

    Voglio segnalare un libro: "Paura liquida" di Zygmunt Bauman (Laterza, 2007).
    Difficile da seguire, ma alcuni suoi passaggi sono inconfutabili. Descrive bene la paura della società occidentale, anzi sembra descrivere bene le sue paure di cittadino di questa parte del mondo. L'uomo occidentale ha paura di perdere la sua sicurezza, ha terrore del terrore. Viviamo nelle società piu' sicure della storia e non riusciamo a crederci. Sul finire del 1800 in Italia c'erano 20 omicidi volontari ogni 100.000 abitanti, oggi siamo ad un tasso di omicidi di 0,9. Abbiamo avuto 621 omicidi nel 2006!
    Oggi, nessuno uccide per un metro di terra, per adulterio, per furto di bestiame, ecc.
    Di seguito alcune statistiche e articoli su omicidi, suicidi e altri reati [omissis]

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