sabato 26 ottobre 2013

il Post it di Rubrus - Stephen king 4° parte - Lo stile - Personali conclusioni


IL RE... E ME. 
ALCUNE PERSONALI OSSERVAZIONI SU STEPHEN KING



LO STILE
King stesso ammette di soffrire di "elefantiasi letteraria": scrive, scrive, scrive e, ovviamente, a volte, scrive troppo; un eccesso di chiose, descrizioni, parentesi, flashback, introspezioni, particolari, appesantisce lo scritto.
Il Re sembra amare in particolare due tecniche, che usa in modo quasi cinematografico: il flashback ed il rallenty.
La memoria è sovente l'espediente che King usa per dipanare la trama: ciò vale per i primi scritti (es. Salem's lot) per quelli di mezzo (es IT, Mucchio d'ossa) per gli ultimi (la storia di Lisey: un vero e proprio "lessico famigliare" in chiave horror).
Il rallenty sembra derivare da una consapevolezza: la parola scritta è sempre più lenta dell'immagine, quindi non può batterla sul suo terreno, ma su quello opposto: deve descrivere le cose che sfuggono all'occhio: i particolari, le minuzie, gli accidenti ai margini del campo visivo. E, spesso, in quei particolari c'è una comprensione più piena dell'evento.
Con gli anni, il mestiere, la tecnica di costruzione della frase, l’amore per il dettaglio tende a prevalere sull’idea, sull’immagine, sullo scatto narrativo e credo che ciò sia segno del progressivo inaridimento dell’autore.
Di questo però parlerei alla fine. 

IL (MIO PERSONALE) GIUDIZIO COMPLESSIVO

Dicono che King sia un re decaduto, e probabilmente, e' vero. Lui stesso lo ammette nell'introduzione della nuova edizione de "Le notti di Salem": non ho più le idee o la forza narrativa di un tempo. Del resto, dopo aver pubblicato il bellissimo "Mucchio d'ossa" dichiarò che non avrebbe più scritto. Se leggete "La storia di Lisey", troverete, incredibilmente, non poche debolezze narrative (es: il lettore fanatico - una figura già vista - brutalizza la povera Lisey?; bè, visto che non è possibile rivolgersi alla polizia - e perchè? - facciamolo fuori).
Ma insomma... vorrei ben dire: King ha scritto talmente tanto e, spesso, talmente bene, che si può giustificare il calo delle batterie.
Da più parti si è accusato King, in passato, di non sapere descrivere personaggi femminili convincenti, ma, dopo Dolores Claiborne, Rose Madder et similia, credo che lo scrittore abbia smentito efficacemente questa accusa.
Una critica tuttora in parte valida è quella di non essere uno scrittore originale.
In realtà, e non per difenderlo d’ufficio, anche perché non ne ha affatto bisogno, bisogna ricordare che King è un appassionato lettore di horror.
I suoi debiti verso Ray Bradbury sono notevoli  (basti pensare alla poetica dell’infanzia ed alla “mitizzazione”, in chiave marziana, del Midwest rurale, presenti in Bradbury) e quelli verso Richard Matheson ancora più grandi.
Qualcuno ha affermato, per esempio, che “Thinner / l’occhio del male” sia ampiamente debitore di “Tre millimetri al giorno” di Matheson. Personalmente reputo l’accusa eccessiva. I romanzi hanno al centro lo stesso concetto, cioè la perdita di potere, ma le strade sono diverse. “Cose preziose” ha alla base lo stesso meccanismo del racconto di Matheson “Il dispensatore”, ma King ci aggiunge di suo una domanda (di cui peraltro il romanzo aveva bisogno per reggersi, non essendo un semplice racconto) e cioè “che cosa sei disposto a fare e a non fare pur di avere quello che desideri?” che si trova splendidamente (e forse più efficacemente) espressa in un altro e precedente racconto dello stesso King “Io so di che cosa hai bisogno”.
Potrei proseguire ma credo che basti (anche se è doveroso dire che il gusto per la citazione, in King, è assai vivo).
Senz’altro fondata, invece, è l’accusa di crescente verbosità, di crescente aridità e di perdita di energia. Penso che sia del resto inevitabile che, con gli anni, il mestiere sostituisca quel misterioso oggetto che, in mancanza di parole migliori, definiamo ispirazione.
Il Re, si può dire, ha avuto le idee migliori negli anni ’70 / ’80 (se venti vi sembran pochi…), dopodiché ha rigirato, perfezionato e riproposto i vecchi spunti, perdendone in energia e venendo meno alla regola aurea della narrativa “show, don’t tell” (che può tradursi con “racconta, non spiegare”).
D’altronde – e chi scrive racconti con costanza lo sa benissimo – essere originali è una sfida che si perde quasi sempre.
Fondata in parte (benché dietro vi intraveda una certa spocchia intellettualistica) è anche l’accusa di avere un pensiero piuttosto superficiale e non molto profondo.
Può essere vero.
King è un romanziere e non un saggista e si lascia guidare, sopra altra cosa (forse a danno di ogni altra cosa) dal gusto di raccontare.   
Senz’altro, tra questo e certe stucchevoli mulierizzazioni dell’horror… vabbè meglio che taccia.
Senz’altro, nei suoi romanzi migliori, certe idee sono rese con una efficacia, una forza ed un’energia obbiettivamente fuori del comune.
Non saranno magari originali, non saranno profonde, ma quanto a forza d’espressione e capacità di avvincere il lettore, ad avercene…
Se scriverà meno o meno bene, ogni Fedele Lettore lo perdonerà volentieri.




8 commenti:

  1. Serenella Tozzi27 ottobre 2013 21:15

    Un bel dire su Stephen King, nel quale gli appassionati e lettori dei suoi romanzi sapranno ritrovare riferimenti puntuali e certamente apprezzare.
    Io lo conosco poco, ma mi hai suscitato il desiderio di leggere senza meno
    "Mucchio d'ossa".

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  2. "mucchio d'ossa" è solo parzialmente una storia horror - o meglio, King ha innovato il genere horror, pur rimanendo nella tradizione, cercando di scrivere innanzi tutto romanzi.
    Circa l'inquadramento in un genere anzichè in un altro, il suo pensiero è più o meno questo "io scrivo storie, gli altri le definiscano poi come meglio credano, non mi interessa più di tanto".
    "il miglio verde" o "le ali della libertà" (il cui titolo originale è "Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank") o "Stand by me" infatti credo che non possano essere definite storie horror(anche se obbiettivamente la maggior parte della sua produzione può essere tranquillamente inquadrata in quella categoria)

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  3. Chissà cosa mi sono perso.
    Non lo saprò mai.
    Sid

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  4. mah.. se ti riferisci al mio testo, non posso pronunciarmi o meglio, potrei pronunciarmi, ma qualunque cosa dicessi sarebbe in conflitto di interessi e di esempi di conflitto di interessi ce ne sono anche troppi e non voglio mettermi pure io.
    Se invece ti riferisci ai libri di King si tratta evidentemente di una questione di gusti e su questi, come dice il proverbio, non si discute.
    Vedi, io, per esempio, non sono particolarmente interessato alla meccanica. Anche se mi regalassero un abbonamento a una rivista di meccanica, non la leggerei, mi sentirei uno scemo.
    Se avvertissi il bisogno, poi, di andare a dire al primo che passa "sai, non mi piace la meccanica, quindi non leggo riviste di meccanica" sarebbe ancora peggio: scemo e più scemo. Un cretino assoluto, un deficiente totale.
    Potrei interrogarmi sulla imbecillità di un siffatto comportamento e mi darei due risposte alternative:
    la prima è che ho una personalità così fragile che sento il bisogno di affermarla ad ogni piè sospinto, per quanto idiota possa essere l'affermazione
    la seconda è che ho una così grande idea di me stesso che, nella mia testa, non c'è posto per altre idee: la grande idea che ho di me stesso è l'unica idea che ho.
    La conseguenza di tutto ciò quindi non mi faccio la domanda.
    Mi limito a non leggere e sto zitto.
    .

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    1. Mi riferisco a King.
      Contrariamente a te, quando leggo qualcosa mi interrogo sempre sulle mie impressioni al riguardo.
      E non so contenermi, malgrado gli inviti del Cavaliere...
      Siccome del King non ho letto manco un rigo, mi sono semplicemente chiesto se mi son perso qualcosa.
      Dopo aver letto commenti così approfonditi ed eruditi.
      Di cui ovviamente sono invidioso per mea culpa.
      Sid

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  5. Il post di cui sopra sono le mie impressioni al riguardo di quello che ho letto (nella fattispecie, King).
    Evidentemente hai letto senza capire quello che leggevi. Non è un gran danno, è solo una figura non esattamente bella.
    Quindi ancora una volta, avresti fatto meglio a stare zitto.

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    1. Non pensare che sia un bastian contrario.
      O che peggio coltivi retropensieri.
      Semplicemente per mia formazione culturale sono per la semplificazione della comunicazione, che riduco sempre all'essenziale.
      In sostanza mi sono speso per la saggistica, che è altra cosa dalla narrartiva.
      Pur con questi limiti, mi acconcio di buon grado anche alla lettura dei diversi filoni.
      Pensa che non sapevo nemmeno dell'esistenza di King ( e chissà di quant'altri ); ciononostante sono andato su google per saperne di più.
      Chissà che col tempo riesca a leggerlo ( età permettendo ).
      Per quanto attiene al consiglio di star zitto quando non si capisce, altrettanto la penso per chi scrive con la coda di paglia.
      Comunque ti assicuro che non avrai più occasione di leggermi, così sarai libero di crogiolarti nella tua presunzione.
      Siddharta

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  6. Senza acrimonia, ma quando vedo che si legge e commenta sistematicamente quello che non piace o che non interessa... beh, è difficile presumere la buona fede.
    So che la critica negativa sistematica fa sembrare intelligenti, ai propri occhi e a quelli degli altri, però tra i due il presuntuoso non è il commentato, bensì il commentatore.
    Ad ogni modo - e con piacere - adieu. E se sei coerente non rispondere.

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