venerdì 11 ottobre 2013

Premio Nobel 2013 per la letteratura a: ALICE MUNRO


Devo ammettere che il premio Nobel a Alice Munro, questa volta mi ha dapprima spiazzato e poi piacevolmente sorpreso. Da qualche giorno avevo posizionato sul comodino un libro/mattone di quattrocento e ventisette pagine, dal titolo poco promettente “Pastorale americana” quasi certo di due cose, la prima che non avrei mai finito di leggerlo e la seconda che a vincere il premio sarebbe stato il suo autore, Philip Roth. Ammetto anche di aver letto poco e niente di questa scrittrice canadese, e sono del tutto impreparato per scrivere qualcosa di decente sul suo conto. Tuttavia non potevo sottrarmi al compito di archiviare un post su una scrittrice che con questo premio consacra definitivamente il racconto breve nell’olimpo della letteratura, nonostante e a dispetto di un mercato che continua a trascurare questo settore. Non vi sarà difficile in questi giorni trovare notizie sul tema, ma ai più pigri propongo due articoli. Il primo di Luigi Mascheroni dal Giornale.it cultura e il secondo un riassunto di quanto scritto oggi sulla Stampa apparso sul blog Libreriamo.it

Assegnato a un autore canadese (mai accaduto prima), donna (è la tredicesima volta nella storia del premio, autrice soltanto di racconti, genere letterario da sempre ritenuto «minore» e invendibile (altra cosa che succede per la prima volta), il Nobel a Alice Munro è un Nobel storico. Primo, perché la scelta è eccellente dal punto di vista del valore squisitamente letterario, finalmente senza (secondi) fini politici, e infatti la scelta dell'Accademia di Svezia ha messo per una volta tutti d'accordo: persino L'Osservatore Romano l'ha benedetta. Poi perché il premio, dopo tanto tempo, è attribuito a una grande scrittrice riconosciuta come tale a livello mondiale - «maestra del racconto breve contemporaneo» recita la motivazione della giuria -, a coronamento di una carriera e di una bibliografia straordinarie (una ventina di raccolte di racconti alle spalle, per tre volte vincitrice del «Governor General's Award», il più importante premio letterario canadese, e del «Man Booker International Prize» nel 2009) e non per «improvvisi» meriti politico-mediatici come spesso avvenuto in passato; e infine perché, scegliendo una scrittrice che sa narrare vicende umane, lette attraverso la «normalità» della vita quotidiana, in cui tutti gli uomini e le donne, a ogni latitudine e in qualsiasi tempo, riescono a rispecchiarsi, il nome della Munro è certo che rimarrà nella storia del premio e della letteratura, cosa che non si può dire per tanti altri suoi colleghi - più «datati» e «contingenti» - che l'hanno preceduta: chi ha più (ri)letto, per citare alcuni nomi, Elfriede Jelinek, Jean-Marie Gustave Le Clézio o Herta Müller?

LA CRITICA QUOTIDIANA – Sulla Stampa, Masolino D’Amico presenta il personaggio e lo stile letterario del nuovo Premio Nobel per la Letteratura Alice Munro. L’autrice, il cui genere caratterizzante è quello della narrativa breve, poco prima della premiazione aveva annunciato di voler concludere la propria carriera.
IL RACCONTO BREVE - Nonostante abbia  cominciato a scrivere all’età di 13 anni, la Munro ha iniziato la pubblicazione soltanto 23 anni dopo. Si tratta di una vera e propria “macchina da guerra” della scrittura, la quale ha allietato il mondo della letteratura dal 1968 al 2012 con ben 13 raccolte di racconti, con uscite periodiche ogni quattro anni. La realtà descritta dalla Munro è un “piccolo mondo”, definibile come “marginale”. E’ proprio con questo aggettivo che la scrittrice ha descritto se stessa ed il suo stile, proprio come quel Canada nel quale è cresciuta.

MAESTRA DELLA NARRATIVA CONTEMPORANEA - Definita come la “maestra della narrativa contemporanea”, la Munro si contraddistingue per il suo genere letterario, il racconto, mai troppo breve, riconoscibile da alcuni caratteri ricorrenti: lo scontro tra parenti, la grande passione che coinvolge i personaggi, permettendogli in questo modo di comprendere qualcosa che sino a quel momento aveva ignorato. La domanda che, da ormai quasi due giorni a questa parte ricorre più frequente, è se la neo Premio Nobel abbia cambiato idea riguardo alla prosecuzione della sua carriera come scrittrice. Lo scorso anno la Munro aveva infatti annunciato di voler terminare, con la sua ultima pubblicazione, la sua carriera, pensando che quelle righe fossero il modo migliore per concludere una vita lavorativa ricca soddisfazioni.

LE REAZIONI ALL’ANNUNCIO DELL’ASSEGNAZIONE DEL PREMIO - La reazione dell’autrice alla notizia riguardo la vittoria del Premio Nobel, datale dalla figlia, è stata estremamente modesta e riservata, caratteristiche che da sempre la contraddistinguono “Sembra impossibile. E’ una cosa così splendida che non so descriverla. E’ più di quanto io riesca a dire”. L’auspicio dell’autrice è quello che questo premio serva a dimostrare ai più come i racconti brevi rappresentino una forma importante di arte. Lo stesso comitato del Nobel l’ha definita come “una maestra della narrativa contemporanea”.


11 ottobre 2013

2 commenti:

  1. Come per Dario Fo, un fulmine a ciel sereno.
    Vedrò di leggerla, per farmi un'idea.
    Sulla prosecuzione dell'attività letteraria: se non ha più niente da dire, è meglio che smetta.
    C'è sempre il rischio di rimasticare il già detto...
    Siddharta

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  2. Serenella Tozzi12 ottobre 2013 11:47

    Io, grazie ad una cara amica, ho letto parte dei suoi racconti e devo dire che ho notato in lei una capacità di penetrazione e sviluppo dei personaggi attraverso un'analisi precisa dell'evoluzione del loro pensiero. Tutte le azioni che ne derivano si accompagnano a questa descrizione raffinata che si protrae fino alla conclusione.

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