lunedì 14 ottobre 2013

PUCCINI E LE SUE DONNE di Augusto Benemeglio - 01) Pigro geniale e... puttaniere - 02) Le zie di Puccini


  PUCCINI E LE SUE DONNE
Manon, Mimì, Tosca, Butterfly, Turandot 

15.10.2013
etichetta: Musica lirica e la stanza di Augusto Benemeglio 
1.Pigro geniale  e… puttaniere
Pigro e geniale , nevrotico , strafottente  e timido , goliardico e primitivo,  amava stare in compagnia  e , allo stesso tempo , sentiva il bisogno della solitudine; era legato in modo quasi morboso alle brume del suo lago di lucchesia  ( “gaudio supremo, paradiso, vas spirituale, reggia…abitanti 120, 12 case”),  amava le scapestrate compagnie maschili ,  le scorribande tra i falaschi , il rompere  della quiete di una natura selvaggia , i colpi di fucile, le imprecazioni e le bestemmie della sua gente – e tuttavia non sognava che di fuggirsene al più presto, andare a Milano , là dove si poteva far carriera,  dove l’aspettavano la fama e la gloria, la ricchezza e le belle donne. Questo era Giacomo Puccini .
Sensibile e cinico, estrovertito e angosciato (all’improvvisa e rumorosa allegria , spesso becera, faceva seguito la malinconia e l’inquietudine, la cupezza), fumatore accanito e lavoratore fantasioso, ma discontinuo , disposto ad amare e a soffrire con una passione senza pudori, quasi sempre sopra le regole, come i suoi personaggi,  ma spudoratamente bugiardo , fanfarone e infedele.  Questo era Giacomo Puccini. “E’ stato -  scrive Federico Diotallevi – un  grandissimo, immenso musicista , il vero autentico erede di Verdi, interprete e cantore del melo’ italiano nel mondo , al di fuori dei patriottismi un po’ forzati di altri operisti coevi, ma anche un sommo puttaniere, se mai ce ne furono , uno  che ogni lasciata è persa , uno che il sesso ce l’aveva stampato in  testa  e dal sesso fu dominato  interamente per tutta la sua esistenza. Si raccontano aneddoti boccacceschi su di lui , fin da quand’era ragazzo e frequentava già , nonostante avesse solo quindici anni, i bordelli di Lucca. E poi amori ad ogni latitudine , di ogni età, razza, religione, consumati in treno, negli alberghi , nelle  pinete e nei tuguri, sulle spiagge di Viareggio o nella campagna di Forte dei Marmi, nei camerini teatrali. Vicende talora scabrose di cui si occupò anche la cronaca rosa e nera , come ad esempio la sua relazione con Corinna, una ragazza torinese di ventun’anni (“Sono  - dirà di se stesso, con spietata sincerità  - nevrotico, isterico, linfatico, degenerato, malfattoide , erotico , musico-poetico) , o quella , drammatica, legata al suicidio della servetta  di casa Puccini , Doria Manfredi , una ragazza diciassettenne, invaghitasi  del celebre e ormai attempato musicista lucchese e perseguitata ossessivamente , crudelmente e  ingiustamente  , dalla compagna e convivente di Puccini (che diverrà poi sua moglie), Elvira Bonturi. Quest’ultima , - che era stata moglie di uno dei migliori amici di Giacomo, Narciso Geminiani, e già madre di due figli, aveva abbandonato il marito e s’era rifugiata, anni addietro , a  Milano, in casa del musicista , suscitando grande scalpore e scandalo a Lucca, - conosceva assai bene il maestro e il suo antico “vizietto”. Ma stavolta aveva sbagliato, poiché l’autopsia rivelò che la ragazza era illibata, e fu costretta a pagare i danni ai familiari.     





2. Le zie di Puccini

Le donne contrassegnarono tutta la sua esistenza , furono ( insieme alle sigarette che iniziò a fumare a soli dodici anni ) una costante nella vita di Puccini , fin da bambino, quando rimase orfano del padre Michele , a soli cinque anni , con un fratello più grande e ben cinque sorelle . Fu allevato in una famiglia in cui le donne – scrive Pinzauti - dovevano apparirgli inconsciamente un’ossessione, l’incentivo di precoci curiosità e turbamenti , e quasi un incubo di dolcezza e di costrizioni”. Le donne lo soffocavano d’affetto, d’attenzioni, ma anche di ansie, di divieti , d’ attese e di frustrazioni. In questo vero e proprio gineceo, con la madre, cinque sorelle e una serie infinita di cugine e zie, si snoda la breve stagione dell’infanzia di Giacomo, che segnerà il proprio destino,  insieme al pianoforte che suonava (non bene) fin dai quattordici anni nelle chiese e nei locali pubblici di villeggiature , per comprarsi le sigarette (già a quindici anni fumava in modo accanito) e – dicevano le voci  – andare nelle case di tolleranza. E poi il mare di Viareggio, o le brume di Torre del Lago , gli scorci di palude , i deserti autunnali coi  rami secchi che bruciano amari nelle campagne serali ,  le acacie ubriache di profumi, in primavera, le vie strette e polverose d’estate. Una città dai confini malcerti che trascolorava tra la campagna e il mare , un microcosmo toscano di ciechi organisti   matti di vino donne e incenso  , tutti matti i musici Puccini , i vivi e i morti, dirà  la madre Albina  Magi,    per spiegare  la propria faticata vita di vedova perduta in un’eterna veglia , con sessantasette lire al mese di pensione , sette figli da mantenere e i problemi del quotidiano ; e poi la nonna , avara e inflessibile, la zia “nera” ,  energica e mascolina , la zia “rossa”,  anacronistica e seducente , e le cinque sorelle, la prima, Ramelde, tagliente e impietosa, l’ultima, Iginia, che poi si fece monaca , tenera, ingenua come una bambina, tutta pietà , santini e preghiere. Per un fato che perseguita la famiglia da generazioni, gli uomini sono morti quasi tutti precocemente ( il padre Michele muore a 51 anni ) , vittime d’incidenti o dei propri fallimenti, e l’amore che si riversa sul piccolo Giacomo è a un tempo capriccioso, avvolgente e rabbioso, frustrante , pieno zeppo di remore e di tabù di natura religiosa, soprattutto  quello della madre. Infatti Puccini trasferirà , inconsciamente , il suo senso di colpa , nei suoi personaggi femminili, a partire dalla sua prime opere, nell’Anna delle Villi  e nella Fidelia di Edgar , donne – come avverrà anche in seguito -  che pagano con la morte il loro amore “colpevole”. E anche l’attrazione sessuale , che Puccini  subirà per tutta la sua vita, sarà sempre sentita , più o meno inconsciamente , come un tradimento della Madre , se non addirittura  come un inconfessabile sentimento incestuoso. 

segue

1 commento:

  1. Ci sono stato il mese scorso a Torre del Lago, davanti alla casa del Puccini. Ancora oggi è un posticino piccolo e tranquillo, lo posso immaginare ai suoi tempi, che pace su quel lago a dire il vero un po' triste.
    Ti seguirò con interesse fino all'ultima parte di questo interessantissimo articolo che ho preferito pubblicare a puntate. Il martedì e il sabato i giorni di questo piacevole appuntamento con le donne del Maestro.

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