venerdì 18 ottobre 2013

PUCCINI E LE SUE DONNE di Augusto Benemeglio - 2° Parte


Manon Lescaut -  La Boheme -  La Tosca -  La Butterfly -
La fanciulla del west


3.Manon Lescaut
Tutte le sue donne saranno, come lui, vulnerabili e insicure, malate di solitudine e malinconia, malate d’amore. Contrariamente a ciò che scrive in certe lettere , in cui appare cinico e calcolatore artefice dei suoi personaggi teatrali, che sembrano essere studiati a tavolino, Puccini amò profondamente tutte le “sue” donne , a partire dalla  Manon Lescaut , “donna leggera e impudente , amante infelice, peccatrice senza malizia “, come la definì lo stesso abate Prevost,  porto accogliente e caldo , tante volte fantasticato dalla sua indole ardente e sensuale. Una donna , insomma, tutta carne e sesso, di quelle che fanno impazzire con i loro capricci e la loro imprevedibilità, ma che alla fine ripagano i loro amanti in una morbida pienezza di sudditanza e di abbandoni, anche se sono  destinate a rimanere “sole, perdute, abbandonate in lande desolate”,  e a maledire  la loro bellezza .  Puccini ebbe il merito – scrisse un suo acerrimo critico – di sentire in sé “una certa poesia animale” , fatta di intimità e comprensione delle piccole gioie e degli umili dolori, con una sensualità facile che ha  sinceri ritorni di candore compassionevole. 
Quella poesia gli veniva dalla sua terra,  Lucca - allora facente parte del Granducato di Toscana – , dove era nato il 22 dicembre 1858, in una famiglia in cui si respirava musica da quattro generazioni, (per un secolo e mezzo la dinastia dei Puccini ,maestri di Cappella , organisti, insegnanti ,aveva assicurato una continuità alla vita pubblica musicale lucchese) , e pur non mostrando doti musicali particolari e non fosse neppure il primo dei maschi , era stato designato l’erede dei Puccini . Non deluse le attese, ma fu solo grazie ai sacrifici e alla determinazione della madre Albina , che potè completare i suoi studi al conservatorio di  Milano e divenire in capo a pochi anni uno dei più acclamati autori di musica operistica. Rispetto ai vari  Catalani ,Leoncavallo, Mascagni, Giordano , Puccini aveva un miracoloso istintivo senso teatrale e  grandi capacità di seduzione, in particolare sul pubblico femminile, sia con armonie e melodie sentimentali, che con il suo fascino personale d’uomo contraddittorio, dicotomico. Da un lato “bestia , birbante , maschilista , uomo da bettola e da bordello” ,dall’altra signore  elegante, raffinato , amante della modernità  e dell’avventura ( comprò  il “bicicletto”, diverse vetture, i primi motoscafi, ebbe numerosi incidenti automobilistici); era quasi illetterato (componeva versi di una banalità soncertante ,  filastrocche scurrili e sgrammaticate che facevano inorridire  Illica e Giocosa) , e tuttavia seppe cavare il meglio dai suoi librettisti , che erano i migliori verseggiatori sulla piazza ; la sua musica si rifaceva alla grande tradizione italiana e tuttavia fu moderna , sempre attenta, sorvegliata, aggiornata alle novità strumentali francesi e alle avanguardie viennesi. 




4. La Boheme
Dopo la Manon, del 1893, ecco Mimì, che scopre andando a  vedere a teatro, a Parigi,  Vie de Boheme di Henri Murger . Se ne innamora subito e pensa di  metterla in scena , nonostante Leoncavallo ci avesse pensato prima di lui e vantasse quindi dei diritti “morali”  di primogenitura (Murger era morto da quasi quarant’anni, senza eredi ). “Egli musichi, io musicherò”. Ne nacque una querelle  che si trascinò per diverso tempo, anche sui giornali, ma alla fine la sua  Boheme, “audace esperimento di  tecnica scenica impressionista”, messa in scena il 1° febbraio 1896 a Torino,  fu un trionfo, e rimane ancora oggi l’opera più replicata al mondo, insieme alla Traviata di Verdi, mentre nessuno ricorda l’opera  omonima di Leoncavallo.  Puccini ci aveva lavorato sodo , per  tre anni , durante i quali aveva messo a dura prova la pazienza dei suoi librettisti,  Illica e il  panciuto Giacosa , che si sfogò con l’editore Ricordi (“Sono stanco morto del continuo rifare, ritoccare, aggiungere, correggere, tagliare , riappiccicare , gonfiare a destra e a sinistra, vi giuro che a fare libretti non mi ci colgono mai più”). La storia di  Lucille detta Mimì, morta tisica a ventiquattro anni nell’Ospedale di Pitiè , che farà piangere il pubblico di intere  generazioni, veniva direttamente dalla cronaca del tempo , la Boheme era uno spaccato sociale della vita dell’epoca che Murger conosceva bene , ma Puccini ne fece qualcosa di straordinario, sia dal punto di vista musicale che poetico. Ne fece il simbolo stesso della ricerca della bellezza , balsamo e consolazione ideale delle quotidiane inquietudini. Voleva cadenze accattivanti, ora comiche, ora tragiche e sentimentali, che però non dovevano celare la  sostanza amara e disincantata della vita ( “Voglio il riso e il pianto, la delicatezza e la volgarità, la malizia e l’innocenza, l’inquieta e malinconica solitudine che è dell’uomo, voglio carne umana , dramma rovente, sorprendente quasi, razzo finale, anche se è tristezza, malattia e morte”)
La musica di Puccini punta al cuore dei  personaggi , facendo delle loro passioni l’autentica molla teatrale, la sua Boheme non è la cronaca di un ambiente , come quella di Murger, ma un’operazione idealizzante della memoria. “ Mimì deve morire , non in forza di un processo drammatico, ma solo in quanto allegoria d’una giovinezza che non può evolversi se non  nella memoria. La fioraia Mimì, dalla bellezza esangue, rappresenta la trasfigurazione delle passioni indelebili dell’animo umano, la fugacità della giovinezza , delle illusioni e degli amori senza tempo. Mimì è il ricovero emozionale ,  poesia autentica delle piccole umili cose e dei giganteschi sentimenti che non hanno età...

5. La Tosca
E subito dopo Mimì,  semplice , affettuosa , la naturalezza fatta musica , ecco  la Tosca , che sparge le sue fragranze e i suoi profumi  nella Roma barocca della fine settecento del Papa Re , a Castel Sant’Angelo; profumi così intensi da far infoiare lo scellerato sbirro, Scarpia, che la vuole a tutti i costi. La Tosca di Puccini non somigliava molto a quella del dramma di Sardou , né alla Sarah Bernhardt che l’aveva portata sulle scene di tutti i teatri d’Europa .In Floria Tosca  Puccini cerca quelle assonanze e quelle sintonia con la propria sensibilità , ne rievoca le proprie  origini contadine e popolane , la propria orfanezza (anche Tosca è un’orfanella convertita al canto) e ne fa un personaggio tutta fragilità sentimentale e sessualità ,  un simbolo d’amore e di  libertà che si fonde con il mirabile paesaggio descrittivo dell’alba su Roma ( “E lucevan le stelle”) , la densità della scrittura armonica, la pasta inquieta dei timbri strumentali e il finale con  una delle marce funebri  più disperate e crudeli di tutta la storia del teatro musicale.


6. La Butterfly
E dopo Tosca, con cui aveva inaugurato il ventesimo secolo, proprio a Roma, ecco la Butterflay , tragica vicenda della giapponesina sedotta e abbandonata dall’ufficiale di marina americano ( quando vide la prima volta il dramma di David Belasco al  Duke of York’s Theatre di Londra , Puccini  ne fu talmente entusiasta che chiese subito il permesso dell’autore per trasformare Madame Butterfly in un’opera lirica) , che mise in scena il 17 febbraio 1904 alla Scala di Milano con un insuccesso pilotato (boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate) Dirà Puccini: “Come sono  stati  crudeli questi “buoni” milanesi e quei cani di giornalisti, con quale livore si sono scagliati . Mai io credo sia accaduto , con tanta rabbiosa  e biliosa veemenza” . Le critiche furono velenose, si parlò di operetta , musica frammentata senza originalità di idee,  drammetto kitsch, puro estetismo, sostanziale friabilità, opera indecente, o scaltro rimaneggiamento  di materiali musicali preesistenti, ma Puccini fu difeso nientedimeno che da Giovanni Pascoli, presente alla prima, che fu facile profeta: “Caro nostro e grande maestro, la farfallina volerà; /ha l’ali sparse di polvere/ con qualche goccia qua e là,/gocce di sangue, gocce di pianto./Ma volerà, volerà…. E , infatti, solo tre mesi dopo a Brescia, l’opera ottenne un grande successo.
Secondo la  Pampanini, che fu una straordinaria Butterfly, l’emozione musicale , in quest’opera, sembra nascere da lontananze misteriose, è come se Puccini fosse stato realmente in Giappone, con quei profumi notturni orientali, quelle indefinibili angosce  e quel senso di poesia che approda a vere e proprie modificazioni interne del linguaggio sonoro pucciniano, certamente un’opera innovativa, d’avanguardia, una delle realizzazioni più perfette del teatro operistico del novecento.Quella veglia notturna di Butterfly, il senso della solitudine che l’avvolge, il sonno del bambino, il celeberrimo coro a bocca chiusa , sono questi segni di modernità  che è già sottile inquietudine di sé stessa, e forse dello stesso autore, che presagisce la propria decadenza d’uomo arrivato, d’uomo accasato ( Puccini ha compiuto 46 anni e si è sposato con Elvira, a seguito del decesso del marito  di quest’ultima), apatico e circonfuso di luce , che non ha più niente da dire, come aveva scritto Illica  il 25 aprile 1904, ma i tormenti di Puccini uomo moderno cominciano proprio allora.

7. La fanciulla del West

Comincia a viaggiare, si guarda intorno , avverte che è già vecchio per i critici e i musicisti più giovani, Debussy, Strauss, è umorale, provinciale , si fa mandare le camice  e i colletti da Londra, descrive come un ragazzo il lusso delle cabine che gli vengono riservate sui piroscafi,  si reca Buones Aires e poi a New York dove è stata allestita  una stagione pucciniana. Scrive alla sorella  Ramelde: “ Ah, se sapessi il porco inglese ! Come mi secca  a non saperlo. Quante donne ! E quante mi cercano e mi vogliono. Anche vecchietto si trova  volendo e come!...Basterebbe alzassi un dito …E che forme le donne di qui , che culi sporgenti  e che personali, che capelli!  Roba da far drizzare il campanile di Pisa!” Ed ecco che dalle bellezze americane nasce un’altra donna, la Minnie della Fanciulla del West, opera che  andò in scena al Metropolitan la sera del 10 dicembre 1910 con un successo di pubblico solo apparente. In realtà qualcosa si è modificato, si sono ribaltate le posizioni:fino alla Butterfly era stato Puccini a portare avanti i suoi personaggi e a muoverli con un attaccamento che poteva apparire perfino sadismo, questa volta sono i personaggi a mostrarsi da soli, quasi non volessero lasciar spazio al Puccini, geniale inventore di melodie, e a costringerlo, invece, parola per parola, ad interessarsi dei loro sentimenti, insomma qualcosa di pirandelliano. In questo caso l’impeto tragico diviene enfasi fuor d’ogni misura . 

5 commenti:

  1. Starei più attento ai nomi propri: Bohème, Prévost, Giacosa, Butterfly.
    Una bella panoramica letteraria con interessanti spunti storici.
    Sulla Manon.
    In modo ardito l'accosterei alla marchesa Casati ( 1877- 1946 ), nobildonna sopravvenuta, ricchissima e dissipatrice, morta in povertà per i suoi eccessi.
    Eccentrica, ammirata e amata da D'Annunzio per le sue scorribande estetico-sensuali e sado-masochistiche.
    Fino a turbarlo, il gran seduttore...
    Siddharta

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  2. Devo ammettere di sapere poco e nulla di musica lirica e di non conoscere affatto le opere in genere. Grazie a te oggi ne so qualcosa di più, e di questo non posso che ringraziarti.

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  3. Serenella Tozzi21 ottobre 2013 02:26

    Un articolo bello, che stimola all'ascolto di queste opere.
    Però, le donne di Puccini, non le trovo così fragili: direi che a parte Manon e Mimi (due personaggi di una certa Francia, con la tendenza a farsi mantenere dai ricchi), Tosca mostra ben altra tempra, così Cio-ciò-san, convinta di essere la moglie legale e che aspetta il marito con devozione per tre anni, e si suicida alla scoperta del nuovo matrimonio in America di quel cialtrone di Pinkerton.
    L'insuccesso della prima della Butterfly, ritenuto pilotato dallo stesso Puccini, e la rabbiosa e biliosa veemenza dei critici, probabilmente furono dovuti al rifiuto inconscio per la pessima figura che egli fa fare al protagonista maschio. Nella Butterfly, infatti, Puccini mostra un animo da femminista ante litteram che nell'Italia "benpensante" dell'epoca può aver suscitato fastidio.

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  4. Ho scritto questo articolo parecchi anni fa ( almeno una decina), ed è stato pubblicato su Espresso Sud ( rivista cartacea di Lecce, che dà molto spazio alla cultura), e Lib(e)ro Libro. In questo blog, assai frequentato, Puccini è stato cliccato da oltre seimila persone, quindi significa che ha attirato almeno curiosità su di sé. Io non sono un esperto della lirica, ma un modesto appassionato, ma amo molto i personaggi, come sa bene Serenella, che spesso mi segue nei miei recital, e certamente il musicista lucchese lo era in modo esplosivo. Sono d'accordo sull'orgoglio tutto nipponico della Butterfly non so quanto modificata da Puccini rispetto all'originale. Una cosa è certa, Puccini volle a tutti i costi i diritti sul dramma, che non aveva nessun particolare successo a Londra , fece tampinare spietatamente Belasco , che non era presente la sera in cui lui la vide, per diversi giorni, finchè cedette. Onestamente non ha mai letto l'opera del drammaturgo, cosa che invece ho fatto con la Signora delle Camelie di Dumas figlio, che è un modesto romanzo (poi diventato dramma) che sarebbe rimasto probabilmente semianonimo se Puccini non ne avesse fatto un'opera lirica. Sostanzialmente il lucchese era una modesta cultura letteraria ( certi suoi versi sono scurrili o addirittura infantili), ma aveva il genio musicale e le parole della lirica devono avere quella sonorità, quella liquidità, quel calore e colore della musica. Per questo costringeva Illica e Giacosa a dei veri tour de force.

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  5. Serenella Tozzi5 novembre 2013 12:20

    Puccini aveva un senso del teatro che era straordinario.
    Quando si stava pensando al finale di Tosca (la scena della fucilazione) Illica e Giacosa dicevano che dopo la fucilazione ci volesse un'aria finale.
    E Puccini disse: "Si l'aria del cappotto". Sardù, l'autore del dramma, si alzò e l'abbracciò dicendo: "Lei è un uomo di teatro".
    Infatti tutta l'azione è di una rapidità drammatica fulminante e ti lascia senza fiato.

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