domenica 13 ottobre 2013

Vito Riviello - La comicità, l'ironia, i motti di spirito e le improvvisazioni sul tema, ma non solo…


L’angelo custode

Quante volte mi vado cercando
passandomi accanto supponendo
che gli altri avanti sono io
e invece sono altri in cerca
di se stessi da cui son scissi.
Perché se l’angelo mi regge
ovunque mi sento abbandonato ?
Può anche esser che uno di me
sia custodito e retto
ma gli altri di me ignorano
e s’ignorano ignorandosi se
com’è vero ch’io son scisso
in infiniti me solo da me .
Ma l’angelo li tiene tutti per sé ?

da “Apparizioni”, Rossi & Spera Editori Roma , 1989





Vito Riviello (Potenza, 1933 – Roma, 18 giugno 2009) è stato un poeta italiano residente a Roma.

“Grande affabulatore, portavoce della questione meridionale, comunista senza tessera, sessantottino ante litteram, anticonformista, dadaista, amico di grandi personalità da Ernesto De Martino a Rocco Scotellaro, da Pablo Neruda a Leonardo Sinisgalli ad Alfonso Gatto, ma soprattutto avant-poeta lontano dalla monumentalità della cultura ufficiale, Vito Riviello, scomparso a Roma il 19 giugno 2009, ha percorso e raccontato il mondo sempre con lo sguardo curioso di un bambino e il pensiero intuitivo di un genio.
Vito Riviello è nato a Potenza nel 1933.

BIOGRAFIA
Inizia giovanissimo pubblicando in pieno clima Neorealistico, una plaquette di poesie dal titolo Città fra paesi, tra stile liberty e crepuscolare (1955), questo volumetto fu definito da Leonardo Sinisgalli: “Il primo ritratto letterario di Potenza”.
Nel decennio successivo collabora con riviste letterarie di rilievo nazionale, quali Letteratura, Rendiconti, Nuovi Argomenti, etc…
Negli anni settanta vengono pubblicati diversi libri di poesia, tra questi: L’Astuzia della Realtà (Vallecchi, Firenze), con la prefazione di Paolo Volponi eDagherrotipo (Scheiwiller, Milano).
Negli anni ottanta si accentuano toni burleschi e un’ironica demistificazione delle certezze esistenziali, vedi: Tabarin (Carte Segrete, Roma); Assurdo e Familiare (Empiria e Florida, Roma), con la prefazione di Giovanni Raboni.
La critica parla di neodadaismo nelle ultime opere di Riviello, ma anche di precedenti letterari del cinquecento come Rabelais, Burchiello, Berni.
Nel 1997 con il libro Assurdo e Familiare (Manni, Lecce) l’autore potentino recupera il titolo dell’opera precedente, per farne un’antologia riassuntiva delle pubblicazioni fatte in venticinque anni, con un saggio di Giulio Ferroni.
Fervorosa l’attività di Vito Riviello che dal 2000 al 2007 edita i seguenti libri:Plurime Scissioni (Pagine, Roma), con introduzione di Francesco Muzzioli; Acatì (Onyx, Roma) e Livelli di Coincidenza (Campanotto), con la postfazione di Gabriele Perretta che in questo libro individua in pieno il senso della nuova poesia comica europea.
Riviello ha scritto anche libri in prosa, tra cui piace citare: Premaman (La Nuova Libreria, Potenza), con prefazione di Gilberto Finzi; La neve all’Occhiello(Capuano), con prefazione di Giovanni Russo; E arrivò il giorno della prassi(Empiria), introduzione di Giorgio Patrizi; La luna nei portoni (Calice, Rionero in Vulture); un libro singolare è Fotofonemi in cui l’autore seguendo l’antica lezione di Baudelaire attua la commistione dei codici d’arte traducendo alla lettera 18 fotografie di Giuliana Laportella.
I sui scritti sono stati tradotti in diversi Paesi del mondo.

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Amo il tuo nulla infinito
a te perfino sconosciuto
Deleto da guerre stellari
nebulose psichiche,
Più visibile o storico
amo di te il superfluo,
quello che appena vedi
e perdi nelle discariche celesti

Livelli di coincidenza, Campanotto Editore, 2006.


Otra noche

E proprio la notte attendiamo
l’arrivo della notte,
noi la vogliamo dentro
nel suo nome di solenne buio
per poterla scrutare
e sentire quel suono di nero
che crediamo venuto dalle stelle.

Livelli di coincidenza, Campanotto Editore, 2006.


Bacio

Il bacio nacque dal desiderio
Verde e primitivo di mangiare
aprendo bocca per soddisfare
la fame e far tacere la
paura, rimase il piacere della suzione,
bacio d’eterna madre.

da Scala condominiale, Lieto Colle, 2008.



Cosa

Prima o poi mi verrà un’idea,
per migliorare la mia vita,
le idee vengono dalle cose
e si rifanno cose.
Una di esse sarà l’idea
che mi trarrà dall’impaccio,
una cosa buona e importante,
la vedrò sempre davanti
la cosa nata dall’idea.



Destino


Posato da un corvo sul monte
ebbi desideri di mare,
in forma d’ampio respiro
e devozione marina.
Quante Marie ho perduto
fra le reti dei miti
di carità cristiana.
Qualcuna era bruna e pagana
dalle rose esaltata
rendeva sempre più pallida
la mia speranza.
Metteva i piedi e il sorriso
sulla mia timidanza.

[Vito Riviello - da Scala condominiale]



POCO FA

Poco fa aveva credibilità
quando l’ombra aveva calore
la sera lasciava l’orma
il cielo segnava la norma .
Si sentiva che lei era stata là,
poco fa, quasi si vedeva
tanto il tempo ci metteva
per passare, spesso sostava
in pose arcane vicino
alle mute fontane.
Poco fa è ora eternità
anche il ricordo non rammenta
vagando di qua e di là
alla vana ricerca di poco fa.

Vito Riviello – “Assurdo e familiare”

Al di…là

Visto da qua è aldilà
da là è aldiquà
se invece sbagliando
finissimo nell’aldilì?
Vedremmo attoniti un qui
fissi nell’aldilì
anche se in realtà
noi non possiamo venire
che dall’aldiquà
perché siam destinati all’aldilà
per tautologica omertà,
venendo dall’aldiquì
potremmo sbattere nel dilì
più in là dell’aldilà
e là più non si sa
se più vicino al dunque
è l’ aldilì o l’aldilà,
comunque di colà.

da “Monumentànee” 1992


3 commenti:

  1. Serenella Tozzi13 ottobre 2013 23:16

    Ironico lo era davvero, Vito Riviello, ma che amara la piega della sua bocca in questa foto.
    Molto piacevoli a leggersi le sue poesie, fanno sorridere.

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  2. Essì, ha la faccia triste, mentre le poesie non lo sono affatto. E' scomparso da poco ma lo si deve considerare un esponente della seconda metà del novecento.

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  3. Su < L'angelo custode >.
    Forse un calembour, forse un bisticcio di parole e concettuale, forse un modo di stupire.
    Il tutto per sottolineare la nostra solitudine, diversità, abbandono, disperazione esistenziale.
    Probabilmente invece di alambiccarmi tanto il cervello, sarei ricorso ad una semantica più semplice e scorrevole.
    Per dire cose intelligenti non occorrono paroloni ricercati e sofferti.
    Così per i restanti testi.
    Siddharta

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