martedì 5 novembre 2013

Bàino Mariano - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta



Mariano Bàino 
è nato a Napoli nel 1953, dove vive e lavora. È stato tra i fondatori, nei primi anni ’90, della rivista “Baldus” e del Gruppo 93, che hanno animato in Italia un complesso dibattito su moderno e postmoderno, avanguardia e tradizione, e, più in generale, sul mutare delle strutture comunicative e sugli effetti di derealizzazione nella società massmediale.
 Nella sua poesia si incontrano pluristilismo, apertura ai dialetti e alle lingue straniere, uso straniante della citazione e dei neologismi. Fra i registri più frequenti l’ironia e la giocosità. Nelle prove più recenti, perlopiù inedite o pubblicate su riviste, si assiste al recupero delle forme metriche della tradizione, in particolare della sestina lirica e del sonetto.
I suoi libri di poesia comprendono "Camera iperbarica" (Tam Tam 1983); "Fax giallo" (Il Laboratorio, ed. non venale con serigrafie,1993, II ed. Zona 2001); "Ônne ‘e terra" (Pironti 1994, II ed. Zona 2003); "Pinocchio moviole" (Manni 2000, Premio Feronia); "Sparigli marsigliesi" (Il Laboratorio, ed. non venale con acquetinte e acqueforti, 2002, II ed. d’If 2003); "Amarellimerick" (Oedipus 2003). 



Sonetto dell’orecchino rosso trasparente

Infrange tutto quanto è abituale
L’orecchino di corallo – quel rosso
Sanguineo che pende –come l’eguale
Dell’altro lato –quello che non posso

Scorgere –sì – il meno disleale
-Nello spaiato oscillare –fra il mosso
Serpeggiamento incontro la carnale
Iddìa che ancora non svanisce –addosso

Il lampo sprigionante i desideri
Di due vite che contano soltanto
Quando le mani -pulite – travolte

Fermano l’ora e i coralli –leggeri
Ai tuoi lobi (leggeri –quasi quanto
Le elitre lì fuori in giravolte)



Sonetto del clochard e della spazzatura

Chiuso il tuo chiuso dentro un cassonetto
Conchiglia inconchigliata col suo mollo
Fra la calda immondizia in un brodetto
Sapido di primordi finché il collo

Ancora umano troppo umano non
Lo scannano spirali in giro lento
Di un vecchio camion nella notte con
Tritarifiuti d’ordinanza – il vento

Folate fredde in mezzo allo sfasciume
Fa volteggiare un po’ di cartastraccia
Fra le baracche sul greto del fiume

Il vento – a due spazzini il cuore agghiaccia
Con l’urlo che dà in fondo all’infernale
Compattatrice – un urlo d’animale



Sonetto delle danze volate

Un’ape fa ritorno all’alveare
Piccoli cerchi grande evoluire
Di cella in cella c’è da congioire
Fra il nettare ma qui solo danzare

Il cerchio su altra cella poi volare
Per danze necessarie a garantire
La rotta alle compagne non finire
L’annuncio di distanza l’oscillare

Del corpo sulle linee del narrare
Pistilli di camelie quel fiorire
E schiudersi su cui c’è da puntare

A sciame e adesso è l’ora di firmare
Con chiara cifra l’aria è da cucire
Il nome di nessuno poi virare



Sonetto dell’olfatto

Un improvviso profumo – Di frutta
- Morbido viene su dall’inclinato
Banco di una bottega – Ed è immediato
Ridarsi di un’estate – è ancora tutta

Quella campagna –è cielo – è quell’asciutta
Forza negli alberi –Torno incantato
Ragazzo –mentre svelto – accelerato
Si fa il passo di chi –con un brutta

Grinta –al guinzaglio – mi precede –Il cane
Ha proprio fretta –non concede stima
Alla speciale vista dell’olfatto

Di chi lo segue- Peccato- Mi adatto
A non fiutare più nulla- ma prima
Aspiro- presso un forno – un po’ di pane 


3 commenti:

  1. Un vero schiaffo simbolico a quegli ipermodernisti trionfi e stravaganti che tanto ce l'hanno contro i sopravvissuti antiquariacci, sonettanti e canzonisti...
    Quasi un ritorno agli arcadi, le cui rime contrate da giudizi sdegnosi e sprezzanti non sono altro che la ripresa dell'elegante tradizione lirica latina e petrarchesca, e poi della grande poesia e sensibilità neoclassica e romantica.
    Anche se qui l'Autore per distinguersi gioca con una lettura difficile, con una ricerca etimologica e semantica esagerata e talora arzigogolata.
    Il tutto a danno della sveltezza di comprensione e facilità di lettura.
    Ma tant'è.
    l'acrostico spurio insistito oltre il dovuto appesantisce i sonetti.
    I quali civettano con l'assoluta carenza d'interpunzione, trattini esclusi usati a mò di spezzatino.
    Certamente nell'intenzione espressiva dello stile.
    Forse su tutti < Sonetto dell'olfatto >, dal titolo orrendo.
    Siddharta

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    1. errata corrige: < tronfi >.
      Sid

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    2. Finalmente abbiamo beccato un poeta contemporaneo che ti piace :-)))).
      Non avevo dubbi, l'ho scelto di proposito. Non festeggiare troppo, vedrai che il prossimo ti farà ripiombare nello sconforto. :-)

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