lunedì 25 novembre 2013

Bartolomeo Colleoni - Appunti di storia... di Serenella

Bartolomeo Colleoni era nato a Solza (Bergamo) tra il 1395 ed il 1400 ed è morto a Malpaga (Bergamo) il 3 novembre 1475 (a Malpaga esiste ancora il suo castello).
La data di nascita incerta pare sia dovuta ad una scelta personale dello stesso Colleoni che preferiva il 1400, cifra più significativa e carica di maggiori valori simbolici.

 La leggenda vuole che vivesse un'infanzia povera e infelice,  vittima, insieme alla madre, dei cugini che gli avevano ucciso il padre per impossessarsi dei suoi possedimenti di Trezzo, luogo strategico sulla sponda milanese dell'Adda.
Ma non è così, si era trattato solo di rivalità e supremazia guerresca fra fazioni. Esistono, invece, atti che provano come fossero stati tutelati economicamente.


Bartolomeo era fiero del suo cognome Coglione; solo in seguito alcuni apologeti avevano cercato di investirlo di un senso diverso da quello proprio letterale, e cioè  "cum lione" o "caput leonis" (dai quali sarebbe derivato Colleoni), ma in realtà tutti i documenti ufficiali riportano Coleus: Coglione.
Bartolomeo usava sia lo stemma che il cognome con orgoglio, infatti lo fece rappresentare in bassorilievo anche sul sarcofago della prediletta figlia Medea.


« ...duos colionos albos in campo rubeo de supra et unum colionum rubeum in campo albo infra ipsum campum rubeum ».

E' anche vero che alcuni storici riportano come fosse affetto di poliorchidismo, ossia la presenza di un testicolo in più, ma molti dicono fosse solo leggenda e a noi non è dato sapere la verità.

Fu nel 1467 che Renato d'Angiò, per meriti militari, gli concesse di aggiungere al proprio il patronimico d'Andegavia e porre così nel suo stemma i Gigli Angioini d'oro in campo azzurro con sotto i consueti testicoli colleoneschi.

Di stirpe longobarda apparteneva alla nobiltà. I suoi antenati avevano avuto rapporti molto solidi con la Chiesa e nel '200 ad un suo avo,  "Sozzon de' Coglioni" , furono anche concessi da Federico II  i privilegi imperiali.

« D'uno de' quali il più antico hassi la confermazione di Federico II negli anni 1224. Ove a Sozzon de' Coglioni, ed a' suoi discendenti, egli si vede concesso in feudo legale la cognizione delle appellazioni di tutte le cause della Città di Bergamo, e del suo territorio »
(Spino P., Istoria della vita, e fatti dell'accellentissimo capitano di guerra Bartolomeo Colleoni)


Intorno al 1433 si era sposato con la bresciana Tisbe dei Martinengo, figlia di uno dei suoi capitani.
Bartolomeo ebbe otto figlie, nate sia nel matrimonio che al di fuori di esso.  Forse è da qui la sua fama di prolificatore del tempo.
Fu, comunque, attorniato da una atmosfera di avventure e leggende amorose (voci non confermate riportarono, fra l'altro, una sua relazione con la regina Giovanna II di Napoli).

La sua vita di combattente era iniziata quando era ancora giovanissimo, sui quattordici-quindici anni. Come capitano di ventura, però, Bartolomeo Colleoni raggiunse la fama abbastanza tardi, così che degli avvenimenti che lo avevano riguardato non esistevano ricordi certi.  Probabilmente per questo i suoi biografi  ne arricchirono la vita ornandola di miti e racconti leggendari, proprio per rendere più prestigiosi quei periodi vuoti.

La sua più grande ambizione era stata di poter ottenere il comando generale dell'esercito di Venezia e questo, dopo molte delusioni, gli verrà affidato a fine carriera il 2 giugno 1455.

Era proprio al servizio di Venezia, come luogotenente del Carmagnola, quando accadde un fatto increscioso ed oscuro: il Carmagnola arrivò tardi per i rinforzi da portare all'assedio di Cremona provocando una disfatta alle truppe di Bartolomeo Colleoni; questo procurò al conte di Carmagnola la decapitazione per sospetto tradimento, mentre per il Colleoni significò l'ascesa militare (che lo portò in seguito ad avere rapporti con molti sovrani europei dell'epoca grazie alla sua fama divenuta internazionale: nel marzo 1474 ricevette fra l'altro la visita a Malpaga del re Cristiano I di Danimarca che si stava recando a Roma).

Il Colleoni per le sue capacità di condottiero (molte delle sue grandi vittorie si dovettero alla rapidità e alla ferocia dei suoi attacchi), forte della gloria e della ricchezza accumulata sui campi di battaglia era riuscito,  pur tra luci ed ombre, ad imporsi come condottiero prima di Venezia, poi di Milano, sia sotto il Visconti sia, dopo la morte di questi, sotto la Repubblica Ambrosiana, ed infine ancora di Venezia, dove, come detto, raggiunse il massimo grado di comandante generale.
Alla sua morte tutte le campane di Venezia suonarono a morto...
...ma la statua che il Colleoni aveva chiesto gli fosse eretta in Piazza San Marco, in cambio dei cospicui lasciti  in favore della Serenissima da lui sottoscritti nel suo testamento,  gli fu eretta dai veneziani (attraverso un sottile compromesso), nel Campo SS. Giovanni e Paolo, detto della scuola di San Marco (dove si può ancora  ammirare la bellissima statua del Verrocchio).  Non solo: dopo avergli tributato funerali solenni Venezia provvide con burocratica meticolosità a recuperare tutte le concessioni feudali che gli aveva elargito durante la carriera militare...
La Serenissima aveva bisogno di rimpinguare le sue casse...  si stava preparando per la guerra contro i turchi.

Quando il Colleoni si trovava al servizio di Maria Filippo Visconti (personalità paranoica, superstiziosa e maniacalmente sospettosa) nel ducato di Milano, il condottiero Niccolò Piccinino di cui era il vice,  lo mise in cattiva luce presso il duca visconteo e lui dovette fuggire. Fu catturato a Pontremoli e portato in prigione ai Forni di Monza dai quali riuscì a fuggire alla morte di Maria Filippo.

Il Piccinino è lo stesso comandante delle forze milanesi che vennero travolte dai Fiorentini ad Anghiari, la battaglia poi immortalata dal genio di Leonardo da Vinci negli studi per l'affresco della "Battaglia di Anghiari", purtroppo, come sappiamo, andato perduto.


-------------------------------------------- 
Bartolomeo Colleoni, quando si fu ritirato nei suoi possedimenti di Malpaga, si adoperò con  notevole impegno in opere a favore dei ceti meno abbienti. Fondò fra l'altro l' "Opera Pia della Pietà"  istituzione voluta essenzialmente per fornire una dote alle gentildonne impoverite al fine di facilitarne un legittimo matrimonio (questa istituzione, anche se operante con fini diversi, è ancora esistente); fece opere di irrigazione notevolmente benefiche per il territorio e provvide a restaurare od a far edificare chiese e conventi.

« L'ombra canuta del Guerrier sovrano
a Malpaga erra per la ricca loggia,
mutato l'elmo nel cappuccio a foggia,
tra i rimadori e i saggi in atto umano. »
(Gabriele 'D'Annunzio Le città del silenzio:
Bergamo)


10 commenti:

  1. oh perbacco, ho fatto un bagno di storia di prima mattina, mi è piaciuto molto, grazie serenella, insomma alla fine dire 'co,,,,,,' a qualcuno in fondo gli si fa un complimento,
    No a parte gli scherzi, mi ha fatto molto piacere leggere questo pezzo, fa sempre bene una rispolverata, grazie e buon giorno a tutti,
    Lola.

    RispondiElimina
  2. Io a Serenella voglio proprio bene.
    Ha riportato alla luce un personaggio la cui cappella rinascimentale in Bergamo alta ( in p.zza Duomo, addossata alla Basilica di S. Maria Maggiore, ove si trova anche la tomba del Donizzetti ) ho ammirato tante volte negli anni liceali.
    Un bergamasco che ai miei tempi dicevano molto generoso con le donzelle locali anche grazie ai suoi... attributi speciali.
    Tanto da buccinarsi con malizia del suo ottimo contributo a ripopolare le contrade cittadine.
    Chi l'ha detto che bisogna lavorare solo di fantasia?
    Si può benissimo ripercorrere letterariamente anche la storia, quella che non tutti conoscono.
    Sarà un caso, ma proprio pochi giorni fa ho letto in una rivista un excursus appunto sul Colleoni, in parte saccheggiato da google: d'altra parte la storia non si può inventare o mistificare, è quella che è.
    Questo scorcio in lettura me lo sono sciroppato assai volentieri.
    Sarà perchè Bartolomeo era proprio delle mie parti...
    Intelligente/mente, Siddharta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Serenella Tozzi25 novembre 2013 15:54

      Grazie Sid, anch'io ho imparato a volerti bene. Devo dire che all'inizio ti trovavo un po' spocchioso, ma conoscendoti meglio attraverso le tue riflessioni quotidiane ora ti penso sempre con affetto.
      Questo ritratto l'ho scritto ricordando una tua richiesta. Mi dispiace solo di non aver lavorato di fantasia, ma riesce difficile aggiungere altro ad una vita così piena e avventurosa, si rischierebbe di fare una magra figura.

      Elimina
  3. me li sono gustati piacevolmente questi appunti di storia, sei proprio brava Serenella a descrivere personaggi e situazioni.
    quindi quando dico co.....ne a qualcuno non è che poi lo offendo!!!
    sfrutterò questa informazione a mia convenienza quando si presenterà l'occasione :-)))

    RispondiElimina
  4. Epperò... peccato che neppure gli attributi del Bartolomeo ti abbiano ispirato una "storia romanzata" che ti era stata richiesta a gran voce;-) Bravissima anche con questo taglio.
    Condivido tutti i complimenti sin qui espressi e a questi aggiungo il mio grazie sincero :-)

    RispondiElimina
  5. Bartolomeo, uno dei maggiori condottieri di tutti i tempi, innovatore nell'arte della guerra, costruttore di dighe e canali, filantropo a favore dei meno abbienti...
    Una figura dalla vita già di per sè romanzata, scudiero a 14/15 anni!
    A Serenella, la nostra < storica >, vorrei segnalare anche Frà Salimbene da Parma ( 1221-1288 ) , anche lui dalla vita medievale molto interessante.
    Chissà che ci faccia il regalo, peraltro difficilissimo a trovarsi...
    Una sfida, veh, agli increduli.
    Sid

    RispondiElimina
  6. Serenella Tozzi25 novembre 2013 16:01

    Grazie a Lola, Carla, Franco, i complimenti fanno sempre piacere.
    Per quanto riguarda la fantasia, caro Franco, è un periodo di magra e, poi, davanti ad una vita così piena già nella sua realtà storica temo che la fantasia non reggerebbe il confronto.

    RispondiElimina
  7. Grazie Serenella, sei brava barva a descrivere avvenimenti storici e personaggi di tal portata, cosa non facile. Ancor più difficile far restare il lettore fino all'ultima riga su argomenti meno popolari, se vogliamo più aulici come gli accadimenti storici.

    RispondiElimina
  8. Serenella Tozzi27 novembre 2013 12:53

    Chiara, sei gentilissima, le tue parole mi spingono a proseguire su questa linea che mi sta intrigando sempre più.
    Vedrò di accontentare anche Sid su Fra' Salimbene da Parma che, fra l'altro, mi ha richiamato alla mente una mia compagna delle elementari che portava lo stesso cognome. Pensa che non la ricordavo da illo tempore, era proprio nascosto nei recessi della memoria il suo ricordo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perchè vedi, Serenella, frà Salimbene è un altro mio nick tra le pagine del web.
      Un personaggio che mi ha sempre intrigato per il suo ruolo illuminante in un periodo ancora oscuro della cultura e della società del tempo.
      Senza di lui non conosceremmo tante cose e della Chiesa e delle istituzioni secolari e della gente del tempo.
      Una bella impresa, la tua! Ti sono vicino.
      Coraggiosa/mente.
      Sid




      A

      Elimina