mercoledì 27 novembre 2013

Il curioso caso di Gordon Lish e Raymond Carver

Di cosa parliamo quando parliamo di un… editor.


L’ editor, o il redattore editoriale è colui che rivede contenuto e stile di manoscritti prima della pubblicazione da parte di un editore. Poi fa un sacco di altre cose, d’accordo, collabora con i grafici per esempio e con i correttori di bozza, ma principalmente legge i manoscritti pervenuti a una casa editrice, e suggerisce all'autore le modifiche che ritiene opportune.

“Spesso la tentazione del redattore è quella di intervenire in maniera massiccia sul testo, cedendo alle sirene del gusto personale e quasi sostituendosi al lavoro dell'autore. Questo è quanto è avvenuto tra Raymond Carver e il suo editor Gordon Jay Lish.”
A vent’anni dalla morte del celebre scrittore americano ci si domanda ancora se egli «Fu vittima del suo implacabile editor» oppure se questi sia da considerarsi l’artefice del suo successo.

Quando uscì in America nell' aprile del 1981, Di cosa parliamo quando parliamo d' amore fu osannato come un capolavoro dai critici. La New York Times Book Review gli dedicò la prima pagina - una rarità per un libro di racconti - lodando la maestria con cui Raymond Carver aveva saputo ridurre la storia e le parole al minimo essenziale e salutandolo come «il capostipite del minimalismo letterario americano». Ventisette anni più tardi la moglie ed esecutrice testamentaria dello scrittore scomparso nel 1988, Tess Gallagher, si è imbarcata in una appassionata crociata per rendere giustizia alla memoria letteraria di uno degli autori più influenti e imitati della sua generazione. «Ray non era affatto un minimalista e anzi odiava quell' etichetta», racconta la Gallagher,

In ogni caso, nel romanzo di Stephane Michaka , "Scissors" (forbici - 2013),  che ripercorre il controverso rapporto tra Raymond Carver e il suo affilato editor Gordon Lish, si racconta che La mattina dell'8 luglio 1980 Raymond Carver scrisse una lettera angosciata e confusa all'amico ed editor Gordon Lish, che gli aveva appena mandato il manoscritto rivisto di una nuova raccolta di racconti, Principianti. Di alcuni di questi Lish aveva tagliato il settanta per cento, riducendo nel complesso il libro della metà e cambiando molti titoli e finali. La raccolta ora si chiamava Di cosa parliamo quando parliamo d'amore.


Carver più tardi «licenziò» Lish. Ma i suoi sforzi per rompere quell' intricato rapporto di dipendenza non furono semplici. Nel 1982, mentre scriveva Cattedrale, scrisse all' amato-odiato editor: «Per favore aiutami con questo libro da bravo editor, il migliore, non un ghost writer». Eppure a detta dei critici i migliori lavori di Carver restano quelli post-Lish: Cattedrale, Da dove sto chiamando e L' elefante e altri racconti. Beginners secondo la Gallagher si aggiungerà presto alla lista. «Il lettore scoprirà l'umanità, in gran parte amputata, dei suoi personaggi e vedrà la generosità e calore dei suoi sentimenti. È stata la macchina editoriale - insiste -, a trasformare in minimalista uno scrittore come lui: cechoviano e dalla prosa ampia e oceanica».  La moglie non si dice preoccupata se alla fine qualcuno preferirà il primo Carver in versione Lish, al secondo e più autentico, lei si aspetta che a scuola studino entrambi. E lo credo, come erede dei diritti d’autore che altro poteva dire?

10 commenti:

  1. Il tuo inserimento mi ha spinto a rileggere alcune poesie di Carver , Il sentiero per la nuova cascata, mi sono commossa ... non so se davvero fu il suo editore a minimizzare la sua scrittura certo è che in poetica non lo era affatto. Un pò mi ricorda il nostro grande Caproni. Penso di rileggere anche un suo romanzo...mi sto incuriosendo da pazzi! ciao e grazie.

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    1. No, non credo che le poesie di Carver abbiano subito tagli e modifiche da parte di chicchesia. In queste pagine puoi trovare :

      Limonata
      etichetta: poesie AA.VV.

      Vicini
      etichetta:racconti autori vari

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    2. Grazie Franco per le pagine suggerite!

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  2. ciao Franco, la storia di editing tra Lish e Carver che riporti, oltre ad essere piuttosto celebre, almeno tra gli appassionati, è anche emblematica del rapporto tra un autore e il suo editor. Nei casi più felici questo rapporto dura tutta la vita lavorativa. Forse è vero, come sostengono alcuni, che il 'Carver senza Lish' mostra un volto più 'umano' e meno minimalista. Epperò, chi ha amato 'Di cosa parliamo quando parliamo d'amore', non può negare un debito di riconoscenza verso Lish che, tra gli altri, ha collaborato anche con Richard Ford, un altro degli scrittori per cui accendo un piccolo cero.
    A chi ne avesse voglia, tempo e disponibilità mi permetto di consigliare 'Caro signor Capote', pubblicato nell'86, in cui Lish mostra di avere anche straordinarie capacità di scrittore, oltre ad essere un editor tra i più grandi.
    ciao a tutti!

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    1. Ma sì certo, la notizia è talmente vecchia che meritava di essere rispolverata.
      Se uno vuol farsi veramente un’idea di come Lish abbia determinato il successo di Carver, si legga questo articolo di Baricco uscito su Repubblica, datato 1999. http://www.oceanomare.com/ipsescripsit/articoli_letteratura/carver.htm

      Personalmente credo non valga la pena leggere le versioni originali di Carver, sarebbe come guardare il remake di un film capolavoro. Le successive versioni, anche se originali non aggiungono nulla, anzi possono rovinare il piacevole ricordo.
      Per questo post sono partito dalla seconda puntata di Masterpiece e precisamente dalla affermazione fatta dalla scrittrice inglese……: “… la sintassi non è importante perché si può modificare facilmente “ e sono arrivato alla figura dell’editor, da lì al caso emblematico di Lish e Carver il passo è stato breve. Ho omesso le conclusioni perché mi sembravano superflue.
      Ciao

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    2. la scrittrice in questione è Tayse Selasi.

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  3. Penso che anche i lettori sotto sotto siano tutti editor, meglio tutor in sedicesimo...
    Io per esempio, anche su questo blog, cambierei i tre quarti di ogni proposta in lettura.
    Anzi, direi di più, a distanza di tempo ( talora solo di ore ) cambierei anche quanto steso da me stesso, ritoccando periodi, parole, punteggiatura, ecc. e forse anche contenuto.
    Mentre sarei geloso, come ognuno, che altri ficchino il naso nei miei lavori...
    Però si sa, il dio denaro fa sopportare ogni nefanda interferenza altrui!
    Siddharta

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    1. Non lo dire a me...
      Talvolta evito di rileggere quanto postato per non prendermi a schiaffi. Dei commenti soprattutto non sono mai soddisfatto e se non fosse per la faccia tosta che mi sorregge, avrei dovuto da tempo deporre la penna nel cassetto.
      Infatti rabbrividisco quando mi dicono che questo è un blog "pesantemente" letterario. Io preferisco pensare sia più semplicemente un sito di scrittura e lettura. Di quale livello non sta a me giudicare, però ti assicuro che volo basso, anzi... rasoterra.

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  4. fine e pertinente la distinzione tra editor e tutor. Però.
    Se io scrivo "o" invece di "ho" e l'editor mi bacchetta, fa bene. Se scrivo "ò" al posto di "ho" e lo faccio a ragion veduta perchè voglio esprimere in qualche modo un modo arcaizzante di esprimersi da parte di un personaggio, penso che l'editor debba rispettare la mia scelta.
    Fuori dall'esempio.
    L'editor non può e non deve diventare un tutor supplendo alla crassa ignoranza dell'autore. Grammatica, analisi logica ed analisi del periodo, a mio parere, devono essere conosciute da chi scrive (anche se possono essere disapplicate: pure Manzoni ha usato, a ragion veduta, i suoi bravi anacoluti).
    Parere personale, ma da cui non defletto.
    Questa è secondo me la "linea del Piave" da cui non si deve arretrare. Poi c'è una terra di nessuno in cui ce la si gioca tra qualità, letterarietà, romanzo commerciale etc. Penso che, a seconda del tipo di opera, l'intervento dell'editor possa essere più o meno pesante. Ma che tale intervento debba risolversi in un aiuto per lo sgrammaticato, mai.
    E agli ingenui che sposano questa linea - di solito contrabbandata come punta di diamante della novità del modernismo e della libertà letteraria - racconto un fatto.
    Persona di fiducia (non posso fare il nome, dico solo che ha fatto l'editore per quarant'anni) dice che negli USA questo "programma letterario" è alla base del ghost writing.
    Tizio - il cui nome campeggia sulla copertina - lancia l'idea di fondo poi dice ai vari collaboratori: "tu ti occupi dei dialoghi, tu dell'intreccio, tu delle scene d'amore, tu delle scene d'azione, tu della grammatica".
    Non so perchè (e non lo so perchè non ho visto il programma) ma ho la sensazione che l'idea di "scrittore" che hanno i partecipanti a "Masterpiece" non sia esattamente questa. Senza dubbio non è la mia. Però rischiano di finire così.
    Un romanzo è opera dell'ingegno. Non di un pezzo di ingegno.


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  5. Da modesto scribacchino, non riuscirei mai a trovare le frasi più giuste per dare un'idea dell'immensa ammirazione che provo per Carver scrittore e poeta.
    Einaudi ha iniziato da tempo la pubblicazione dei racconti dell'autore nella versione non tagliata.
    Ho comprato per curiosità il primo volume; da semplice lettore, m'è sembrato che le versioni "purgate" fossero più efficaci, proprio per la loro stringatezza, che non concedeva nulla al superfluo.
    Per nostra fortuna, noi che ci dilettiamo a scrivere, non avremo mai un editor che ci "ammazza" i testi, e questo ci aiuterà a credere che una versione diversa non potrebbe mai raggiungere la perfezione che solo noi siamo riusciti a esporre :-))

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