giovedì 7 novembre 2013

IMPOSSIBILE USCIRE DALLA CRISI - Salvo Scollo

La Crisi del Turismo era demoralizzata, l’ansia cresceva giorno dopo giorno. L’Estate non era più stagione inseguita, incolonnandosi in file interminabili in autostrada, sotto un solleone insopportabile. Lontano ormai il ricordo di soddisfatti vacanzieri che ai tempi d’oro riempivano gli alberghi con sbocco al mare e quelli di montagna, le pensioni tutto compreso, le ville e gli appartamenti in affitto, i villaggi turistici.
Le toccava anche sorbirsi, con frequenza ormai intollerabile, i piagnucolii degli addetti al settore che, a sentir loro, non erano più in grado di affrontare le spese indispensabili per il decoro della famiglia (la permuta del Suv con uno più accessoriato, l’acquisto di una pelliccia per la moglie particolarmente freddolosa, l’iscrizione a un master all’estero per il figlio disoccupato, l’acquisto di un’utilitaria alla figlia appena diplomata, …).


La Crisi delle Vocazioni Religiose era disperata: sempre meno tonache e uniformi bianche e nere  in giro, col risultato di dovere “importare” da altri Stati la mano d’opera necessaria a curare la messe del Signore. Ma, Santo Dio, le alte gerarchie ecclesiastiche erano a conoscenza del problema o gli interessava solo rinnovare il proprio guardaroba con mitra più appariscenti, crocifissi d’oro più pesanti e babbucce rosse più comode?
E poi, Papa Francesco, quella sparata di aprire i conventi agli immigrati se la poteva risparmiare! Non era già impegnativo cercare di sbrogliare le innumerevoli diatribe presenti in quei luoghi chiusi all’occhio esterno? Se a questo compito improbo si aggiungeva quello di soddisfare le richieste pressanti di tutti quegli sciagurati senza patria, dove andare a trovare la tranquillità e il tempo da dedicare alla lettura del breviario?.

La Crisi della Letteratura non era da meno: non c’erano più nuovi talenti che riuscissero a pubblicare storie gradite ai lettori. La top ten conteneva solo Autori stranieri.
Le cosiddette scuole di scrittura? Solo mezzucci messi in atto per solleticare la bramosia d’apparire dei tanti presuntuosi convinti di essere portatori di novità capaci di scuotere sin dalle fondamenta il vetusto albero dei capolavori passati. Per non parlare poi della proliferazione dei siti “letterari” sul web. A leggerne i contenuti, c’era da rabbrividire!

La Crisi dell’Amore si mozzicava le mani per la rabbia: il galoppo sfrenato di un fallace modernismo aveva divelto gli steccati d’una volta, quando l’impegno del vincolo matrimoniale era mantenuto, anche a costo di sacrifici patiti in silenzio, per l’intera vita. Ora, il proscenio era occupato stabilmente dagli studi legali dove, a turno, i due della coppia scoppiata rinfacciavano al coniuge colpe disgustose, urlando on voce stridula che solo la separazione avrebbe posto fine alla loro insoddisfazione fisica e mentale.

La Crisi dei Consumi non poteva di certo sostenere che se la passava meglio, con tutte quelle famiglie in coda alla Caritas per impetrare un pasto caldo. I poveri sempre in aumento, gridavano le statistiche, mentre i Comuni abolivano le ZTL per mancanza di mezzi circolanti. I negozi di oggetti dispendiosi e inutili? Tutti falliti o prossimi alla chiusura.
Fra i curatori dei Dizionari della lingua italiana correvano telefonate febbricitanti, interrogandosi se non fosse il caso di eliminare i vocaboli “commesse” e “clienti”, visto ch’erano categorie antropologiche prossime all’estinzione.

La Crisi della Politica viveva il suo peggior momento, dopo l’abbuffata pantagruelica dei rimborsi elettorali che avevano foraggiato lautamente i Partiti: il Governo attuale s’era messo in testa di tagliare prebende, eliminare i doppi e i tripli incarichi, fissare un tetto agli emolumenti dei manager pubblici -  ma si rendeva conto che le famiglie degli interessati sarebbero finite sul lastrico? E i Segretari comunali, provinciali e nazionali dei Partiti dove avrebbero trovato un altro impiego altrettanto dignitoso e ben remunerato, con l’età che si trovavano sul groppone?
Che angoscia e stretta alle budella, al sentire dietro la porta delle loro abitazioni grida di rabbia e il gocciolio di lacrime sui loro parquet!

La Crisi d’Identità, se avesse voluto espatriare, non avrebbe saputo quali dati fornire alla Questura per il rilascio di un documento di riconoscimento.
Di fronte a una crisi esistenziale, le altre crisi di cui si cianciava tanto e che occupavano interi paginoni dei quotidiani e delle riviste di settore, le considerava vere e proprie bazzecole, soffi di insoddisfazione talmente deboli da non saper gonfiare la vela d’una barca.

 Un bel giorno - l’aria tersa, il mare d’una calma piatta, i passeri (ignari del sommovimento tellurico che scuoteva dalle fondamenta il nostro beneamato Paese) cinguettavano allegri sulle fronde di alberi maestosi, mentre il fiume mormorava placido al passaggio dei gabbiani – successe  che le Signore sunnominate si incontrassero lungo il viale che costeggiava la marina.
Dopo i convenevoli di rito e lo scambio di strette calorose di mani, gli occhi lucidi per le pene che non riuscivano a scrollarsi di dosso e le rughe appena dissimulate da un velo di cipria, all’unisono esclamarono: Dobbiamo darci una smossa, è assurdo continuare a galleggiare in questa stasi che ci opprime il cuore!
Dopo un breve conciliabolo, decisero di riunirsi in un mega Convegno per trovare una linea guida per uscire, appunto, dalla crisi. Ognuna di esse avrebbe portato con sé un Esperto internazionale (mica roba da poco) del settore che rappresentavano, per cercare una soluzione. Era previsto anche un principesco buffet che, nelle intenzioni, sarebbe servito a stimolare i lavorii mentali dei partecipanti.

Purtroppo … sapete chi trovarono, non invitata, nella mega sala dell’hotel che le ospitava? La Crisi delle Idee, stravaccata a coprire le prime file di poltroncine della Sala Congressi, dove avrebbero dovuto trovare posto i relatori.
Amareggiate, e ancora più frustrate, se ne andarono tutte, ognuna convinta segretamente che, forse sì, non restava che suicidarsi, ponendo fine a quell’agonia che gli impediva di sopravvivere in maniera, se non felice, almeno dignitosa..



8 commenti:

  1. Con la tua fervida fantasia hai trasformato le varie crisi della nostra epoca e società in vecchie comari che si lamentano dei loro acciacchi, sconfessando però almeno in parte la teoria della crisi delle idee. Ti sei dimenticato della crisi del Milan ma va be', ti perdono e ti ringrazio per non aver voluto infierire, e poi al tuo posto avrei ribaltato il concetto, nel senso che secondo me le cosiddette crisi, in quanto tali, sono tutt'altro che malconce e afflitte anzi, direi che da quando sono nato sono vive e vegete, anzi, ogni tanto ne spunta qualcuna di nuova che si aggiunge alle vecchie che tra l'altro non smettono mai di esistere.
    In ogni caso saremmo arrivati alle stesse conclusione.
    Simpaticissimo scritto, ti nomino il nuovo Marcello Marchesi del panorama letterario. Te lo ricordi l'uomo di mezz'età che mezzo secolo fa si domandava cantando: ma cos'è questa crisi...parapaparapaappa papà
    Ciao

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  2. Serenella Tozzi8 novembre 2013 15:28

    Una visione molto pessimistica ma, purtroppo, mi pare anche molto fondata per descrivere una situazione della realtà che ci circonda. Ma non dimentichiamoci che "mala tempora currunt" dal tempo dei nostri antichi progenitori...
    Molto bravo e fantasioso, Salvo.

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  3. Preferirei: < mitre >, < conventi vuoti > ( come precisato dal Papa ), < darci una mossa >.
    Testo tra il sarcastico ed il grottesco, a sanzionare un disagio sociale alla ricerca di una bussola d'orientamento.
    Forse la collettività è giunta all'apice del progresso e benessere di questo ciclo, ed ora necessita di una catarsi purificatrice.
    Al fine di intraprendere un nuovo cammino su altre direttrici.
    Un'ideologia consumistica e corruttrice arrivata al capolinea.
    Il nuovo tracciato potrebbe consistere nella lotta agli sprechi ed il piacere del solo necessario, la rivalutazione delle virtù e dei valori fondanti la moralità, la manualità come espressione anche del lavoro intellettuale ( Mao docet ), il tempo libero speso specie in solidarietà, il controllo della natalità supportabile, ecc.
    Comunque la tiratina d'orecchi in lettura ce ne ha per tutti, noi per primi.
    Un testo meditativo per cambiare modelli, non anche solo per lamentarci.
    Siddharta

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    1. Quando pubblico qualcosa, mi fa sempre piacere che il lettore corregga le eventuali imprecisioni, siano esse frutto di incoerenza narrativa o di vera e propria ignoranza.
      Per cui ringrazio Sid per i suggerimenti. Ho provveduto a correggere "mitra" (un mio errore, non un refuso), "darsi una mossa" o "darsi una smossa" si equivalgono (ho preferito il secondo perché più usato nella lingua parlata).
      Quanto ai conventi, ho volutamente distorto la raccomandazione del Papa, per scagliare una frecciatina ulteriore nei confronti di chi li abita e preferisce spesso non preoccuparsi dei problemi che urgono fuori da quelle mura.

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    2. Salvo è persona sensibile ed educata, letterariamente parlando.
      Temevo un uragano...
      Sid

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  4. Quando il sapiente umorismo riesce a rendere gradevole anche una lettura che dovrebbe farci cadere in depressione, tanto rispecchia la situazione tragica del momento!!!!!! Non ci si stanca mai di leggerti Salvatore, tanto leggera, efficace e fluida è la tua scrittura. I particolari che servono a creare un minimo di coreografia sono ridotti al minimo, per non appesantire il testo. Il finale lo trovo esilarante. C'è anche la crisi delle idee.....Oh quale più grande verità!!!!!! E se mancano le idee, non si possono risolvere le altre crisi!!!! Complimenti Salvatore. Tu non mi ricordi, ma io sì e in tutta verità ti dico che sei ancora più bravo di quando ti ho lasciato

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    1. Dopo queste lodi sperticate, arrossisco di vergogna (è la verità) nel confessare che la mia memoria è, purtroppo, latitante. Ah, l'età!
      Mi puoi dare un aiutino? :-))

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  5. La crisi delle idee neanche ti sfiora Salvatore e quanto scrivi lo testimonia!
    Uno scritto ironico,fluido e delizioso.

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