lunedì 18 novembre 2013

Poesie di ieri, ovvero le poesie della nostra memoria.

18.11.2013
Etichetta: L'angolo della poesia


Rime del tempo della Vita Nuova (DANTE A Guido Cavalcanti)
 
Guido i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio;

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ’l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.

(Emilio)




Piange il suo dolce amore... (Percy Bysshe Shelley)

Piange il suo dolce amore un augel vedovo
sul ramoscello gelido;
il freddo vento in alto in alto fluttua,
in basso il fiume tremola.

Nel bosco ignudo non v'ha fior, non foglia;
niun palpito è nell'aura:
sol della ruota del mulino il murmure
rompe la solitudine.


(Serenella)


Davanti a San Guido (Giosuè Carducci)

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti

Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardar.
Mi riconobbero, e— Ben torni omai —
Bisbigliaron vèr' me co 'l capo chino —
Perché non scendi? Perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.
Oh sièditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale:
Ira non ti serbiam de le sassate
Tue d'una volta: oh non facean già male!
Nidi portiamo ancor di rusignoli:
Deh perché fuggi rapido cosí ?
Le passere la sera intreccian voli
A noi d'intorno ancora. Oh resta qui! —
— Bei cipressetti, cipressetti miei,
Fedeli amici d'un tempo migliore,
Oh di che cuor con voi mi resterei—

(Nonna Pina)



Déjeuner du matin (Jacques Prévert)

Il a mis le café
Dans la tasse
Il a mis le lait
Dans la tasse de café
Il a mis le sucre
Dans le café au lait
Avec la petite cuiller
Il a tourné
Il a bu le café au lait
Et il a reposé la tasse
Sans me parler


(Lola Falena)


A SILVIA (Giacomo Leopardi)

Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?

Sonavan le quiete
stanze, e le vie d'intorno,
al tuo perpetuo canto,
allor che all'opre femminili intenta
sedevi, assai contenta
di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
così menare il giorno... 

(Lucia)



ANIMA VAGULA BLADULA (Adriano  imperatore)

Piccola anima smarrita e soave

compagna e ospite del corpo
ora t’appresti a scendere in luoghi incolori,
ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti.
Un istante ancora
guardiamo insieme le rive familiari
le cose che certamente non vedremo mai più…

cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti…

(Siddharta)


CINQUE MAGGIO (Alessandro Manzoni)

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di piè mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque…

(Rubrus)


Rime della VITA NOVA (Dante Alighieri)

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.

(Loretta)




X AGOSTO (Giovanni Pascoli)

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Tornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano...

(Rubrus)




PIANTO ANTICO (Giosuè Carducci)

L'albero a cui tendevi
La pargoletta mano,
Il verde melograno
Da' bei vermigli fiori
Nel muto orto solingo
Rinverdì tutto or ora,
E giugno lo ristora
Di luce e di calor.
Tu fior de la mia pianta
Percossa e inaridita,
Tu de l'inutil vita
Estremo unico fior,
Sei ne la terra fredda,
Sei ne la terra negra;
Né il sol piú ti rallegra
Né ti risveglia amor.

(Maurizio)




LA PIOGGIA NEL PINETO ( Gabriele D’Annunzio)

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri vólti
silvani...

(Salvo)


L’ORA DI BARGA (Giovanni Pascoli)

Al mio cantuccio dove non sento
se non le reste brusir del grano,
il suon dell'ore viene col vento
dal non veduto borgo montano:
suono che uguale, che blando cade,
come una voce che persuade.
Tu dici, E' l'ora; tu dici, È tardi,
voce che cadi blanda dal cielo.
Ma un poco ancora lascia che guardi
l'albero, il ragno, l'ape, lo stelo,
cose che han molti secoli o un anno
o un'ora, e quelle nubi che vanno.
Lasciami immoto qui rimanere
fra tanto moto d'ali e di fronde;
e udire il gallo che da un podere
chiama, e da un altro l'altro risponde,
e, quando altrove l'anima è fissa,
gli strilli d'una cincia che rissa...

(Serenella)



LA CAVALLA STORNA (Giovanni Pascoli)

Nella Torre il silenzio era già alto.
Sussurravano i pioppi del Rio Salto.
I cavalli normanni alle lor poste
frangean la biada con rumor di croste.

Là in fondo la cavalla era, selvaggia,
nata tra i pini su la salsa spiaggia;
che nelle froge avea del mar gli spruzzi
ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.

Con su la greppia un gomito, da essa
era mia madre; e le dicea sommessa:
«O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;

tu capivi il suo cenno ed il suo detto!
Egli ha lasciato un figlio giovinetto;
il primo d'otto tra miei figli e figlie;
e la sua mano non toccò mai briglie...

(Carla e Marilena)


IL SABATO DEL VILLAGGIO  (Giacomo Leopardi)

La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell'erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch'ebbe compagni dell'età più bella...

(Frame)





CORICAMMO IL SOLE (Callimaco)


Mi hanno detto della tua morte,
Eraclito, e piansi. E ricordai allora
le tante e tante volte che ragionando insieme
coricammo il sole.
Ora tu, amico ai tempi di Alicarnasso, sei da lungo tempo cenere
in qualche luogo.
Ma vivono per sempre i tuoi usignoli
sui quali l’Ade che tutto rapina
non allungherà  le mani.

(Siddharta)




SAN MARTINO (Giosuè Carducci)

La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
urla e biancheggia il mare;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir dè tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.
Gira sù ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

(Frame)



LA SPIGOLATRICE DI SAPRI (Luigi Mercantini)

Eran trecento: eran giovani e forti:
          E son morti!

     Me ne andava al mattino a spigolare
Quando ho visto una barca in mezzo al mare:
5Era una barca che andava a vapore,
E issava una bandiera tricolore.
All’isola di Ponza si è fermata,
È stata un poco, e poi s’è ritornata;
S’è ritornata, e qui è venuta a terra;
10Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra.

     Eran trecento: eran giovani e forti:
          E son morti!

     Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra,
Ma s’inchinaron per baciar la terra:
15Ad uno ad uno li guardai nel viso;
Tutti aveano una lagrima ed un sorriso:
Li disser ladri usciti dalle tane,
Ma non portaron via nemmeno un pane;
E li sentii mandare un solo grido:
20— Siam venuti a morir pel nostro lido! —

     Eran trecento: eran giovani e forti:
          E son morti!

(Marilena)


MESSA DI MEZZANOTTE (Pietro Mastri)

C'era un silenzio
come di attesa
lungo la strada
che andava alla chiesa;
e fredda l'aria
di notte, in quell'ombra
là solitaria.

C'eran le stelle
nel cielo invernale
e un verginale
candore di neve,
ma rado e lieve.

C'era una siepe
nera e stecchita,
parea fiorita
di biancospino.
E mi teneva
-oh,mio sogno lontano-
mia madre per mano.

E nella tepida
chiesa, che incanto!
Fra lumi e un denso
profumo d'incenso
e suono d'organo
e voci di canto,
ecco il Presepe
con te, Bambino.

(Marilena)

32 commenti:

  1. Errata corrige: < CALLIMACO >.
    Siddharta

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  2. Pianto Antico del Carducci.
    Questa poesia fin dalle medie mi ha stregato.
    Così tanto, da desiderare anch'io quella pianta di melograno.
    E ci son riuscito, anche dalle fredde mie parti.
    Dopo anni di tentativi falliti, quest'anno mi ha regalato un frutto dopo una bellissima fioritura.
    Uno solo, ma appagante la mia lunga attesa.
    Sid

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    1. Sono stato io a segnalarla, ma solo perché, sin dalle scuole medie, mi si è conficcata nella memoria senza mai più abbandonarla. Tutt'oggi infatti è una delle pochissime che ricordi verso per verso. Mi perseguita.

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    2. E' ''pianto antico'' la prima poesia che mi ha fatto letteralmente piangere: frequentavo la quarta elementare e ricordo ancora la forte emozione che mi prese. Grazie Maurizio per averla scelscelta .

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    3. anche a me piace tantissimo

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  3. La pioggia nel pineto di D'Annunzio.
    Il Rapagnetta nazionale ci sapeva fare anche letterariamente, è indubbio.
    Peccato il suo disordine passionale, di cui ha lasciato traccia pure al Vittoriale degli Italiani, dalle mie parti.
    La marchesa Casati docet per tutte.
    Le matrone locali facevano la fila alla sua porta.
    Purtroppo il Cavaliere non è stato originale, preceduto com'è da illustri firme...
    Sid

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  4. La cavalla storna del Pascoli.
    Questa lirica non mi ha mai colpito particolarmente.
    Vi ho sempre visto un qualcosa di artificioso e forzato nella costruzione del verso.
    Dopo di che, da perfetto presuntuoso, mi è risuonata all'orecchio anche questa modifica. < che portavi colui che più non torna >...
    Sid

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    1. Dissento, io la trovo bellissima ed al verso finale mi viene il groppone, sarà che adoro i cavalli :-)

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    2. Amo anch'io tantissimo i cavalli.
      Tanto tempo fa avevo come dirimpettaia una cavalla del mio vicino.
      C'è voluto del buono e del bello per farmi accettare.
      Solo dopo avermi a lungo e in tempi diversi annusato la mano, s'è convinta ad accettare delle leccornie che le offrivo.
      Poi quel buzzurro del padrone la vendette e per farla entrare a botte nel trasporto le si spezzarono gli anteriori e dovette abbatterla.
      Quell'orrore non l'ho ancora dimenticato
      Sid

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  5. Il sabato del villaggio del Leopardi.
    Poesia drammatica per me, questa.
    Che ho dovuto memorizzare alle medie e malamente.
    Quando ancora non mi capacitavo del perchè le poesie dovessero essere mandate a memoria.
    Ai tempi quando la vita rurale dalle mie parti rispecchiava in pieno le immagini fissate dal Leopardi un secolo prima sì, ma scontate...
    Quando non apprezzavo che la donzella fosse sana e snella, cosa ovvia alla mia età.
    Poi col tempo e l'esperienza di vita ebbi a capire il perchè...
    Sid

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  6. San Martino del Carducci.
    Alcuni importanti refusi da rimediare.
    Sid

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  7. Interessante come la "triade" CaPaD'A (Carducci Pascoli D'annunzio) la faccia, quantitativamente, da padrone. Credo tra l'altro che, anagraficamente e culturalmente, siamo piuttosto diversi tra noi.
    Segno di quanto profonda possa essere l'impressione lasciata dalle prime poesie che si imparano o con cui si viene in contatto e dimostrazione, credo, di quanta continuità vi sia nell'insegnamento da parte della scuola italiana.
    Interessante, anche, che di poesia moderna (o modernista) quasi non vi sia traccia.
    I "giochi della torre", poi, lasciano sempre con un po' di rimorso - forse perchè si butta giù qualcuno.
    San Martino, Pianto Antico e Callimaco (anche se forse io gli preferivo quel buontempone di Archiloco) li avrei potuti mettere anche io. Ma si doveva scegliere.

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  8. Avrei anche potuto omettere il nome delle persone, dal momento che trovo molto più interessante scoprire chi sono stati gli autori più significativi per la nostra formazione. Se escludiamo Callimaco gli altri sono tutti autori italiani, e questo è già indicativo del tipo di istruzione che abbiamo ricevuto.
    Di cosiddetti poeti moderni per ora non se ne vedono, segno evidente che la maggior parte di noi qualche annetto sulle spalle lo deve pur avere. Prossimamente conosceremo le poesie di "oggi", dove sono sicuro troveremo qualche sorpresa.
    Ricordo che chi volesse è sempre in tempo a segnalarmi il titolo delle poesie.

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  9. La spigolatrice di Sapri di Luigi Mercantini.
    Perchè postarla monca? Tra l'altro sporca...
    Non si rende un buoin servizio nè alla Poesia nè all'Autore nè al Wm.
    *****************************
    TESTO INTEGRALE:

    Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
    Me ne andavo un mattino a spigolare
    quando ho visto una barca in mezzo al mare:
    era una barca che andava a vapore,
    e alzava una bandiera tricolore.
    All’isola di Ponza si è fermata,
    è stata un poco e poi si è ritornata;
    s’è ritornata ed è venuta a terra;
    sceser con l’armi, e noi non fecer guerra.

    Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

    Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra,
    ma s’inchinaron per baciar la terra.
    Ad uno ad uno li guardai nel viso:
    tutti avevano una lacrima e un sorriso.
    Li disser ladri usciti dalle tane:
    ma non portaron via nemmeno un pane;
    e li sentii mandare un solo grido:
    Siam venuti a morir pel nostro lido.

    Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

    Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro
    un giovin camminava innanzi a loro.
    Mi feci ardita, e, presol per la mano,
    gli chiesi: – dove vai, bel capitano? -
    Guardommi e mi rispose: – O mia sorella,
    vado a morir per la mia patria bella. -
    Io mi sentii tremare tutto il core,
    né potei dirgli: – V’aiuti ‘l Signore! -

    Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

    Quel giorno mi scordai di spigolare,
    e dietro a loro mi misi ad andare:
    due volte si scontraron con li gendarmi,
    e l’una e l’altra li spogliar dell’armi.
    Ma quando fur della Certosa ai muri,
    s’udiron a suonar trombe e tamburi,
    e tra ‘l fumo e gli spari e le scintille
    piombaron loro addosso più di mille.

    Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

    Eran trecento non voller fuggire,
    parean tremila e vollero morire;
    ma vollero morir col ferro in mano,
    e avanti a lor correa sangue il piano;
    fun che pugnar vid’io per lor pregai,
    ma un tratto venni men, né più guardai;
    io non vedeva più fra mezzo a loro
    quegli occhi azzurri e quei capelli d’oro.

    Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

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  10. L'ora di Barga di G. Pascoli.

    Anche Serenella avrà avuto le sue buone ragioni per troncare la lirica.
    Certamente ce lo spiegherà.
    Sid

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    1. Mi sa che sia stata una scelta del nostro Wm, a giudicare dal suo stesso post.
      Forse per ragioni di spazio, forse perchè non pensava ai commenti, forse...
      Però le poesie andrebbero gustate nella loro intierezza.
      Sid

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    2. Le liriche le ho troncate io di proposito, una scelta editoriale se mi concedi il termine. Nella edizione definitiva troverete le poesie nel testo integrale, adesso mi premeva di più far conoscere le scelte, e dare tempo ad altri di inserirsi nella iniziativa in corso. Non pensavo di farne una occasione per una rilettura delle poesie, del resto se uno lo desidera, con il web a portata di mano fa presto a trovarle.
      Grazie comunque a Sid, ho apprezzato l'intenzione. :-)))))

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  11. Serenella Tozzi18 novembre 2013 16:53

    Io ho scelto "L'ora di Barga" perché è una poesia che quando avevo quindici anni mi aveva colpita al cuore, tanto che me l'ero trascritta e la portavo con me nel portafoglio.
    Mi ricordava il mio paese, dove andavo d'estate, e le sensazioni che mi colpivano talvolta al tramonto.
    Le poesie classiche, vedo, sono quelle che ci rimangono nell'animo e, credo, non solo perché le abbiamo studiate in gioventù.

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  12. Eh.. anche io ho letto quella poesia più o meno a quell'età. Insomma, ci sono le poesie delle elementari, le poesie delle medie e quelle delle superiori (e penso anche quelle successive). Tuttavia è come, più passa il tempo, meno quelle poesie rimangano impresse.
    Indubbiamente c'è un fattore di "imprinting", però io credo che ci sia anche una ragione più tecnica.
    Le vituperate rime, la metrica etc. - oggi liquidate troppo frettolosamente come anticaglie - secondo me aiutano una poesia a rimanere impressa.
    Spesso, nelle poesie moderne la metrica c'è, ma è meno immediata.
    In quelle "classiche" è più evidente.
    Pensiamo ad un qualunque parisillabo col suo metro saltellante. Un po' ridicolo forse (i dodecasillabi od i decasillabi di Manzoni per esempio) ma facile da rammentare.
    Poi naturalmente c'è l'effetto nostalgia, l'imprinting già menzionato, il fatto che una poesia si ricordi per l'impatto emotivo che ha prodotto, secondo il metro di valutazione ed apprezzamento tuttora in uso, ma che non è universale (la poesia di Dante è in metrica e rima, ma è più raro che sia ricordata come "la poesia del tal momento della mia vita").
    Non vorrei dire una scemenza - di poesia me ne intendo pochissimo - ma credo che c'entri ancora l'estetica crociana.

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  13. Uhhhhh che bello, non poteva mancare Dante.
    Grazie Loretta :-)

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  14. LA PIOGGIA NEL PINETO
    Mi unisco a Salvo perché questa poesia mi frulla in mente ogni volta che cammino sul lungomare del mio bel paese e vedendo questi romantici alberi la poesia si affaccia automaticamente alla mia memoria.
    Iniziativa lodevole Franco, ci hai fatto tornare indietro nel tempo piacevolmente e, insieme alle poesie, hai fatto riaffiorare ricordi di gioventù.
    Lavora sempre bene la tua testolina.
    buona giornata a tutti

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    1. mi riferivo alle Tamerici
      ohhhhhhh sempre distratta e frettolosa Carletta!!!!

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    2. Ah che bello, ogni tanto qualcuno si ricorda del sottoscritto. Comunque Carla, è inutile che fai la smemorata, tanto l'affitto, prima o poi, te lo faccio pagare... ah se te lo faccio pagare;-)

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  15. La spigolatrice di Sapri del Mercantini.
    Pare ovvio che i nostri commenti possano essere del tutto superflui alla luce delle infinite critiche ben più valorose espresse da esperti nel corso del tempo.
    Quindi queste note hanno solo valore di sensazioni del tutto personali.
    Scontato il sottolineare come da ragazzo quest'inno patriottico, metricamente ingenuo per logica di cose, suscitasse in me ardori e sogni guerreschi.
    Poi col tempo ho realizzato che solo l'incoscienza della gioventù e l'impeto di quei momenti storici potessero spingere ad un'impresa tanto disperata e disorganizzata militarmente.
    Trecento uomini, un nulla al confronto delle armate a cui ci hanno abituato i conflitti mondiali.
    Solo in quello '15 -'18 circa 600.000 soldati ( cito a memoria ) dei vari fronti furono fucilati per codardia, diserzione, ecc., fatto sempre sottaciuto per carità delle varie Patrie...
    Per lo più contadini ignoranti che manco sapevano perchè e per chi dovevano combattere.
    Eran trecento giovani e forti e sono morti, forse non tutti storicamente ma certo per incapacità insurrezionale.
    Siddharta

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  16. Le definizioni "Poesie di ieri" e ancora meglio "Poesie del passato" sono molto vaghe, me ne rendo conto, ma dove collocare Manzoni, Dante e perfino Adriano, se non in questo settore. Poi qualcuno sosterrà e forse a ragione che alcuni autori sono sempre attuali, e che allo stesso tempo il concetto di moderno in poesia è sempre astratto. Il mio presente, per esempio è rivolto al novecento e neppure la prima metà di questo secolo mi appare troppo lontana. Poi ci sono quelli che sono rimasti con la testa agli studi dei classici, i greci i romani, poi ancora è come se ci fosse un grande buco nello spazio temporale e si arriva direttamente a Dante. Insomma non era facile collocare le poesie senza indicazioni precise di coloro che le hanno inviate. In seguito potremo sempre apportare delle modifiche, per migliorare il post.

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    1. Secondo me va bene così: l'antico, l'età di mezzo, il moderno-contemporane
      o.
      Poi se si cerca la luna nel pozzo, non si sarà mai contenti...
      Sid

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  17. Sono d'accordo con Sid. Tra l'altro ha postato, anzi, fatto postare, pure una poesia di Adriano che anche io ricordo con piacere. E sono anche d'accordo sui "trecento giovani e forti", Ecco, a questo proposito, ai miei tempi (spero non dispiaccia l'accenno personale) quella poesia non si studiava già più. Al massimo la si citava toccando "ferro" (ehm). Ma si era già oltre il '68. Chissà se oggi insegnano ancora poesie a memoria, a scuola, e quali.

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  18. Cinque maggio di A. Manzoni.
    Richiamo l'attenzione sulla necessità letteraria di riportare il titolo originale ( v. supra ), atteso che il pignolo Manzoni mai avrebbe ripiegato sull'uso numerico ( lui risciacquava i panni in Arno... ).
    L'ode fu composta in pochissimi giorni.
    Non altrettanto avvenne per me a memorizzarla, impresa che mai mi riuscì se non per i quattro versi iniziali e lo storico < Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza... >.
    Non parliamo poi del Manzanarre...
    Nel basso medioevo era quasi un obbligo memorizzare i testi stante la loro scarsità e il costo della pergamena o peggio della carta da poco introdotta dalla Cina.
    Ma costringere un ragazzino delle Medie a mandare a memoria nientemeno che un'ode di tale prolissità, profondità ed osticità rivestiva certamente qualcosa del sadico...
    Non parliamo poi dell'assetto: 18 strofe; settenari sdruccioli, piani e tronchi; rime annegate a schema anti memorizzazione, ecc.
    Ma tant'è, quelli erano i tempi ai quali nella fattispecie mi sottrassi al meglio.
    E dire che ancora adesso non ne sono pentito, visto che a rileggere m'è corso un certo brivido di freddo lungo il filo della schiena!
    Siddharta

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  19. X agosto di G. Pascoli.
    Il titolo esatto dovrebb'essere quello suindicato.
    E' del tutto superfluo addentrarsi in commento della lirica.
    Mi piace invece riportare la gustosa sfida in versi tra il Pascoli e l'amico scrittore Augusto Guido Bianchi.
    Il Pascoli aveva una vera passione per i risotti, ma era sospettoso di quello alla milanese, per via dello zafferano.
    Allora il Bianchi gliene inviò la ricetta:
    << Occorre di carbone un fuoco vivo.
    La casseruola: cento grammi buoni
    di burro e la cipolla qualche poco.
    Quando il burro rosseggia, allor vi poni
    il riso crudo, quanto ne vorrai
    e sempre tosta, l'agiti e lo scomponi.
    Del brodo occorre poi, caldo assai;
    mettine un pò per volta che bollire
    deve continuo, nè asciugarsi mai.
    Nel tutto sulla fine, diluire
    di zafferano tu farai
    perchè in giallo lo abbia a colorire,
    il brodo graduare ben saprai,
    perchè denso sia il riso, allor che cotto.
    Di grattuggiato ce ne vuole assai.
    Così avrai di Milàn pronto il risotto. >>.
    *** ***
    Al che il poeta romagnolo gli rispose col risotto delle sue parti:

    << Amico, ho letto il tuo risotto in.... Ahi!
    È buono assai! Soltanto è un pò futuro
    con quei tuoi: «tu farai, vorrai, saprai!».
    Questo è del mio paese, è più sicuro
    perchè.... presente. — Ella à tritato un poco
    di cipollina in un tegame puro.
    V’à messo il burro dal color di croco
    o zafferano (è di Milano!) a lungo
    quindi à lasciato il suo cibreo sul fuoco.
    Tu mi dirai «burro e cipolla?»
    Aggiungo che v’era ancora qualche fegatino
    di pollo, qualche buzzo, qualche fungo.
    Che buono odor veniva dal camino!
    Io già sentivo un poco di ristoro
    dopo il mio greco, dopo il mio latino!
    Poi v’ha spremuto qualche pomodoro;
    A lasciato covare chiotto chiotto,
    infin ch’à preso un chiaro color d’oro.
    Soltanto allora ella v’ha dentro cotto
    Il riso crudo come dici tu.
    Già suona mezzogiorno; ecco il risotto
    il buon risotto che mi fa Mariù. >>.
    *** ***
    Siddharta

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    1. Grazie per i preziosi suggerimenti e complimenti vivissimi per i commenti spiritosi e manco a dirlo competenti. Questo post è in continua evoluzione, segno che l'idea di base non era poi tanto peregrina.
      Bello scoprire che per Lola Falena, Prévert rappresenti il passato remoto, segno evidente di freschezza mentale o di gioventù anagrafica. Per me il poeta francese rappresenta ancora l'oggi e non il passato, ahimè.

      Ho l'impressione che nel prossimo post, quello dedicato alle poesie di oggi, non mancheranno le sorprese.
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  20. Decisamente bella questa iniziativa Franco, grazie :-)

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  21. Déjeuner du matin di Prévert.
    Errata corrige: < Prévert > nel titolo, con l'accento acuto.
    Lirica premonitrice di separazione coniugale o divorzio in vista.
    Comunque, superando ogni pessimismo, mi rifaccio alla colazione del " Giovin Signo=
    re " nell'ode < Il giorno > del Parini.
    Per un pò d'allegria satirica.
    E’ il momento della colazione: il servitore con voce sommessa chiede al “Giovin Signore” cosa preferisca gustare in tazze provenienti dalle Indie. Se vuol qualcosa di caldo e che serva a digerire sarà bene scelga il cioccolato, altrimenti, in caso di malessere o di tendenza ad ingrassare, il caffè.
    Certo è che quando leggevo per la prima volta questi versi dedicati s'era in guerra: il cioccolato era surrogato al pari del caffè che lo era dall'orzo Fago...
    Comunque mi consolavo.
    Non ero ai livelli del marchesino Eufemio che tradusse in latino < esercito distrutto >
    con < exercitus lardi > ed ebbe il premio... ( < Il saggio del marchese Eufemio > di G.
    Belli ).
    Siddharta

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