venerdì 29 novembre 2013

Poesie di oggi... Raccolta di poesie scelte da noi.

30.11.2013
etichetta : Poesie di ieri, oggi e di sempre





Come non piangenti  (Cristina Alziati)

*
Un piccolo gatto è comparso, stamane

nell'orto, dall'aria vecchia invero,
malconcio e storto – pena portando,
fra salvie e rosmarino, della fame
delle fughe delle lotte. Con occhi
osservavo, nell'alba, della notte
– di una cieca pietà, sorda
ai rintocchi. Andava quello intanto

*
Presto, dai vetri aperti stamattina
un baccano di uccelli s’è levato. Folli,
che fate, ho domandato alle chiome
ossidate nel giardino, è novembre.
Sbrigatevi, andate. Lasciate ch’io qui
resti ancora a chiamare per nome ogni cosa,
il grido la piazza l’arrotino, a ripetere
il fosforo, il fosforo, il cargo, è mattina.
Il mendicante, anche se giura
non verrà creduto. Lasciateci.
Che qui resti ancora a guardare, e altri
attraverso il deserto dei rami
tralucano, alberi.

(Lola)




Nel cuore della trasmissione  (Milo De Angelis)

Di sera ti sanguina la bocca
e ti aggiri frenetico
nel cerchio della tua necessità
nel dormitorio senza finestre
mentre interi popoli guardano i bei quadri, tu
rivedi i passi giovanili
con gli occhi sbarrati della fine:
non l'idea reggente, ma quell'immobile
raffica che ti esige fino all'ultimo,
ti chiede l'esatta versione e l'esatto
andare a capo, te lo chiede interamente
mentre ti aggiravi a un centimetro
dai corpi ed eri ciò che resta muto
quando due si lasceranno presto
quanta poca vita rimane in un saluto
tu eri questo.

(Lola)



RIO BO  (Aldo Palazzeschi)

Tre casettine
dai tetti aguzzi,
un verde praticello,
un esiguo ruscello: rio Bo,
un vigile cipresso.
Microscopico paese, è vero,
paese da nulla, ma però...
c'è sempre disopra una stella,
una grande, magnifica stella,
che a un dipresso...
occhieggia con la punta del cipresso
di rio Bo.
Una stella innamorata?
Chi sa
se nemmeno ce l'ha
una grande città.

(Siddharta)


Forsi û tremâ cume de giass fa i stèll  (Franco Loi)

Forsi û tremâ cume de giass fa i stèll,
no per el frègg, no per la pagüra,
no del dulur, legriâss o la speransa,
ma de quel nient che passa per i ciel
e fiada sü la tèra che rengrassia…
Forsi l’è stâ cume che trèma el cör,
a tí, quan’ne la nott va via la lüna,
o vegn matina e par che ‘l ciar se mör
e l’è la vita che la returna vita…
Forsi l’è stâ cume se trèma insèm,
inscí, sensa savèl, cume Diu vör…


Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle

Forse ho tremato come di ghiaccio fanno le stelle,
no per il freddo, no per la paura,
no del dolore, del rallegrarsi o per la speranza,
ma di quel niente che passa per i cieli
e fiata sulla terra che ringrazia...
Forse è stato come trema il cuore,
a te, quando nella notte va via la luna,
o viene mattina e pare che il chiarore si muoia

ed è la vita che ritorna vita...
Forse è stato come si trema insieme,
così, senza saperlo, come Dio vuole

(frame)


Congedo del viaggiatore cerimonioso  ( Giorgio Caproni)

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d'arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m'è giunto all'orecchio
di questi luoghi, ch'io
vi dovrò presto lasciare.

Vogliatemi perdonare
quel po' di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l'ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione….

(Loretta – frame)


Soldati  (Giuseppe Ungaretti)


Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie

(Rubrus)






Perch’io   (Giorgo Caproni)

...perch'io, che nella notte abito solo,
anch'io, di notte, strusciando un cerino
sul muro, accendo cauto una candela
bianca nella mia mente -apro una vela
timida nella tenebra, e il pennino
strusciando che mi scricchiola, anch'io scrivo
e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto
che mi bagna la mente.

(Carla)



Un dolce pomeriggio d'inverno  (Carlo Betocchi)

Un dolce pomeriggio d'inverno, dolce
perché la luna non era piu che una cosa
immutabile, non alba né tramonto,
i miei pensieri svanirono come molte
farfalle, nei giardini pieni di rose
che vivono di là, fuori del mondo

Come povere farfalle, come quelle .
semplici di primavera che sugli orti
volano innumerevoli gialle e bianche,
ecco se ne andavan via leggiere e belle,
ecco inseguivano i miei occhi assorti,
sempre piu in alto volavano mai stanche.

Tutte le forme diventavan farfalle
intanto, non c'era piu una cosa ferma
intorno a me, una tremolante luce
d'un altro mondo invadeva quella valle
dove io fuggivo, e con la sua voce eterna
cantava l'angelo che a Te mi conduce.

(Serenella)


ODE ALLA CASA ABBANDONATA (Pablo Neruda)

Casa, arrivederci!

Non
posso dirti
quando
ritorneremo:
domani o non domani,
tardi o molto più tardi.

Un viaggio di più, ma
questa volta
io voglio
dirti
quanto
amiamo
il tuo cuore di pietra:
che generosa sei
col tuo fuoco
fervido
nella cucina
e il tuo tetto
su cui cade
sgranata
la pioggia
come se scivolasse
la musica del cielo!

Adesso
chiudiamo
le tue finestre
e una oppressiva
notte prematura
lasciamo che si insedi
nelle stanze.

Oscurata
tu stai vivendo
mentre
il tempo ti percorre
e l’umidità guasta poco a poco la tua anima.
A volte un
topo
rode, alzano le carte
un
mormorio
soffocato,
un insetto
perduto
si colpisce,
cieco, contro i muri,
e quando
piove nella solitudine
talvolta
una goccia
suona
con voce umana,
come se lì stesse
qualcuno pregando.

Solamente l’ombra
conosce
i segreti
delle case chiuse,
solamente
il vento respinto
e sul tetto la luna che fiorisce.

Adesso,
arrivederci, finestra,
porta, fuoco,
acqua che bolle, muro!
Arrivederci, arrivederci,
cucina,
fino a quando
ritorneremo
e l’orologio
sopra la porta
ancora continuerà a palpitare
col suo vecchio
cuore e le sue due
frecce inutili
fisse
nel tempo.

(Serenella)




Non è più dato  ( Milo De Angelis)

Non è più dato. Il pianto che si trasformava
in un ridere impazzito, le notti passate
correndo in Via Crescenzago, inseguendo il neon
di un’edicola. Non è più dato. Non è più nostro              
il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla           
finché mezzanotte entra nel suo vero tumulto,              
nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore.      
Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola  
la morte, poche le ossessioni, poche    
le notti d’amore, pochi i baci, poche le strade  
che portano fuori di noi, poche le poesie.

(Salvo)


Vacanza conclusa VIVIAN LAMARQUE

A vacanza conclusa dal treno vedere
chi ancora sulla spiaggia gioca si bagna
la loro vacanza non è ancora finita:
sarà così sarà così lasciare la vita?
PS.: Siamo poeti
vogliateci bene da vivi di più
da morti di meno
che tanto non lo sapremo.

( Salvo)




da "L'ospite incallito" di Erri De Luca:

Carta

da bambina vomitava l'ostia: senz'acqua
le sembrava di inghiottire carta.
Anch'io durante una perquisizione l'ho ficcata in gola
senz'acqua e senza vomito, la carta.
Va giù meglio per emergenza che per devozione.

Maniera

Accosto la fronte alla tua, si toccano, dico: "E' una frontiera£.
Fronte a fronte: frontiera, mio scherzo desolato, ci sorridi
Col naso ci riprovo, tocco il naso, per una tenerezza da canile:
"e questa è la nasiera", dico per risentire casomai
in secondo sorriso che non c'è'.
Poi tu metti la mano sulla mia e io resto indietro di un respiro
"E questa è una maniera", mi dici.
"Di lasciarsi?", ti chiedo. "Si, così".

(Marilena)


Tre poesie di Giuseppe D'Onofrio

*
"Vivere
è zampettare di piccioni
tra sputi e deiezioni
di cani e di padroni sull'asfalto.
Morire
invece è  un salto."

**
 "Io ti indico il cammino:
per favore, non seguirlo.
Poi ti spiego la vita
e il destino:
fai solamente finta
di capirlo"

***
"Lo sai come mi sento stamattina?
Come una donna che cammina a culo basso
anzi come il suo culo
che si allenta e si espande ad ogni passo
tracimando dalla mutandina"

(PaleS)



Brughiera (Mario Luzi)
Prima che questa pena migri altrove

soffrila, è tua, si duole in te la nascita
incessante del tutto ingenerato,
il moto nella quiete, il divenire
in quel che è, che resta sempre uguale.

Soffri anche tu la vita nella vita,
la vita senza origine né termine,
la quiete o il movimento replicato
del mare grigio quando si protende
alle dune, ai pontili, agli abitati,
lotta coi moli e torna nel suo vaso.

D'infanzia in pubertà vecchiezza e morte,
d'errore in disinganno in verità,
qui dentro, in questo carcere abbagliante,
si logora un affanno inesplicato
prigioniero di se stesso ed immobile.
Soffre il cuore, non può reggere a lungo...

Il medico si curva sulla piaga,
ride se noi diciamo morte, insiste
che tutto deve convertirsi in vita
o in ciò che le somigli e che proceda,
esprima o risa o lacrime o fastidio,
piccole scorrerie vili o viaggi.






13 commenti:

  1. Ognuna ha un suo fascino. Totalmente incantata .

    RispondiElimina
  2. Serenella Tozzi30 novembre 2013 12:48

    E' proprio così, come dice Loretta.
    Ognuna lascia qualcosa.

    RispondiElimina
  3. Fra tanti grandi Autori
    e fulgide poesie
    il cuore del lettore
    prova a non smarrirsi,
    gli pesa il rimorso
    di non aver deciso
    di smettere per sempre
    di consumare fogli
    coi suoi dolenti versi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Salvo, mah, non so.
      Molti < grandi > Autori sono poi emersi non solo per talento ( v. Brooks altrove ), ma anche per una serie di variabili imponderabili e concorrenti.
      Fortuna, amicizie, circoli letterari, presentazioni, militanza, localizzazione, ecc.
      Più leggo narrativa e poesia di valore ad ampio spettro, più mi si confondono i confini tra sconosciuti, emergenti ed affermati nel mondo letterario.
      La forsennata pubblicazione via web ha superato i tradizionali confini del costoso cartaceo, per divenire patrimonio di una platea sconfinata di lettori/autori.
      Prendiamo questi tuoi versi a commento, quasi una scusa per reclamare una propria autonomia.
      Se invece di Salvo fossero per scommessa sottoscritti da una firma famosa, quasi a nuova scoperta emersa da ricerche in un fondo per caso, son convinto che ci sarebbe la ressa ad esaltarli.
      Un pò come le teste false del Modì nel porto di Livorno...
      Però quando la poetica è di pregio, non ha importanza di chi sia: emerge di per sè con una sua forza espressiva travolgente e coinvolgente.
      Salvo come Caproni?
      Ognuno con una sua indubbia validità nel proprio campo.
      Meritata/mente.
      Siddharta

      Elimina
  4. Su < Congedo del viaggiatore cerimonioso > di G. Caproni.
    Ecco una poesia crepuscolare > ( nel senso stretto dell'aggettivo ) proprio per i miei gusti, rispettosa del contenuto, della forma, della grammatica, della sintassi, dell'analisi logica e del periodo, della semantica, dell'interpunzione ( e qui mi fermo per non appesantire... ), in pieno ossequio dei diritti della letteratura e dei lettori.
    La nuova sede, dice Caproni: mi sovvengo, ahilui, di una suora che in punto di morte si era ripromessa di ritornare immantinente dall'Aldilà per aiutare i poveri, i malati, gli infelici, ecc..
    Senza riuscirci, stante che nulla fino ad ora è cambiato...
    Un'altra invece, più fortunata, sempre in agonia per malattia venne graziata dall'apparizione a lungo pregata dell'allora defunto Papa < buono > Giovanni XXIII, che però protestò con lei con < questo miracolo me l'hai strappato proprio dal cuore >!
    Chissà che fatica!
    Aveva proprio ragione Epicuro che nel tetrafarmaco sosteneva che gli dei se ne stanno beati in cielo e se ne fregano dei terrestri.
    Comunque adesso vorrei concludere: tra poco andrò anch'io a trovare Caproni e se c'è e cosa fa vi saprò dire...
    Siddharta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vedi, alla fine abbiamo gli stessi gusti :-)

      Elimina
  5. Caro Franco... non era proprio questa la Poesia di Luzi che ti avevo segnalato, bensì...

    Brughiera (che mi permetto di riportare qui)

    Prima che questa pena migri altrove
    soffrila, è tua, si duole in te la nascita
    incessante del tutto ingenerato,
    il moto nella quiete, il divenire
    in quel che è, che resta sempre uguale.

    Soffri anche tu la vita nella vita,
    la vita senza origine né termine,
    la quiete o il movimento replicato
    del mare grigio quando si protende
    alle dune, ai pontili, agli abitati,
    lotta coi moli e torna nel suo vaso.

    D'infanzia in pubertà vecchiezza e morte,
    d'errore in disinganno in verità,
    qui dentro, in questo carcere abbagliante,
    si logora un affanno inesplicato
    prigioniero di se stesso ed immobile.
    Soffre il cuore, non può reggere a lungo...

    Il medico si curva sulla piaga,
    ride se noi diciamo morte, insiste
    che tutto deve convertirsi in vita
    o in ciò che le somigli e che proceda,
    esprima o risa o lacrime o fastidio,
    piccole scorrerie vili o viaggi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In quanto al resto: splendida iniziativa. Molte non le conoscevo ed anch'io ne resto incantato...Grazie

      Elimina
    2. Ecco fatto :-) Non l'avevo trovata in internet.

      Elimina
    3. ...e dovi lo trovi un padrone di casa così premuroso.
      Grazie

      Elimina
    4. Anche l'altra postata per errore era bellissima! Ecco che mi aggancio a quello che scrive Salvo nel commento in versi: di fronte a tale poesia il rimorso di aver continuato è quasi doveroso . Ho un ricordo fulgido di Luzi anni fa , parecchi, in quel di Macerata . Fu ospite generoso di una rivista letteraria " Verso ", se rammento bene. Seduto sotto l'occhio di luce ci ha regalato eternità. Altro non saprei dire dato che ancora oggi non so come rientrai a casa e ,ancor peggio, cosa ci facevano i miei piccoli versi tra quelle pagine di grande letteratura.

      Elimina
    5. Anche alcuni miei, di-versi, sono tra le pagine della grande letteratura,
      ma io so cosa ci fanno: i segnalibri... Ciao Lorè

      Elimina
  6. Che bella questa selezione, che bella la varietà di gusti, grazie Franco, ancora :-)

    RispondiElimina