martedì 10 dicembre 2013

Bandini Fernando - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta


Fernando Bandini, nato nel 1931 a Vicenza, è considerato uno dei maggiori poeti italiani del Secondo Novecento. Si dedica, oltre che alla produzione poetica, alla saggistica e alla traduzione. Ha insegnato dapprima Filologia romanza e Stilistica e metrica italiana all’Università di Padova, poi Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università di Ginevra, dove per più di vent’anni ha esercitato il ruolo di chargé de cours. Ha ricoperto il  ruolo di Presidente dell'Accademia Olimpica di Vicenza e del Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna.



Secondo Andrea Zanzotto « Bandini è un poeta eccezionale tra pacatezza e meditazione; a sua differenza, è un poeta trilingue". Bandini scrive infatti in italiano, in veneto, o meglio, in vicentino, ma anche in latino. Per le composizioni in questa linfa gi sono stati assegnati  riconoscimenti al Certamen poeticum Hoeufftianum di Amsterdam e al Certamen Vaticanum della Fondazione Latinitatis.  
Bandini pur non avendo fatto studi classici scrive anche poesie in lingua latina. "Avevo questo cruccio del latino" ha detto, "leggevo i classici e ne ero affascinato, pur non capendo nulla di quello che era scritto; ma a furia di leggerli sono diventato esperto della loro struttura!".

Risale al 1962 "In modo lampante", la sua prima opera, per i tipi di Neri Pozza. Seguono "Per partito preso" nel 1965, "Memoria del futuro" nel 1969 e "La mantide e la città" nel 1979, questi ultimi due editi da Mondadori. "Il ritorno della cometa" risale al 1985, mentre al 1994 "Santi di dicembre" e al 1998 "Meridiano di Greenwich". La sua ultima raccolta, "Dietro i cancelli e altrove", è stata pubblicata nel 2007 da Garzanti. Per quest'opera gli è stato consegnato a Marradi, sabato 6 ottobre 2007, il Premio di Poesia "Dino Campana".

Fossero i miei versi
Fossero i miei versi quello che la neve
è per i bambini quando si svegliano
e guardano dal vetro sbalorditi la lieve
polvere caduta da lontani mondi.

Fossero i miei versi quello che l'acqua
di maggio è per i meli dalla foglia lustra
quello che il vento è per i pini (una frusta
verde che schiocca sulla selva e sul pascolo).

Quello che per i pesci guizzanti è la ghiotta
esca, per il tordo bottaccio
la trappola insidiosa fatto col setaccio
di casa ancora sporco di farina.

Capaci di catturare, capaci di ferire,
capaci di serbare un segno segreto,
un mistero d'origine nel lieto
turbinio delle cose che lievita la massa.

Fossero i miei versi quello che le stelle
sono per la notte quando esplodono in cielo
come larghi rododendri sullo stelo
d'un sospiro che veglia alle finestre.

Fossero i miei versi di bella fattura
ma nutriti di umana realtà.
Fossero i miei versi come la libertà
aria della lotta e pane del riposo.

da Appena uscito
Zampette d’uccello
E tremo sempre perché sei piccola
e la neve qui intorno così vasta,
tu fuscello di brina
che a toccarlo si spezza.
E la neve non sembra nemmeno
sentire il tuo peso.
Ma a me
ti aggrappi forte, inventi sconosciute
tenerezze carnali
con una voce d’orca che vorrebbe
spaventare anche i grandi,
ardore smisurato con zampette d’uccello.
da Futuribili

Quattro passi
Forse perché c’è qualche
parentela tra cicuta e mandorlo
(e lo conferma in ambedue l’amaro)
mi scheggia l’osso la pallottola
diretta ad altri. Forse
perché c’è qualche oscura
connivenza tra la neve e il fuoco,
nel refolo che passa
sento frusciare i piedi dei vampiri
lungo gli asfalti della città lontana.

Futuribili
Non ci sono serrature alle porte
dopo le bombe.
Si può entrare e uscire a piacimento
c’è un viavai di guerrieri.
Gettano biglie d’acciaio
contro i vetri superstiti,
saccheggiano,
fanno all’amore sul pavimento
delle cucine vuote.
Io vorrei ritrovare la regina Ginevra
ma sono troppo stanco.
Sulla strada per Gorre è stata violentata
da un birmano e da un greco.

da Il filo del discorso
Il filo del discorso
Da quadro a quadro il filo del discorso seguire
senza che troppa tensione lo spezzi
o becco ostile lo intacchi
da sinopia a sinopia
nel pomeriggio di pioggia che fa
alto lo scroscio
finché il cielo rispunta dalle nuvole
e ci prende per mano
verso un viola-melanzana-yaèl
con passeri sulle torri che rimproverano
gli indugi (vocine squillanti di collera)
di chi non vuol muoversi
di chi resta attaccato al soffitto
come un moscone grasso.
E dal viola al nero
il filo del discorso ostinati seguire
verso i fischi di un’alba melone-amira finché
oh, Har hatzofim!
ali ha ciascuno al cuore ed ali al piede.

Règia Parnassi
Fastidio certo un paesaggio dal nulla
col Règia Parnassi evocare
e non possedere il divino
istinto che dice con nuove parole
la luce di settembre.
Evocare dal nulla
il merlo poliglotta, inghiottire sospiri
per una moto che romba nel chiaro
e per l’uva, per l’uva
che non ha più il privilegio
di apollinei palati.
Ma disamo la morte malgrado
le sinistre sirene di film e poemi
la disamo e distacco
da un soffio la bolla più pura,
la più precaria e inutile libero
dalle parole.
rataplan trovare da splendere
su tutto con bolle precarie
e vedendole alzarsi nel vento
non soprassedere
sapendo che a esse è negato
di durare oltre l’attimo, cingersi
di alone immortale.

Nessuna parola
Così abbagliante ormai
la distesa di neve che la retina non ce la fa.
Tutto è silenzio dopo la schianto dei rami,
nessuna parola aveva colto nel segno.

da Lapidi per gli uccelli
I
Il disegno del tempo non aveva previsto
i nuovi aspetti della voluttà
quando la primavera scintilla sui vetri
o in pioggia si scioglie dentro fogne e cortili.
Nel lampo di cristalli e allumini
il colore della terra si svela
per indizi malcerti, sebbene qualcosa
d’insolito urge il sangue. Ora le ombre
si fanno più distinte nel chiaro,
i rumori delle stanze si confondono
ai cori dei clacson
e i quartieri tremano al vento favonio, segnale
della dea che rinasce divum hominumque voluptas.
Torna il suo soffio vitale e s’impenna
su gasometri e torri
dentro l’azzurro così vasto e quieto.
Allora spiegami tu cosa scrivere
se saccheggiato è il mondo e il poeta una logora
istituzione fra tante. Bambini,
fuochi-fatui-bambini,
accesi un momento su una terra di fosfori
e sepolture gridano.

 Anapesti per un gufo
Gufo, gufo, dove sei nascosto,
tu che fai vibrare di tristezza
la notte taciturna sopra cui la luna
si affaccia con i suoi corni d'argento?
Non si capisce se sei qui vicino
o se viene da lontano il tuo verso fioco
(a meno che il suono della tua voce
non salga dal fondo dell'Erebo).
Fratello di uccelli notturni
quando canti nella notte profonda
tu ci rammenti l'eterno e le cose ultime,
altro che cattivi presagi, come si crede.
Sembra piuttosto una rauca ninna-nanna,
il tuo gemito tra le ombre.
Allora su, chiudiamo gli occhi e il letto
diventi la culla dove infine
il grande sonno verrà a ghermirci.
-- Fernando Bandini (scheda)

Negozi di uccelli. Una poesia di Fernando Bandini.
Quando mi trovo in città sconosciute
cerco negozi di uccelli:
l'ho fatto a Ginevra a Londra
a New York ad Hong Kong
(dentro c'è un piccolo vento, nervosi
colori saettano in angoli d'ombra).

Ma non ho visto
in Asia shama d'Asia
in Europa cutrettole d'Europa
in America mimi poliglotti d'America:
sempre la stessa alata confraternita
di ogni parte del mondo

in gabbie made in Japan.

3 commenti:

  1. Non so voi ma a me la prima piace un sacco. Anche le altre, per carità, ma "Fossero i miei versi" nonostante il tema sia non nuovissimo, mi sembra speciale.

    ps: Mamma mia, sono ancora alla "B", di questo passo quando arriverò alla "Z" metà di questi poeti non saranno più contemporanei :-)

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  2. Anche a me è piaciuta la prima, anche se, lo riconosco, quando leggi troppe poesie alla fine la tensione, la concentrazione, vanno a scemare. Ecco perchè sono contrario a postare più di una poesia alla volta. Scopro solo oggi ( mea culpa ) questo poeta; anche il nome, Fernando Bandini, mi era sconosciuto. Bella anche la rivalutazione del gufo ( anapesti per un gufo), il cui canto, emblema e simbolo di sventura, è qui foriero di dolce ninna-nanna che precede il sonno.
    Alex

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  3. Serenella Tozzi12 agosto 2014 16:55

    Mi associo ai vostri commenti, le sue poesie sono pacate e immediatamente godibili; anche quelle che riferiscono alla violenza e alle guerre per il territorio sono espresse con piana amarezza.

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