lunedì 2 dicembre 2013

Distanze ravvicinate

 - Serenella - narrativa

Distanze ravvicinate
Una volta, ogni estate, tornavo a vivere felice in un paese avvolto nei vapori della fiaba: ogni passo mi riconduceva ad altri passi già fatti nel passato; ogni filo d'erba era riconosciuto in altri già guardati; ogni alzata di occhi incontrava una visione che era lì da sempre, che era mia, faceva parte di me, mi aveva forgiata nell'animo.
Ogni gesto era un gesto ripetuto dai tempi di mia vita.E vivevo così, felice di istanti fatti di niente, se non di respiri profondi per assaporare quell'universo, dove la continuità si compenetrava in un senso di immutabilità che riusciva a darmi quella sensazione di eternità ricercata da sempre dall'uomo.



Il paese è fatto di piccole frazioni disseminate nel verde, legate insieme da strade non asfaltate se non in parte, e da piccoli e fronzuti corsi d'acqua man mano che ci si allontana dall'abitato.
Può capitare così, quando si è immobili ad osservare i giochi di luce sull'acqua, di assistere al sopraggiungere di una piccola volpe che graziosamente comincia a fare toilette, specchiandosi e pavoneggiandosi sulla riva opposta, oppure... Ma qui mi devo dilungare un po'.Un giorno - tornavo in macchina da un paese limitrofo - me ne andavo piano piano osservando il panorama nel tramonto abbastanza inoltrato: la visione era ampia, si allargava spaziosa nella valle frastagliata fino alle montagne vicine, e io guardavo beandomi della vista. Osservavo quella terra, una volta coltivata e ora quasi abbandonata, sforzandomi di riconoscere qualche appezzamento che sapevo appartenere alla mia famiglia. Vaghi ricordi di me bambina che giocava su quei prati, che partecipava alla vendemmia, che accompagnava qualcuno a portare le mucche al pascolo. Tanti ricordi, belli, che mi immalinconivano e mi allietavano al tempo stesso, e che riuscirono a stamparmi un sorriso sulla faccia.

Ecco, è questo lo stato d'animo che mi animava mentre con cautela proseguivo su quello stretto percorso.Avevo acceso ormai i fari quando ad un tratto un grosso cinghiale apparve sulla strada. Era enorme, i fari lo illuminavano bene, stava attraversando lentamente incurante dell'auto.Dovetti fermarmi nonostante il timore di quel bestione che con la sua mole superava il cofano, ed ebbi così la maniera di osservarlo bene.L'espressione era meditabonda, quasi triste; proseguì lentamente, quasi strusciando il paraurti, senza degnarmi di uno sguardo. Sembrava assente, lontano da tutto e tutti: gli occhi spenti, persi nel vuoto, spiccavano in mezzo ai peli ispidi del suo musone.Il timore mi abbandonò per lasciare spazio ad una curiosità partecipativa verso l'animale.
Sì, mi sentii partecipe di quella tristezza: era troppo sentita, si capiva.Appoggiai i gomiti sul volante e stetti ad osservarlo mentre piano piano si allontanava, poi, una volta sparito alla mia vista, rimisi in moto e proseguii tristemente anch'io verso casa.

12 commenti:

  1. Gli occhi degli animali, imperscrutabili, sono lo specchio del nostro animo. L’animale in questione era probabilmente satollo, lo deduco dalle lente movenze oppure semplicemente molto stanco, chi può dire con certezza che gli passava per la testa in quel momento. Dopo queste banalissime considerazioni veniamo al racconto. Bello questo incipit pieno di poesia che si prolunga sino al fatto che, secondo il tuo stile, viene liquidato con poche ed essenziali battute. Chi non ti conosce potrebbe pensare che il finale è tronco, troppo scarno, mentre l’inizio e persino ridondante, ma io che ti leggo so che questa è la tua nota caratteristica, il tuo modo di comunicare. Non credo sia una forma di pigrizia, di braccino corto, ma di un innato e garbato riserbo naturale. Ammè mi piace :-)

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    1. Serenella Tozzi2 dicembre 2013 20:55

      E' vero, mi viene spesso fatto notare come tenda a lasciare in sospeso, eppure il mio è un demandare a chi legge di introiettare le sensazioni che posso aver suscitato e lasciare che sia il suo pensiero ad essere meditato ed approfondito grazie allo spunto fornito dal mio scritto.
      Anche un'azione comune può assumere i risvolti più impensati a seconda di chi la viva e portare a riflessioni profondamente diverse.
      Grazie, Franco, le tue parole mi sorreggono perché sento di essere capita.

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  2. Con ritmo lento e pacato, sei riuscita a costruire un'atmosfera rarefatta, dove i ricordi di una volta, apparentemente insignificanti, ricostruiscono un periodo sereno, quando il futuro non appariva ostile, ma carico di promesse.
    Le tue sensazioni sono quelle di molti di noi, quando con la mente si ritorna a un tempo incontaminato e privo di paure.
    E alla prima parte ben si collega l'episodio dell'incontro col cinghale; la condivisione della malinconia dona un tocco di tenerezza al tutto.

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    1. Serenella Tozzi2 dicembre 2013 21:20

      Anche le tue parole, caro Salvo, mi fanno grande piacere, proprio perché hai colto appieno le emozioni che mi hanno dettato lo scritto: dai ricordi sereni di una vita, ahimé, passata, all'incontro finale col cinghiale. Forse tutti e due eravamo colti da malinconia davanti all'impercettibile consapevolezza del tempo fuggevole e distruttivo che alla fine porta a sradicare quello che era bello o, almeno, così era nel nostro ricordo.

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  3. ma scrivi proprio bene Serenella!
    senti, scusa se sono un pochino "tarda" ma questo è un fatto accaduto realmente oppure un tuo racconto?
    In ogni caso che importa, hai una scrittura fluida e impeccabile nello stile, sembra sempre che uno voglia fare a tutti i costi i complimenti ma, cosa posso farci, mi piacete tutti su questo blog!
    ciaooo :-)))

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    1. Serenella Tozzi2 dicembre 2013 21:22

      Carla, la tua gentilezza e la tua considerazione mi danno gioia. Ti ringrazio per le belle parole e ti confermo che mi sono riferita ad un episodio vero... ed anche le sensazioni della prima parte del racconto sono quelle che provavo realmente.

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  4. lo stato d'animo della protagonista - espresso attraverso il "correlativo oggettivo" (mi pare si chiami così) - delle prime righe si trasferisce poi al cinghiale (se era così grande era probabilmente un cinghiale europeo, uno di quelli che ha fatto fuori quelli nostrani, più piccoli) e da lì, di nuovo, alla voce narrante.
    Stilisticamente ho notato anche io il cambio di registro che nota il padrone di casa.
    A me è capitato, sempre dopo il tramonto, di incocciare in una volpe (che invece qui compare nelle prime righe). Coincidenze.

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    1. Serenella Tozzi2 dicembre 2013 21:23

      Caro Rubrus, è vero, si può parlare di correlativo oggettivo in effetti, sia io che il cinghiale eravamo forse uniti da quella malinconia nata dallo sguardo rivolto verso quel mondo che si andava mutando sotto i nostri occhi. Forse lui era anche anziano e si sentiva allontanato dal branco, chissà! Certo la tristezza che ho letto nei suoi occhi era vera e profonda.

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  5. L'imprinting dura tutta la vita, non c'è nulla da fare.
    Saldando la nascita alla morte.
    Dalle mie parti volpi e cinghiali sono di casa.
    La prima m'ha fatto letteralmente sparire una gallina, solo qualche penna qua e là.
    Di un'altra ricordo di notte i fari fosforescenti degli occhi.
    Il cinghiale, protettissimo, mi devasta il campo di patate, il castagneto e quant'altro.
    Scende ( la madre ) dal monte con i suoi piccoli, tutti in fila indiana e olè! mele e pere addio.
    Per catturare di frodo il cinghiale uso un metodo tutto mio.
    Siccome è sospettosissimo, fiuta la mia presenza e si tiene a distanza, metto a bollire in una pentola una vecchia cintura dei pantaloni.
    Poi quando è ben cotta l'appendo ad un ramo.
    Il cinghiale, sentendo l'odore della cinghia-lessa, rompe gli indugi e si fa vedere.
    Ed io zac lo prendo al laccio...
    Il racconto, ben scritto, scatena sensazioni a iosa...
    Brava/mente.
    Siddharta

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    1. Serenella Tozzi2 dicembre 2013 21:38

      Anch'io, Sid, ricordo le lamentele per le volpi e le faine che facevano razzia nei pollai, e ricordo anche le poiane che volavano alte quando noi bimbi giocavamo sui prati. Forse dall'alto ci scambiavano per agnelli.
      E ti dò ragione per l'imprinting. Ti posso dire che oggi riscontro le sensazioni da me provate nei discorsi dei più giovani quando rivolgono il pensiero al paese. Molti di loro sono in contatto con me su fb e posso leggere i loro commenti.
      Ti ringrazio davvero per l'attenzione.

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    2. Naturalmente, cara Serenella e cari lettori, mi sono permesso dianzi una battuta goliardica pur in tanto consesso.
      Per ridurre la tensione letteraria che ci avvolge...
      Sid

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  6. Dalle mie parti il cinghiale non c'era in quanto estinto a causa della caccia credo, da una decina d'anni si e' provveduto a ripopolare l'intero parco del conero di tali animali e altra fauna. Il risultato e' eccellente tanto che capita spesso di incontrare famigliole di cinghiali lungo la strada come nel tuo racconto. Mi e' giunta tutta latua terra con I colori e gli odori del ricordo che sempre affiora. Chissa' forse un giorno lo seguirai il tuo silenzioso amico, e ci parlerai della sua grotta ai piedi della montagna .Una scrittura piena di sensibilita' e poesia.

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