venerdì 20 dicembre 2013

GLI INTERCALARI DEL SILENZIO - silloge inedita in cinque parti- Pietro Pancamo (pipancam@tin.it)



DECOMPOSIZIONE PSICHICA
(quinta e ultima parte)

 

Il destinorizzonte


Stracci di sonno coprono,
masticano il corpo della notte
diafano di tenerezza;
lo avvinghiano
sinuoso di buio
– flessuoso di membra stellate –

e lo attraversano d’amore.

Poi, fosforescente,
lo sguardo della nebbia,
scosso di stanchezza,
si espande lento nel cuore
come un gas di desideri
volatilizzati.

Mentre il mio destino,
guantato dalla notte,
scende nei sobborghi dell’anima:
strade oscure di pensiero
e siepi d’amore
s’intersecano nel mio nome.
Il destinorizzonte
s’attorciglia
a questa landa di tempo.

«Chi» – si domanda –
«striscerà nella roccia del canto
la gioia, turgida
come i seni di un fiore incantato?».



Danzai



Danzai nelle viscere di un sentimento
                    all’ombra de’ tuoi occhi.

Poi l’amore s’irradiò in rivoli di tempo.

«Che sia la vita!», urlava il nostro dio
                           (o soltanto noi).

Ma si sbagliò (o soltanto noi sbagliammo
                      perché non c’era
                                  null’altro da fare) e

fu il tempo
                 (o continuò… )


Parole dal silenzio



Ricorda il mistero
che fioriva in un sospiro,
dove la morte ha tessuto il nido
come una spiaggia
di parole taciute;
come un barbaglio di sogni trasparenti,
orchestra di anime perdute.

Il mondo analizzato



Desideri esplosi nel cielo
mimano le stelle.

Regni abissali di morte,
fiorita nel respiro di Dio.

Leggende di anime affogate nel buio
sotto la volta di sentimenti castrati.

Malinconia: il pensiero animato di sole
rattrappito
nel sonno di una dolce tristezza.

E la morte vive all’inchinarsi del tempo
all’imbrunire della voce
in questa via del pensiero
ghiaiosa d’amore.

E gli uomini
(sogno di Dio, ossessione della morte)
spengono una scintilla
umida di storia;
ascoltano un nome
raggiato di follia.


Decomposizione psichica



Musica come bava alla bocca:
e il cielo si gonfia tra le urla dei pazzi,
il loro sguardo è vento
che si perde nel labirinto di stelle.

Ogni parola è una stella
che splende di saliva: e cieli agitati
innevati di stupore
tramontano lontani,
evocati dalla morte.

Il mio cielo
è questo mio cervello
pieno di tralicci spezzati
e di barriere sventrate
e d’acque ferite
e di binari sradicati
che si mordono col ferro.
Dentro le vene,
aggrovigliate come un gomitolo
di dolore,
il sangue è un fiume abbandonato
terso di rumori prosciugati.

La morte è silenzio
stonato.



La fuga mancata



La voce trasuda parole d’accento piagato
ma è tiepido il grido del tuo respiro,
le piaghe troppo soffocanti
perché tu abbia il fiato d’urlare.

Morire da te
è una fuga troppo leggera
per avere il sollievo.
Così
un pantano di figure
nel cuore
e il giorno s’increspa
a raccogliere il tuo soffio.


Nausea



Morbido silenzio, soffice
come una preghiera del sonno.
Il buio che adora fruscii e parole:
il buio, affannato dal mio respiro,
può solo accarezzare la
nausea di questa vita.

Nel giorno,
sputo della notte,
fiori freddi
come steli di pioggia.
Un’orma di luce
imbavaglia lo spazio.



Red Balloon - Paul Klee

MORTE ANTOLOGICA PERMANENTE
(quarta parte)

 Trattatello



PREFAZIONE:
le parole seguenti
sono un fango di cellule nervose,
tenute insieme dal silenzio.

Il silenzio è un’isteria di solitudine
che genera e accumula:
prodotti temporali,
energie cinetiche,
reazioni di gesti a catena.
I sogni, inseriti nella rassegnazione
come in un programma di noia pianificata,
sono gli arti di questo silenzio;
o, se preferiamo,
gli organuli ciechi del silenzio
che lavorano a tastoni
dentro il suo liquido citoplasmico.
Il silenzio può anche essere
la cellula monocorde
di un sentimento spaventato,
di un amore rappreso,
di un guanto scucito:
in tal caso
trasforma la solitudine
nella raggiera cerimoniosa
d’una nausea che procede,
maestosa,
con moto uniformemente accelerato.
(Si registra un’accelerazione a sbalzi
solo quando
un’effervescente disperazione
s’intromette con scatti sismici
a deviare il corso
dell’accelerazione stessa).
Per concludere,
l’evoluzione della nausea
può secernere un vuoto,
avente più o meno
le caratteristiche della morte;
o germogliare per gemmazione
quella strana forma di vita
identificata col nome di indifferenza,
la quale risulta essere (da approfondite supposizioni)
il chiasmo di paura e odio.

POSTFAZIONE:
le parole precedenti
sono un fango di cellule nervose,
tenute insieme dal silenzio.
Ogni allusione
a sentimenti e/o fatti reali
è voluta
silenziosamente.


Pensieri terra terra 

I

Mi rovino l’appetito,
prima di far cena,
mangiando fette di pandoro.

Che pensieri terra terra
vengono in mente
mandando giù bocconi
pastosi di burro:
pensieri... stomaco stomaco.
Tipo: «Sono stracco di vivere
a mia rovina;
sono stracco di vivere
alle mie spalle».

II

La gente rimane sbalordita al sentire le mie risposte così lapidarie (quindi troppo categoriche). Ma io per nessuno provo cattiveria: perché la mia rabbia è confusione.
Insomma è un malessere transitorio che bisogna pur soffrire passando, tutto d’improvviso, dalla gioia al dolore. È un po’ come il malore successo a quelli che han volato da un fuso orario all’altro. Poi, quando la rabbia finisce, il mio pessimismo è solo rassegnazione.

III

Se vedo, però, intorno a me
sorrisi di compassione
per l’enorme sfiducia
che mi affligge il cuore,
mi rincacchio con passione
e, senza nemmen finire
di rovinarmi l’appetito,
corro a letto immusonito
saltando l’antipasto
(e figurati la cena!).

«Ah, sono stracco di vivere
a mia rovina;
sono stracco di vivere
alle mie spalle».



Il traviato


Nel vero senso del cimitero
e di un riposo ossessivo
non sa più divincolarsi
dalle materie (o macerie) di studio
che pian piano disimpara con pigrizia
nella vecchi’aia del suo podere.

Traviato da un senso malinteso d’allattamento,
al contrario dei fratelli
partiti allo sbaraglio
(coraggiosi inermi in armi),
lui cerca rifugio
nella casa di famiglia:
la masseria
prensile e sterrata.

  

Morte antologica permanente



Siccome la vita
ci rovina la vita
(sempre!),
a giugno ho visitato
(un po’ turista, un po’ becchino
e un po’ parente sconsolato)
l’interessante morte
antologica permanente
delle mie speranze
migliori:
quanti sogni falliti
imbalsamati in bella mostra!

Li guardavo e piangevo
desolato nero,
dannandomi frenetico
la salute.

E adesso è soltanto
stanchezza rabbiosa
resistere ogni giorno
al ripetersi ingombrante del respiro

e della luce.





DELUSIONE
(terza parte)





DELUSIONE 

La bravura simbiotica delle rime a incastro.
 Il sogno è un conservante,
l’additivo artistico
per rimodernare
ambizioni letterarie,
o speranze, sopite ad honorem.

Comunque il sole
non è bello come prima.
Adesso mi pare una vecchia fotografia.
Il particolare, anzi,
di una vecchia fotografia
... ritagliato via
dall’alone di un sorriso.


Pirandelliana



Vecchio! La vita?
Ti piaceva…
«Sissì… Beh
in fondo vivevo
solo per ricordare me stesso:
per non avere rimpianti
o rimorsi».
E la seguivi, allora.
La seguivi!
«Sissì…
Magari non per nobiltà
o entusiasmo
o speranza. Nonnò…

Per una ragione, invece,
molto più romantica:
perché non mi scacciava…

Ma sì! Poi l’eco di uno sguardo,
l’eco di uno sguardo
s’infrange nel cuore:
e tutto quello che resta da vedere
è il desiderio di guardare».




Il nulla


I miei sogni leggeri, scanalati
fra ombre creole di tenera luce
e foglie di facciata
(ovvero blande
come ballerine
morse dal vento).

E quando l’incubo arriva
il nulla esce dal suo fuori
per annuire agli occhi del presente;
«io sono» – dice –
«un barbaglio di notti camuse
e la pioggia di quel che verrà:
del futuro mi rivelo
l’unica, insomma,
l(’)abile traccia!».


Georges Braque

VERANDE D’AZZURRO
(seconda parte)

  

Verande d’azzurro


I


Un laghetto di fumo nel cuore… Processioni di frasi lasciano calzature d’intelligenza
prima di entrare nella moschea delle bocche.



II

I profumi sorridono tra le maschere di foglie. E lettere serpentine
indossano pastrani di luce.



III

Un gregge di bagliori
alle pendici dei versi
nasconde l’Ulisse della mia ispirazione…

Canicola di gioia, tanfo d’allegria
negli sguardi ciclopici del solo occhio giornaliero. Spranghe di felicità
negli acuti del sole
e, fra verande d’azzurro, spaventapasseri di poesia…



IV

Tachicardia di vento nei vestiti: il vento, cuore del cielo…
Le nuvole sembrano covoni di luce, capanne di fieno
intorno al pagliaio del sole. Nel raspo degli alberi
festoni d’aria, e gli occhi sono brandelli di nostalgia tra festuche di tempo allegro.
Stelle filanti d’erba, pendii agitati fra la bonaccia della pianura…



V

Terra diroccata e baracche di collina. Villaggi di sole.

Dal lievito nullo di rocce azzime,
paesini salgono
pioli di luce.




Poeti


Noi che visitiamo carmi di sole
brindiamo con versi e parole.

Scriviamo sorrisi
e sentimenti in codice;

insonni di vita

andiamo sposi

ai nostri occhi.


 Se la tua voce


Se la tua voce desidera cullarsi
nel mio cuore,
troverò i sorrisi
con la mano di un giocoliere
e i miei minuti saranno il volto di acrobazie
che, da una mano all’altra,
volano fra una mano e l’altra.


Circumcision - Jackson Pollock

QUALCHE INDIZIO DI MATERIA
(prima parte)




Aeroplano


Se tento
di raggiungere il cielo
la distanza rimane invariata.
M’avvicino
soltanto alle nubi.


the key - Jacksom Pollock



Filosofia


Parole e frasi sono gli intercalari del silenzio
che smette, ogni tanto,
di pronunciare il vuoto.

Allora qualche indizio di materia
deforma l’aria,
descrivendo le pause del nulla
prima che il silenzio
si richiuda.
(Le mani s’infrangono
contro un gesto incompiuto)


Moby Dick -Jackson Pollock



Passi


Gesti sinuosi
a intrecciare
il corpo di un uomo

mentre

danze attutite
risalgono il tempo
sfiorando i minuti
con un frullo di passi.


 
Stenographic -  Jackson Pollock


Frammento


A tratti nel buio
la filigrana di stelle
configura
la mia rabbia pensosa:

amore o incertezza, incertezza e amore.






8 commenti:

  1. Intanto caro Pietro voglio darti il benvenuto in questa casa e ringraziarti per avermi dato la possibilità di pubblicare questa silloge, che si preannuncia interessante. Certo questa è solo la prima delle cinque parti in cui è suddivisa l'opera, troppo presto per dare dei giudizi. Le altre parti saranno postate in sequenza rapida nei prossimi giorni.
    Buona lettura a tutti.

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  2. mi piacciono molto 'Filosofia', in particolare l'intuizione dell'incipit in tutta la terzina, e 'Frammento' per quel finale così umano, caldo, ma tutte sono vicine all'umano, all'impotenza che lascia inermi, muti.
    li considero assaggi allora, nell'attesa di leggere altro.
    Lola

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  3. Serenella Tozzi17 dicembre 2013 12:04

    Questi "intercalari" mi appaiono come fiocchi di neve: ti incanti a rimirarli e, come loro, ti lasciano un senso di stupore e aprono spazi alla fantasia. Molto poetici.

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  4. Di bene in meglio questa silloge, e siamo solo alla terza parte.

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  5. Verande d'azzurro é una celebrazione gioiosa, un inno x santificare le semplici manifest azioni naturali dove la mano dell'uomo, quando c'é, é innocua, rispettosa.
    Trasmette serenità questa medittazione.

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  6. Era 'meditazione' mi é scappata una t in più.
    Ciao
    Lola

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  7. Avevo commentato ieri questa silloge ma, per una inspiegabile sorte, il commento è svanito nell’etere o limbo delle parole non dette. Meglio così perché nel frattempo si è aggiunta l’ultima , la parte conclusiva della tua opera Pietro, proverò di esporre a modo mio quanto la tua poesia mi ha detto.
    Parto dalla prima come si conviene che già ha il suo bel meditare tra amore o incertezza nella filigrana cosmica , un bel frammento del pensiero che presuppone la presenza di un cammino pieno di tematiche e memorie. Bello quel “frullo di passi “che mi riporta a gesti affettuosi, lontani e traballanti , moto che poi si infrange nel silenzio creato da vane parole, fino a implodere nell’ inquietudine e nell’ancor più vana ricerca dello spazio metafisico per una propria e assurda illusione d’infinito.” Aeroplano” .
    E’ in questa dimensione che il poeta riscopre la sua voce e la voce di chi ama cullarsi nel suo cuore.e la descrive con metafore di gioiose acrobazie perché il poeta annota sorrisi e visita carmi di sole.( che bella immagine) E’ azzurra ora la terra , di sole i paesi e villaggi e il tormentato viaggio dell’Odisseo che cresce in sé è prigioniero di tale felicità, ti tanta pacifica “pascolanza “tra covoni di luce e capanne piene di fieno. Dell’antica tristezza solo brandelli sparsi , nostalgici gradini di luce nel raspo degli alberi.
    Ma non serve annuire al presente perché il nulla torna come un incubo, come il ripetersi di una ossessione nonostante i sogni leggeri blanditi da tenera luce.
    Cercare il nulla per non aver rimpianti né rimorsi e di quella nobiltà che in fondo ci piaceva conserviamo l’eco nell’intimo e nello sguardo.”pirandelliana , la più bella per me per questo dialogo intimo e in fondo anche scanzonato”.
    Ma nulla è come prima quando si srotola la pellicola della vita, i colori hanno il tono di una vecchia diapositiva e se non fosse per il sogno poetico che ancora portiamo dentro resterebbe la rabbia , stanca , desolata e nera a rovinarci la vita e poi anche la morte.” Questa morte antologia permanente la trovo un po’ troppo “piangersi addosso “ pur apprezzando il turista , il becchino e il parente nell’inizio interessante di morte apparente.
    Scenario che cambia riscattandosi nel traviato per quel distacco che non lascia scelta eppure è in questa poesia che ritorna il ritmo e la parola si fa musica.
    Il resto è quotidiano malessere, la resa , la fine dell’azzardo.
    E qui mi fermo , perché la quinta parte è troppo intima e forte di luce per essere violata dal mio pensiero umile. La sapienza del dolore che sempre ci riporta al vuoto ci impedisce spesso di prendere sonno. Poesia completa che lascia il segno , a tratti piena di luce e viceversa , che vorrei leggere ancora. Mi complimento .

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    1. Complimenti Loretta, un commento con i fiocchi il tuo. Fossi l'autore sarei lusingato da cotanta attenzione e competenza. Brava

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