giovedì 12 dicembre 2013

L'Angelo di Maria - frame - racconto fantasy

Sulla terra

Prima di coricarsi Maria pose accanto alla scatola con il fiocco rosso un piatto colmo di dolcetti, mandarini, frutta secca e nello spegnere la luce si assicurò che in cucina tutto fosse in ordine. S’infilò nel letto accanto a suo marito che dormiva ormai profondamente e chiuse gli occhi cercando d’immaginare il volto felice di suo figlio, mentre giocava col nuovo trenino elettrico.
Pensò ad altre cento cose in attesa di prendere sonno: alla spesa da fare, alla bolletta della luce da pagare, al suo capufficio, a suo marito che russava e alla lavatrice da riempire. Per la paura di dimenticarlo pensò anche al compleanno della suocera ma alla fine si addormentò. Era la sera del dodici dicembre e prima che Santa Lucia bussasse alla porta, il suo cuore cessò improvvisamente di battere.


Il primo ad accorgersi della sua morte fu Melhaiel, il suo Angelo custode, che sorpreso e sconvolto per l’inatteso evento prima si dispiacque poi, incapace per sua natura di pensare che si trattasse di un'ingiustizia o di un errore del Padreterno, si domandò suo malgrado perché mai Maria dovesse morire così giovane e proprio quella notte.
«Santo cielo!» esclamò l’Angelo custode, spaventato per la gravità dei suoi pensieri e rivolgendo lo sguardo umile verso le alte sfere celesti, aggiunse: «Sia fatta la volontà del Signore, ma potrei sapere perché non sono stato avvertito prima?»


Primo coro angelico

I sette Arcangeli si sporsero dal coro per vedere da chi arrivasse quell’insolito appello. Era forse una protesta, si domandarono meravigliati.
«Chi è quell’Angelo?» chiese Jegudiel a Selaphiel.
«Non è dei nostri.» rispose Barachiel e tutti e tre, gli Arcangeli prediletti dagli Ortodossi, volsero lo sguardo verso gli altri.
Uriel, l’Arcangelo di tradizione ebraica, si chiamò subito fuori alzando le mani:
«Non lo conosco, ma... Ascoltiamolo, sarà lui stesso a dirci chi è e cosa vuole da noi.»
«Ve lo dico io chi è costui.» fece l’Arcangelo Gabriele, «È Melhaiel, messaggero di Cristo in terra, Angelo custode di lunga esperienza e grande conoscitore di anime. Dicono sia un elemento instancabile, tenace, battagliero per temperamento ma un poco, come dire, insomma: una testa calda. Credo sia meglio ascoltare le sue ragioni.»
Tutti approvarono la sua proposta senza battere ciglio e volsero lo sguardo all’unisono verso l’Arcangelo Michele, al quale apparteneva per diritto divino il privilegio di concedere udienze agli Angeli di altro ordine.
«D’accordo, sentiamo pure che ha da dire questo Melhaiel,» disse il più grande tra gli Arcangeli «Ma non fingiamo, almeno tra di noi, di non conoscere il problema.»
Lo sguardo severo era rivolto a Raffaele il quale, consapevole di essere per tradizione consolidata nei secoli dei secoli l’Arcangelo della provvidenza, sembrava già rassegnato a doversi occupare di questo caso particolare.
Era molto insolito che un Angelo custode non fosse avvisato per tempo della fine del suo mandato, ma negli ultimi secoli, ahimè, era già successo e di questo gli Angeli custodi si erano molto dispiaciuti. La colpa di queste morti improvvise, fu convenientemente attribuita all’incessante attività del demonio, anche se la vera causa rimaneva ancora avvolta nel mistero.

Melhaiel sentì che era giunto il momento di salire al cospetto degli Arcangeli, si raccolse in preghiera e con le ali che gli tremavano per l’emozione, spiccò il volo verso le nuvole dorate del primo anello sospeso nel cielo. Michele lo accolse ad ali spiegate e visto da vicino, al povero Angelo custode parve ancora più grande e imponente della statua di Gabriele in cima a Castel Sant’Angelo.
I sette saggi lo ascoltarono in silenzio religioso e quando Melhaiel ebbe finito di spiegare le sue ragioni, si levò un coro di disapprovazione che per potenza e intensità era molto simile al rumore sordo del tuono di un temporale.
Ancora prima che il boato si dileguasse completamente, il primo anello fu invaso da scariche di luce che nel culmine dello splendore assumevano la sagoma di esseri angelici dall’aspetto forte, fiero e minaccioso. Melhaiel abbassò il capo per ripararsi gli occhi dalla luce accecante come il sole e pregò che gli Angeli della guerra, non lo fulminassero all’istante.

«Calma, per l'amor del cielo, state calmi, non è nulla!» Tuonò l’Arcangelo Gabriele nel tentativo di placare gli animi dei Principati. Questo corpo speciale di Angeli guerrieri, dallo spirito irrequieto e battagliero, era stato creato da Dio per combattere le forze del male, decidere le sorti delle guerre e procurare una pace duratura tra gli uomini. Col passare dei secoli però, in considerazione dei pessimi risultati ottenuti, gli Angeli erano stati relegati a un compito di natura più spirituale, anche se altrettanto importante. In buona sostanza dovevano limitarsi a garantire un conforto e un sostegno spirituale adeguato alle anime dei caduti in guerra. Tuttavia la cosa era stata vissuta come una grande umiliazione e forse per questo motivo non perdevano mai occasione, al minimo accenno di pericolo, di manifestare il loro desiderio di ritornare a combattere.

Ma cosa aveva detto mai di tanto grave il povero Melhaiel, per scatenare un tale putiferio? Aveva forse costui la pretesa di conoscere il destino degli uomini sin dalla nascita? Mormorò qualcuno tra i presenti.
«Se ho ben capito,» domandò l’Arcangelo Raffaele, una volta ottenuta un poco di calma, «Non ti lamenti solo di non essere stato avvisato, ma pretenderesti persino che Maria non morisse questa notte! E perché mai? Forse perché sulla terra si festeggia Santa Lucia? E non sai tu che si muore perfino la notte di Natale? E poi, che centra in tutto questo il trenino elettrico?»
«Sì, lo so!» sussurrò Melhaiel intimidito, ma facendosi forza e con un filo di voce aggiunse: «Ma voi, sapreste dirmi perché mai Maria deve morire proprio questa notte e non fra cent’anni? C’è forse qualcuno tra di voi che possa spiegarmelo? È sin troppo evidente che tutti devono morire sulla terra, nessuno è immortale, ma scusate se insisto, perché proprio oggi?»
Gli Arcangeli rumoreggiarono nervosamente, alcuni tra i Principati s’illuminarono fugacemente e si udì, al di sopra del brusio generale, la voce stentorea di Michele scandire a chiare lettere:
«Se cerchi in cielo una risposta, l’avrai… Ma non da noi. Rivolgiti agli Angeli di grado superiore al nostro, che certamente saranno in grado di dare una risposta alle tue domande.»


Secondo coro angelico

La proposta dell’Arcangelo Michele arrivò al cuore ferito di Melhaiel come una minaccia, il quale si rese conto immediatamente di non avere altra scelta e senza perdere tempo dispiegò le ali e volò verso quella parte di cielo dove non era mai arrivato. Più in alto degli Arcangeli e dei Principati, così vicino a Dio, Melhaiel non era mai andato, ma tutti sapevano nelle alte sfere celesti che se volevi arrivare ai Cherubini e perfino ai Serafini, dovevi necessariamente superare prima un altro anello, dove dimoravano i rappresentanti della seconda gerarchia degli Angeli.

Gli Angeli delle Virtù furono i primi a vederlo arrivare. Questi erano molto simili ai Principati e come loro s’illuminavano di luce divina, ma sembravano più miti e certamente meno interessati alla sua presenza. Alcuni erano completamente assorti nella lettura delle sacre scritture, mentre altri, che sostavano in contemplazione davanti a meravigliose immagini sacre, gli rivolsero appena uno sguardo e con molta fermezza, quasi volessero liberarsi in fretta di lui, gli indicarono un sentiero, al termine del quale Melhaiel vedeva solo nuvole multicolori in frenetico movimento.

Si fece coraggio e volò verso quell’enorme cumulo nebbioso instabile, dove la turbolenza era provocata dal volo incessante di esseri angelici con ali maestose di uno stupendo piumaggio variopinto, che spostandosi velocemente da un crocchio all’altro, lasciavano dietro di se una scia altrettanto colorata. Erano i Potestà, gli Angeli della sapienza, che passavano gran parte del loro tempo in profonde e sottili dispute filosofiche. Il brusio delle loro voci creava un sottofondo sonoro molto simile al ronzio di un nugolo di cavallette. Melhaiel, benché intimidito da tanta saggezza e impressionato da tale eloquenza, non si lasciò scoraggiare da quella confusione di colori e dalla babele di parole dal significato misterioso; era certo di essere arrivato al posto giusto, dove finalmente avrebbe ottenuto una risposta alle sue domande.
Un Angelo infine si accorse della sua presenza e gli si fece incontro:
«Tu sei Melhaiel, senza dubbio!» disse librandosi nell’aria, appena al di sopra la sua testa, «La tua fama ti ha preceduto e tutto questo trambusto che vedi intorno a te, è la conseguenza delle tue sciocche domande. Hai scatenato un dibattito di enormi proporzioni con i tuoi perché, e non sarà facile trovare una risposta che metta d’accordo tutte le correnti di pensiero qui altamente rappresentate.»
«Vattene figliolo, allontanati da questo posto…» lo ammonì, «Prima che si accorgano della tua presenza. Vogliono interrogarti e non tutti sono d’accordo sulla tua buona fede. Alcuni sostengono che tu sia solamente un Angelo ribelle, un sobillatore, perfino un satanello.» 
«Guardati anche dalle Dominazioni!» aggiunse voltandogli le spalle e indicando un punto non molto lontano, dove nuvole basse e scure avanzavano minacciose. Poi, incurante di lui si rituffò a capofitto nel fiume di parole degli Angeli sapienti, in preda ad un vero delirio di magniloquenza.
Melhaiel era sbigottito, il suo nome era sulla bocca di tutti e stentava a credere alle proprie orecchie.  Temeva inoltre che i suoi guai non fossero ancora finiti. La nuvola nera avanzava troppo velocemente verso di lui e prima che potesse in qualche modo reagire, si trovò immerso nella nube e al cospetto di quattro cavalieri alati, minacciosi, che montavano altrettanti cavalli dall’aspetto possente e dai colori insoliti.
Adesso dubitava persino dei propri occhi, ma quelli che aveva di fronte dovevano essere proprio i quattro cavalieri dell’apocalisse.
«Sei tu Melhaiel?» domandò minaccioso l’Angelo che montava il cavallo dal manto rosso fuoco. Dalla sua armatura Melhaiel capì che doveva essere l’Angelo della guerra.
«Devi partire immediatamente!» fece con tono altrettanto autoritario, quello sul cavallo bianco come la neve, certamente colui che rappresentava il disordine, il caos, la disubbidienza.
«I Cherubini vogliono parlare con te!» gridò il cavaliere della carestia dal cavallo nero come la pece.
Nulla aggiunse invece l’Angelo della morte, che in sella al cavallo verde marcio, gli indicava la direzione. Il braccio volto verso l’alto era teso contro il cielo.


Verso l’Eden

Melhaiel non si fece pregare nemmeno questa volta. Si alzò in volo con il terrore negli occhi e nel cuore una tenue speranza. Doveva raggiungere l’ultimo dei cori angelici, dove sapeva di trovare gli Angeli della prima gerarchia: i Serafini, i Cherubini e i Troni. Finalmente avrebbe visto l’Eden, il paradiso che Dio aveva creato per l’uomo e che adesso era la sede degli Angeli a lui più cari.
Forse i Serafini, Angeli che secondo il libro di Isaia sono molto simili all’uomo e possiedono sei ali – Il primo paio sul il viso, il secondo ai piedi e l’ultimo sulle spalle ‒ non gli avrebbero concesso il privilegio di farsi ammirare, perché solo occhi divini possono vederli in tutto il loro splendore, ma si sarebbe accontentato di ascoltare le melodie celesti che intonano per la gloria del Signore. Intorno a lui c’era solo silenzio e si domandava se il famoso concerto delle sfere celesti esistesse davvero. La sublime musica delle stelle, il canto melodioso che avvolge tutto l’universo e che nessun Angelo di grado inferiore poteva percepire.
Forse neppure i Troni si sarebbero palesati a lui, povero Angelo custode assurto in circostanze straordinarie in quella parte di cielo.  Questi esseri angelici con mille occhi e infiniti colori, custodi del trono di Dio, non entrano quasi mai in contatto con gerarchie subalterne, ma i Cherubini era sicuro che lo stessero aspettando.
Aveva la certezza che li avrebbe potuti ammirare in tutto il loro splendore e non dubitava che fossero ancora più belli e grandiosi di quelli dipinti da Raffaello nella cappella Sistina e dal Mantegna.

Lui non aveva mai creduto a quanto si raccontava in terra sul loro conto, al fatto che possedessero l’innocenza e la purezza dei bambini e che come loro talvolta, fossero dispettosi e anche molto impietosi.
Non poteva credere a queste dicerie e dubitava anche fortemente del profeta Ezechiele, che li descriveva come spiriti con quattro ali e quattro facce: la prima umana, la seconda di mucca, l’altra di leone e l’ultima di aquila.
Sapeva molte altre cose sui cherubini, sul loro mondo e sul giardino dell’Eden, ma ciò che non poteva immaginare in quel momento, era che neppure a un Angelo bastava salire nell’alto del cielo per incontrare il Paradiso. I suoi dubbi, le sue domande, le sue assurde pretese gli avevano fatto perdere la via maestra e si trovò ben presto a volare nel buio più assoluto. Avvolto dalle tenebre perse prima l’orientamento, poi la capacità di volare e infine, incapace anche di reagire, si lasciò precipitare sempre più velocemente nel vuoto. Provò allora a rivolgere un’ultima preghiera al Signore, offrendo la propria vita in cambio di quella di Maria.
Aveva la morte nel cuore, già udiva distintamente il suono della musica celestiale e nello stesso istante in cui il suo corpo si dissolveva sulla terra con un soffio, Dio accoglieva la sua preghiera.
Maria spalancò improvvisamente gli occhi nel buio della stanza, e seppe come muoiono gli Angeli del cielo.


25 commenti:

  1. Per prima cosa, complimenti per le tue conoscenze bibliche: prendo tutto per buono, essendo io totalmente digiuno in materia.
    A quanto ci racconti, nemmeno lassù tutto fila per il giusto verso – quello che vorremmo albergasse perennemente dalle nostre parti.
    Ci sono le gerarchie, il chiacchiericcio, le rimostranze e la supponenza, seppure in forma più tenue.
    Insomma, la pace cui tutti noi aneliamo, a quanto pare, è solo un’invenzione del nostro cuore.
    Che non esista il riposo eterno? E poi, tutte le anime che dimorano da quelle parti, come si comportano?
    Continuano a far capolino fra esse le insoddisfazioni d’un tempo?
    Tranquillo, non ti chiedo lumi, sarebbe troppo.

    Mi è piaciuta l’invenzione di non rendere manifesta la presenza del Creatore, come a dire che, a quei livelli, il mistero è talmente profondo che sarebbe presuntuoso offrire una soluzione.
    La parte finale del racconto, la morte dell’angelo per far tornare in vita un essere umano, è una chicca poetica che ridà senso alla speranza che alberga nel cuore di ognuno di noi.


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    1. In effetti la parte finale è quella a cui tengo particolarmente.
      Ti ringrazio Salvo per la tua bella disamina.

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  2. Serenella Tozzi13 dicembre 2013 13:37

    Quanta fantasmagoria hai saputo descrivere. Complimenti sinceri: è un bellissimo racconto, fantasioso, fantastico, mirabolante vorrei aggiungere.
    Mi è piaciuto molto.
    Sei partito in sordina per assurgere alla volta celeste in maniera avvincente, sapendo creare una visione di grande attrazione.

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    1. Be' sono contento che non ti sia annoiata, forse sono stato didascalico in qualche passaggio, ma come dici tu in un altro commento, quel mondo astratto è molto complesso, e difficile da liquidare con poche battute, meglio sarebbe stato non affrontarlo. Grazie

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  3. < Antropomorfizzando >, il racconto percorre tutta la presunzione umana.
    Della quale gli sciamani dello spirito sono talmente ripieni, fieri con tracotanza,
    da costituire un pericolo costante e immediato per l'individuo, fedele e non.
    Nelle gerarchie angeliche ritroviamo puntualmente quelle religiose in terra, in scala nobiliare rigida e agguerrita fino al sovrano assoluto.
    Il quale riesce dominante attraverso l'infinita schiera di vassalli, valvassini e valvassori che opprimono il popolo ignorante, pauroso e pecorone.
    Sì, la mia adorata Santippe dice che ogni tanto esiste un angelo terreno umile e isolato.
    Che riesce a dare la vita con la sua vita.
    Ma guardate questa massa di operatori delle spirito d'ogni credo.
    Ne individuate l'alterigia già dal solo abbigliamento: sontuoso, appariscente, l'uno diverso dall'altro in ridicola distinzione.
    Cielo e terra accomunati dagli stessi vizi in dispregio delle anime.
    E allora via le gerarchie angeliche, via quelle sacerdotali, in rivolta di forconi.
    Lassù, per chi ci crede, v'è solo clemenza e misericordia, in una parola Amore.
    La narrazione in lettura schiera in campo tutta la conoscenza celeste possibile, ma conchiude emotivamente con l'unica possibilità di riscatto: l'abbraccio santificante degli umili.
    Questa di frame è una voce fuori dal coro, solitamente stucchevole, del < volemose bene > natalizio.
    Ottima/mente.
    Siddharta.

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    1. La mia adorata Santippe, credente a prova di bomba, ha letto e si è commossa.
      Poi mi ha recitato la sottostante preghiera dell'Angelo Custode:
      " Angioletto del buon Dio
      cosa fai vicino a me?
      Sono l'Angel del Signore,
      son l'amico del tuo cuore.
      Quando dormi e quando vegli,
      sempre sempre
      son con te! "".
      Sid

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    2. Grazie, Santippe.

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    3. Hai ragione Sid, questo mondo angelico l'ho immaginato a misura d'uomo. Il mio angelo custode, se esiste davvero, deve essere un povero diavolo come me che si arrabatta tra molti dubbi e poche certezze. Anche un rompipalle, però un tipo molto generoso e sincero.
      Grazie per l'attenzione.

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  4. ciao Franco, l'ho trovato prolisso, per celebrare la coreografia si perde un po' l'essenza, che comunque fa capolino a ogni risalita.
    Sai scrivere, è fuori dubbio, ma lascia perdere l'apparato, ne guadagna la narrazione.
    Aiuto, adesso magari arrivano schiere di alati a bacchettarmi (in un altro sito mi è successo, invece di offendersi il diretto interessato, sono insorti tutti gli altri) ,
    dai sto anche un po' scherzando, superbi questi angeli, proprio il contrario di quello che si spera, si proprio un'allegoria del genere umano, supponente e arrogante.
    In questo ci hai preso.
    Il lieto fine ne fa una gradevole favola per bimbi, e creduloni, omioddio!! ma il cinico non era un altro.
    E dai siamo a Natale, ogni scherzo vale!
    Lola
    Stavolta ce la faccio, non ho sbagliato, speriamo

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  5. era una domanda: 'ma il cinico non era un altro?'
    ciao
    Lola

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    1. Tranquilla, qui nessuno si scandalizza per una critica, per altro ben motivata, e nessuno ti metterà in croce per aver espresso la tua opinione, tuttavia stai parlando con un agnostico convinto che ha molto rispetto per quelli che tu definisci in modo spiccio,creduloni.
      Quando si scrive un fantasy non si ha bisogno di dimostrare nulla, è solo un lavoro di fantasia. Se leggo Harry Potter, mi diverto o mi annoio, dipende dai gusti, anche se non si crede alla magia e non penso si debba credere all'esistenza degli alieni per gustare un film di fantascienza. Bastava il prolisso a spiegare il tuo punto di vista. E in fondo non hai torto, tant'è vero che in questa versione integrale non l'avevo mai pubblicato, sospettando appunto che fosse un polpettone. :-)

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    2. Serenella Tozzi14 dicembre 2013 23:41

      Io non la trovo affatto un polpettone, e trovo giusto sia prolissa, proprio a dimostrazione della complessità della cerchia celeste: Dante insegna. ;-))

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  6. Caro Franco permettimi di motivare meglio il mio commento (spero di andare in porto xke sto usando l'ipad che i pc, figuriamoci, ce li ha il figlio in camera sua). I creduloni che tu dici io abbia definito in modo spiccio ritengo siano persone che portano avanti una scelta di vita, più o meno consapevolmente, li rispetto quando non sono bigotti e hanno la mente aperta. Ho frequentato la chiesa molto da vicino x diversi anni xke svolgevo un servizio come tanti altri volontari nella comunità, paradossalmente mi sono sempre più allontanata da una fede che non ha soddisfatto la mia necessità di alimentare la mia dimensione spirituale. Ok sono fatti miei, ma era per spiegare che ci sono motivazioni e sempre alla base di un inciso, anke se uno non le spiega o non le sa o le puó dire.
    Senza nulla togliere al valore letterario ed etico della Bibbia, alla bellezza dei contenuti, ai principi universali dei Libri e Vangeli che la compongono, sono arrivata a concepire 'un mio vangelo' (é un mio verso) che si basa sul buon senso, o sulla coscienza mia personale, di persona razionale ma in costante contatto con la sfera dello spirito che esula da qualunque religione, x il momento, da imposizioni bigotte e falsi moralismi.
    Su questo mi sembra d'aver capito che andiamo perfettamente d'accordo.
    Il racconto é solo da prosciugare e se Dante docet, Dante é Dante anche se non é Dio, io comune mortale non mi associo mai e poi mai a certi monoliti incorruttibili. :)) :))
    Spero che il tono risulti rilassato, come rilassato e sereno é il mio pensiero in linea di massima, ciao e buona domenica
    Lola

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    1. Ricordo d'aver pubblicato questo racconto tanto tempo fa e in una versione molto ridotta, era lungo meno della metà eppure un commentatore molto simpatico mi scrisse che c'erano in giro ancora troppe piume secondo lui.
      Quindi figurati se non ti capisco :)))
      Buona domenica anche a te e a tutti...??? Insomma a quei pochi che di domenica mattina girano da 'ste parti ahha haha

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    2. Cara Lola, pare che oggi non sia giornata...
      Nella ricerca spirituale mi sembra di essere assai vicino alle tue posizioni.
      Come andrò a spiegare nel prossimo pensiero cinico.
      Fraterna/mente, Siddharta.

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    3. Serenella Tozzi15 dicembre 2013 12:20

      Credo che al giorno d'oggi vi siano più scettici che bigotti in giro.
      Però qui si parla se essere prolissi o asciutti in un racconto di fantasia attinente alle sfere celesti.
      Beh, certo che "Dante insegna" voleva essere una battuta (se uno è scettico deve esserlo su tutto), però del fatto che il racconto per me non sia da giudicare prolisso, sono pienamente convinta.
      E' proprio all'ironia del racconto (Salvo ha colto in pieno, sono d'accordo con lui) che bisogna riallacciare la sua dettagliata descrizione dell'affollamento e del relativo apparente caos del cielo: la burbanza dei sapienti, la bellicosità degli angeli dell'apocalisse e, poi, i cherubini e i serafini, insomma, tanta maestosità non poteva essere svolta sbrigativamente senza togliere all'effetto d'insieme. E' proprio il dilungarsi che produce quell'effetto ironico, anima del racconto.

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    4. Concordo.
      Anche perchè in tema di prolissità Dantre sarebbe il primo da buttare nel cestino...
      Sid

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    5. Corrige: Dante.
      Oggi la vista non mi sostiene...
      Sid

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  7. Un racconto fantasy davvero scritto molto bene, che oltretutto mi ha insegnato cose che non conoscevo proprio (tutta la gerarchia degli angeli), svolto con fluidità ed ironia.
    Colgo anch'io qualche lungaggine o meglio, forse la sproporzione con cui l'intero testo è levigato e l'epilogo che invece arriva improvviso e si compie in poche righe.
    Immagino sia un effetto voluto.
    Globalmente una dimostrazione di bravura, Franco, sei un bel prosatore.

    Franco "Pale"

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    1. Te la sei cavata bene caro Franco ;-) Salomonicamente perfetto il tuo commento.
      Sì è vero, la parte centrale è un po' pesante, ma non c'era altro modo se non tagliare di netto alcune parti. Per il finale non sono molto d'accordo, non arriva inatteso, anzi era persino sospirato, e per dirla tutta se moriva anche prima era meglio ;-)
      Grazie per averlo letto e commentato, è sempre un piacere conoscere il parere di gente in gamba.
      Ciao Franco

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  8. Franco Complimenti! Non mi sono chiesta se fantasy o biblico perchè letto d'un fiato e totalmente presa.
    Una descrizione ricca di particolari e gradevole specie quando descrivi i colori delle piume! ma che carino!

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    1. Oddio biblico proprio no. Mi sono documentato per questo coso, c'è stato un periodo in cui gli angeli e tutto l'armamentario intorno mi interesssavano, tuttavia non sono sicuro delle mie affermazioni e in molti punti sono andato letteralmente di fantasia. Non vorrei si prendesse per oro colato quanto scritto.
      Grazie per averlo e sono contento ti sia piaciuto.

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  9. Le storie di angeli sono più rare di quelle di diavoli - forse perchè sentiamo i diavoli più vicini a noi di quanto non accada con gli angeli o forse perchè fa più rumore un albero che cade ecc ecc. In ogni caso, una lodevole eccezione. Dal punto di vista antropologico, per quel poco che ne so, non vedo inciampi. Teologicamente, credo che la caratteristica fondamentale degli angeli sia di non avere il libero arbitrio, che è quello che è caratteristica umana (e il diavolo, mi dirai? beh di lui nell'Antico Testamento si parla pochissimo ed in modo non sempre coerente; se prendi il libro di Giobbe - che è quello dove compare più a lungo - appare chiaramente che è soggetto alla volontà di Dio, che gli lascia svolgere la sua funzione di tentatore ed agente provocatore).
    Tornando al racconto, se parti dal presupposto che gli angeli non abbiano facoltà di scelta - non più di quanta ne possano avere la forza di gravità o quella elettromagnetica - dal punto di vista dottrinario e teologico il racconto non regge. Non è questo però l'importante.
    Regge, invece, come racconto in sè, cioè come interrogativo circa la imperfezione (varianti: morte, male, sofferenza etc.) del mondo. Essendo interrogativo tipicamente umano, non lo si poteva porre se non umanizzando gli angeli (cioè non angelicandoli) e negando una risposta. Insomma, quel finale era l'unico possibile.
    Effettivamente trovo anche io qualche compiacimento descrittivo al di là delle esigenze del registro e della storia.
    Esempio: "religioso" silenzio... beh siamo in Paradiso, quindi...
    Secondo: il profeta Ezechiele aveva descritto ecc ecc. Ora: si suppone che un angelo, anche di "basso rango" possa contare su fonti più "di prima mano" che neanche un profeta o un pittore. Secondo me, cioè, la nozione, se la si vuole inserire, va rovesciata come un guanto. Ipotesi: si diceva che i Cherubini erano fatti così e cosà. Melahel ignorava come la notizia fosse trapelata fin sulla Terra, dove Raffaello li aveva dipinti. Lui, Melahel, i cherubini non li aveva mai visti, ma.. Oppure si potrebbe togliere il riferimento a Raffaello ecc. e rendere il tutto più "naturale" (del resto è solo dal tardo cristianesimo che ci si è preoccupati di dipingere gli angeli con le ali. Prima li si raffigurava atteri per non confonderli con Iris, Mercurio ecc).
    Occhio: è un'ipotesi.
    Ad ogni buon conto il racconto mi è piaciuto.

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  10. Intanto grazie per la disamina così puntigliosa, segno di lettura attenta e occhio clinico. Non mi sono fatto tutte queste domande mentre lo scrivevo, per me il racconto è la descrizione di un sogno ed è possibile che i fatti non reggano se esaminati con una logica ferrea. Tutto avviene tra le nuvole, anche per questo è una storia non realistica e diciamolo pure "campata in aria".
    Grazie

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