martedì 10 dicembre 2013

MARCETTA VERSO IL NATALE - Salvo Scollo - Poesia


Verso Betlemme vanno i pastori
assorti, l’agnello sulla groppa
poche le stelle, nuvole rapprese
il buio sentiero provoca inciampi
s’ode a distanza sacramentare.


Altre le preoccupazioni di noi
al paese, i nervi tesi a prenotare
gli ultimi scampoli per celebrare,
fuori la porta il freddo e il gelo,
la ricorrenza del Natale.

C’è modo e modo d’interessarsi
chi va a piedi e chi a cavallo
eguale il Fatto ma diversi i Tempi -
andare dove porta il cuore, però
la pancia reclama zelo ai presenti.

L’impegno primo è riprendere
l’identità smarrita
una vita marginale
mentre si spiegano risate
col sugo sulle mani
il puzzo di fritto nelle stanze.

4 commenti:

  1. Sarebbe interessante sapere quando l'hai scritta, perché non sono sicuro che ci sia un chiaro riferimento alla situazione critica del Paese. Certo è che siamo un paese perennemente in crisi, pertanto il tema è attuale, sempre che non abbia capito male. Poi alla fine a Natale, comunque vada si finisce sempre con le gambe sotto il tavolo.
    Mi arrendo Salvo, qualcosa mi sfugge e tu lo sai che sono capoccione, e ci ritornerò sopra, sino a scoprire l'arcano. Ma vuoi vedere invece che non c'è niente da capire?
    Ciao

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    Risposte
    1. Nessun mistero o riferimento metaforico, l'ho scritta tempo fa, quando ancora la crisi economica non era così tangibile (e preoccupante).

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  2. Le contraddizioni di una società del benessere che ha perso i propri riferimenti culturali in nome del piacere e del superfluo: così leggo alla luce del presente.
    Il fatto che ora si viva in recessione potrebbe resuscitare i valori persi anche in forza dell'esempio devastante dei nostri maggiori, a tutti i livelli economico- religioso-sociopolitico?
    Personalmente non ho mai creduto alle festività canoniche, ma all'etica anche di servizio ed alla solidarietà sì.
    Troppo tardi, adesso?
    Non credo, bisogna mettere all'angolo il malaffare e come impegno primo < riprendere l'identità smarrita >, come lancia l'Autore.
    Si sa, appare persin scontato sotto Natale cantare dell'evento in metaversi.
    Ma il duro richiamo a cambiar registro ci sta tutto.
    Le strofe sono singolarmente chiare e prive di simbolismi stucchevoli: la realtà di sempre spirito/materia ci viene sbattuta in faccia senza tanti giri di parole.
    La forma sostiene egregiamente la struttura del tema.
    Attenta/mente.
    Siddharta

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  3. Da un lato I personggi del presepe da sempre in cammino lasciati quasi al buio col peso sulle spalle dall'altro un mondo quasi statico schiavo delle nuove e luccicose tradizioni.
    Occorre davvero riscoprire I passi che erroneamente c'indussero a chiudere il presepe fuori per celebrarne la ricorrenza in santa pace e pancia piena, magari proprio al ritmo di una marcetta nuova. Una poesia sul Natale diversa, che sia di buon auspicio per un nuovo vivere. Grazie Salvo!

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