domenica 8 dicembre 2013

MERRY KILLMAS - di Rubrus - narrativa

Avevano ammazzato Babbo Natale.
Era steso sul pavimento del supermercato e, tutt’intorno, il sangue si allargava in una vasta pozza dai bordi frastagliati. Alla luce del neon, contro il rosso acceso del costume, sembrava quasi nero.
«È il terzo» - disse Sullivan accennando al cadavere - «Ma stavolta l’abbiamo beccata».
Il tenente Steve Bucci si avvicinò al grosso agente la cui divisa nera spiccava minacciosa contro i colori sgargianti che luccicavano dagli scaffali. 
«Il killer dei babbi natale?»
Sullivan annuì. «È una tizia vestita da strega. Ha preso in ostaggio una cassiera e si è barricata dietro il bancone dei formaggi. Cristo Santo, siano a Natale, mica siamo ad Halloween».


Bucci guardò il poliziotto. Nonostante la stazza, Sullivan dimostrava meno dei venticinque anni che aveva e non era difficile immaginarselo intento a scartare i regali sotto l’albero. «Ragione di più per non bestemmiare – disse Bucci – e poi non è una strega».
Sullivan lo guardò con aria interdetta. Qualcosa negli occhi del tenente, a quella rivelazione, aveva brillato, come se dentro la sua testa si fosse accesa una lampadina come quelle che splendevano tutt’intorno.
«Voglio fare un tentativo» annunciò Bucci togliendosi giacca e pistola. Prima che l’altro potesse replicare si diresse verso il fondo del supermercato. Alle sue spalle si sentiva già il frastuono delle squadre speciali che prendevano posizione.
«Cr… Maledizione tenente! – gridò Sullivan – il negoziatore arriverà a minuti».
Bucci lo ignorò e s’inoltrò tra gli scaffali.

La tizia aveva un mantellaccio nero ed un naso finto che le pendeva sbilenco lungo una guancia. Non era vecchia, ma aveva la pelle vizza e gli occhi spiritati di chi si fa di ghiaccio da anni. Reggeva un vecchio revolver e lo teneva puntato alla testa dell’ostaggio – una grassona con una divisa troppo stretta da cui erano già saltati buona parte dei bottoni – che sembrava tenere lo sguardo fisso sui formaggi disposti sotto il vetro.
«Sei la Befana, vero?» chiese Bucci avanzando lentamente a mani alzate.
Gli occhi della donna ebbero un guizzo, come se, oltre alla droga, ci fosse ancora un barlume di coscienza dietro quelle pupille sbarrate.
«Madre irlandese, padre italiano – spiegò il poliziotto – Mi chiamo Steve Bucci».
La donna allontanò la pistola dalla testa dell’ostaggio (che non per questo parve mutare posizione) e la puntò verso il tenente.
«Da ragazzo, ogni anno, compravo un calendario – continuò Bucci – sai quelli con le caselle che arrivano fino a Natale… ogni giorno togli una casella e di solito c’è sotto un disegno finché non arrivi al 25, il gran finale».
La pistola rimase sempre spianata, ma con minore decisione, come se, anziché aprire un buco nella pancia della gente, avesse deciso curiosare tra gli scaffali.
«Io però avevo una seconda chance il 6 gennaio».
La donna parve esitare, poi annuì.
«Sai… - proseguì il tenente – i miei non avevano una gran passione per quel vecchio con la barba bianca che hai steso. Mio padre sosteneva che i regali dovesse portarli Gesù Bambino. Beh, suppongo che avesse ragione. Dopotutto è il vostro principale, no?».
La donna annuì ancora. E abbassò il revolver.
«A dire il vero non c’era da scialare, ma da queste parti nessuno festeggia il 6 gennaio così i miei, per l’Epifania, spendevano in saldi quel che potevano e mi riempivano di doni. Ogni anno i miei amici mi chiedevano da chi venissero quei regali, ma io non rispondevo.  Eri il mio segreto».
«S’è preso tutto quello là» disse la Befana. Lasciò andare la grassona che si spostò appena, quasi con riluttanza, guardando Bucci per la prima volta, come se aspettasse un cenno. Era senz’altro meno stupida di quanto sembrasse.
«S’è preso tutto quello là» ripeté la donna. Aveva una voce rasposa e un po’ distorta, come se venisse da dentro una stanza vuota.
«Nel 2003 ho posato per un calendario, ci crederesti? – continuò – poi ho pensato di entrare nel mondo del cinema» gli rivolse un sorriso sdentato come le mura di un castello in rovina.  «È rimasto un pensiero, però. Poi… vabbè, sai come vanno queste cose».
Toccò a Steve Bucci annuire, stavolta.
«Insomma, alla fine ho pensato “ehi perché non cercare un posto come figurante?” esistono anche figuranti brutti come me, no? La Befana mica è Miss Universo!».
La cassiera si allontanò ancora di un passo, lentamente. Steve le rivolse un cenno d’intesa.
«Ma le agenzie cercano solo babbi natale in questo periodo dell’anno!» urlò levando la pistola in aria come se volesse sparare al cielo. In realtà avrebbe colpito solo le luminarie appese al soffitto.
«Avevo fatto la pubblicità della Coca Cola, da ragazza, sì ero solo una comparsa, ma era pur sempre qualcosa, no? Era una promessa da mantenere! Macchè. Solo babbi natale e babbi natale e babbi natale, con la crisi che c’è non possiamo assumere altro, neanche uno gnomo clandestino da schiaffare in una fabbrica di giocattoli al polo!».
La grassona scattò dileguandosi prima ancora che Steve le desse il cenno che aspettava. Oltre che niente affatto stupida doveva anche essere telepatica. Il poliziotto udì le sue scarpe di gomma stridere sul linoleum e scomparire tra gli scaffali. La donna la ignorò e continuò a piagnucolare.
«Io glie l’ho detto, c’è la dannata festa della befana, ci sarà pure un posto per me, ma loro niente» disse accasciandosi.
Il tenente le si avvicinò lentamente, aggirando il bancone. La Befana aveva lasciato cadere la pistola che era scivolata in un angolo. Seminascosta nell’ombra avrebbe potuto essere scambiata facilmente per un giocattolo.
«Non volevo far fuori quei poveri cristi, cioè lo so che magari stavano messi come me, ma erano solo babbi natale e babbi natale e babbi natale. Io volevo solo, volevo solo…».
Steve Bucci si chinò. «Lo so – disse raccogliendo il revolver – volevi solo una seconda chance».

«Buon Natale, Steve e, come regalo, cerca di non fregarmi il posto» disse McAllister, il negoziatore, battendo una mano sulla spalla di Bucci prima di allontanarsi.
Il tenente non rispose. I medici se n’erano andati da un pezzo e anche gli agenti stavano levando le tende.
Solo Sullivan era rimasto al suo posto, inchiodato come una sagoma di cartone. «Non diventerò mai tenente» lo sentì mormorare Bucci. Sembrava invecchiato un po’ negli ultimi minuti e parte di quell’aria infantile pareva svanita, forse per sempre.
Nessuno aveva spento la radio del supermercato e Merry Christmas suonava giuliva dalle casse nascoste qua e là con discrezione.
Bucci lasciò l’agente e fece un giro nelle corsie, evitando la riga tracciata col gesso che indicava il punto da dove Josè Rodriguez, figurante assunto per le feste, aveva iniziato il viaggio che lo portava fuori da questo mondo.
Il poliziotto gironzolò tra gli scaffali finché non trovò il reparto giocattoli.
Avrebbe cercato un cavallo a dondolo, di quelli che funzionano solo con la fantasia.
L’avrebbe portato a suo figlio, ce l’avrebbe fatto salire e, quella sera, avrebbero inventato insieme una storia.


13 commenti:

  1. Serenella Tozzi9 dicembre 2013 12:29

    Una storia natalizia in stile noir.
    La vicenda si snoda in maniera semplice e forse un po' scontata, però la scrittura fluida e netta ci fa entrare nella storia e pare anche a noi di essere presenti in quel supermercato ad assistere alla scena.
    La figura del tenente Bucci è ben tagliata (molto azzeccate le due origini che emergono a caratterizzarlo nel carattere: di cuore ed intuito da una parte, coraggioso e ligio al dovere dall'altra).
    Come sempre una piacevole lettura.

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    1. L'ho ambientato in America non per esterofilia (non sono nè particolarmente esterofilo, nè particolarmente patriottico) ma perchè, se la vicenda si fosse svolta in Italia, sarebbe stato poco credibile che a nessuno venisse in mente la Befana. Ho quindi giocato sulle origini del protagonista e sono contento di averlo reso credibile.

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  2. Ero piccolino quando Santa Lucia se la giocava con Gesù Bambino, più grandicello quando entrò nella competizione la Befana, e per un breve periodo ricevetti regali da tutti e tre. Il calendario dell'avvento non è roba nostra, arriva dal nord Europa. Lo scoprii più di trent'anni fa in Germania. Comunque quel Bucci un bel personaggio. Per gli americani i nomi italiani finiscono tutti in ucci. Bertolucci, Gucci eccetera. Piaciuto

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    1. Ormai BN ha il monopolio; in effetti, si può dire che abbia scalzato il "titolare" alias Gesù Bambino. Per non parlare di San Nicola, Santa Lucia, la Befana e perfino i morti.

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  3. Una storia grottesca, che tuttavia ha un fondamento di verità.
    La società consumista, cui interessa solo arricchirsi, ha stravolto il significato del Natale.
    Condivido la frustrazione della Befana nel vedersi attorniata da tanti Babbi Natale piazzati nei centri commerciali, per rendere allettante l'idea di spendere.
    Quando lei finirà di scontare la pena in carcere, sarà costretta a cambiare identità: saranno tempi in cui i consumi non eserciteranno più il loro malefico richiamo, perché avremo saputo rivolgere i nostri interessi verso altri orizzonti (o, almeno, me lo auguro).

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    1. mmmm.... ottimista eh? no, non credo proprio. Credo che se ci sarà un impoverimento ancor più spinto ci sarà solo una maggior corsa a ritornare ai vecchi e felici tempi del consumo.

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  4. Davvero ben condotta, il ritmo incalzante e lo stile mai privo di cedimento. So che è una storia amara, ma io mi sono divertita un sacco e poi finalmente una storia votata alla nostra causa.
    Brèv
    besitos
    by la Befana Lammuz

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    1. Il sottotitolo, alla luce del finale, potrebbe essere "natale nonostante".

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  5. Bello questo racconto e visto I tempi penso che sono in molti a voler uccidere BabboNatale e tutto cio' che rappresenta. Sono dalla parte della Befana perche' un regalino alla fine delle feste natalizie me lo portava lei :-)

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    1. Eh infatti è esattamente lo stesso ragionamento che fa la protagonista - che però uccide persone vere, non simboli , che impersonano ciò che altri fanno impersonare a Babbo Natale. In effetti il sottotitolo di questo racconto potrebbe essere "natale nonostante".

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  6. Mi risulterebbe che in America non si festeggi l'Epifania, quindi niente Befana.
    Sono in errore?
    Siddharta

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    1. No nessun errore. E' proprio per questo che l'ho ambientato negli USA. Se lo avessi ambientato in Italia i poliziotti avrebbero riconosciuto subito la maschera della Befana; negli USA, invece no. Tra i presenti, l'unico ad indovinare da che cosa è mascherata la protagonista (la quale appunto credeva, nella sua ingenuità, di poter "esportare" negli USA la maschera della Befana) è Bucci, a causa delle sue origini Italiane e del fatto che, in famiglia, festeggiassero privatamente l'epifania.

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    2. ok.
      Non sono molto introspettivo...
      Racconto originale, tra l'altro.
      Vado a rileggere con più calma, alla luce delle delucidazioni.
      Sid

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