venerdì 27 dicembre 2013

Schegge... di Lola Falena


Edicole
... tra una rosa e padre Pio
Cielo azzurro
Assaggio il cous cous



Edicole

L’anturio della nonna
che lo passò alla zia
che lo passò alla nipote
che lo passò a me.

Sarà il passare di mano in mano
promiscua presa di possesso di una fede,

per questo ha un altare
fra i panni da piegare
davanti alla porta del bagno.



*
Di qua sta il contraltare
tra una rosa e un Padre Pio,
si danno le spalle
gocciolando resine
di alterna consustanzia.
Uno fiorisce a primavera,
l’altro ha trovato il suo fiore
d’inverno.



Cielo azzurro

La colpa di sopravvivere
affonda di lama in lama.
Ti spacchi in quattro come il capello.
Dal cielo scendono intanto pecorelle
una
due
tre
a ricordarti il lecca-lecca
le scarpine
il bambino da portare all’asilo
dolce dolcissimo, al gusto di lampone.



Assaggio il cous cous

Ho il blu mediterraneo
nella coda dell’occhio.

Il profilo della costa africana
ha una raspa di barba sulla guancia
e avanza spedito.

Mi sfiora un vento caldo le spalle,
spira in un doppio battente in pvc.

Il sole per un attimo è caduto.



13 commenti:

  1. Serenella Tozzi27 dicembre 2013 17:19

    Carine queste schegge, hanno un respiro di serenità.
    I bambini al gusto di lampone, poi, sono deliziosi.
    Il cus cus perde un po' di sapore per via del pvc, ma tant'è, l'aria mediterranea permane lo stesso.
    Ciao, Buon Anno Nuovo.

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  2. Continuano a piacermi le tue poesie, connotate da una forte personalità,.
    Scorrono bene, capaci di suggerire riflessioni.
    Particolarmente deliziosa, e tenera, la prima.

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  3. Giusto ieri sera e non prima, altrimenti non lo ricorderei, leggevo un racconto della Munro in cui si parlava del senso incompreso delle poesie. La protagonista del racconto riceveva composizioni da un ammiratore molto discreto, forse semplicemente troppo timido. Sosteneva inoltre di non capire il significato della maggior parte di quelle parole, ma aveva escogitato un modo per carpirne il segreto. Sicura che i versi contenessero un messaggio subliminale e simulando il test di Rorschach, fissava le poesie e ne studiava la forma, a poco a poco le sagome dai contorni indefiniti, si trasformavano magicamente in immagini dal significato inequivocabile. E a quel punto lei si riteneva soddisfatta. Quindi, seguendo l’esempio di cui sopra mi sono concentrato su Edicole, epperò non ho potuto fare a meno di leggere la parola “anturio”. Conoscendone il significato mi è apparsa subito nella mente una grossa foglia a forma di cuore rosso fuoco. Allietato e pago del risultato ottenuto, stavo passando alla seconda poesia, quando nel centro della grossa foglia ha fatto capolino un cavolo di pistillo giallognolo, che ha assunto in breve una forma e una postura a dir poco indecente. Devo assolutamente sospendere l’esperimento e trovare altri modi per decifrare le tue poesie. Adesso tutti a dire che ho la mente bacata, ma provate un po’ voi a ripetere l’esperimento, e poi vediamo chi è il malato qui dentro. ;-)))))))))))))))))))))

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  4. Un esempio di come la forma “silloge” faccia giustizia.
    Mi pare di ricordare che questa sia la terza parte della raccolta qui pubblicata ed è proprio attraverso lo svolgersi di queste brevi poesie che si fa strada una sensazione. È come se il lettore - parlo di me ovviamente, in questo caso – dovesse essere in qualche modo educato alla lettura di queste cose ed è come se l’autrice attraverso l’omogeneità, la coerenza dei frammenti, nondimeno vari e brillanti nelle loro tematiche, provvedesse strada facendo a tale scopo.
    Poesia dopo poesia, l’impressione è sempre più nitida: c’è un lavoro che certamente ha avuto bisogno di tempo per compiersi e ora è a uno stadio avanzato di maturazione.
    L’intenzione da una parte pare quella di volere esprimere il proprio impulso primigenio di fronte a ogni fonte d’ispirazione da cui attinge; l’istinto poetico scevro da ogni ulteriore sviluppo/ragionamento/giudizio; il semplice riporto della sensazione originaria così come nasce senza ulteriori sovrastrutture. Dall’altra sembra certa, consapevole nel “sistemare” il tutto in un contenitore dai tratti formali e strutturali solidi, quasi geometrici, a fare da contrasto con le immagini proposte, sfuggenti,a margini incerti.
    Ed ecco che questi schizzi (più che schegge, ci vorrebbe un altro titolo alla raccolta) abbozzano descrizioni come occhiate, sovrappensieri più che pensieri; ecco che seguono fedelmente il filo tenuto saldamente in mano dall’autrice. Talora stupiscono, talora lasciano dubbi in chi voglia indovinare la situazione che le ha generate.
    Ed è proprio procedendo con la silloge che si impara a “leggerla”, come dicevo prima, e si diventa meno “morbosi” nel voler capire e si capisce d’altro canto, che queste sono poesie che si fanno voler bene senza per questo avere intenzioni di “piacionismo”. E ci si “rassegna” di buon grado al loro fluire, alla loro leggiadria: sono leggere ma tutt'altro che vane. Contengono tutto, dentro, molte facce, e non verrebbe mai da chiamarle “criptiche” proprio per questo.
    Insomma, a modo mio e certamente con le lacune di chi non è certo un critico di professione, ho provato di spiegare almeno in parte – a me a te, forse anche agli altri qui a casa di frame – cos’è che mi fa (ci fa) piacere queste poesie rispetto ad altre dal contenuto ostico e oscuro – aggettivi che non mi verrebbe mai da applicare a queste tue.
    Sfuggenti sì, invece, questo sì, si potrebbe dirlo, anche se so bene che non vogliono sfuggire proprio a nulla. Desiderano semplicemente essere così, rispettando la propria natura e con personalità: vogliono dirle così le cose - e non con l’intento di non dirle.


    Franco “Pale”

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    1. In sostanza un < Kandinsky > capovolto.
      Sid

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    2. Rispondo a Pale,
      Siamo alla quarta silloge, per la precisione.
      Guarda che non mi devi convincere sulla validità di queste poesie. Lo capisce anche un bue come me che non sono parole al vento e versi buttati lì per caso, bensì il frutto di un certo modo del tutto legittimo di intendere e fare poesia. Il mistero che le avvolge è parte integrante del loro fascino. Hai perfettamente ragione anche quando dici che la silloge è la forma migliore per apprezzarne lo stile.
      Che siano abbastanza indecifrabili, però salta all'occhio e credo che si possa dire senza metterne in discussione la validità.
      Io per esempio vado matto anche per un Kandisky capovolto.
      Ciao

      ps Il mio primo commento? Una birichinata. A volte mi capita ancora:-)))

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  5. Un frullato a bassa velocità, una sventagliata di parole centrifughe in gorgo centripeto.
    Con pensieri dispersi in volo bendato in attesa di riconoscimento sociale.
    Intensa l'emozione di sensazioni sospese in precipitato verbale.
    Siddharta

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  6. delle poesie davvero significative, complimenti...

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  7. SID: Per quanti tentativi abbia fatto, non sono mai riuscito ad apprezzare il كسكس

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  8. ecco, vi ringrazio per i vostri commenti, è stata una sorpresa vedermi qui, non pensavo di apparire in questi giorni. Non so in che lingua più dirlo, la poesia è un linguaggio a parte per me, in questo caso forse è una sorta di lallazione, per usare un termine che mi è rimasto molto caro dalla prima volta che l'ho conosciuto. Ma non proprio, perché io non sono un neonato e so benissimo quello che dico. E' che in questo caso è l'unico modo consentito dal mio 'io' (egoistico forse) per dire qualcosa di troppo intimo e doloroso. (Edicole)
    Posso invece 'tradurre' Cielo azzurro che parla di una donna alla quale è morto un figlio 25enne in un incidente stradale, ora lei riversa il suo amore su un nipotino.
    'Cous cous' invece è un ragazzo credo tunisino, molto carino e serio, tié, per Sid, fraternamente parlando.
    Grazie a chi mi ha commentato così a lungo, non me l'aspettavo, grazie di cuore. Questo insieme di poesie non ha un titolo, le ho messe in un file sotto la voce 'Raccoltina varia' forse più omogenea di quanto credevo in un primo tempo, i vari sottotitoli sono opera del Franco-Frame che ringrazio molto.
    Auguro a tutti buon anno.
    Sid, altre volte sono estremamente limpida, elementare, dipende, non adopero sempre lo stesso stile, e non volutamente. Forse è un bene, almeno non rischio di fossilizzarmi, ma al tempo stesso, resto viva, la poesia non muore, come temo spesso, in me, al contrario vive e si rielabora in forme inaspettate, a volte non canoniche, se scrivo in sanscrito o in arabo, pazienza, c'è una natura selvaggia o arcaica, chiamatela come volete, in ogni essere umano che ha bisogno di emergere ciclicamente, soprattutto in noi donne. E' questo a cui aspiro, la libertà da vincoli di ogni genere.
    ciao da
    Lola

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    1. La stessa libertà letteraria che reclamo anch'io.
      Però non bisogna stupirsi del lettore che non capisce i voli poetici chiusi a doppia mandata nell'io del proponente.
      Il risultato è che in molti eviteranno di commentare non apprezzando, in pochi come me ad insistere a protestare la voglia di comprendere la parola.
      Prendiamo < Assaggio il cous cous >.
      Solo un indovino poteva pensare ad un nordafricano assaggiato.
      La conseguenza è l'incazzatura del commentatore incapace di tanto, che eviterà per il futuro di esporsi incautamente, saltando le letture a rischio.
      Si

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    2. Correggo la firma: Sid.

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  9. Sid, ok, ci avevo pensato subito dopo aver inviato: la stessa libertà dev'essere riconosciuta a chiunque, in qualunque modo scrive.
    Comunque ci tengo a precisare che l'assaggio del cous cous é metaforico anche se 'sono una donna e non sono una santa' e non resto insensibile alla 'bellezza' in senso lato di qualsiasi natura essa sia.
    Anche lei Sid forse é un bellissimo signore, chi lo sa!
    Lola

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