martedì 3 dicembre 2013

Scrittura collettiva . Ci vogliamo provare?


Scrittura collettiva




SENZA TITOLO



1)
Dietro le pagine del mio giornale, strapazzate da un vento gelido di tramontana, avevo improvvisamente scorto il mare; sorpreso di ritrovarmelo di fronte, rimasi a lungo seduto sulla panchina senza riuscire a volgere lo sguardo altrove. Era come se rivedessi dopo molti anni un amico d’infanzia quasi dimenticato, e mentre mi tornavano lentamente alla memoria i ricordi più belli, mi domandavo inutilmente cosa avessi mai fatto di tanto importante per averlo dimenticato. (frame - 72 parole)


2)
Ma per quanto aguzzassi la vista, tutt'intorno era deserto.
Inzuppato com'ero, mi misi a correre senza una logica direzione, accecato dal turbinio del vento e dell'acqua.
Non so come, mi trovai sul ciglio di un dirupo, scivolai e precipitai nel vuoto.
Il terrore m'avvolse in ogni fibra, e mi dissi disperato < sono morto! >.
L'ansia mi tolse il respiro, benchè ateo mi raccomandai a Dio e... e... mi svegliai tutto sudato, gli occhi sbarrati nel buio, stravolto in un gemito indistinto.
Mia moglie accanto non si era accorta di nulla e dormiva profondamente. (Siddharda – 102 parole)

 3)
Mi alzai e mi diressi verso la cucina.
Non so se capita anche a voi, ma, per quanto mi riguarda, il modo migliore per scrollarsi di dosso un incubo è alzarsi. Forse i brutti sogni amano starsene adagiati nel calore creato dal corpo e, quando questo si dissolve, svaniscono. Magari soffrono il freddo.
Ci volle un po’ perché l’inquietudine mi abbandonasse. Se n’era quasi andata quando sentii un tonfo contro la porta di casa. Conoscevo quel rumore. Era quello del giornale lanciato dal ragazzo che si occupava delle consegne. Guardai l’orologio appeso alla parete: segnava le tre.
Uscii dalla cucina e andai in corridoio. A sinistra stava la camera da letto, a destra l’ingresso. Rimasi lì, dicendomi che stavo ancora sognando, ma senza riuscire a convincermi. Andai all’uscio di casa e lo aprii.
Il giornale era là. (Rubrus – 137 parole)

4)
Ma sapevo già cosa vi avrei letto.
Politici arruffoni e litigiosi, economia impazzita, boiardi di Stato ladroni, un rosario di omicidi/suicidi, e così via.
Lasciai allora cadere il quotidiano sul tavolo e mi accinsi alla toilette mattutina.
Il solito specchio impietoso: borse sotto gli occhi, pelle incartapecorita, volto sbattuto, calvizie devastante...
In sostanza un diverso dal me immaginario, quello vero, non so se un Dorian Gray capovolto oppure no.
E come al solito quando mi impegno nelle piccole incombenze mattutine ( mi rado ancora con la lametta, il rasoio elettrico dimenticato da sempre da qualche parte ), i pensieri cominciano ad assediarmi.
Perchè sapete, se il mio lobo sinistro si mostra atrofizzato ( a mala pena riesco a concludere un'espressione algebrica ), quello destro invece tumultuoso mi aggredisce.
Per ragioni misteriose, se intendo scrivere qualcosa, il testo mi si stampa limpido nelle testa, frase per frase, concetto per concetto; in altre parole vedo col terzo occhio interiore tutto lo sviluppo del tema, punteggiatura compresa.
Anzi lo ripercorro all'indietro, correggendo eventuali inesattezze.
Poi con metà faccia rasata, corro a scrivere in corsivo quanto prefigurato, prima che altre idee me lo cancellino del tutto o me lo rovinino.
Ma questo anche e soprattutto di notte: tanto che i pensieri formatisi mi costringono ad alzarmi più volte anzitempo per fissarli alla scrivania, tra i borbottii dell'amata coniuge che mi dice che son matto... (Siddharta – 230 parole)

5)
Scarabocchio sul foglio la coda dell’ultimo pensiero che mi frulla nel cranio dalla sera prima e, mentre aspetto davanti ai fornelli che il caffè salga, ritorno a sfogliare il giornale.
Un titolo sulla cronaca locale attira la mia attenzione: “Rinvenuto cadavere sulla panchina al porto”.
Mia moglie entra in cucina, si siede senza dire una sola parola, ma il ruttino che a stento trattiene mi suggerisce che non ha ancora digerito le acciughe sulla Napoli della cena.
Perché cazzo le mangia se poi le fanno male, mi domando da almeno vent’anni in silenzio… prima o poi dovrò affrontare l’argomento. Ma questa mattina no, sono già in ritardo e poi non mi va di discutere.
Spengo il gas e prima di riempire la tazza faccio in tempo a leggere che il morto al momento del ritrovamento era privo di documenti e nelle tasche nessun indizio utile al suo riconoscimento per i carabinieri della stazione locale che si stanno occupando del caso.
Chi se ne frega, mi dico, sarà il solito barbone morto per il gran freddo di questi giorni.
Invece, con la tazza del caffè fumante in mano e un po’ di rimorso sulla coscienza, mi sciroppo il resto dell’articolo. Al secondo ruttino del mio tesoro, scopro che dagli abiti e dai tratti del volto la polizia ritiene si tratti di un connazionale di bell’aspetto e sulla cinquantina. “Morte naturale” l’unica cosa certa, ma s’ignora la causa del decesso. Il cronista concludeva il pezzo con una chicca, lo sconosciuto aveva con sé soltanto la copia di un quotidiano, vecchio di almeno dieci anni. (Luciano - 259 parole)

6)
A quel punto sento la mia dolce metà bofonchiare fra sé e sé: "Che faccio? Non mi va di andare in ufficio oggi!" e con fare distratto si avvicina per sbirciare il giornale aperto sul tavolo.
Sto per risponderle quando: "Uuh!"
Il suono le era sfuggito dalla bocca contratta. Ma non era un ruttino, bensì uno strano grido rauco a malapena trattenuto.
Come ubriaca avanza verso una sedia e, a tentoni, quasi cade di schianto su di essa.
"Oddio!" esclama con un tono di voce che non riconosco mentre osserva con gli occhi sbarrati la foto del morto sulla banchina.
Pallida, ancora tremante scrolla la testa, poi sviene piombando sopra il giornale aperto scivolato sul pavimento.
Corro a prenderle un bicchiere d'acqua, ma quando mi rigiro la trovo poggiata sulle ginocchia che cerca di aggrapparsi alla gamba del tavolo per rialzarsi.
Vorrei precipitarmi in suo aiuto, asciugare le grosse lacrime che le rigano il volto, ma lei sembra non accorgersi di me ed io resto di pietra incapace di muovere un muscolo.
"Non è possibile" sussurra. "Non è possibile. E' un assurdo sogno".
"Cavolo! Altro che pensieri acconci da riportare su foglietti sparsi, qui la giornata si presenta male" penso.
Intanto lei si è alzata, infila il cappotto e con fare deciso si è diretta verso la porta d’ingresso.
(Serenella - 221 parole)

7)
Non la seguo, la lascio andare e resto a guardare la mia foto sul giornale. Sono proprio io… non ci sono dubbi, ma allora… io…
Mi guardo intorno e tutto improvvisamente mi sembra diverso.  Mi assale un dubbio e mi precipito nella stanza. Il letto è disfatto solo per metà, la mia parte è intatta come se non vi avessi dormito. Sul comodino una mia foto. La riconosco è l’ultima fotografia, quella che avevo fatto per il passaporto ma… che ci faccio incorniciato come un santino? Ritorno in cucina e riprendo in mano il giornale, guardo la data e… mi lascio cadere di schianto sulla sedia. Adesso tutto è chiaro nella mente… Ero disperato, le tasse mi avevano ridotto sul lastrico e non avevo più via di scampo, se non quella. L’ho fatto per lei, per lasciarle almeno un tetto. Prima ho distrutto tutti i documenti, ho fatto piazza pulita di tutte quelle cartacce, poi…

Quello che si stava ammazzando non ero io, ma un povero fallito come tanti. Inghiottii non so quante pastiglie poi aprii il giornale e attesi, lì davanti al mare, seduto su una panchina. Non ci volle molto, un alito di vento piegò il foglio e la vidi, vestita di schiuma venirmi incontro serena e parlandomi senza aprire la bocca mi disse :<< Andiamo?>> (Loretta - 218 parole)

                                        FINE

Lo chiameremo " Senza titolo" (in attesa di uno migliore)


Gli autori:
frame
Siddharta
Rubrus
Luciano
Serenella
Loretta

Sei snodi + incipit - 1240 parole - tre giorni e 54 commenti



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ALTRI INCIPIT in cerca di un seguito

Incipit di "Serenella"
Anche quel giorno mi ero portata il maglione appresso. Ero troppo lenta, non ero pratica. Ma in fondo era il mio primo maglione, non ne avevo mai fatto altri; anzi, non avevo proprio mai lavorato a maglia.
D'altra parte gli avevo promesso che glielo avrei regalato. Ad onor del vero ero stata io a dirgli piena di sicurezza: "Ti farò un bel maglione!"

Incipit di "Maurizio"
Tutte le volte, passate le vacanze estive puntualmente andate a male, mi ripeto:
-Quest'anno voglio fare un bel presepe-. Ma... -forse è ancora troppo presto-. Poi passa il tempo e va a finire che invece mi tocca d'arrangiarmi: -è già tardi-. Ecco due frasi tra le quali avrei dovuto scriverci qualcosa, nella mia storia. Qualunque cosa. E invece è solo -spazio vuoto-. 
Ma è meglio che ritorni al mio presepe, che il muschio non mi serve; già l'ho preso.
Quest'anno, sembra strano, ho fatto tutto in tempo. L'idea geniale è stata d'affogare il bambinello dentro ad un acquario; con acqua sacralmente depurata, visto il tema. Le bollicine, tra l'asino e la mucca.

Incipit di "Loretta"
Tutti i sogni di Sofia
Sofia è una bambina che ama sognare. Sogna di giorno quando,dopo aver fatto i compiti, gioca con la sua bambola Camilla e il coniglietto Neve inventando per loro straordinarie storie fino a sera e poi lo fa di notte quando si addormenta ed è proprio quando dorme che dà il meglio di sé stessa spaziando senza incontrare limiti, peccato che al mattino non le resti nulla tranne la sensazione di aver sognato qualcosa di speciale. 
« Perché i sogni svaniscono così presto?» chiede alla mamma mentre le lega le treccine color miele
« Perché guardi la finestra appena sveglia dopo esserti toccata la fronte , i sogni stanno nella testa e dagli occhi vanno fuori appena svegli»
Dunque è solo un problema di finestra pensa Sofia che già ha in mente la soluzione. 
Quel pomeriggio dopo aver fatto per benino le divisioni, sgattaiola nella casa dai vetri rotti per cercare tra la mobilia accatastata qualcosa che faccia al caso suo. Tra scatole , polvere e cassetti aperti trova un nido per pappagallini, dentro c'è ancora ben accomodata la paglia e qualche filo di cotone intrecciato, la struttura è di un coloretto grigio tanto da non sembrare di compensato. A questo rimedierà subito. Appena nella sua cameretta colora la scatola di legno d'un tenero azzurro sopra a monti di tanti blu diversi e un fiorir di nuvolette attorno al foro centrale dove sarebbero l'indomani andati i sogni perché proprio là avrebbe guardato appena sveglia.






Origini
Un tempo vi erano i rapsodi, i cantori che nell’antica Grecia si esibivano in agoni in cui ciascuno recitava a memoria il canto di un componimento. Si esibivano uno di seguito all’altro con il risultato finale di ricomporre l’intera opera attraverso voci sì diverse ma senza fratture di stile o di pathos. Adesso si chiama in altro modo ma la sostanza è la stessa e si tratta di scrittura collettiva.

Oggi
Si parte da un incipit e si procede a colpi di 20 righe o (200 parole max) per volta.
Gli utenti possono scrivere degli incipit che poi altre persone proseguiranno a proprio gusto fino a formare un vero e proprio racconto breve, per un massimo di 5 nodi da 20 righe di testo ciascuno (escluso l'incipit). La cosa interessante è che ciascun nodo può essere scritto da più utenti, creando delle vere e proprie ramificazioni che verranno poi votate dall'intera community. Il periodo di stesura del racconto dura 20 giorni dalla pubblicazione dell'incipit, al termine dei quali la storia sarà dichiarata chiusa.

Ci vogliamo provare?
Questo post è a vostra disposizione, potete immettere i vostri incipit attraverso lo spazio dedicato ai commenti, le vostre idee, e rivolgere domande. Termine ultimo, venerdì sera. Poi procederemo alla scelta dell'incipit. Gli incipit potete inviarli anche al mio indirizzo email e possono essere brevissimi e in ogni caso non si devono superare le duecento parole.




59 commenti:

  1. Questo è il mio incipit
    Dietro le pagine del mio giornale, strapazzate da un vento gelido di tramontana, avevo improvvisamente scorto il mare; sorpreso di ritrovarmelo di fronte, rimasi a lungo seduto sulla panchina senza riuscire a volgere lo sguardo altrove. Era come se rivedessi dopo molti anni un amico d’infanzia quasi dimenticato, e mentre mi tornavano lentamente alla memoria i ricordi più belli, mi domandavo inutilmente cosa avessi mai fatto di tanto importante per averlo dimenticato

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  2. Serenella Tozzi3 dicembre 2013 12:50

    Bene, bella iniziativa. Mi ci provo subito a continuare.

    Poi, improvvisamente, quel vento di tramontana si tramutò in una vera e propria tempesta. I miei pensieri vennero distolti dalla situazione contingente.
    La pioggia che stava cominciando copiosa a cadere, infatti, non ticchettava, picchiava con violenza su tutte le superfici, quasi si provasse ad annientarle, mentre il vento ululante cercava disperatamente di smuovere tutto quanto incontrasse al suo passaggio.
    "Proprio una bella serata per un appuntamento" - pensai mentre mi allontanavo in tutta fretta in cerca di un rifugio.

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    1. No, grazie, non ci siamo, evidentemente non sono stato chiaro e me ne scuso :-)))

      LA PRIMA FASE CONSISTE NELLO SCRIVERE UN INCIPIT.



      Per il momento è prematuro scrivere il seguito del mio incipit, che ho messo solo per fare un esempio. Prima di decidere l'inizio di questa nuova storia dobbiamo valutarne altri.

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    2. Per me il tuo avvio va benone, inutile cercarne altri, chè tutti più o meno si equivalgono...
      Quel che conta è lo sviluppo della storia.
      Sid

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    3. Serenella Tozzi3 dicembre 2013 15:29

      Aaah! Adesso ho capito, caro Franco. Rimedio subito e ti invio il mio incipit:


      Anche quel giorno mi ero portata il maglione appresso. Ero troppo lenta, non ero pratica. Ma in fondo era il mio primo maglione, non ne avevo mai fatto altri; anzi, non avevo proprio mai lavorato a maglia.
      D'altra parte gli avevo promesso che glielo avrei regalato. Ad onor del vero ero stata io a dirgli piena di sicurezza: "Ti farò un bel maglione!"

      Elimina
  3. Ma per quanto aguzzassi la vista, tutt'intorno era deserto.
    Inzuppato com'ero, mi misi a correre senza una logica direzione, accecato dal turbinio del vento e dell'acqua.
    Non so come, mi trovai sul ciglio di un dirupo, scivolai e precipitai nel vuoto.
    Il terrore m'avvolse in ogni fibra, e mi dissi disperato < sono morto! >.
    L'ansia mi tolse il respiro, benchè ateo mi raccomandai a Dio e... e... mi svegliai tutto sudato, gli occhi sbarrati nel buio, stravolto in un gemito indistinto.
    Mia moglie accanto, destata da tanta agitazione, disse < ma caro, non ti senti bene?
    Ti faccio una camomilla? >.

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  4. si chiama "Round Robin Story" se non vado errato. Sono d'accordo con Sid. Inutile cercare di avere ottomila incipit e nessun expicit. Due domanda, però:
    1 - lo sviluppo deve concludere il racconto?
    2 - lo sviluppo di Sid è conclusivo?

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    1. Per carità, Rubrus, è adesso il momento di partire alla grande...
      A mio semplice giudizio ( si noti però che sono per temperamento portato alla saggistica ) io in un romanzo ci ficcherei dentro tutto lo scibile umano. Perchè per sua natura consente lo spunto ad ogni piè sospinto di divagare alla grande, con la scusa di un aggancio qualsiasi.
      Naturalmente toccherebbe poi al tutor cucire il tutto in una logica di trama.
      Ma forse, come sospetto, ne sortirebbe una sorta di saggio.
      Sgradito a chi vuol evasione e non spremersi le meningi.
      Comunque proverei a continuare.
      Se venisse uno schifo, clic e si cancella il tutto. Lo si capisce subito.
      Sid

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    2. Minimo 4 round escluso l'incipit.

      Si chiama 20lines

      Aspettiamo un paio di giorni e nel frattempo valutiamo gli eventuali incipit che dovessero arrivare.

      Lo sviluppo di Sid non è conclusivo, anzi, direi che è prematuro, ma se sarà il mio incipit quello scelto allora lo prenderemo in considerazione.

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  5. La trovo una iniziativa interessantissima. Chiedo tempo, un paio di giorni sono pochi, per riflettere su cosa scrivere. Ma poi andrà postato direttamente su 20lines?

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    1. No Loretta, facciamo tutto in casa. Il tuo pezzo puoi scriverlo qui in questo spazio riservato ai commenti.

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. [Seguo lo sviluppo di Sid]

    Mi alzai senza rispondere e mi diressi verso la cucina.
    Non so se capita anche a voi, ma, per quanto mi riguarda, il modo migliore per scrollarsi di dosso un incubo è alzarsi. Forse i brutti sogni amano starsene adagiati nel calore creato dal corpo e, quando questo si dissolve, svaniscono. Magari soffrono il freddo.
    Accesi la luce della cucina e preparai da solo la camomilla che mia moglie mi aveva offerto. Lei si era rimessa a dormire, russando piano. Conosceva il mio malumore al risveglio e la mia tendenza a rispondere “no” a qualunque domanda mi venisse fatta.
    Ci volle un po’ perché l’inquietudine mi abbandonasse. Se n’era quasi andata quando sentii un tonfo contro la porta di casa. Conoscevo quel rumore. Era quello del giornale lanciato dal ragazzo che si occupava delle consegne. Guardai l’orologio appeso alla parete: segnava le tre.
    Uscii dalla cucina e andai in corridoio. A sinistra stava la camera da letto, a destra l’ingresso. Rimasi lì, dicendomi che stavo ancora sognando, ma senza riuscire a convincermi. Andai all’uscio di casa e lo aprii.
    Il giornale era là.

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    1. Rubrus, secondo lo sviluppo sottostante parrebbe che la storia si sviluppi in Italia.
      Dove alle tre di notte nessun ragazzo lancia il giornale in giardino. Uso se non erro altrove.
      Bisognerà modificare orario e modalità?
      Nota per il Wm.
      Sid

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  8. ( segue Rubrus )
    Ma sapevo già cosa vi avrei letto.
    Politici arruffoni e litigiosi, economia impazzita, boiardi di Stato ladroni, un rosario di omicidi/suicidi, e così via.
    Lasciai allora cadere il quotidiano sul tavolo e mi accinsi alla toilette mattutina.
    Il solito specchio impietoso: borse sotto gli occhi, pelle incartapecorita, volto sbattuto, calvizie devastante...
    In sostanza un diverso dal me immaginario, quello vero, non so se un Dorian Gray capovolto oppure no.
    E come al solito quando mi impegno nelle piccole incombenze mattutine ( mi rado ancora con la lametta, il rasoio elettrico dimenticato da sempre da qualche parte ), i pensieri cominciano ad assediarmi.
    Perchè sapete, se il mio lobo sinistro si mostra atrofizzato ( a mala pena riesco a concludere un'espressione algebrica ), quello destro invece tumultuoso mi aggredisce.
    Per ragioni misteriose, se intendo scrivere qualcosa, il testo mi si stampa limpido nelle testa, frase per frase, concetto per concetto; in altre parole vedo col terzo occhio interiore tutto lo sviluppo del tema, punteggiatura compresa.
    Anzi lo ripercorro all'indietro, correggendo eventuali inesattezze.
    Poi con metà faccia rasata, corro a scrivere in corsivo quanto prefigurato, prima che altre idee me lo cancellino del tutto o me lo rovinino.
    Ma questo anche e soprattutto di notte: tanto che i pensieri formatisi mi costringono ad alzarmi più volte anzitempo per fissarli alla scrivania, tra i borbottii dell'amato coniuge che mi dice che son matto...

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    1. Errata?: < amata coniuge >? ( Sono etero. Non vorrei si equivocasse ).

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    2. OK... "Anonimo"

      Metti almeno una sigla per favore, N.N. andrebbe anche bene. :-)

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    3. Certo Frame, sono Sid.
      Alle tre di notte, dopo l'incubo, ho dimenticato di sottoscrivere...
      Chiedo scusa ( si vede che lo stile non mi ha fatto identificare, perchè non ce l'ho... ). Ti ci vorrà tanta pazienza: d'altra parte l'idea è partita da te, e adesso pedala...
      Affettuosa/mente.
      Siddharta

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  9. ecco il mio incipit

    Tutti i sogni di Sofia



    Sofia è una bambina che ama sognare. Sogna di giorno quando,dopo aver fatto i compiti, gioca con la sua bambola Camilla e il coniglietto Neve inventando per loro straordinarie storie fino a sera e poi lo fa di notte quando si addormenta ed è proprio quando dorme che dà il meglio di sé stessa spaziando senza incontrare limiti, peccato che al mattino non le resti nulla tranne la sensazione di aver sognato qualcosa di speciale.
    « Perché i sogni svaniscono così presto?» chiede alla mamma mentre le lega le treccine color miele
    « Perché guardi la finestra appena sveglia dopo esserti toccata la fronte , i sogni stanno nella testa e dagli occhi vanno fuori appena svegli»
    Dunque è solo un problema di finestra pensa Sofia che già ha in mente la soluzione.
    Quel pomeriggio dopo aver fatto per benino le divisioni, sgattaiola nella casa dai vetri rotti per cercare tra la mobilia accatastata qualcosa che faccia al caso suo. Tra scatole , polvere e cassetti aperti trova un nido per pappagallini, dentro c'è ancora ben accomodata la paglia e qualche filo di cotone intrecciato, la struttura è di un coloretto grigio tanto da non sembrare di compensato. A questo rimedierà subito. Appena nella sua cameretta colora la scatola di legno d'un tenero azzurro sopra a monti di tanti blu diversi e un fiorir di nuvolette attorno al foro centrale dove sarebbero l'indomani andati i sogni perché proprio là avrebbe guardato appena sveglia.


    Avrei però anche uno snodo per la storia sopra...

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    1. Sgancia lo snodo Loretta e precisa dovi ti innesti. Cioè adesso siamo al (5) ma va bene anche più sopra. ;-)

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    2. Un bel problema per il nostro Wm cucire tutte le pezze, tra chi non ha ancora capito e chi pure, e va per la sua strada ( io per primo )...
      Però a forza di insistere...
      Sid

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    3. Sarà una guerra! La vedo dura...
      Speriamo di portare a termine almeno un racconto.

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    4. Sono partiti tutti a razzo.
      E chi li fermerà?
      Sid

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  10. Ragazzi posso accodarmi?

    Scarabocchio sul foglio la coda dell’ultimo pensiero che mi frulla nel cranio dalla sera prima e, mentre aspetto davanti ai fornelli che il caffè salga, ritorno a sfogliare il giornale.
    Un titolo sulla cronaca locale attira la mia attenzione: “Rinvenuto cadavere sulla panchina al porto”.
    Mia moglie entra in cucina, si siede senza dire una sola parola, ma il ruttino che a stento trattiene mi suggerisce che non ha ancora digerito le acciughe sulla Napoli della cena.
    Perché cazzo le mangia se poi le fanno male, mi domando da almeno vent’anni in silenzio… prima o poi dovrò affrontare l’argomento. Ma questa mattina no, sono già in ritardo e poi non mi va di discutere.
    Spengo il gas e prima di riempire la tazza faccio in tempo a leggere che il morto al momento del ritrovamento era privo di documenti e nelle tasche nessun indizio utile al suo riconoscimento, per i carabinieri della stazione locale che si stavano occupando del caso.
    Chi se ne frega, mi dico, sarà il solito barbone morto per il gran freddo di questi giorni.
    Invece, con la tazza del caffè fumante in mano e un po’ di rimorso sulla coscienza, mi sciroppo il resto dell’articolo. Al secondo ruttino del mio tesoro, scopro che dagli abiti e dall’aspetto la polizia ritiene si tratti di un connazionale di bell’aspetto e sulla cinquantina. “Morte naturale” l’unica cosa certa, ma s’ignora la causa del decesso. Il cronista concludeva il pezzo con una chicca, lo sconosciuto aveva con sé soltanto la copia di un quotidiano, vecchio di almeno dieci anni.

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    1. Splendido, a mio giudizio.
      Siddharta

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    2. Luciano trovo questo pezzo bellissimo ! E' la conclusione ? il 5 mancante o un nuovo incipt?

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    3. Non è la conclusione ma siamo ad una svolta importante, Bravo Luciano,

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  11. seguo Franco con un secondo 2)Chiusi il giornale rapito dalla vista del mare e del porticciolo più avanti: non notavo cambiamenti importanti, anzi stranamente tutto sembrava essere esattamente come allora.
    Mi alzai e spinto dal vento di bora mi avviai verso la piccola darsena. Seguendo la scia di alghe e conchiglie sputate da mille mareggiate, raggiunsi le grotte dei pescatori scavate nella roccia .
    Ricordavo. Ricordavo ogni gesto , ogni parola, ne riconoscevo il timbro alterato dal sigaro, risentivo l’odore acre dell’esca e della salsedine sapevo, ne ero certo, ogni minuscolo grano.
    Sentivo ancora bene l’urlo proprio del vento quando si spinge oltre le assi di legno bianche .
    << Così si tiene la rete, ma dove minchia tieni ‘a forza, ‘na fimmina sii , capisti? >> Il vecchio Antonio ignorava che la ragione vera che mi spingeva alla sua grotta era un’altra. Si stava facendo buio, e per cercare se ancora vi fosse una traccia di quella ragione, accesi la torcia del cellulare . Nella parete in fondo , vicino alle mensole con gli attrezzi e le reti ammassate c’era ancora il mobile basso con due sportelli tenuti chiusi da una asta di legno, là dentro ci lasciavamo i messaggi . Lo aprii , dandomi dello stupido, ma piegato da un fermaglio che ben conoscevo, stava un foglio ingiallito con su scritto : “cercami , anche fosse tra cento anni”

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    1. Ottimo Loretta, Questo snodo lo teniamo come alternativa nel caso quello sopra non arrivasse a conclusione, ma nel frattempo se qualcuno si accoda a te va bene lo stesso. Bravissima

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  12. Serenella Tozzi5 dicembre 2013 00:04

    Io continuo su Luciano che intanto è andato avanti sull'incipit di Franco seguendo Rubrus e Sid.

    La mia dolce metà a quel punto si affaccia dalla porta. "Ma che fai? Non vai in ufficio oggi?" mi chiede con fare svagato mentre si avvicina per sbirciare da sopra le spalle quello che sto leggendo.
    Sto per risponderle quando: "Uuh!"
    Il suono le era sfuggito dalla bocca contratta. Ma non era un ruttino, bensì uno strano grido rauco a malapena trattenuto.
    Come ubriaca avanza verso una sedia e, a tentoni, quasi cade di schianto su di essa.
    "Dammi il giornale" mi chiede con un tono di voce che non riconosco.
    Questo mi spinge ad ubbidirle immediatamente.
    Lo prende e noto che un tremito le impedisce di tenerlo fermo.
    "Che succede?" le chiedo allarmato "non stai bene? ti senti male?".
    Pallida, ancora tremante mi fa cenno di no, poi sviene piombando sopra il giornale aperto scivolato sul pavimento.
    Corro a prenderle un bicchier d'acqua, ma quando rientro la trovo poggiata sulle ginocchia che cerca di aggrapparsi alla gamba del tavolo per rialzarsi.
    Cerco di aiutarla e quando gira il volto verso di me noto delle grosse lacrime che le rigano il volto.
    "Non chiedermi niente" sussurra. "Non chiedermi niente, poi ti spiegherò".
    Rimango di sasso.
    "Cavolo! Altro che pensieri acconci da riportare su foglietti sparsi, qui la giornata si presenta male" penso.

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    Risposte
    1. Ehmmmmm ....

      "La mia dolce metà a quel punto si affaccia dalla porta.???"

      Se segui Luciano allora ti avviso che la moglie sta già cucina... e quante volte la dobbiamo far entrare? ;-)

      E' da rivedere questo pezzo.

      Elimina
    2. Serenella Tozzi5 dicembre 2013 15:23

      E, già, hai ragione. Mi devo decidere a non scrivere più in ora tarda.
      E va bene, eccolo riveduto e corretto.


      A quel punto sento la mia dolce metà bofonchiare fra sé e sé: "Che faccio? Non mi va di andare in ufficio oggi!" e con fare distratto si avvicina per sbirciare il giornale che ho posato sul tavolo.
      Sto per risponderle quando: "Uuh!"
      Il suono le era sfuggito dalla bocca contratta. Ma non era un ruttino, bensì uno strano grido rauco a malapena trattenuto.
      Come ubriaca avanza verso una sedia e, a tentoni, quasi cade di schianto su di essa.
      "Oddio!" esclama con un tono di voce che non riconosco.
      Questo mi spinge verso di lei porgendole il giornale.
      Lo prende e noto che un tremito le impedisce di tenerlo fermo.
      "Che succede?" le chiedo allarmato "non stai bene? ti senti male?".
      Pallida, ancora tremante scrolla la testa, poi sviene piombando sopra il giornale aperto scivolato sul pavimento.
      Corro a prenderle un bicchier d'acqua, ma quando mi rigiro la trovo poggiata sulle ginocchia che cerca di aggrapparsi alla gamba del tavolo per rialzarsi.
      Mi precipito in suo aiuto e vedo che il volto è rigato da grosse lacrime.
      "Non è possibile" sussurra. "Non è possibile. E' un assurdo sogno".
      Rimango di sasso.
      "Cavolo! Altro che pensieri acconci da riportare su foglietti sparsi, qui la giornata si presenta male" penso.
      Intanto lei si è alzata e con fare deciso si è diretta in camera da letto.
      La seguo.

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    3. Con qualche piccola modifica è perfetto. :-)

      Le piccole incongruenze che appaiono si possono limare alla fine. Adesso manca solo il finale.

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    4. Ma come, siamo già alla fine?
      Con tutto quello che abbiamo da dire...
      Sid

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  13. [ehmmm] nel pezzo che ho messo io il giornale veniva lanciato contro la porta alle tre di notte, in più lui si preparava la camomilla (che la moglie gli aveva offerto di mettere sul fuoco - cfr pezzo iniziale di Sid) e non il caffè.
    Come direbbe il Tenente Colombo, ci sono fili pendenti che andrebbero annodati intervenendo o sulle premesse o sugli sviluppi.

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  14. ( Io mi accodo, non so più a chi... )

    Ormai s’è fatto tempo di andare in ufficio.
    Uscendo, mando un bacio alla cara mogliettina che ancora se la dorme.
    Certo, ho contezza di essere in pensione da tempo, ma non riesco ancora a staccarmi dalle vecchie abitudini cristallizzatesi in decenni di lavoro.
    Sì, lo so, la panchina dei giardinetti non è una scrivania, ma li seduto è come stare tra
    colleghi.
    Quelli che arrivano frettolosi, i soliti ritardatari, gli assenti per malattia, gli stanchi, i sempre indaffarati, proprio come i passanti che mi sfiorano le scarpe.
    Per darmi importanza intellettuale, estraggo dalla tasca una serie di fogli con gli appunti di lavoro.
    Proprio come in ufficio.
    C'è quello strano problema di fisica che da tempo mi tormenta, forse la causa dell'incubo notturno di poche ore fa.
    Per via di quel fottutissimo Isaac Newton che in una lettera del 17.1.1693 ad un teologo si diffondeva sugli infiniti.
    La maggior parte della gente considera gli infiniti tutti uguali, ma in verità non sono uguali né proporzionali né commensurabili.
    Secondo taluni incoscienti, se dividessi un centimetro in infinite parti, esso sarebbe infinito.
    Egualmente se un metro lo dividessi in infinite parti, sarebbe anch’esso infinito.
    E poiché per quei deficienti tutti gli infiniti sono uguali, allora un centimetro sarebbe uguale ad un metro.
    Poiché la conclusione è falsa in via di logica, vuol dire che la premessa è erronea.
    L’errore sta nel pensare che tutti gli infiniti siano eguali, il che non è.
    Adesso, ditemi voi cosa si può pensare di un teorema sull'esistenza degli infiniti diversi.
    Ci sono nell'infinito tanti infiniti quanti i vari aspetti della natura dei vari universi?
    Allora anch'io sono un infinito diverso?
    Perchè mai gli scienziati dicono che adesso conosciamo il 4% dell'universo?
    Ma sono matti? Come hanno fatto a stabilirlo se l'universo è infinito?
    Ma va!
    Che ha quello lì da guardarmi così preoccupato?
    Forse perchè gesticolo, forse perchè mi vede alquanto stravolto?
    Sid

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    1. Maronna che pizza Sid :-))))))))))))

      Sono caduto dal seggiolone a leggere 'sta pappardella... ahahahaha

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    2. Cerco di darvi un'infarinatura scientifica, sotto forma ludica.
      Ma non c'è niente da fare quando il lobo sx è ormai atrofizzato...
      O forse sì: come già detto in un pensiero cinico pare che leggere scossettine elettriche nell'area addormentata potrebbero risvegliarlo un poco.
      Però c'è il pericolo di scadere nell'elettroshock d'infausta memoria...
      Bah, io ci provo ad inserire un pò di saggistica nelle novelle!
      Tempo perso, mi par di capire.
      Naturalmente il tutto in punta di sorriso e di marginalità.
      Non vorrei essere nei tuoi panni...
      Sid

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    3. Serenella Tozzi5 dicembre 2013 15:30

      Bel pezzo Sid, non dar retta a Franco (ahahah! Piccola vendetta per il rimbrotto più avanti), solo che la cara mogliettina a quanto pare è già sveglia e già in cucina.
      Quindi basta solo che tu tolga ..."che ancora se la dorme" e diventa perfetto..

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    4. Tolgo, tolgo, Serenella, Ma come?
      Non ci dovrebbe pensare Franco in sede di cucitura dei pezzi?
      Come Wm, tutor, editor...
      Questo è un brogliaccio, starà a lui aggiustare ( penso ).
      Un leggero mal di testa non glielo leverà nessuno, è lo scotto dei comandanti.
      Adesso mi fermo nella narrazione in attesa di ordine nello sviluppo logico ( non so più a chi attaccarmi... ).
      Sid

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  15. Scusate se faccio questa piccola osservazione ma dobbiamo decidere dove collocare la presenza della moglie : in cucina col ruttino all'acciuga o nel letto pacifica al calduccio.

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    1. Eh, le mogli stanno dappertutto, sono come il prezzemolo...
      Sid

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    2. Loretta, la moglie è in cucina con il ruttino ;-)

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  16. Francoooo, il 4 non è di Anonimo, è mio, di Siddharta!
    Sid

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  17. Serenella Tozzi5 dicembre 2013 16:58

    Ahahah ah! FORTE! Mi piace questa scrittura a più mani, si sta dimostrando davvero divertente.

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    1. Anch'io mi diverto.
      Ma adesso Franco ci vuol togliere il giocattolo dalle mani...
      Dai, ancora un pochetto...
      Sid

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    2. "Gli utenti possono scrivere degli incipit che poi altre persone proseguiranno a proprio gusto fino a formare un vero e proprio racconto breve, per un massimo di 5 nodi da 20 righe di testo ciascuno (escluso l'incipit)"

      E' il regolamento, dai pensa al finale. Tanto poi ne facciamo un altro e fatto meglio.

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    3. Anzi, come vedi abbiamo già sforato, con il prossimo siamo a 6+1

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  18. Il mio finale...spero piaccia al caporedattore.
    La apre , poi si volta verso me :
    << Devo essere pazza se ti vedo e mi volto a parlarti, che ci fai ora qua, non ti è bastato farmi soffrire allora? Non ho bisogno ora di spiegazioni. .lasciami in pace …il tuo posto non è qua.>>
    Ma cosa dice? Si è bevuta anche il cervello con il digestivo ? Le corro dietro ma oltre la porta c’era solo acqua , un mare di acqua . Terrorizzato rientro in casa , il giornale non è più sul tavolo . Che cazzo succede stamane non trovo neanche il cellulare . Vado in camera. Il letto è disfatto solo per metà, la parte dove dormo io è intatta come se non vi avessi dormito. Il giornale eccolo sul comodino sotto una mia foto. Che ci faccio incorniciato come un santino? Lo apro e d’improvviso è tutto chiaro: Ero disperato , quelli di Equitalia mi avevano ridotto sul lastrico non avevo via di scampo se non quella, lo facevo per lei, per lasciare almeno un tetto a mia moglie. Distrussi tutti i miei documenti : quello che si stava ammazzando non ero io , ma un povero fallito come tanti. Inghiottii non so quante pastiglie poi aprii il giornale e attesi, lì davanti al mare , seduto su una panchina. Non ci volle molto, un alito di vento piegò il foglio e la vidi , vestita di schiuma venirmi incontro serena e parlandomi senza aprire la bocca mi disse :<< Andiamo?>>

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    1. Niente male, niente male Loretta, anzi...

      Vanno collegati meglio i due ultimi pezzi e poi è plausibile.

      Brava!

      Adesso vediamo se ne arrivano altri

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    2. Suggerirei di togliere la parolaccia.
      Per un questione di stile...
      Sid

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    3. Serenella Tozzi6 dicembre 2013 15:31

      Mi trovo d'accordo anch'io sul finale scritto da Loretta, salvo qualche piccolo aggiustamento di bevande e di posizioni del giornale, va benissimo. Ha quel tocco surreale che si confà all'incipit.

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  19. Vero Sid , la parolaccia non piace neanche a me, ma penso che il personaggio lo richieda se vogliamo seguire quanto scritto da Luciano...comunque grazie per ilsuggerimento saggio che un po' mi attendevo. Ciao

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  20. Brava gente,
    ho fatto qualche taglio qua e là e molto ci sarebbe da fare ancora. Se qualcuno volesse editare il tutto non sarebbe male.
    Mi sono divertito anch'io e... insomma all'inizio pensavo peggio, e nemmeno ero sicuro che saremmo arrivati alla fine.
    Se siete d'accordo, ripeteremo l'esperimento quanto prima. Adesso che conosciamo il meccanismo sarà tutto più semplice.

    Un commento sul risultato? Mi astengo, sono troppo di parte, tuttavia se proprio insistete, direi un sei meno meno. Diciamocelo, potevamo tutti fare molto meglio.
    Forse ci siamo lasciati prendere dalla fretta. Ma per la prima volta va bene così.
    Grazie a tutti per la collaborazione.

    ps: Gli incipit che non hanno trovato seguito, verranno buoni per la prossima volta. Qui non si butta via nulla ;-)

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  21. alcuni suggerimenti per l'editing.
    concordanza dei tempi - alcuni pezzi sono al passato remoto, altri al presente (personalmente detesto scrivere al presente, ma se così vuole la maggioranza...)
    l'ora - il mio pezzo presuppone che il tutto si svolga in piena notte, gli altri al mattino; andrebbe tutto rivisto - oppure, molto più semplicemente, tutto il mio pezzo andrebbe spostato in là di qualche ora e ridotto alquanto riducendosi, in effetti, al solo suono del giornale davanti alla porta; è inverosimile che tutto si volga alle tre di notte e nessuno ne parli, quindi via le ore antelucane.
    la camomilla va tolta ed al suo posto va messo il caffè (quindi va tolta sia dal pezzo di Sid che dal mio) questo perchè nessuno prepara la camomilla al mattino e perchè tutti i pezzi successivi parlano di caffè
    Se lui è un fantasma, come fa ad afferrare il giornale, il bicchiere d'acqua ecc?
    Se lui è morto, come mai la moglie non si sorprende trovando il giornale in cucina, visto che non ce l'ha portato lei?
    [sono un rompiscatole, lo so...]

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    1. Camomilla a parte, che tra l'altro era già stata tolta dal tuo pezzo, restano ancora molte incongruenze, è vero.

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    2. Serenella Tozzi6 dicembre 2013 20:13

      Ma no, caro Rubrus, sei un perfezionista non un rompiscatole, comunque come diceva... (come si chiama? non mi viene in questo momento) non importano gli errori, lo facciamo correggere dai correttori di bozze prima della pubblicazione.

      Complimenti a Franco per la bella foto scelta. E' molto suggestiva.

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    3. lui non sa di essere un fantasma e si comporta di conseguenza, potenza dell'illusione, mentre , per me Serenella ben descrive la moglie mezza morta di paura che ignora il marito ma vede bene il giornale aperto sulla cronaca del decesso. Devo dire che mi sono divertita un sacco, attendo sviluppi e correzioni temporali. Complimenti a Franco e a tutti noi , anche se sinceramente un 6-- mi sembra di manica larga. Diciamo 5++ per via dei tempi. Ciao

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