domenica 29 dicembre 2013

VISCHIO - di Rubrus - narrativa

«Allora, Roger, con che cosa hai intenzione di tormentare i tuoi studenti dopo le vacanze?».
«Algernon Blackwood» rispose Roger prendendo la pipa, poi, rivolgendosi a Vivian che gli aveva rivolto un’occhiata interrogativa, proseguì: «Scrittore inglese. 1869 – 1951. Scrisse più di duecento racconti, quasi tutti nel primo quarto del secolo scorso, e divenne, a un certo punto, assai popolare, tanto da essere soprannominato l’uomo dei fantasmi. Lovecraft lo apprezzava moltissimo».
«Fantasmi, lezioni e fesserie inglesi» sentenziò Hank svuotando il proprio bicchiere di whiskey e subito rabboccandolo.
«Lovecraft era americano» puntualizzò Albert dal fondo del salotto.
«Fesserie lo stesso» ribatté Hank aggiungendo il ghiaccio.
«Sono tradizioni, caro» intervenne Vivian «Come il pudding e i baci sotto il vischio. Innocue, dolci tradizioni».
«Non proprio innocue, almeno per quanto riguarda il vischio» sottolineò Albert «Sapevate che può essere velenoso?».


«Certo» trillò Samantha «E poi una volta veniva usato come trappola per gli uccelli, no?».
«Esatto – rispose Albert – le bacche formano una patina collosa, vischiosa appunto, che veniva usata per intrappolare i piccoli passeriformi. Inoltre molte popolazioni antiche gli attribuivano un’origine divina… una pianta che fiorisce in pieno inverno, in alto sui rami degli alberi… deve avere per forza qualcosa di magico».
«Comunque solo voi inglesi, per tirar tardi, potete ricorrere a storie di fantasmi, come se non ci fosse di meglio da fare» si ostinò Hank.
«Caro, non essere scortese» lo rimproverò Vivian.
Hank non rispose e trangugiò un altro sorso.
«Perché non mettiamo su un po’ di musica?» suggerì Samantha «È la notte di S. Silvestro, non dovremmo ballare, piuttosto che perdere tempo in discorsi noiosi?».
«In ogni caso – disse Roger estraendo un po’ di tabacco dal taschino – se volete sentire una storia di fantasmi, potrei raccontarvene una io, proprio adesso, su questa casa».
Albert sbuffò sarcasticamente, mentre Samantha, accanto a lui, proruppe in un eccitato «Oh sì, dai, sul serio?».
Roger prese a rovistare nel gilet alla ricerca di un fiammifero. «In effetti, credo che sia qualcosa di più di una storia, anche se non è nulla di straordinario, temo».
Si accese la pipa e tirò due lunghe boccate prima di proseguire. «Vedete quel rametto di vischio laggiù, proprio sopra la porta delle scale che scendono in cantina?» e così dicendo accennò ad uno striminzito vegetale appeso su una porta chiusa e un poco scrostata in fondo al corridoio.
Albert allungò il collo oltre la soglia calda e ben illuminata del salotto.
«Beh – continuò Roger – se questa notte, a mezzanotte, vi troverete là sotto con la luce spenta sentirete un bacio … anche se a baciarvi non sarà stato nessuno dei presenti».
«Dici davvero?» domandò Samatha sgranando gli occhi «Vuoi dire che…» la sua frase venne soffocata dalla risata di Hank.
«Oh, via Roger – disse Albert battendo una mano su quella di Samatha – È una storia trita e ritrita, dozzinale. Il tuo Blackwood non approverebbe».
Roger fece spallucce.
«A me sembra molto romantica» intervenne Vivian provocando un altro sghignazzo di Hank.
«Certo – approvò Samatha protendendosi in avanti – il bacio di una morta» e fece mostra di un piccolo, teatrale brivido.
«Ho sposato un’idiota – sbuffò Hank – di tua sorella Samantha lo sapevo, ma di te, Vi…».
«Non pretenderai che crediamo davvero a questa storia, Roger» intervenne Albert «È così abusata e poi come fai a …».
«L’ho sperimentato – rispose Roger – tutti gli anni, ogni notte di S. Silvestro, da quando sono qui. Non so che cosa farci se vi sembra una storia che avete già sentito chissà quante volte. Anzi, per come la vedo io, è una prova del fatto che non mento. Credimi, Albert, se avessi voluto inventarmi qualcosa avrei saputo fare di meglio».
«Vuoi dire che davvero…» disse Vivian.
«Voglio dire che ogni anno, la notte di S. Silvestro, non riesco a resistere alla tentazione di mettermi sotto quella porta e spegnere la luce. E ogni anno qualcuno mi bacia. O qualcosa».
«Ma perché…» dissero Vivian e Samatha quasi all’unisono.
Roger fece di nuovo spallucce. «Amore. Vendetta. È una storia di fantasmi dopotutto e, come ha notato Albert, tutte le storie di fantasmi si assomigliano. Dietro una dama bianca che si aggira in un castello c’è quasi sempre un amore tragico. Forse il vischio non incolla solo gli uccellini ai rami. Forse, in qualche modo più labile, più misterioso, incolla le anime alla terra. Amore, vendetta. Del resto, per quali altre ragioni varrebbe la pena tornare qui?».
«Ma chi…» disse Vivian.
«Un fantasma senza dubbio, mogliettina cara – la interruppe Hank – perché chi altri oserebbe baciare il nostro Roger?».
«Se non ci credi, Hank – disse Roger – perché non ti metti tu, sotto quel ramo di vischio, stanotte?».
Hank balzò in piedi.
«Oh, Hank!» disse Vivian.
Per qualche secondo rimasero tutti in silenzio, poi Hank sogghignò e mise sul tavolo il bicchiere ormai vuoto. «Sicuro» disse. «Perché no?».
Albert controllò l’orologio. «Credo che non abbiamo molto tempo».
«Ma sì – disse Hank dirigendosi verso la porta che dava sulla cantina – avanti Beetlejiuce, vediamo che cosa sai fare… o per caso sei Casper? Allora? – berciò mettendosi sotto il vischio – vuoi venire anche tu Vivian? Magari è un lui. In fondo non siamo molto sicuri dei gusti del nostro Roger».
Vivan si appoggiò alla soglia del salotto e si fermò.
«Allora?» urlò ancora Roger. Improvvisamente la sua voce sembrava venire da molto lontano, come se la porta in fondo al corridoio si trovasse a chilometri di distanza.
Gli altri si assieparono, ma nessuno si mosse. Bastava uscire dal salotto per avvertire la differenza di temperatura, come se il corridoio fosse diventato molto freddo.
«Bisogna spegnere la luce» disse Roger, ma nessuno parlò.
La pendola cominciò a battere i rintocchi e, con un gridolino, Samantha fece un passo indietro.
«Spengo?» chiese Roger.
Albert non disse niente. Teneva gli occhi sbarrati come se, di colpo, il corridoio fosse diventato molto buio.
Vivian tornò all’interno del salotto e si pose davanti alla pendola, come per controllare che l’orologio suonasse l’ora esatta.
Roger spense la luce.
Si udì un soffio di vento percorrere la casa. Un mobile scricchiolò e i bicchieri sul tavolino tintinnarono. Samantha proruppe in un grido di terrore. «Accendi!» urlò Albert. Roger eseguì immediatamente e, quando la luce tornò (dopo uno sfarfallio che parve a tutti tremendamente lungo) Samantha era abbandonata su una poltrona, con Vivian che le reggeva il polso.
Albert si precipitò verso la consorte, mentre Roger, sull’uscio, guardava verso la porta della cantina, fumando la pipa.
Sotto il vischio, Hank sembrava reggersi agli stipiti. Era molto pallido.
«Allora?» chiese Roger.
«Niente… non ho sentito niente» rispose Hank prima di crollare a terra.

  «Povero Hank» disse Vivian.
«Già – convenne Roger sorreggendo la vedova – povero Hank».
«Così sicuro di sé, sempre – approvò Vivian appoggiandosi ancora di più all’altro – tanto da non fare neppure un esame di controllo, nonostante tutto quello che beveva. Ormai buttava giù di tutto, senza neppure sentire il sapore…  Tu dici che lo sapeva? Che lo sentiva ?… anche quella sera… ».
«Mmmmhh, no, non credo – disse Roger – il povero Hank non era un tipo molto sensibile. Era troppo egocentrico per esserlo. Troppo saldo nelle sue convinzioni. Certo che i fantasmi non esistono. Certo che quel whiskey, con quel che l’aveva pagato, fosse il migliore del mondo, benché avesse un sapore un po’ insolito. Troppo sicuro».
«Già» sospirò Vivian «Troppo sicuro» poi sorrise «Per esempio che nessuna donna potesse desiderare baciarti» sussurrò appoggiando le labbra sulle sue.



13 commenti:

  1. Serenella Tozzi29 dicembre 2013 19:45

    Una scenografia ben fatta, personaggi intellettuali distaccati e "perbenino", due amanti sotto copertura e degni dei più noti penitenziari: un cocktail perfetto per una serata di San Silvestro, il tutto scecherato con capacità.
    Leggero ma molto gradevole questo racconto. Povero Hank.

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    1. Tempo fa, giustamente, i padrone di casa mi fece notare che il whiskey è un drink e non un cocktail. Qui ho provato a fare un cocktail col whiskey. Buon anno.

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    2. Serenella Tozzi7 gennaio 2014 16:27

      Buon Anno anche a te. Rubrus.
      Ho trovato la soluzione al quesito sul Whisky:
      produttori americani e irlandesi etichettano il loro distillato con la parola WHISKEY, mentre WHISKY viene usato per indicare i distillati canadesi, scozzesi e giapponesi.
      Anche il New York Times, tempo addietro, aveva provato a risolvere il problema sulla supposizione che si trattasse di una semplice differenza ortografica e niente più, ma poco tempo dopo, lo stesso famoso giornale, in seguito alle varie lamentele di alcune distillerie scozzesi, ha riveduto il suo orientamento stabilendo che la differenza tra WHISKY o WHISKEY non è solo di tipo ortografico ma che è da rintracciare nella differente provenienza di ogni singolo "Spirito".

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  2. eh sì , povero Hank! Mi aspettavo il bacio del fantasma e invece...il colpo di scena. Un bel racconto dalla scrittura limpida e personaggi intriganti.

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    1. eh... facciamo così: l'arma del delitto potrebbe essere sia il whiskey avvelenato sia il bacio dello spettro che ha provocato un coccolone al povero Hank (anche se lui era troppo tronfio per ammetterlo)
      Buon anno.

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  3. Beh..., bravo..., padronanza, fluidità, netto il tratto. Mano esperta e molto educata. Il risultato è conseguente - ottimo!
    Auguri (estesi anche agli altri tutti).

    Franco "Pale"

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    1. Auguri anche a te. Essendo un racconto "leggero" ho cercato di snellirlo. In tempi di cenoni, serve.

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  4. Mai sfidare i santi numi, le credenze religiose e non, i fantasmi eccetera... Dalla nostre parti si dice, stai schiscio che l'è mei ;-)
    Simpatico ma soprattutto scritto bene. Piaciuto

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    1. Buon anno. Eh, un po' HAnk se l'è andata a cercare, effettivamente. Ma è whiskey o whisky? - mi pare vadano bene tutti e due...

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    2. Allora ti svelo un segreto, per capire se scriverlo con o senza la "e" io leggo ogni volta l'etichetta. E' l'unico modo sicuro per non sbagliare:-)

      In ogni caso se sa di fumo è sicuramente scozzese e pertanto con la "e"
      diversamente se è più puro e chiaro è irlandese e pertanto senza la "e"
      Se poi attraversiamo l'oceano le cose si complicano e come ti ripeto, per non sbagliare guarda l'etichetta.
      Comunque, per noi italiani è genericamente senza la "e". Ma se fai riferimento alla marca, allora devi riportare quanto scritto sull'etichetta.

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  5. Non sono un cultore di gialli e/o polizieschi, pur invidiandone gli autori per la bravura nel saper costruire trame dalle ferree architetture logiche in grado di tenere sempre alta la suspence del lettore.
    Ci vuole una mente razionale di tipo matematico, con una spruzzatina di inventiva, di mistero e di intuizione enigmistica.
    I mei ricordi non vanno più in là della sentenza di divorzio d'oltreoceano per la perfidia di una moglie che vendicativamente annotava il nome dell'assassino su tutte la pagine dei gialli letti dal marito...
    Lodevole questa pièce noir giocata con leggerezza sullo sfondo di un'atmosfera di colore anglosassone, con quel tanto di distacco in grado di non appesantire l'ambiente narrativo.
    Da sprovveduto in materia, ripeto, ho provato comunque una piacevole sensazione appagante dalla lettura, ovviamente senza alcuna pretesa o volontà di sottoporre lo sviluppo del tema ad una spietata verifica di congruenza.
    Acuta/mente, Siddharta.
    ( Nota aggiuntiva: dalle mie parti il vischio abbonda, ma vivendo appartato con la mia adorata Santippe sento di non rischiare nulla... ).

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  6. l'hai definita piéce e mi fa piacere perchè l'ho sempre concepito, questo racconto, come con un che di radiofonico.

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  7. Serenella e Frame : Whiskey / Whisky. Quindi, nel dubbio o se non si vuole specificare la provenienza meglio Whisky. Nel caso specifico, un egocentrico come Hank, essendo americano, probabilmente preferirebbe del "whiskey" quindi forse lo potrei lasciare così. Vi ringrazio.

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