mercoledì 8 gennaio 2014

Bettarini Mariella - Galleria di Poeti Contemporanei - ovvero - Poeti del XXI° secolo dall' A alla Zeta


Mariella Bettarini
è nata a Firenze nel 1942, e qui vive. Ha insegnato per venticinque anni nelle scuole elementari: Dagli anni Sessanta ha collaborato a più di 150 fra giornali e riviste letterarie. Nel 1973 ha fondato il quadrimestrale di poesia “Salvo imprevisti”, che nel 1993 ha preso il titolo de “L’area di Broca”, semestrale di letteratura e conoscenza: Nel 1984, con Gabriella Maleti, cura le Edizioni Gazebo.
Dal 1966 ha pubblicato ventotto tra libri e plaquettes di poesia, otto di narrativa e due voluni di saggi. E’ presente con prefazioni ed interventi critici in numerosissimi volumi di poesia, antologie e saggi. Negli anni Settanta ha tradotto e pubblicato scritti di Simone Weil. Insieme ai genitori di Alice Sturiale ha curato “Il libro di Alice” (Rizzoli, 1997; varie ristampe nella BUR). Nel 2003 e nel 2004, nelle Università di Roma (“La Sapienza”) e di Chieti, sono state discusse due tesi di laurea sulla sua poesia.
Nel 2008, con le Edizioni Gazebo, ha pubblicato una voluminosa auto-antologia dei suoi lavori poetici (1963-2007), dal titolo “A parole – in immagini”.
Il suo sito Internet è il seguente: www.mariellabettarini.it


L'arrivo
da dove? Da lontano-lontan
                             in viaggio
e migranti
               apolidi – lontane
da noi – da qui – le rondini –
i balestrucci – questi solo di sé
benedetti Irundinidi

*

come? volando – sempre
volando – per chilometri – per mari
e terre usando piume e penne
                                     voi
bentornate creature con stelle in testa
                                   le direzioni
in testa e nell’istinto atlanti –
carte celesti – mappe
e piante dettagliatissime
delle città

*

  ora
trillate – c’è un garrito dolce
e stridulo per un attimo (troppo veloce)
                                        quasi
non crediamo alle nostre orecchie – poi
(sapendo) fingiamo di non sapere –
resistiamo ancora un po’ prima di precipitare
nella certezza lieta e tremenda
del vostro arrivo



Il volo

forse perché non hanno lussi – agi – padronali
dimore – spazi superflui
                   perché assoluti essenziali
gli uccelli volano
                  volano altissimi
i balestrucci – loro casa
l’aria – loro dimora
tutto il cielo – aeree libertà – lievi vertigini
con sé recando

*

così lievemente
volano
              storditamente volano
vanno volando senza peso
                              volano
non volendo
              meno vogliono più volano
                                                 non volenti
sono solo leggerissimi
beatissimi corpi in volo

(Testi tratti da Balestrucci, un racconto in versi (1998-1999), Gazebo Verde, Firenze, 2006.)

(Voce-treno)

avvenga che canti
venite avanti voi
voci mischiate ad alba neve
impastate di zuccheri
ma da terrori – da azzanni
avete fame – sete?

……………………….. la Voce
che voi presiede e voi mesce
parla basso

……………….. non parla: gridate a perdifiato voi
sino a una vòlta di silenzi
giù (capifitti): tra stupori e ragli
ne esce un treno che vedemmo (a Vemazza?)
che ci squassò – che corse
che eventi ventilò (conigli – volpi
di pelle bianca):
la vicenda – la nera sibillina – sibilava
vociarne zibellina
(perigliose innocenze)
treno soffoca Voce (o viceversa)
mare dinanzi – un suo moltiplicarsi – mare
de-cedenza (treno – soffoco – voce)
quieta deduco: tra un prima e un poi
non adesso e non più
tra un pre-vocale e un post-vocale
viva vuole la Voce revocarmi
benché larvale il prima
benché mortale il poi
squassi

…………(fulmineo immoto)
d’un non mio tempo-treno
il bip-bip

……………. il clop-clop

(viola)

m’accorsi una mattina delle viole
…………………………………………..Viola a me
venne incontro con ditate d’anelli e
dei dolori dentro la testa
che tanto si legavano ai miei dolori
che n’ebbi sino in fondo penuria
o fretta
………..frettolosa d’andarmene
cercando la sua testa di piume gialle
di per certo sparita
con quella voce che tremolava
………………………………………Viola vidi poi
venirmi accanto entro giorni d’una giacitura
speciale
………..giorni di stoffa e neve e pietrisco
allegante
………..alberese scheggiato e molto cigolante
basilisco
………..giotteschi giorni aguzzi
pei denti rossi dello scoiattolo il quale
ti coglieva a motivo delle foglie rotonde
ed io per l’erba che ne veniva con odore
allevando nelle gengive il sapore che sai
che ne mangi una sera mentre scrivi
e balzellante vivi

*

come ridandoti la caccia (o cacciata?)
come ridendo
………………..come la poesia che sa
quello che il soggetto non sa
come spolverando Fiatone dalle grotte
come mangiando anguria e poi
melone
…………..come rime ad incastro
come neve ch’è bianca lieve
come astrali accidenti
come chi sa che non dormiva
e chi sa che non dorme
come gli stambecchi nei boschi
e le genziane
……………….come l’anello che allega i denti
come la foto di chi scarta o avanza
come la doppietta che invecchia
come un come
…………………ecco
…………………alzo lancio stringo
costruisco distruggo il mio aquilone

*
da Asimmetria (Gazebo, Firenze, 1994)

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3 commenti:

  1. Io non mi esporrei così tanto.
    C'è sempre uno psichiatra in agguato che ci vorrebbe internare...
    Siddharta

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    1. ... è notorio come un digiuno appropriato allerti meglio l’intuizione e profondità di pensiero.
      Caro Sid
      mai mettersi a scrivere/leggere a stomaco pieno!


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    2. Letterariamente parlando, s'intende...
      Ho commentato alle 7.51, in pieno digiuno mattutino!
      Sid

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