martedì 7 gennaio 2014

EXPO 58 di Jonathan Coe - Un libro sul comodino di... Salvo Scollo



Il nome dell’autore mi era noto, ma non avevo mai letto una sua opera.
Ho letto Expo 58 in pochi giorni, e ne sono rimasto entusiasta.
Il protagonista principale è Thomas Foley, funzionario britannico trasferito a Bruxelles per sei mesi per badare al pub Britannia, inserito fra i padiglioni costruiti dalle varie Nazioni partecipanti, appunto, all’Expo del 1958 – il Grande Evento che nelle intenzioni avrebbe unito idealmente, in un unico abbraccio, i popoli, dopo la fine della seconda guerra mondiale.






 Thomas mette tenerezza: è convinto d’essere persona intelligente e capace, non è soddisfatto della sua vita matrimoniale, la figlia piccolina non gli trasmette particolari impeti di affettuosità.
È orgoglioso di essere stato prescelto dal suo ufficio per questa missione e sogna, ingenuamente, avventure mirabolanti nel nuovo ambiente. La sua vita sicuramente avrà una svolta, niente sarà più come prima.
Alla resa dei conti, le sue aspirazioni non si realizzeranno,  Thomas preferisce immaginarseli i suoi percorsi futuri, più che realizzarli.
Anche gli altri personaggi della storia, dalla variegata personalità, sono vividi, non ne sono solo il contorno, ognuno presentato con dovizia di particolari; ci si affeziona, insomma, anche a loro - le sfaccettature dei loro comportamenti e riflessioni tengono desta l’attenzione.
Al pub Britannia, nel chiacchiericcio incessante della sala, il lettore respira un’aria demodé: dialoghi che oggi sarebbero impensabili, assurgono ad emblema di un’epoca trascorsa da oltre mezzo secolo.
Coe mischia mirabilmente storie d’amore, di spionaggio, di incontri che riservano sempre sorprese.
L’umorismo si affaccia spesso, c’è nostalgia per il passato, meraviglia per come le cose si svolgono sempre diversamente dal previsto, l’atmosfera è rarefatta, la monotonia delle azioni comuni fa a pugni con le aspettative, il disincanto (è davvero tutto reale ciò che succede?) punge il cuore del lettore, l’oratoria esibita nelle manifestazioni ufficiali (il mondo futuro sarà perfetto, grazie alla sue scoperte scientifiche), lascia un gusto amaro in bocca, se rivista con gli occhi di oggi.
Un bailamme di sensazioni e di avvenimenti che si snodano senza stancare, con la voglia di sapere come andrà a finire per serbare nel cuore il senso di tutta la storia.
Insomma, un romanzo complesso e, nello stesso tempo, facile da assimilare.

Che mette addosso la voglia di partecipare la soddisfazione per averlo letto.

1 commento:

  1. Insomma a quanto leggo, 17 € spesi bene. Grazie per la dritta e per l'opportunità che mi offri di rispolverare questa rubrica dimenticata del libro sul comodino.Ho approfittato anch'io di queste feste per leggere alcuni libri e non sempre sono stato fortunato.

    Vorrei che altri seguissero questo esempio.
    Le recensioni dei libri, sono il pane quotidiano per la maggior parte dei blog letterari, non costano nulla e pare che Google le adori. Provate questa mattina a digitare sul vostro broswer ( io uso abitualmente Google Crome) il titolo di questo libro EXPO 58, e constatate la posizione di privilegio occupata da questo post. Segno di un'ottima indicizzazione.
    Il parere spassionato di un buon lettore, quasi sempre è più interessante e veritiero di molte recensioni fatte dalla critica ufficiale, che quasi sempre non è mai disinteressata e obbiettiva. Tutti capolavori! I libri in classifica e non, fateci caso sono tutti clamorosi casi letterari. In realtà tra le tante schifezze qualche cosa si salva, ma è difficile trovare recensioni negative. In fondo nessuno ha interesse ad affondare un libro, a meno che non si tratti di Fabio Volo, allora in questo caso l'insulto è di moda. Ma in italia il successo diventa una colpa, è risaputo. Stessa storia per Faletti e Tamaro i primi nome che mi vengono in mente.
    Aveva ragione il compianto Arbasino.lo scrittore in Italia deve passare tre fasi.
    Grande Promessa nella prima, Il Solito Stronzo in quella di mezzo ed Emerito Maestro, di solito quando si è già al campo santo.

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