lunedì 13 gennaio 2014

Il web, paradiso dei poeti - E la narrativa intanto che fa, come si difende?

Più poeti che scrittori in rete.
La narrativa è in crisi nei siti letterari?


Quando mi collego con un sito letterario, tanto per intenderci uno tra quelli frequentati da scrittori esordienti, amatori, appassionati e dilettanti allo sbaraglio, un modo per conoscere il suo stato di salute è quello di tastargli il polso e contare il numero delle opere pubblicate negli ultimi giorni. La pressione è data dal numero di commenti e la qualità non si misura ad occhio, l’unico modo per rendersi conto del livello è quello di leggere un’opera tra le più visitate, ma attenzione, la popolarità di un autore non coincide sempre e purtroppo con la sua bravura.
Anche quella di sapersi proporre, però, la capacità di piazzare sul mercato la propria mercanzia, valida o meno che sia, è una qualità da non sottovalutare, ma questo non è il tema di oggi.


Come dicevo prima di perdere il filo, di questi siti che vantano una discreta attività ne conosco a malapena una dozzina, ma si stima che nel web siano molti ma molti di più. Tuttavia se a questi escludiamo i blog personali e collettivi (come questo per esempio) i lit-blog, le riviste letterarie on-line più accreditate, e i siti più famosi condotti da giornalisti e scrittori affermati, piattaforme con le caratteristiche di Neteditor e Club dei Poeti alla fine non sono moltissime.
La vitalità di questi siti è garantita dal gran numero di poeti che ogni giorno sforna una quantità incredibile di poesie e solo in minima parte, forse il trenta per cento nel migliore dei casi è occupato dalla narrativa. E’ un dato di fatto ormai assodato anche se ciò continua a stupirmi, perché ho sempre pensato che sia molto più difficile e ci voglia più tempo a scrivere una discreta poesia, piuttosto che imbastire un raccontino accettabile. Dipenderà dalle attitudini oppure è la conseguenza di una moda, di una tendenza sviluppatasi nel web? Non è una novità che il digitale abbia contribuito in maniera determinante alla divulgazione della poesia. Oggetto e pratica di nicchia un tempo e solo oggi fenomeno popolare, quasi di massa. Ma pare che il fenomeno non sia nuovo, sembra che in effetti la gente abbia sempre scritto molte poesie, ma prima dell’avvento del digitale queste restavano inevitabilmente relegate nel classico cassetto. Bei tempi quelli…

Un gigante in questo settore, forse il più grande tra i siti che conosca è Scrivere.info, un mostro che mette in vetrina più di cento poesie al giorno e sapete, a dispetto del nome più generico, quanti racconti? Di media uno, al massimo due al giorno. Un rapporto di uno a cento a favore della poesia - Notevole.
Le cose vanno molto meglio, o molto peggio dipende dal punto di vista, su neteditor.it che, nell’ultima settimana, ha sfornato più di quaranta racconti con un rapporto a sfavore rispetto alle poesie di uno a tre. Niente male.
Su PoesiaeRacconti.it i racconti dell’ultima settimana sono circa trenta, mentre su Rosso Venexiano una decina e sul Club dei poeti.it, fanalino di coda, soltanto quattro racconti nell’ultima settimana. Pensate che i racconti pubblicati dal C.d. P. nel mese di novembre sono soltanto 12 contro le 38 poesie. Anche tenendo conto della limitazione di non pubblicare più di un’opera ogni due mesi, si registra in entrambi i settori un netto calo rispetto a tempi anche abbastanza recenti. Ma questo è un altro discorso che per ragioni di opportunità non possiamo dibattere qui dentro.
A conti fatti, quindi, e tralasciando discorsi sulla qualità impossibile da verificare su due piedi, sui cinque siti presi in esame, soltanto nell’ultima settimana sono stati sbattuti in vetrina più di cento racconti, il che rappresenta pur sempre un gran bel bottino.

Quindi parlare di crisi della narrativa sul web ha senso solo se il fenomeno è paragonato alla strabiliante produttività dei poeti italiani.

frame del 13.01.2014 

12 commenti:

  1. aaahhh la vexata quaestio!
    Iniziando a pubblicare in rete mi sono sorpreso: mi aspettavo che i rapporti fossero inversi - del resto la prosa vede moooolto di più che la poesia. Invece...
    Secondo me concorrono diversi fattori che possono essere raggruppati in due aree:
    un fattore "estetico" ed un fattore "relazionale".
    Il fattore estetico ha a mio parere radici lontane, ma porta all'assunto - che credo nessuno oggi metterebbe in discussione, anche se forse si dovrebbe - secondo il quale la poesia è regno dell'emozione e del sentimento. Accanto a questa considerazione c'è la "liberazione" della poesia da vincoli quali metro, rima e altre "anticaglie" (pregasi notare le virgolette). Fatto sta che tutti hanno emozioni, anche non volendo, e che scrivere senza sottostare a parametri formali rigidi è più semplice che domandarsi se sia meglio un novenario o un settenario oppure dove caspita cadano gli accenti dell'endecasillabo. La conseguenza - non mi interessa approfondire se positiva o negativa - è che tutti più o meno (o almeno tutti coloro che hanno un po' di passione per la penna) possono scrivere poesie.
    Fermo l'assoluto, totale e ineliminabile rispetto per il lato umano di tale attività ho sempre pensato che, se fatto da dilettanti, lo scrivere poesie sia un po' come cantare sotto la doccia. C'è chi è stonato e chi no, ma tutti possono farlo.
    Il risultato e la conferma di quanto sopra è che la poesia è molto più composta che comprata. Se tutti fossero davvero appassionati alla poesia la poesia venderebbe molto di più. Invece si è molto più interessati ad esprimersi attraverso la poesia... ma non è lo stesso: è solo uno dei due corni del problema.
    Il fattore relazionale è legato al fatto che la poesia è più breve, si legge più in fretta, consente di commentare e quindi di intessere relazioni con maggiore facilità. E poi è più difficile dire a qualcuno che le sue emozioni non ci piacciono. Più facile dire che un racconto non ci piace piuttosto che non ci piace una poesia. Più facile, quindi, ricevere commenti positivi e gratificanti. E più piacevole farne. Insomma siamo tutti contenti.
    Se sul poetare "taaanto ppe' poetà perché me sento un friccicore en core" nulla di male da dire (o quasi) e lasciando da parte ogni analisi qualitativa che sono pressochè incapace di fare, sull'aspetto "social" ho non poche riserve.
    Siccome però ben poco ha a che vedere con l'attività letteraria rigorosamente intesa, benchè a livello dilettantesco e dilettantistico, non mi interessa più di tanto.
    Mi limito semplicemente ad osservare che il maggior successo del racconto breve rispetto a quello lungo risiede a mio giudizio proprio in questo fattore (almeno "anche" in esso) e lasciatemi ribadire che "l'impoeticarsi", oltre una certa soglia, della prosa, non mi piace.
    Insomma: la prosa, a causa di questi due fattori, (e non parliamo di romanzi o testi lunghi) è letta meno della poesia e siccome nessuno pubblica per non farsi leggere, la conseguenza non può che essere una. Anche se il bene ottenuto a seguito della pubblicazione, non sono soldi, ma relazioni (in senso lato eh?) virtuali e gratificazione. A pensarci bene, merce di valore piuttosto scarso.


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    1. In linea di massima sono d'accordo su quanto dici.

      La poesia è accessibile a tutti? In parte è vero. Chiunque, anche chi non ha orecchio e non ha studiato musica può sedersi davanti un pianoforte e pigiare sui i tasti, così come davanti a una tela e con colori in mano, tutti possiamo imbrattare una tela.Con la penna in mano sono in molti a combinare guai e tanti farebbero meglio a darsi alla pesca o all'uncinetto. Io per primo, nessuno escluso. Poi ci sono anche quelli che hanno un orecchio assoluto e altri che sono nati artisti, non è la regola ma... hai visto mai?. Stesso discorso vale per la narrativa. Certo lo "scrittore" sul web ha qualche difficoltà in più, ma per contro ha più possibilità di pubblicare con il cartaceo. Insomma ci sono i pro e i contro.
      Il racconto lungo, deve secondo me trovare spazio sui blog, è un prodotto più di nicchia, ma non può continuare ad essere emarginato nel web.
      Questo però è un argomento sul quale ci voglio ritornare.

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  2. Mi associo a Rubrus.
    In più: autoincoronarsi Poeti è il sogno di tutti.
    L'alloro dà diritto a sedersi nell'Olimpo dei sommi.
    L'analfabetismo letterario è un fatto che riguarda gli altri e quindi non ci tocca.
    Siddharta

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    1. L'analfabetismo di ritorno dici davvero che non ci riguarda?
      Che ti devo dire, io più scrivo e più mi rendo conto delle carenze difficilmente rimediabili alla mia età. Tuttavia credo che senza spocchia e con molta umiltà ci si possa divertire senza far del male a nessuno. Purtroppo vedo sul web troppo narcisismo e operazioni di marketing imbarazzanti. Sono disposto a condividere i successi dei colleghi e degli amici, ma ci vuole un po' più di contegno e misura da parte di tutti, e che diamine, ovunque ti giri non vedi altro che diplomi, targhe, coppe e ammennicoli vari... cribbio, un po' più di decoro e di modestia non guasterebbe.

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  3. Condivido l'approfondita analisi di Rubrus.
    Aggiungo che sui siti letterari il lettore ha premura di giungere alla conclusione degli inserimenti proposti.
    Pubblicando versi, troverò qualcuno che gli darà una sbirciata (e magari ci scappa un commento). Per i racconti, è indispensabile (mille parole sono già troppe) la brevità e non la qualità, quelli lunghi sono saltati a piè pari.
    Per le poesie domina l'idea che qualsivoglia emozione abbia diritto di trovare posto nel campo delle parole; per i racconti le proprie esperienze narrate in maniera cronachistica sono ritenute dall'autore un racconto.
    Sono equivoci che credo non verranno mai meno, per cui è difficile leggere "opere" valide per contenuto e forma.
    Sono anche convinto che, di norma, gli autori presenti nei siti non siano lettori "forti" e quindi rifuggono dall'idea che scrivere sia un impegno che comporta fatica e ripensamenti su cosa proporre e come esporla.
    Ultimamente, nel sito che frequento, un autore, indispettito per i commenti non lusinghieri ricevuti, ha confessato ingenuamente che a lui piace scrivere e non leggere. Più chiaro di così! :-))

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    1. Lettori forti?
      Io diffido anche di questa categoria. Prima di tutto vorrei sapere che caspita leggono questi cosiddetti lettori forti. Meglio due o tre libri buoni all'anno piuttosto che venti schifezze al mese. non sei d'accordo?
      La categoria di chi non ha mai tempo di leggere e commentare le opere altrui, è in continua espansione, purtroppo lo devo ammettere. Che ti devo dire, è un atteggiamento che non condivido, ma in molti casi è frutto di una scelta ben precisa. Se uno per esempio ha poco tempo a disposizione, preferisce dedicarsi completamente allo scrivere, e molti sostengono addirittura che leggere durante quella fase creativa sia controproducente. Che ti devo dire caro Salvo, evidentemente non siamo abbastanza creativi ;-)

      Però ho scoperto un trucco per farli uscire dal guscio, se gli mandi un commento negativo, ma basta anche una velata e innocente critica, si alzano anche alle tre di notte per risponderti, stai tranquillo che il tempo per risponderti lo trovano:-)

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    2. Hai ragione, d'ora in poi mi riprometto di commentare in maniera ferocemente negativa, per risvegliarli dal letargo, quelli che si limitano a pubblicare.
      Chissà che in questo modo, fra l'altro, non riesca a incrementare il bottino dei commenti ricevuti - nessuna speranza, comunque, di battere quelli che stanno in cima alle preferenze! :-))

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    3. (lettori forti) apro una parentesi: la nozione di "forte lettore" è meramente quantitativa, non qualitativa. Un lettore forte può leggere solo Harmomy o solo Segretissimo o solo libri dell'Adelphi (ricordo un monologo di Proietti in cui diceva che c'era gente, anni fa, che comprava libri dell'Adelphi perchè faceva tanto culturale). Solo che ne legge tanti.
      Chi legge due o tre libri l'anno è invece una persona che si fida del gusto degli altri e non ha gusto proprio. Sia che legga solo il best seller del momento perchè lo hanno consigliato su facebook (e allora si sciroppa solo le "cinquanta sfumature", per esempio), sia che legga solo il premio Nobel dell'anno (con l'aggravante che, leggendo poco, molto probabilmente non è in grado di capirlo).

      b) non lettura da parte dello scrittore dilettante. Quando l'ho sentita volevo proporla per il premio "scemenza dell'anno" , ma mi è capitato di sentirla un po' di volte e non credo diano premi ex aequo. Io la chiamo la strategia dello struzzo. Scrivo da cani, ma siccome mi rifiuto di leggere altri che me stesso, non lo saprò mai... come dire "occhio non vede...".

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    4. Forse uno che legge due o tre libri all'anno è soltanto uno che legge poco. Per forza deve essere un pirla? Ma chi l'ha detto? Diamogli almeno una possibilità. Ma non penso che tu volessi generalizzare, sei troppo intelligente e preparato per commettere un simile errore. Sono io che ho preso l'occasione per precisare.
      Ci sono stati periodi nella mia vita in cui ho letto moltissimo ed altri che non avevo nemmeno tempo per piangere, oppure semplicemente non mi andava. Prova andare a letto tutte le mattine dopo le tre e vediamo se riesci a essere un lettore forte. Per tanti anni ho avuto anche una libreria in gestione, be' quello è stato il periodo peggiore dal punto di vista delle letture, Perchè non facevo altro che leggere la quarta di copertina e le prime pagine, senza riuscire quasi mai a decidere quale leggere fino in fondo. Insomma non generalizzerei e tra quelli che leggono poco e quelli che leggono male non saprei quali preferire.
      La scrittura inoltre ha perso con l'avvento dei media la posizione predominante che aveva un tempo. Ci sono molte fonti di informazione anche visive e audio, la saggezza non si trasmette più solo con la scrittura e il passa parola. Ma sono cose che non devo insegnare a te, era tanto per parlare. :-)))
      In ogni caso il discorso del post era limitato all'ambiente dei siti letterari e mi fa piacere che abbia suscitato interesse e sia motivo di discussione. Magari fosse sempre così.

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    5. aaah allora cambia, se il discorso era limitato ai siti letterari! non avevo capito! beh ... certo che uno che legge solo due tre libri l'anno - come la maggior parte degli italiani - legge poco. Infatti è semplicemente un discorso quantitativo - magari avrà ottimi motivi per leggere poco (toh... ne tiro fuori uno: problemi di vista) non qualitativo: mica vuol dire necessariamente che è scemo.
      Però credo che leggere di più aiuti o almeno possa aiutare a leggere meglio. E' solo una questione di pratica.

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  4. Serenella Tozzi14 gennaio 2014 18:45

    Ahahah! Strategie di mercato. :-)) Eppure c'è chi le mette in atto.

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  5. ho letto solo l'intervento del Signor Rubrus, manco a dirlo, per quanto riguarda la poesia, non sono per niente d'accordo con lui. Diciamo che si abusa la poesia, ecco è questa la verità. La si abusa in tutti i modi e in tutti i siti.
    ciao :))
    Lola

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