venerdì 17 gennaio 2014

Lucrezia Borgia - Appunti di storia - Serenella

Lucrezia Borgia è la figura femminile più calunniata del Rinascimento. Ma era davvero colpevole?
Era nata a Subiaco, il 18 aprile 1480, figlia illegittima di papa Alessandro VI e della sua amante Vannozza Cattanei (che, in una relazione che durò circa quindici anni, oltre a lei gli diede tre figli maschi: Cesare, Giovanni e Goffredo).
Già ad undici anni fu fatta oggetto di scambio attraverso matrimoni combinati sia dal padre che dal fratello Cesare Borgia.
Lucrezia, ancora bambina, si vide tolta dalla sua vita tranquilla per essere trasferita in un ambiente estraneo: del resto, all'epoca, così era la sorte delle giovinette, sia per quelle di alta che di bassa condizione.


Il padre, quando fu eletto papa, fece fallire il suo stesso tentativo di far sposare la figlia con un nobile spagnolo quando lei aveva solo 11 anni, e questo per darla in sposa, a 12 anni e mezzo, a Giovanni Sforza, signore di Pesaro e nipote del Duca di Milano, Ludovico il Moro. Furono nozze combinate per proteggere il Vaticano dall'imminente invasione francese condotta da Carlo VIII. 
Pochi anni dopo, comunque, il matrimonio fu fatto annullare come non consumato per  fare sposare Lucrezia ad Alfonso d'Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli.
Fu uno dei tanti cambiamenti di alleanze che avvicinò i Borgia al partito filofrancese, e portò in seguito all'assassinio di Alfonso su ordine di Cesare, se non assassinato da Cesare stesso.
Né il padre, né il fratello tennero conto di come Lucrezia amasse, riamata, questo marito, e che i due avessero un figlio.
Dopo il delitto, dopo un periodo di lutto trascorso a Nepi come governatrice, con il bambino avuto da Alfonso, Lucrezia partecipò attivamente alle trattative per le sue terze nozze, quelle con Alfonso d'Este, primogenito di Ercole, duca di Ferrara, il quale, pur riluttante per la cattiva fama dei Borgia, la accettò in sposa nel 1502.
Lucrezia, per contro, si dimostrava ansiosa di allontanarsi da Roma e dagli intrighi della corte papale.
Il matrimonio con Alfonso I d'Este le offrì quella tranquillità alla quale andava certamente anelando, e i due coniugi, nonostante le traversie guerresche attraversate nei vari momenti della loro vita, poterono godere di un'unione serena. Una nota curiosa sta nel fatto che Alfonso d'Este ebbe il singolare primato di essere scomunicato per ben tre volte, e sempre per motivi politici, dai tre papi che si erano man mano succeduti: Giulio II, Leone X e Clemente VII.
Alla corte estense, comunque, Lucrezia ebbe modo di dimostrare le doti di intelligenza che, unite alla sua grazia e bellezza, riuscirono a far dimenticare il suo passato burrascoso e la fecero benvolere sia dalla nuova famiglia che dalla popolazione ferrarese.
Si dimostrò una perfetta castellana, acquisendo la fama di accorta diplomatica, tanto che Alfonso I le affidava la conduzione politica e amministrativa del ducato quando si doveva assentare da Ferrara.
Fu, insieme al marito, un'attiva mecenate, accogliendo a corte poeti e umanisti come Ludovico Ariosto, Pietro Bembo (col quale, si dice, abbia avuto una relazione), Gian Giorgio Trissino e Ercole Strozzi. Rimangono di lei i giudizi positivi rilasciati, anche attraverso dediche, da questi grandi intellettuali, oltre che dalle lettere riportanti notizie su di lei inviate dai vari ambasciatori delle corti italiane ed europee ai loro sovrani.
Dal 1512,  per le sventure che colpirono la casa ferrarese e lei stessa (la guerra persa contro Giulio II; il marito, Alfonso d'Este, in pericolo a Roma che si salvò attraverso una fuga precipitosa; la morte del figlio di tredici anni avuto dal secondo marito), Lucrezia iniziò ad indossare il cilicio, s'iscrisse a degli ordini religiosi e fondò il Monte di Pietà di Ferrara per soccorrere i poveri. Morì nel 1519,  a trentanove anni, per complicanze dovute ad un parto.
Lucrezia ed Alfonso, oltre a diversi figli morti prematuramente, ebbero tre maschi ed una femmina: Ercole II; Ippolito II (a lui si deve, fra l'altro, la splendida Villa d'Este di Tivoli con le sue meravigliose fontane);  Francesco ed Eleonora d'Este.

La figura di Lucrezia ha assunto diverse sfumature nel corso dei periodi storici, e diciamo che rimase fulgida e positiva solo durante la vita trascorsa a Ferrara, perché subito dopo la sua morte le dicerie ritornarono a fiorire.
La reputazione di Lucrezia si era già offuscata in seguito all'accusa di incesto rivoltale dopo la separazione, probabilmente per vendetta, da Giovanni Sforza, suo primo marito.
Nel 1800, fu Victor Hugo, con il suo dramma Lucrezia Borgia, a infierire impietosamente descrivendola oltre che come donna intrigante e lussuriosa, anche come perversa avvelenatrice. Donizetti, sempre nel 1833, mettendo in scena l'omonima opera su libretto di F. Romano, avvalorò a sua volta questo aspetto.
Povera Lucrezia, lei che fu una vittima della sua famiglia, una donna che rimase sempre, fra le più cupe tragedie del suo ambiente, separata da esse, e che ebbe l'unica colpa di provare, nonostante tutto, affetto verso questa famiglia, veniva additata come un essere malvagio e cupo.

Fu nel 1874 che le testimonianze storiche accumulate su Lucrezia Borgia da Ferdinand Gregorovius, che ne fece oggetto di studio attraverso "istrumenti notarili", da lui rinvenuti presso importanti biblioteche e archivi delle varie casate, portarono a riconsiderare la sua figura in senso molto più positivo rispetto a quella comunemente conosciuta e denigrata.

Una figura isolata in una solitudine ancorata al centro della propria esistenza, quella di Lucrezia Borgia.

6 commenti:

  1. Piccolo contributo prima del meritato plauso alla tua vena storica.

    A Nepi, si dice che passando sotto il Forte, ancora si senta un pianto accorato. Addirittura c'è chi giura di aver visto il suo fantasma. Siamo a Nepi, una deliziosa cittadina in provincia di Viterbo e la protagonista di questa storia è Lucrezia Borgia, Signora di Nepi (le sono state affidate le chiavi del borgo nel 1499 e ancora oggi, nei primi 10 giorni di giugno si ricorda l'evento con una grande festa popolare.

    Brava Serenella, devo farti i complimenti anche se dovrei essere arrabbiato con te. Sì perchè mi costringi a prendere coscienza della mia ignoranza in materia. Si fa per dire, a questa conclusione c'ero arrivato anche da solo :-)

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  2. Serenella Tozzi17 gennaio 2014 18:45

    Ahahah, Franco! Il fatto è che, tanto per rimanere nelle statistiche sul fatto che le donne leggono più degli uomini, mi sono letta su Lucrezia Borgia sia il libro del Gregorovius che quello della Bellonci.
    In quanto a Nepi, Lucrezia fu nominata dal padre papa Alessandro VI governatrice
    per due volte: del ducato di Spoleto e di Nepi, e tutte e due le volte si impegnò molto bene nel suo compito, ricevendone pubblici riconoscimenti.

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  3. "quando la realtà incontra la leggenda, vince sempre la leggenda". In questo caso la leggenda nera dei Borgia

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  4. Ma allora ... sono tutte dicerie? Davvero Serenella, lo chiedo con umiltà, ciò che si sente su di lei, non è vero nulla?

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    1. La storia spesso mente per interessi di bottega.
      Vedi la fine che han fatto fare anche ad Epicuro, a Lucrezio ed a tanti sommi del passato.
      Siddharta

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  5. Serenella Tozzi31 gennaio 2014 12:42

    Mi sono attenuta ai libri, sia del Gregorovius che di Maria Bellonci per dipingere questo ritratto, Massimo, e le loro ricerche si sono basate sullo studio dei documenti autentici conservati nell'Archivio Vaticano o presso altri archivi notarili di case regnanti legate agli eventi.
    Bisogna considerare la diversità dei costumi del tempo, molto diversi dai nostri. Comunque, le atrocità attribuite ai Borgia sono senz'altro esagerate e la loro maniera di gestire il potere non si differivano da quella messa in atto in altri contesti del tempo.
    Basti pensare all' Inghilterra della fine del '400, quando imperversava la guerra delle due rose (strangolamenti, rapimenti, avvelenamenti, sui quali proprio in questi giorni stanno trasmettendo in TV, su Sky, un lavoro predisposto con la collaborazione della BBC).
    Lucrezia, da queste testimonianze documentali ne esce bene, risulta una donna che sentiva molto i legami familiari, ma riusciva allo stesso tempo a rimanere fuori dagli intrighi. Rispettosa dei ruoli alla quale era chiamata, si dimostrò sempre all'altezza delle situazioni con signorile atteggiamento, ricevendone pubblici attestati.
    Come figlia del papa è stata una donna potente e, quindi, soggetta a pettegolezzi, sui quali, però, non esistono prove (probabilmente perché inesistenti).

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