giovedì 9 gennaio 2014

MAZZALAVECCHIA - Rubrus - narrativa

Paolo udì il rumore per la seconda volta e si convinse che l'intrusa era arrivata.
Per un breve, angoscioso istante, temette di non farcela, poi trovò il coraggio di alzarsi.
Fu il pensiero delle conseguenze del fallimento a dargli la spinta.
Sgusciò fuori dal letto, badando a non far frusciare le coperte, e fu colto da un brivido che non era solo di freddo.
Attraversò la stanza, ignorando il pavimento gelato sotto i piedi scalzi, ed afferrò la pistola che aveva nascosto sotto il fagotto di panni sporchi.
Passò l'arma nella mano sinistra e si asciugò la destra sui pantaloni del pigiama.


Dall'altra stanza venne un debole cigolio. Scarpe di gomma. L'ideale per intrufolarsi nelle case nottetempo.
Sorrise ed impugnò di nuovo la pistola con la destra.
Se le cose fossero andate come dovevano, la mattina dopo tutto sarebbe cambiato.
Avrebbero continuato a chiamarlo “Mazzalavecchia”, certo – era così dal primo giorno, da quando era saltato fuori che sua madre di cognome faceva “Mazza” e suo padre “La vecchia” – ma lo avrebbero fatto in modo diverso. Chissà, forse quella infelice accoppiata di nomi era un segno del destino.
Soppesò l'arma. All'inizio aveva rimpianto che sua madre non tenesse in casa una '45 o un'altra di quelle pistole che si vedevano in TV, ma poi aveva riflettuto che, un'arma di quelle dimensioni, nemmeno sarebbe riuscito a tenerla in mano. No, la '22 andava benissimo.
Aveva passato un bel pezzo delle feste a cercare di capire dove mamma la tenesse nascosta, ma poi, quando papà e mamma avevano iniziato a litigare per via dei soldi, come al solito, e papà aveva alzato le mani, come al solito, sua madre era corsa al vecchio armadio a muro, aveva agguantato una sedia ed aveva afferrato una scatola sullo scaffale più alto, urlando a Paolo di andare in camera sua. Ma a quel punto Paolo aveva già capito.
Rumore di stoffa dal salotto: le calze appese al calorifero (non ce l'avevano, il camino) che venivano smosse.
Per un attimo trattenne il fiato, quasi sopraffatto dalla coscienza dell'enormità di ciò che stava per fare, poi socchiuse lentamente la porta della camera, fino a scorgere la figura china accanto all'albero. 
Tolse la sicura. Non era stato difficile trovarla: era quella levetta su un lato. 
L'ombra si rialzò, una sagoma nera contro il riquadro di cielo notturno incorniciato dalla finestra. Stava per andarsene, come se nulla fosse, come se bastassero un paio di dolcetti del cavolo a sistemare tutto quanto.
Da domani ogni cosa sarebbe stata diversa. Chissà, magari mamma e papà avrebbero persino smesso di litigare...
Spalancò la porta e spianò la pistola.
No, quest'anno l'Epifania non le avrebbe portate via, le feste. 


8 commenti:

  1. L'ha freddata per davvero? Perbacco che mira.
    Ho avuto qualche dubbio in proposito fino alla terza elementare, più che altro per l'abilità di mia madre che s'impegnava tanto a fregarmi, nonostante la mia diffidenza. Pertanto, oltre che auspicabile è anche fattibile. In fondo non è ecccesso di difesa, Lei è una ladra e portarsi via tutte le feste è una vigliaccata.bella e buona. Simpatico.

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    1. E diciamolo che 'sta Befana che porta via le feste ci stava un po' sul piloro! - e non si parli di degenerazioni moderne viste le varie feste con tema "brusa la vecchia"

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  2. Simpaticissimo. Basterà una festa in meno a frenare (almeno in parte) la voglia irrefrenabile di fare doni? :-))

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    1. Non credo. I doni si fanno in occasione delle feste, via le feste, via i doni. Ma se chi porta via le feste non c'è più... :-)

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  3. Serenella Tozzi10 gennaio 2014 15:48

    Acc. che ragazzino decisionista. Si, ma pericoloso.
    A Natale di quest'anno a Boston hanno sparato a Babbo natale... caspiterina! Ma che sta succedendo alle nostre tradizioni? non ci sono mezzi meno drastici per sovvertirle?
    Non mi piace questo ragazzino, ha un viso dall'espressione troppo seria. :-)
    Chissà se in riformatorio incontrerà qualcuno che alla Befana ancora ci crede... la vedo dura per lui.
    L'originalità non ti manca, caro Rubrus, un racconto breve ma esauriente.

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  4. Eh il buon Paolo l'ha pensata bene: in quanto infraquattordicenne non è né imputabile né punibile.

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  5. La vita di coppia come un inferno, tra litigi, urla e percosse.
    Forse aggravata dalla disoccupazione per la crisi economico-sociale perdurante...
    Comunque opto per un finale aperto:
    1) - Spianare un'arma significa puntarla, e non anche sparare.
    2) - L'arma è caricata a salve o del tutto scarica.
    3) - Si è trattato di un sogno, un transfert inconscio da incubo notturno, liberatorio di una tensione familiare esasperata.
    Comunque una short-story ben condotta.
    Siddharta

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  6. Mi fa piacere che tu abbia colto l'ambiente (che avevo solo accennato) nel quale la vicenda si svolge.
    Il finale? buona la prima. Avevo scritto "spianata" proprio per questo. A premere il grilletto, semmai, sarà il lettore.

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