martedì 14 gennaio 2014

UNA STORIA SENZA COMPLICANZE - Salvo Scollo - Narrativa

Il signor Scialacqua e la moglie sono, a tutti gli effetti, una coppia felice.
Parlando di felicità, l’idea è di un inebriamento perenne.
Invece bisognerebbe intendersi meglio: la felicità è una condizione di serenità che non viene mai meno, nonostante gli immancabili grattacapi quotidiani.
In questo senso, i coniugi di cui vi racconto, sono felici.



Non essendo infestati dall’amarezza, è con tranquillità che non affrontano quei problemi che, per inconscia convinzione, non sanno (o non vogliono) risolvere.

Sono monogami non per scelta, ma per comodità. Avere a che fare con un amante, cancellare gli sms inviati e ricevuti per non lasciare tracce, inventarsi ogni volta scuse credibili per sgattaiolare fuori casa, controllare che sui vestiti non permangano segni dell’incontro clandestino, … che fatica, che schiaffo alla tranquillità!
Per tenere a freno la fantasia, ritengono sufficiente adempiere regolarmente il dovere coniugale, addormentandosi dopo senza sogni malsani.

Si sono sposati in età matura, dopo che i grilli per la testa avevano cambiato domicilio, trasferendosi nell’erba alta dei campi.
Lui è ragioniere in una ditta di import-export e, grazie a piccoli e quasi invisibili artifici contabili, arrotonda lo stipendio.
Lei è appassionata di cucito (indice di acuta sensibilità) e la sua casa è scrigno prezioso di tendine alle finestre che effondono un’aura di romanticismo in chi va a visitarli, e di un corredo finemente ricamato che provoca piaceri ineffabili sia alla vista che nell’uso quotidiano.   
All’occorrenza, tiene lezioni private a ragazzini della scuola dell’obbligo e, con ragionamento ineccepibile (“non è una spesa detraibile dalla dichiarazione dei redditi”) ha convinto i genitori a non pretendere la ricevuta degli importi che incassa.

Osservanti della dottrina cattolica, mai si sono persi la messa festiva. Modesto l’impegno di un’ora a settimana, se confrontato con la possibilità (qualora la Chiesa dica la verità) di assicurarsi con poco sforzo la vita eterna.
Hanno superato facilmente l’imbarazzo della confessione, non praticandola. Sanno che i cattivi pensieri vanno via con la medesima facilità con cui si affacciano alla mente. A che serve fanne cenno ad un estraneo, se sono fugaci?
Quanto alle azioni cattive compiute, basta dimenticarsene in fretta senza ricamarci sopra.

I coniugi Scialacqua non si intendono (o meglio, non ritengono valga la pena scegliere – “gli onorevoli, si sa, sono tutti uguali”) di politica, e questo gli permette di scartare senza rimorso i noiosi talk show che infestano giornalmente le reti televisive.
Come negare loro un pizzico di saggezza se anche in questo caso, di nuovo inconsciamente, non ritengono che la realtà rutilante presentata dalla televisione sia quella vera?
Nelle tornate elettorali, preferiscono starsene tranquilli a casa, evitando di incolonnarsi davanti ai seggi, mischiati ai tanti illusi convinti che siano possibili – addirittura a portata di mano - cambiamenti radicali.
Manifestare in piazza pro o contro? Ma siamo matti?  La prudenza impone di non frequentare certi assembramenti, c’è pericolo di beccarsi qualche virus (si sa che i partecipanti non sono amanti dell’igiene e non indossano certo un abbigliamento stirato di fresco) o, Dio non voglia, qualche manganellata da parte dei celerini che, spintonati dalla folla, non si preoccupano di distinguere fra facinorosi e innocui cittadini.

Parimenti, la coppia non coltiva passioni sportive. Che senso ha accanirsi, iscriversi a un Club dove gli esaltati l’avrebbero sempre vinta? Per entrambi, pur non essendo cultori della lingua latina, vale il motto “Sic transit gloria mundi”. Il campione di oggi, non ci vorrà molto, sarà sostituito da uno più bravo e più giovane, e ciò avverrà sempre, sino alla fine dei tempi.
L’unico ritrovo che frequentano è il “Club degli amici”, dove impiegano il pomeriggio in partite di burraco senza posta in denaro; la soddisfazione nasce dal dimostrarsi più abile nel gioco delle carte (e nel fare segni al compagno senza farsene accorgere).
Per concludere poi la serata, nell’ampio salone, con balli di gruppo, liberando le proprie energie psicofisiche.

I coniugi in questione non hanno avuto figli, e l’hanno inteso, concordemente, un segno di particolare benevolenza da parte del Creatore.
Poppate notturne, colichette e difficoltà nei primi tempi a intendersi col nuovo arrivato, preoccupazioni per le inevitabili malattie dell’infanzia, indecisioni fatali nella scelta del corso di studi, attenzione spasmodica alle frequentazioni dei figli, stress nel definire i mille particolari delle loro eventuali nozze con annesso rinfresco, …
Per cosa, poi? Per vederli andare via di casa senza nemmeno un ringraziamento per i tanti sacrifici sostenuti?
A dare visibilità alla loro voglia di amare è bastato un cane, creatura acquiescente, fedele, mai capace di battibeccare per una scelta non condivisa.
Il fastidio di portarlo fuori almeno una volta al giorno non è certo paragonabile a quello, più impegnativo, di scorrazzare nei giardini il proprio infante nel passeggino.

Quanto ai divertimenti, vige la morigeratezza.
Banditi i film complicati nell’intreccio (dove i rodimenti esistenziali dei protagonisti tengono banco per tutta la durata della storia, trasmettendo inquietudine negli spettatori) e gli spettacoli teatrali dove basta un nonnulla per scatenare una tragedia, gli Scialacqua prediligono le opere liriche: non gli interessa l’intreccio, ma solo la musica che fa vibrare le corde dell’anima, senza complicarsi la vita alla ricerca dei mille perché senza risposta che infestano l’esistenza.

La medesima scelta oculata è applicata nelle letture: il quotidiano che sfogliano è quello locale, dove la politica nazionale ed internazionale occupa solo trafiletti.
I fatti efferati di sangue consolano per non essere personalmente invischiati in tali tragedie, i gossip che abbondano tengono alto il buonumore e una sana curiosità.
Lo stesso vale per i romanzi: al bando l’erotismo, le passioni amorose che stravolgono il quieto vivere, destinate a concludersi nello scatafascio. Molto meglio le storie semplici, dove ci si innamora solo una volta con esiti appaganti, e la purezza dei sentimenti (instillati da una sana educazione genitoriale) trova sbocco nel matrimonio, benedetto da Dio e dalla comunità dei comprimari.

Il cerchio delle amicizie dei coniugi Scialacqua non ha un ampio diametro.
Settimanalmente, ci si incontra in pizzeria, dove i mariti danno sfogo ai malumori che inevitabilmente insorgono nell’ambiente lavorativo, mentre le mogli si scambiano utili informazioni sul centro estetico più confacente al loro status sociale e sui parrucchieri che eseguono acconciature al passo coi tempi, pur senza essere stravaganti.
Nelle scelte dell’abbigliamento è usuale che si avvalgano dei consigli della comitiva per evitare di strafare e apparire eccentrici; il risultato, quando li si vede tutti insieme, è appagante, nel senso che nessun contrasto nei colori o nei modelli li rende distinguibili l’uno dall’altro.

Infine (doveroso accennare anche alla Fine), pure se l’argomento non è mai stato oggetto di confronto, a entrambi piacerebbe che sulla loro lapide fosse ricordato:

Fu persona mite
non praticò il male
dal bene fu distante
per un senso di equità,
faro guida della sua vita.
Lontana dai litigi
sempre consenziente
non si è mai schierata
lascia un ricordo immemore
come i Grandi della Terra.

Obietterete che, con tale stile di vita, i coniugi Scialacqua non saranno citati nei testi scolastici di Storia.
Penso che questa ambizione non li abbia mai sfiorati. Colpa della spensieratezza applicata in ogni loro scelta o non piuttosto saggezza nel non volersi mai mostrare come artefici del proprio destino o di quello altrui?

Non saprei dirvi, la risposta è giusto sia solo vostra.

20 commenti:

  1. Aiuto!
    Da che parte cominciare? Sì perché questo racconto pone una quantità tale di problematiche, offre talmente tanti spunti che alla fine uno non sa da che parte cominciare. Mi riesce difficile questa volta fare da apripista, che ti devo dire, è impossibile leggere il tuo racconto senza fare analogie e confronti con la propria vita. Uno pensa sempre di essere diverso, sa che non è del tutto vero e pertanto rifiuta lo specchio.
    Comunque, la prima considerazione che mi sorge spontanea, è la seguente: Ma che vita di merda! Scusate il mio francese, è tanto che non lo parlo. La seconda è che nella vita ho passato momenti turbolenti, in cui ho sperato tanto nel conforto di una vita comoda, senza tanti pensieri, senza tante preoccupazione e soprattutto senza frustrazioni.
    Però mi sembra di capire il senso di questo tuo scritto. Hai scelto un finale aperto per non sembrare saccente, temevi di fare la figura del maestrino E hai fatto bene, adesso stai lì sornione alla finestra a vedere se qualcuno ha capito il messaggio.
    Io credo di aver capito, ai Signori Scialacqua manca il conforto di una vita interiore ricca. Gesù predicava la carità, che è il messaggio universale. Tradotto in termini prosaici sarebbe: impegno sociale.
    Ultimamente lo ha detto anche Papa Bertoglio e a chiare lettere che bisogna vivere una vita in prima linea, e che non basta non fare del male. La vita non va “Scialacquata” (geniale questo cognome) va messa a disposizione anche del prossimo. Insomma sono belle parole, sulle quali riflettere. Per i più pigri esiste anche una vita interiore da coltivare e arricchire costantemente, è un dovere sacrosanto, però non ha niente a che fare con la “carità” o impegno sociale che sia. Sarà bene ricordarselo. Credenti e scettici, vale per tutti.
    Interessante e ben scritto come sempre… e te lo volevo dire 

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  2. Sanza infamia e sanza lodo... no, non il simpatico racconto, ma i due personaggi. Il gioco letterario sta nel fatto che l'autore gioca a comportarsi come i suoi personaggi, cioè si astiene. Per altri riferimenti rivolgersi a Don Abbondio e/o Pilato.

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  3. Serenella Tozzi15 gennaio 2014 21:00

    Ma che vita è una vita senza passioni?
    Vuoi mettere quelle belle discussioni passionali, che ti portano ad interrompere lunghe amicizie solide e comprovate... prima che si fosse arrivati ad un confronto politico, oppure religioso?
    Non so in che paese possa vivere questa coppia, visto che l'Italia è notoriamente un paese campanilistico e pronto ad ogni piè sospinto a trovare rivalità: Binda e Girardengo; Bartali e Coppi; Mazzola e Rivera. Fra le cantanti Mina e la Vanoni; fra i panettoni Motta e Alemagna, e non dimentichiamo il calcio: i derby sono sempre sfociati in grandi battaglie con spiegamento di forze dell'ordine.
    Una volta mi sono sentita dire che non potevo parteggiare per la Roma e, poi, per la Lazio quando non giocavano fra di loro. Inutile, dovevano essere considerate rivali, sempre e comunque.
    Un racconto piacevolissimo ed eloquente.

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  4. Opportunisti esemplari d'ogni tempo e luogo.
    La lunga disamina forse è esemplificativa e non tassativa.
    D'altra parte in questa o quella debolezza ci riconosciamo un pò tutti, facendoci sentire alquanto colpevoli.
    Si può pretendere la perfezione?
    Certamente che no, soprattutto in una società da sempre malata e impura, crogiolo di popoli abituati da secoli a destreggiarsi per sopravvivere.
    Forse il quadro generale tratteggiato non ci stupisce e deprime più di tanto.
    Al peggio ci si abitua velocemente.
    Lo stile narrativo denuncia qualche caduta al pari della scorrevolezza e precisione sintattica.
    Siddharta

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    1. Quando pubblico, la mia aspettativa maggiore è di ricevere suggerimenti che mi aiutino a migliorare la forma, evidenziando nel contempo, se presenti, errori di sintassi e/o di grammatica.
      Stimandoti persona colta, avrei piacere che mi comunicassi cosa non ti ha convinto nel mio racconto.

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    2. Caro Salvo, me l'aspettavo.
      Ho stilato per mio conto una paginetta di perplessità testuali (compreso un refuso ), di significati e attinenze non condivisi a livello personale, di stile informale particolare, ecc. che però non credo possa interessare ai lettori di questo spazio.
      D'altra parte le mie pretese di tutor letterario si fermano di fronte alla reclamata libertà d'espressione dell'autore: son convinto che se anche ne discutessimo per giornate intere non ci accorderemmo sul punto.
      Ho solo vergato un mio giudizio, senza attentare al tuo valore narrativo.
      Il rischio di commentare è sempre quello di urtare la suscettibilità dell'interessato.
      Penso che saprai capirmi.
      Con stima, Siddharta.

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    3. Che peccato!
      Io invece avrei letto con interesse le tue "perplessità letterarie"
      Certo se sulla graticola ci fosse il mio racconto, mi girerebbero le eliche a palla.
      Ma visto che ad essere sotto la lente di ingrandimento questa volta ci sta nientepopodimeno che Scollo, me la sarei gustata volentieri questa disputa letteraria tra due gentiluomini.
      Per quanto riguarda il refuso credo che sia quasi un dovere da parte tua indicarlo, dal momento che ne hai fatto cenno.
      Per il resto non so che dire, fossi Salvo a questo punto lo vorrei proprio conoscere il risultato della tua disamina. Anche per poterla discutere, perché no?
      Che ne dite entrambi, la vogliamo fare questo duello all'ultimo punto e virgola? :-))))))
      Suvvia non prendiamoci troppo sul serio, e facciamola questa chiacchierata sullo stile, e sulla sintassi. Non vedo l'ora.

      Lo so, sono una carogna, scusatemi entrambi aha ha ha ha

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    4. La mia richiesta di chiarimenti era sincera, sono veramente interessato a capire cosa non va nel mio racconto.
      Non sono suscettibile, per cui qualunque suggerimento è ben gradito; non mi ritengo un Autore, ma solo un appassionato di scrittura, istruito sì, ma non esente da errori :-))

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    5. Intanto, caro frame, vediamo il tuo di refuso: < ha > ( terza persona, tempo presente, del verbo avere; invece di esclamativo. E' chiaro che il cursore ha velocizzato, mal spaziando...
      Il refusetto: < a che serve fanno cenno > = a che serve farne cenno.
      Comunque nel frattempo il copia-incolla ci ha messo del suo < incollando > le parole nel testo che vado a rileggere adesso.
      Una vera offesa all'Autore.
      Per il resto: ecco penso che il racconto non resisterebbe ad un corso di scrittura creativa e forse nemmeno alle pretese di un editor.
      Sid

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    6. Il computer oggi non va.
      Corrige: < invece di ah esclamativo >.
      Sid

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    7. Che sagoma che sei. :-)))

      Io avevo letto "fanne cenno".

      Adesso sì che me la rido... hi hi hi hi hi hi


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    8. Per Salvo.
      Intanto rivedrei la spaziatura convenzionale: il mio correttore mi darebbe < errore > in diversi casi.
      Manca una virgola dopo (... dichiarazione dei redditi ).
      < Infestati dall'amarezza > proprio non mi piace.
      Quel < monogami > si presta ad incertezze interpretative legali.
      < corredo finemente lavorato >: per quanto mi consta di solito viene custodito in cassapanca passando di generazione in generazione, senza mai essere usato tanto ritenuto pregiato daIle proprietarie.
      Il distico finale della lapide non mi convince in via di logica.
      Insomma, se il pezzo fosse mio, lo rifarei.
      Affettuosamente, Siddharta

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    9. Per frame.
      Se ad < hi > ci aggiungi < fi > ( = hi-fi ), raggiungi l'alta fedeltà...
      Per il sorrisetto sarcastico meglio < ih, ih, ih... >.
      Beffarda/mente, tra Amici...
      Sid

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    10. E' perchè non mi hai mai sentito ridere, altrimenti cambieresti idea. eh,eh,eh

      Yahooo... :-))))))))))))))

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  5. Grazie, Sid: ho preso nota delle tue osservazioni.
    Però, caspita: mai ricevuti tanti commenti! Vado a cena gasatissimo! :-))

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  6. L'ho letto ieri e riletto ora. Ha il tuo marchio Salvo: un educato sottotono in cui la somma dei particolari alla fine pesa come un macigno sulla risposta alla domanda retorica posta nel finale.
    La somma di alcune piccole stilettate, di tanti piccoli affondo sferrati con nonchalance dall'autore (ad esempio i quasi invisibili artifici contabili con cui il nostro lui arrotonda lo stipendio; la spesa non detraibile dalla dichiarazione dei redditi, come dice lei; la soddisfazione nel dimostrarsi più abili nel gioco delle carte facendo segni al compagno senza farsene accorgere) è quella che, in concreto, fa precipitare i coniugi Scialacqua da un piano di mediocrità e pochezza a un altro ancor più basso, infimo, di scorrettezza, di disonestà morale.
    Mi pare inoltre di poter dire della coerenza stilistica e della misura con cui ironia, satira di costume e amarezza sono presenti nel testo.
    Francamente mi sembra un racconto ben condotto da cima a fondo e se c'è un' osservazione curiosa, che non è un appunto, qualcosa che salta agli occhi giusto ponendo un po' più d'attenzione, ti segnalo l'uso reiterato (ben tre volte, anche se a debita distanza fra sé) del verbo che non è piaciuto a Sid ("infestare").
    Un saluto, Salvo.

    Franco "Pale"

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  7. Apprezzo sempre i tuoi commenti, caro Franco, non perché siano elogiativi, ma in quanto sanno evidenziare con partecipazione emotiva le riflessioni non dichiarate apertamente che provo a disseminare nei miei scritti.
    Grazie anche per il suggerimento finale: ho provveduto a eliminare due volte il verbo "infestare", lasciandolo così orfano dei suoi consanguinei :-))

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  8. Dopo una giornata tremenda , esausta sul divano, leggo la storia dei coniugi Scialacqua e sai cosa penso in questo preciso momento Salvo? " beati loro con tutto il quasi niente che si portano appresso'' Ma pensa che fortuna, oltre al nero delle lezioni private hanno anche il cane che la tiene per tutto il giorno! Neanche la scocciatura di portarlo fuori spesso e poi il burraco, il ballo e solo un sermoncino domenicale. Una vera pacchia.Pensa che neanche ho notato il refuso tanto li immaginavo intenti a conversare con I loro insulsi amici! Spero di non diventare mai cosi' mi dico mentre penso che sei proprio bravo nello scrivere.

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  9. La perfetta descrizione di due elementi affetti dalla più pura accidia, li paragonerei a un Durer se non fosse che in questi due di creativo non c'è nulla, Dante li pone nella palude Stigia, leggevo, la società odierna dove per non affondare ci si accontenta di galleggiare, sei stato bravo anche se forse un po' troppo capillare e meticoloso,
    io però so che i cani si portano fuori tre volte al giorno, pigri anche in questo, i nostri eroi del quotidiano sopravvivere.
    Lola

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  10. A me sembra la descrizione di due elementi tipici della nostra società. La famosa maggioranza silenziosa degli anni '70, o roba simile; moderatamente ipocrita, pacatamente qualunquista, sufficientemente menefreghista, apatica rispetto alla politica, attenta al gruzzolo, da difendere... Magari è un ritratto portato all'estremo, ma i coniugi Scialacqua non sono gli ultracorpi, anzi, sono tra di noi, magari nell'appartamento accanto...

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